Uno, nessuno e centomila di Pirandello: trama e significato

Uno, nessuno e centomila di Pirandello: trama e significato A cura di Daniel Raffini.

Uno, nessuno e centomila: significato e analisi del celebre ed ultimo romanzo di Luigi Pirandello, quasi un testamento letterario dell'autore

1Uno, nessuno e centomila: introduzione

Uno, nessuno e centomila è, insieme a Il Fu Mattia Pascal, il romanzo più famoso di Luigi Pirandello. Come vedremo, questo è uno dei libri più pirandelliani che Pirandello scrisse, la quintessenza del suo pensiero e della sua scrittura. E questo è, ancora, più importante se pensiamo che Uno, nessuno e centomila fu l’ultimo romanzo di Pirandello e per questo rappresenta anche l’immagine di sé che egli volle lasciare. Dopo anni dedicati principalmente al teatro, Pirandello torna al romanzo e non possiamo non vedere in questo gesto una volontà testamentaria, la volontà di fissare nella forma più chiara possibile e una volta per tutte la propria idea di mondo.

2Genesi e storia editoriale

Foto di Luigi Pirandello
Foto di Luigi Pirandello — Fonte: getty-images

Pirandello scrive Uno, nessuno e centomila nell’arco di molti anni e più nello specifico in quegli anni in cui l’autore è preso dal teatro e viaggia per il mondo per assistere o mettere in scena lui stesso i suoi spettacoli. L’elaborazione del romanzo era iniziata già intorno al 1910, ma il grosso del lavoro di scrittura si concentra nei primi anni 20.
Il romanzo Uno, nessuno e centomila viene pubblicato tra il 1925 e il 1926 sulla rivista «La Fiera Letteraria». Non dobbiamo stupirci che un romanzo apparisse sulle pagine di una rivista: si trattava di una pratica molto diffusa a quell’epoca, le riviste letterarie erano molto importanti e attiravano molti lettori. Lo stesso Pirandello aveva pubblicato su varie riviste molte delle sue novelle e praticamente tutti i suoi romanzi, tra cui il suo capolavoro, Il Fu Mattia Pascal. In ogni caso nel 1926 Uno, nessuno e centomila viene pubblicato anche in volume, diventando ben presto uno dei classici della letteratura italiana.  

3Uno, nessuno e centomila: la trama

3.1Il naso

La storia raccontata nel romanzo Uno, nessuno e centomila inizia con un evento fortuito e apparentemente insignificante. Vitangelo Moscarda, il protagonista, scopre dalla moglie di avere il naso storto, un dettaglio di sé stesso che egli non aveva mai notato. Questa piccola coincidenza innesca un vortice di ragionamenti che lo portano, attraverso vari esperimenti, alla consapevolezza di non essere per gli altri come egli è per sé stesso.

3.2L'usuraio

Pirandello nella sua stanza
Pirandello nella sua stanza — Fonte: getty-images

I ragionamenti continuano ad affollarsi nella sua testa fino ad un altro momento di rottura. Vitangelo pensa al padre, un padre distante e arcigno che, secondo lui, di professione faceva il banchiere. Ma all’improvviso ecco l’illuminazione: il padre non era un banchiere, ma un usuraio! Questo intensifica la sua frustrazione. Dunque per gli altri lui è il figlio dell’usuraio e, dal momento che ha ereditato la banca del padre, usuraio egli stesso, un ruolo nel quale non si era mai visto. Decide allora di iniziare a scompigliare le carte, distruggendo le immagini di lui che gli altri si erano fatti, gli altri “lui” che vivono negli occhi delle persone che lo conoscono. 

3.3Follie

Vitangelo comincia a compiere delle azioni che ai suoi occhi hanno un senso e uno scopo preciso, ma che agli occhi degli altri appaiono come segni di follia. Il primo esperimento è quello con Marco di Dio e sua moglie Diamante, due poveri sognatori, vecchi clienti del padre usuraio, che vivono in una catapecchia di Vitangelo. Il protagonista decide di inscenare lo sfratto dei due, salvo poi, a sorpresa, donargli una casa. Di fronte a questo gesto, col quale Vitangelo vorrebbe allontanare la fama di usuraio che egli ha in paese, la gente reagisce gridandogli: «Pazzo! Pazzo! Pazzo!».

