Laurea: ma quanto vale?

Di Lorenzo Ait.

Come ogni business che si rispetti, anche quello dell'istruzione ha la sua anima nella pubblicità, solo che si tratta di una pubblicità ingannevole, mendace; più subdola, sottile e difficile da scovare rispetto a quella tradizionale

Un laureato guadagna più di un diplomato?
Nonostante il tasso di disoccupazione risulti in crescita, le statistiche universitarie ci forniscono notizie confortanti: l’88% dei laureati trova lavoro. Naturalmente, leggendo queste cifre molti neolaureati si meraviglieranno di appartenere a quella fascia di poveri sfigati che non è riuscita laddove la maggior parte ha avuto successo, ma tant’è: la statistica è ufficiale e va presa per buona e nonostante sia stata redatta da un organo legato alle strutture universitarie è, fino a prova contraria, da considerarsi una fonte più che attendibile.

Vuol dire che su cento studenti universitari di secondo livello, solo dodici di voi si ritroveranno a spasso: andate sul tetto della facoltà con nove amici e buttatene giù uno, scegliete democraticamente il più antipatico; assieme agli otto che rimangono rassegnatevi a campare con uno stipendio mensile medio tra i 1220 ed i 1370 euro: una bella soddisfazione, rispetto ai 1000 guadagnati mensilmente da un semplice diplomato (lo so che a molti laureati paiono troppi); ora calcolate il tempo che vi ci vorrà, con quei trecento euro, ad ammortizzare il costo delle tasse universitarie e recuperare gli anni di stipendio rinviato “per motivi di studio”. Ad esempio, secondo una ricerca dal titolo “Laurea e Lavoro” (in riferimento ai dati Istat del 2003), considerando anche il mancato guadagno una laurea costa in media tra i 106.000,00 ed 136.000,00 euro a seconda se il laureato è stato o meno uno studente fuorisede.
Nella migliore delle ipotesi, se vi impegnate a svolgere una “carriera lampo” nell’ateneo da voi scelto, faticando soli quindici o vent’anni vi rimetterete al passo del compagno che copiava da voi il compito di matematica, però voi avete preso una laurea: son soddisfazioni!

Dopo la laurea troverete lavoro?
Nel punto precedente: ho omesso alcune informazioni importanti, anche se da come si potrebbe evincere guardando alcune statistiche proposte da organi parauniversitari, la cosa in sé non rappresenta una manipolazione dell’informazione poi tanto grave (altrimenti non si verificherebbe puntualmente).
La statistica citata nel punto uno, l’occupazione dei Laureati pari all’88%, si riferisce ad individui laureati da oltre 5 anni, e non prende in considerazione il tipo di lavoro. La statistica completa afferma che nel 2004, il tasso di disoccupazione dei laureati vecchio ordinamento è pari a al 54,5%; a tre anni dalla laurea il dato passa al 75% e solo dopo cinque anni arriva al suddetto 88%. Auguri!

Farete il lavoro per il quale avete studiato?
Mentre scompaiono le previsioni di una bella vita, guidando auto sportive di lusso verso esclusive mete turistiche, fatevi una domanda.
Avete ottantotto possibilità su cento di trovare lavoro: ma quante reali di fare un mestiere degno di un laureato?
La statistica stavolta non ce lo dice: prende in considerazione soltanto che abbiate un lavoro, non importa quale o di che tipo. Inoltre chi vi “vende” l’università, come sistema per assicurarsi una carriera, non ha alcun interesse a farvi conoscere il dato che vi riguarda davvero.
Quanti di voi avranno un contratto a termine? Quanti saranno assunti a progetto?
Volete davvero saperlo? Il “posto fisso” od il “lavoro autonomo” riguardano solo 2 laureati su 10. Ritornate coi vostri otto amici sul tetto della facoltà dove tempo prima avete “giustiziato” quello più antipatico e fate la stessa cosa con altri sette: rimarrete solo voi ed una altro tipo. Avete ottanta possibilità su cento di essere sfruttati, vedendo spacciate le vostre assunzioni come “periodo di tirocinio”? La parola “stage di formazione” vi dice niente? Esattamente per cosa vi formeranno?
A questo punto potreste obiettare: Cosa c’entra il tasso di occupazione con un’analisi del sistema scolastico?
Nulla: sono d’accordo con voi. Per motivi diversi.

Con una laurea sarete più competitivi?
Il mondo del lavoro non ha niente a che spartire con quello accademico, triste ma sicuro. Le aziende si sono rese conto da tempo che i laureati costano di più ma rendono allo stesso modo, quindi preferiscono assumere giovani diplomati. Stando alle ultime previsioni di assunzione su 100 assunzioni solo 9 sono destinate a soggetti in possesso di un titolo di studio universitario.
I laureati devono essere inquadrati, secondo gli accordi sindacali, in una fascia di retribuzione più elevata rispetto ai semplici diplomati, dal momento che hanno maggiori competenze. Pur tuttavia un'azienda non sa che farsene di quelle competenze perché il rendimento di un diplomato alla prima esperienza e quello di un laureato appena assunto è lo stesso e alla lunga non cambia. Questa deviazione schizofrenica è avvalorata e spiega un paradosso tutto italiano, paese che vanta solo il 12% di laureati tra i 25 ed i 34 anni (contro il 22% della Germania, il 33% del Regno Unito il 37% della Francia ed il 38% della Spagna) ma che al contempo vanta un tasso di disoccupazione dei propri laureati superiore rispetto a quello dei propri colleghi dei paesi europei (3,9% dei maschi e 6,1% delle femmine tra i 30 ed i 44 anni).

L’equiparazione academica europea?
Un Laureato italiano guadagna in media il 37% in più di un diplomato, rispetto al 44% della Germania, al 50% della Francia ed al 63% del Regno Unito. Precisiamo però una particolarità tutta Italiana: in Germania se vuoi fare il portiere nella tua palazzina hanno un corso per portieri di palazzine (…o per altre specializzazioni professionali, si chiamano “Fachhochschulen”) che costa denaro e va pagato di tasca propria, ma garantisce l’assunzione.

La specializzazione e i master sono la risposta?
Tutta questa situazione sarebbe insostenibile, se non ci fosse la complice connivenza dei diretti interessati: diciamoci la verità, noi studenti ce la mettiamo davvero tutta, per non cambiare le cose. Il problema è nel sistema scolastico? Quale soluzione abbiamo trovato in quanto giovane intellighenzia? Come abbiamo saputo rispondere noi, la classe dei neolaureati, a questo dilemma sociale? Prendendo una seconda laurea, ecco come!
Ingrassando il maiale; pagare è più facile che trovare una soluzione: tanto i soldi sono di papà… Dal 2002 al 2006 i Master di specializzazione universitaria sono più che raddoppiati: un business da miliardi di euro! I laureati non trovano lavoro perché la preparazione che gli fornisce l’università per l’azienda rappresenta più un costo che un vantaggio e loro ritornano da “mamma università” con l’illusione che spezzandogli anche il braccio lo zoppo guarisca?
Siamo assuefatti!
Schiere di 110 e lode terrorizzati all’idea di diventare adulti lottano per rimanere i voti su uno statino.

E intanto l’economia va allo sfacelo.
A scuola conta il sapere. Nel mondo reale il saper fare.
E questa cosa l’università non sa come insegnarvela: siete spacciati! (tratto da "30 e Lode Senza Studiare" Castelvecchi 2007)