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Le università italiane riducono i corsi di laurea

In vista della politica del Ministero dell'Istruzione contro gli sprechi all'Università, gli atenei di tutta Italia stanno iniziando a ridurre i corsi di laurea: dal prossimo anno accademico ce ne saranno almeno 1.000/1.100 in meno

di Barbara Leone 18 maggio 2009

forbiciNegli anni scorsi sono aumentati a dismisura i corsi di laurea negli atenei di tutta Italia. Corsi diversi tra loro, che, però, spesso presentavano molti insegnamenti in comune. Corsi molto particolari, come benessere e igiene del cane e del gatto oppure allevamento del cane di razza oppure scienza della produzione e della trasformazione del latte. Ma adesso gli Atenei stanno correndo ai ripari ed hanno iniziato a tagliare molti corsi di studio, accorpando quelli che si differenziano solo per pochi esami. Tutto questo accade in vista della riforma universitaria prevista dal Ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, che vuole combattere gli sprechi all'università e che ha previsto incentivi anti-sprechi per gli atenei che riescono ad organizzare i propri corsi utilizzando i fondi previsti e senza sprechi eccessivi.

Le università hanno tempo fino al 15 giugno per riorganizzare la propria offerta didattica tra lauree triennali e specialistiche. Successivamente, i corsi che non avranno tutti i requisiti necessari richiesti non saranno riconosciuti dal Ministero e quindi non avranno valore legale. L'Ateneo che più di tutti sta attuando una politica di tagli è l'Università La Sapienza di Roma, dove finora sono stati cancellati 46 corsi. L'Università di Siena ha tagliato 34 corsi. A Firenze si prevede un taglio del 20% sugli attuali corsi ed a Genova del 15%. L'Università Federico II di Napoli ha iniziato a ridurre i corsi lo scorso anno, quando ne sono stati eliminati 9, ed ora prevede di ridurre altri 100 insegnamenti. A Messina è stata eliminata una intera facoltà, quella di Statistica. Mentre, secondo le stime, L'Orientale di Napoli ridurrà i suoi corsi della metà.

Nel complesso si calcola che dal prossimo anno accademico ci saranno almeno 1.000/1.100 corsi in meno, tra le lauree triennali e quelle specialistiche. Nino Luciani, professore dell'Università di Bologna, spiega così la nuova politica di tagli attuata dagli atenei: "Per i prossimi tre anni il governo punta alla perdita di un 20% di docenza. Mettiamo che un ateneo abbia 30 corsi di laurea con delle materie comuni nel primo anno. Non servono 30 professori. Si accorpano gli insegnamenti e un docente insegna a più studenti". Per Marco Pacetti, rettore dell'Università di Ancona, "spariranno i corsi e gli insegnamenti che sono nati per dare visibilità al docente. Ci sono professori che insegnano in quattro-cinque corsi simili con pochi studenti. Tutto ciò non è possibile". Francesco Tomasello, rettore dell'Ateneo di Messina, così spiega l'eliminazione della facoltà di Statistica: "gli studenti iscritti ai due corsi della facoltà si erano ridotti a trenta. Con la crisi che c'è bisogna avere coraggio, bisogna dimostrare di saper gestire le istituzioni. Nel prossimo anno accademico al sistema universitario mancheranno circa 500 milioni di euro. E col Pil in caduta non è ragionevole aspettarsi un miracolo da parte del governo".

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