La seconda azione folle che Vitangelo compie, questa volta in preda alla rabbia, è di ritirare il proprio capitale dalla sua banca, mandandola fallita. Le reazioni degli altri questa volta sono più violente. La moglie va via di casa e lui litiga col suocero. Tutti, in primis gli amministratori della sua banca, ormai lo credono impazzito.
Ma interviene qui un nuovo personaggio, Anna Rosa, amica della moglie, che lo fa chiamare e lo avverte che tutti stanno cospirando contro di lui per farlo dichiarare insano di mente. Per fare ciò lo fanno parlare con il vescovo, ma Vitangelo lo riesce a sviare motivando le sue scelte con la bontà e la carità. Con Anna Rosa Vitangelo si apre, cerca di spiegargli i suoi pensieri, lei li capisce e, sconvolta e con un gesto inaspettato, cerca di ucciderlo con una pistola. 

3.4Il nulla

Dopo il tentato omicidio di Vitangelo, c’è il processo contro Anna Rosa. La versione che Vitangelo dà al giudice è che si sia trattato di un incidente, ma Anna Rosa ha già confessato. Nel finale, Vitangelo ci dice che ora vive in un ospizio e che ormai ha accettato la propria condizione attraverso l’accettazione del nulla, del fatto che la vita “non conclude”. Egli è ormai fuori dal mondo e lontano dalle persone e il libro si chiude con queste parole: «muoio ogni attimo, io, e rinasco nuovo e senza ricordi: vivo e intero, non più in me, ma in ogni cosa fuori». 

Avrei potuto, è vero, consolarmi con la riflessione che, alla fin fine, era ovvio e comune il mio caso, il quale provava ancora un'altra volta un fatto risaputissimo, cioè che notiamo facilmente i difetti altrui e non ci accorgiamo dei nostri.

Luigi Pirandello - Uno, nessuno e centomila

4La forma

4.1Struttura di Uno, nessuno e centomila

Il romanzo si divide in otto libri, che contengono al loro interno altri sotto capitoli, ognuno dei quali con un titolo proprio. In questo modo Pirandello crea una struttura spezzettata, ma fortemente coesa, un insieme di piccole unità che si collegano tra di loro e vanno a formare il tutto del romanzo, nello stesso modo in cui tanti pensieri vanno a formare un’idea. 

4.2Il narratore/personaggio

Ritratto di Luigi Pirandello
Ritratto di Luigi Pirandello — Fonte: ansa

Uno, nessuno e centomila presenta un narratore interno, che è anche il protagonista, Vitangelo Moscarda. Il racconto è fatto in prima persona, con un tipo di focalizzazione interna. Il protagonista ci mostra il proprio punto di vista, ci parla dei suoi pensieri. L’azione avviene tutta al passato, nel momento in cui li racconta i fatti sono già avvenuti, e il narratore-protagonista li sta rievocando.  

4.3Lo stile

Come la struttura, anche lo stile di Uno, nessuno e centomila risulta spezzettato. La scrittura segue i pensieri del personaggio, tra improvvise illuminazioni e ripensamenti.  È uno stile divertente e allegro, fatto di incisi e intercalari. La scrittura si costituisce attraverso flussi di pensiero e ragionamenti. Sono presenti domande retoriche ed esclamazioni, che mantengono vivo il ritmo della scrittura. Il narratore inserisce spesso un interlocutore immaginario, che è il lettore stesso, risponde alle possibili obiezioni che questi potrebbe fargli e cerca di convincerlo del suo ragionamento.    

4.4La lingua

La lingua di Uno, nessuno e centomila è, in generale, semplice con molti elementi del parlato, in particolare nei dialoghi. Pirandello unisce però questa tendenza all’oralità con l’uso di alcuni termini meno comuni, che appaiono di tanto in tanto tra le pagine del romanzo, termini di cui il lettore può non capire il significato e che rimandano sia all’italiano dotto che alle varie tradizioni popolari italiane (toscana, romana, siciliana).  

