LE NOVITA'
In sostanza si è passati da un regime dei titoli di studio formalmente uniforme su tutto il territorio nazionale ad uno nel quale alle singole università sarà demandato il potere e la responsabilità di fissare gli obiettivi e i contenuti dei curricula didattici (nel rispetto di caratteristiche minimi comuni, dettati appunto dalle Classi di Laurea) e da un'impostazione dei relativi corsi strutturata in un unico blocco di durata non inferiore ai quattro anni e non superiore ai sei ad un'articolazione dei corsi in due cicli principali e successivi, l'uno di tre anni (laurea), e l'altro di due (laurea specialistica). E' stato inoltre introdotto il sistema dei crediti formativi, come strumento di misurazione della quantità di lavoro di apprendimento richiesto allo studente (un credito corrisponde a circa 25 ore di studio), e come misura per assicurare la mobilità degli studenti fra i diversi percorsi formativi interni all'università e nell'intero sistema universitario italiano ed europeo; si è puntato inoltre attraverso questo sistema a valorizzare competenze acquisite anche al di fuori dei percorsi di formazione curriculari, e ad aprire la possibilità di un reinserimento nel sistema formativo anche in fasi successive della vita, in una prospettiva di formazione continua.
GLI OBIETTIVI
Le ragioni addotte dal Ministero per tale trasformazione radicale dei modi dell'offerta formativa sono, volendo sintetizzare, di tre ordini.
- Aumentare l'efficienza del nostro sistema universitario: se si analizzano i dati sulla popolazione universitaria, troviamo che la percentuale di studenti che non confermano la loro iscrizione dopo essersi immatricolati nel primo anno di studi, è di circa il 25%; la quota di studenti fuori corso sul totale degli iscritti all'università, è circa il 37%, e il rapporto laureati/immatricolati che pur avendo registrato una lieve inversione di tendenza negli ultimi anni, rimane a livelli insostenibili, il 37-38%.
- Armonizzare il nostro sistema formativo a quello europeo, nell'intento di costruire uno spazio aperto ed integrato di istruzione superiore, che permetta la mobilità degli studenti ed il riconoscimento dei titoli di studio su tutto il territorio dell'Unione.(vedi Dichiarazione di Lisbona 1999)
- Colmare la complessiva sfasatura tra l'esigenza sociale e culturale di un più alto e diffuso livello di istruzione superiore e il basso numero di giovani che conseguono un titolo di studio universitario (i laureati rappresentano mediamente soltanto il 16 per cento delle corrispondenti classi di età), e tra la formazione universitaria e le richieste del sistema produttivo e sociale, di cui sono indici sia l'alto tasso di laureati disoccupati (il 23 per cento sul totale dei laureati), sia l'età media dei laureati (26 anni).