Schopenhauer e Nietzsche

Di Carlotta Ricci.



ARTHUR SCHOPENHAUER - il valore del presente -


è una creazione di Carlotta Ricci

La filosofia di Schopenhauer e quella di Nietzsche hanno in comune la medesima concezione del tempo come "presente". Per queste esse tendono a confluire in un’unica e nuova visione del mondo, nonostante la diversità di contenuto che le contraddistingue e nonostante la loro appartenenza ad aree culturali cronologicamente distanti: Schopenhauer fa parte della cultura romantica del primo Ottocento; Nietzsche, del clima inquieto che già si affaccia al nostro secolo.

Tale concezione del tempo come "presente", accompagnata dal vuoto metafisico, venuto man mano a caratterizzare la nostra epoca, entrerà poi a far parte della sensibilità estetica di una componente non secondaria della cultura contemporanea, per cui abbiamo ritenuto utile delineare le origine storiche, le modalità espressive e i possibili collegamenti letterari di questa particolare percezione del tempo, in cui l’"io" si afferma nel suo "solo" presente (e quindi senza recuperi etico-metafisici) e vive e sperimenta se stesso come suprema irripetibile unità di fronte all’enigma del mondo e alla sua insensata e gratuita "bellezza".

Che valore dare al "presente"? Questo presente che è e non è, punto incessante di incontro tra passato e futuro. Prendiamo in considerazione tre diversi tipi di risposta che storicamente l’uomo ha cercato di dare a questa domanda: quella ebraico-cristiana: il presente è "attesa", attesa di un Messia, attesa del "Compimento" e della "Fine dei tempi" e, individualmente, attesa di essere chiamati nell’eterno. Il presente non è significante in sé, ma lo diviene solo in quanto mezzo e progetto per il futuro; quella greca: il presente è fine a se stesso in quanto unica vita vera e reale oltre la quale si sopravvive solo come "ombre"; esso va vissuto creativamente "come danza e tragedia"; quella orientale: il presente è vita, ma la vita è illusione; occorre spegnerne il desiderio.


 

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