L'ora di religione è una materia come le altre

Di Barbara Leone.

Il Vaticano, con una lettera dello scorso maggio (diffusa solo oggi) della Congregazione per l'educazione cattolica ai Presidenti delle Conferenze episcopali, chiede che "l'ora di religione abbia lo status di materia scolastica" come tutte le altre materie e ribadisce la differenza tra ora di religione e catechismo

Dopo le polemiche delle ultime settimane sull'ora di religione a scuola e sul ruolo da dare a questa materia nell'ambito degli scrutini di fine anno, il Vaticano ora chiede che "l'ora di religione abbia lo status di materia scolastica" come tutte le altre materie. In realtà l'appello del Vaticano risale allo scorso 5 maggio, ma la lettera della Congregazione per l'educazione cattolica ai Presidenti delle Conferenze episcopali è stata diffusa soltanto adesso. Per la Santa Sede, come si legge nella lettera, "La specificità di quest'insegnamento non fa venir meno la sua natura propria di disciplina scolastica; al contrario, il mantenimento di quello status è una condizione d'efficacia: è necessario, perciò, che l'insegnamento religioso scolastico appaia come disciplina scolastica, con la stessa esigenza di sistematicità e rigore che hanno le altre discipline".

L'ora di religione "deve presentare il messaggio e l'evento cristiano con la stessa serietà e profondità con cui le altre discipline presentano i loro saperi. Accanto a queste, tuttavia, esso non si colloca come cosa accessoria, ma in un necessario dialogo interdisciplinare". Nella lettera si fa tuttavia una distinzione tra ora di religione a scuola e catechismo in chiesa, invitando a non confondere le due cose: "l'insegnamento della religione è differente e complementare alla catechesi, in quanto è insegnamento scolastico che non richiede l'adesione di fede, ma trasmette le conoscenze sull'identità del cristianesimo e della vita cristiana. Inoltre, esso arricchisce la Chiesa e l'umanità di laboratori di cultura e umanità".

Riguardo alla possibilità, auspicata da molti studenti, che l'ora di religione diventi un ora delle religioni e che quindi non sia basata soltanto sull'insegnamento cristiano, ma diventi una forma di conoscenza sulle varie religioni, la Santa Sede dichiara che non si deve arrivare ad "un insegnamento multiconfessionale", ma al contrario si deve "mantenere la specificità": "In alcuni Paesi sono state introdotte nuove regolamentazioni civili, che tendono a un insegnamento del fatto religioso di natura multiconfessionale o di etica e cultura religiosa, anche in contrasto con le scelte e l’indirizzo educativo che i genitori e la Chiesa intendono dare alla formazione delle nuove generazioni. Spetta alla Chiesa stabilire i contenuti autentici dell'insegnamento della religione cattolica nella scuola, che garantisce, di fronte ai genitori e agli stessi alunni l’autenticità dell’insegnamento che si trasmette come cattolico. Se l'insegnamento della religione fosse limitato ad un'esposizione delle diverse religioni, in un modo comparativo e neutro, si potrebbe creare confusione o generare relativismo o indifferentismo religioso".

Nella lettera si ricorda anche l'insegnamento di Giovanni Paolo II, per il quale "hanno diritto all'insegnamento della religione cattolica le famiglie dei credenti, le quali debbono avere la garanzia che la scuola pubblica - proprio perché aperta a tutti - non solo non ponga in pericolo la fede dei loro figli, ma anzi completi, con adeguato insegnamento religioso, la loro formazione integrale"; ed il Concilio Vaticano II, durante il quale si era stabilito che "I diritti dei genitori sono violati se i figli sono costretti a frequentare lezioni scolastiche che non corrispondono alla persuasione religiosa dei genitori o se viene loro imposta un'unica forma di educazione dalla quale sia completamente esclusa la formazione religiosa".

Immediata la replica della Rete degli Studenti medi, che ribadisce: "La nostra posizione è da sempre contraria all’ora di religione, un residuo anacronistico che trova corrispondenti solo nei regimi teocratici. Di recente il TAR del Lazio ha chiesto il ridimensionamento in termini di peso nella valutazione e nell’attribuzione del credito scolastico dell’IRC, in quanto l’attuale sistema di conteggio dei crediti discrimina chi non si avvale dell’ora di religione. La Gelmini ha sempre difeso l’ora di religione, e si è opposta alla sentenza del TAR del Lazio attraverso l’approvazione del nuovo regolamento sulla valutazione il 22 agosto scorso. Ora il richiamo della Santa Sede sembra suonare come la richiesta di un segnale di pace dopo i recenti scontri che hanno avuto come protagonisti il premier e esponenti del mondo cattolico e delle gerarchie ecclesiastiche. Temiamo che l’interesse della Sante Sede sia preservare, in tempo di tagli, i 20.000 insegnanti di IRC scelti dai vescovi e pagati dal ministero dell’Istruzione. Anche questa volta ci troveremo a difendere la laicità della scuola e l’interesse generale degli studenti".