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C'è il primo ok del Senato alla Riforma dell'università. Cosa cambierà? Le polemiche non si placano

La Riforma Gelmini registra il primo ok del Senato, ora la palla passa alla Camera. Tante le novità per professori e ricercatori. L'ADI è preoccupata: "La nuova figura del ricercatore a tempo determinato è solo un modo per aumentare il numero di figure precarie". La Gelmini è soddisfatta: "L'università sarà più meritocratica, trasparente, competitiva e internazionale. Il ddl segna la fine delle vecchie logiche corporative"

di andrea maggiolo 30 luglio 2010
Mesi di polemiche. Tante le proteste. Ma da oggi il testo di riforma dell'università è (quasi) legge. Gli emendamenti presentati in Senato non hanno apportato cambiamenti sostanziali alla Riforma Gelmini:  il testo, composto da 22 articoli, è stato approvato. Ora la palla passa alla Camera dei deputati.

Il ministro Gelmini è felice: "Voglio esprimere grande soddisfazione per l'approvazione del ddl sull'università. Si tratta di un evento epocale che rivoluziona i nostri atenei e che permette all'Italia di tornare a sperare. L'università sarà più meritocratica, trasparente, competitiva e internazionale. Il ddl segna la fine delle vecchie logiche corporative: sarà premiato solo chi se lo merita. L'approvazione di questo provvedimento costituisce la base per il rilancio del sistema universitario italiano, finalmente si potrà competere con le grandi realtà internazionali."

Tante le novità. I professori ordinari, quelli a tempo pieno, dovranno svolgere attività formativa per almeno 1.500 ore nel corso di un anno solare, e 350 saranno dedicate alla didattica. I docenti a tempo determinato dovranno garantire 750 ore di attività di queste, almeno 250 spese per la didattica. Sarà introdotta anche una valutazione triennale per tutti i professori: se sarà negativa, niente aumento di stipendio.

Con il ddl approvato viene abolita la possibilità che il docente universitario si avvalga dei due anni di trattenimento in servizio. Il docente ordinario dovrà andare tassativamente in pensione a 70 anni, mentre il professore associato dovrà andare tassativamente in pensione a 68. Più spazio dunque ai giovani, e viene favorito il turn over.

Cambia, e di tanto, anche la figura dei ricercatori: è prevista la fine delle collocazioni lavorative a tempo determinato: la nuova figura prevede la possibilità di accedere all'insegnamento attraverso due contratti triennali: se nel corso del secondo triennio il ricercatore vince il concorso da docente associato rimarrà in seno all'università; in mariastellagelminicaso contrario non potrà più continuare l'attività accademica.

L'accesso alla docenza non prevede deroghe o sanatorie per i circa 20mila attuali ricercatori a tempo determinato. L'iter che saranno chiamati a seguire è lo stesso di quelli che approdano oggi negli atenei.

L'ADI, Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani, è totalmente insoddisfatta: "E' un provvedimento a tratti inutile quando anche non manifestamente dannoso per l'Università italiana. È del tutto palese che il governo continui a considerare l'Università semplicemente come una voce di bilancio da tagliare, anche a rischio di farla scomparire." Le critiche dei ricercatori non si fermano qui: "Anche la lotta contro gli ormai celebri baroni è ormai un puro spot televisivo buono solo per qualche titolo di giornale. La nuova figura del ricercatore a tempo determinato è solo un modo per aumentare il numero di figure precarie".

La riforma Gelmini poi vuole incentivare la fusione degli atenei più piccoli: il ministero spera così di ridurre le spese e migliorare l'offerta formativa. Ci potranno essere non più di 12 facoltà in ogni università. Cambierà anche qualcosa negli incarichi dei rettori. Oggi un rettore può "restare in sella" per un massimo di 16 anni, ma la Riforma prevde che possana restare in carica per al massimo due mandati da quattro anni ciascuno. Il senato accademico potrà sfiduciare il rettore con il 75% dei voti.

I concorsi dovrebbero essere, in teoria, meno pilotati dai cosiddetti "baroni". Le selezioni saranno fatte da una commissione formata da quattro professori ordinari estratti a sorte e, rispetto a oggi, saranno valutate maggiormente la produzione da parte dei candidati di pubblicazioni, le esperienze internazionali, e la didattica svolta.

Fin qui le caratteristiche tecniche della riforma. Ma le proteste contro il testo della Gelmini non si fermeranno perchè il problema più grande che dovranno fronteggiare gli atenei è la mancanza di finanziamenti. Lo dice Rusconi del Pd: "I soldi di Tremonti per l'università dovevano arrivare nella Finanziaria 2010, poi nella manovra della settimana scorsa, adesso nella Finanziaria di dicembre. In realtà le università italiane devono programmare la propria attività con tagli del 25 per cento e senza alcuna certezza e chi deve pagare di più sono anzitutto gli studenti, le famiglie e i docenti".

Anche Pancho Pardi dell'Idv critica il testo: "L'università pubblica italiana è agonizzante e il governo si prepara a staccarle la spina con una finta riforma, fatta solo per mascherare i tagli decisi da Tremonti e che rimanderà a tempo indeterminato tutti quegli interventi di cui c'è invece urgente bisogno''.

Il ministro Gelmini è ovviamente soddisfatta: "Questo è un Ddl di riforma la cui forza è l'organicità, che fornisce un modello compiuto e coerente disegnato non in base a pregiudizi ideologici o ad irrealistiche fughe in avanti, ma all' analisi dei problemi dell'Università".

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