Durante
gli scontri avvenuti ieri
all'Università La Sapienza di Roma tra i
manifestanti, che volevano continuare la protesta per le vie della
città, e le forze dell'ordine, che volevano garantire che
non venissero infrante le nuove norme del protocollo sui cortei
approvato lo scorso 10 marzo, diversi studenti sono rimasti feriti.
Ecco il racconto di Emanuele, uno studente della
Facoltà di Scienze Politiche della Sapienza:
"L'idea era di raggiungere in corteo il ministero dell'Economia di via
XX Settembre e tirare le scarpe contro l'edificio, ricalcando il gesto
del giornalista iracheno che mesi fa lanciò la sua scarpa
contro il presidente Bush. Quando siamo usciti dal cancello principale,
siamo stati bloccati da un massiccio schieramento di forze
dell'ordine. Abbiamo tentato di concordare un percorso per
raggiungere il ministero. Avevamo le braccia alzate, nessuna arma in
mano. Ma d'improvviso polizia e carabinieri ci hanno caricato
e nel tentativo di scappare sono inciampato e sono caduto a terra".
Alcuni amici dello studente hanno provato ad aiutarlo, ma non ci sono
riusciti. E continua il racconto: "Non hanno fatto in tempo a portarmi
via. Ho sentito dei colpi violenti sulla schiena, gli agenti
hanno girato il manganello e mi hanno colpito con il manico per farmi
più male. Ho sentito dei colpi fortissimi, una
fitta pazzesca e dolore su tutto il corpo. Mi sono coperto il volto con
le mani per evitare botte in testa. Non capisco perchè ci
abbiano caricato con tanta violenza, eravamo tutti a mani alzate, senza
casco e senza armi. Volevamo solo manifestare il nostro dissenso, come
avviene in tutti gli Stati democratici del mondo".
E i sindacati sono divisi sulla questione degli scontri di
ieri alla Sapienza e sulle modalità di attuazione del nuovo
protocollo sui cortei. Da un lato Claudio di Berardino,
segretario della Cgil di Roma e Lazio, ha dichiarato che
"nessuno deve permettersi di nascondersi dietro il protocollo sui
cortei per colpire il diritto di sciopero e la libertà di
manifestare. Quelle norme hanno il preciso compito di regolamentare le
manifestazioni, non di vietarle e per questo motivo non
capisco perchè alla Sapienza ci sia stato un così
ingente schieramento di forze dell'ordine e gli studenti siano stati
costretti a restare all'interno della città universitaria.
Invece dei manganelli, bisognava usare il dialogo, il buon senso e la
mediazione, perchè le regole esistono ma è poi
importante trovare alternative all'uso della forza per garantire
così il diritto di manifestare nel rispetto delle esigenze
dei cittadini e di Roma".
Dall'altro lato, Luigi Scardaone, segretario della Uil di
Roma e Lazio, ha commentato: "le forze dell'ordine
hanno solo fatto rispettare regole che i sindacati hanno sottoscritto
liberamente e dunque non comprendo le critiche strumentali a
un documento che, di fatto, ribadisce il diritto inalienabile a
manifestare e a scioperare, purché si evitino conflitti con
la cittadinanza e dunque si rispettino le regole stabilite nel
protocollo".
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la tua testimonianza sugli scontri.