5I temi: tutto Pirandello in un romanzo

In questo romanzo ritroviamo tutti i temi più cari a Pirandello, primi quelli della maschera e della follia. Vitangelo Moscarda scopre di non conoscersi, di non essere una persona, di indossare centomila maschere, una per ogni persona che conosce e una anche per sé stesso. Vitangelo è uno, è tanti e allo stesso tempo è nessuno. Interviene allora la follia, unica via di scampo dalla tragicità e la paradossalità della vita. La follia deriva dalla consapevolezza, dal pensiero che lo porta a convincersi delle proprie teorie e a voler sfidare quel mondo dalle centomila apparenze nel quale si sente imprigionato.   

Uno, nessuno e centomila può essere interpretato come esempio perfetto di romanzo umoristico, in cui il personaggio si autoanalizza, scopre e allo stesso tempo perde sé stesso in un’azione che passa dalla disperazione al divertimento nel giro di poche pagine. Umoristico è l’atteggiamento che Vitangelo assume nei confronti di coloro che gli stanno attorno e le reazioni che provoca in loro. Egli cerca di far vacillare le certezze degli altri, ma ottiene in molti casi solo incomprensione. Gioca con le persone che ha intorno, cerca di scrutare nelle loro anime, di disorientarli e instillare in loro quel dubbio che sta sconvolgendo lui stesso.

Vitangelo Moscarda si scopre un estraneo a sé stesso, egli non è quello che gli altri vedono in lui. Molto importante è l’immagine dello specchio che gli rivela che oltre ad essere tante persone diverse per gli altri, egli stesso non sa in fondo chi è veramente. Davanti allo specchio Vitangelo capisce di non conoscersi, di non riconoscere il suo riflesso come suo. 

Bisogna poi sottolineare la centralità del pensiero: tutto il processo di mutazione avviene attraverso la riflessione e il pensiero, a cui seguono poche azioni, che vengono lette come follia e tagliano Vitangelo fuori dalla società, che non riconosce più in lui i vari Vitangelo che ognuno dei suoi amici e conoscenti avevano costruito nelle proprie menti.  

La riflessione parte da due eventi minimi: 

  • la rivelazione del naso, che insinua per la prima volta il dubbio nel protagonista;
  • la presa di coscienza di essere considerato un usuraio, che lo spinge a iniziare ad agire diversamente da come le persone si aspettavano da lui.
Ritratto di Luigi Pirandello, collezione privata
Ritratto di Luigi Pirandello, collezione privata — Fonte: ansa

Uno, nessuno e centomila è il romanzo della crisi dell’individuo, argomento caro a Pirandello, e Vitangelo Moscarda è l’ultima di tante figure di uomini e personaggi frantumati e in conflitto con la realtà e con sé stessi. Nel finale il protagonista sceglie di rinunciare a ogni identità, chiudendosi in un ospizio e abbandonandosi al puro fluire della vita.

Ma il romanzo di Pirandello, oltre alla crisi dell’io ci mostra anche la crisi della società, di tutti quelli che proprio non riescono a capire quello che passa per la testa di Vitangelo, e ci offre un’interessante idea sull’origine dei conflitti tra gli uomini: essi nascono dal fatto che ogni persona cerca di imporre la propria visione di sé e degli altri. Il conflitto interno all’io porta al conflitto con il mondo. 

6Conclusioni

Abbiamo qui toccato i punti centrali di Uno, nessuno e centomila, ma in realtà in questo romanzo c’è molto di più. Potremmo dire che in esso ci sono una, nessuna e centomila cose da scoprire.

  • Una perché il concetto di fondo, intorno al quale il narratore continuamente torna, è la frammentazione dell’io;
  • Nessuna, perché quello che Vitangelo dice già lo sappiamo se guardiamo a fondo dentro di noi;
  • Centomila, come le sfumature e i percorsi che Pirandello intraprende intorno al tema principale.

Il modo più facile per capire questo romanzo e apprezzarne ogni aspetto è allora leggerlo, immergersi in queste 140 pagine al fianco del nostro amico-nemico Vitangelo e cercare di uscirne, se ci riuscite, tutti interi.

Una realtà non ci fu data e non c'è, ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere: e non sarà mai una per tutti, una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile.

Luigi Pirandello - Uno, nessuno e centomila