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Riforma Gelmini, è quasi fatta. Cosa cambierà?

L'approvazione definitiva della riforma dell'Università avverrà solo dopo l'ok alla legge di stabilità. Metà dicembre, più o meno. Ma la strada sembra segnata: la riforma Gelmini diventerà legge a breve. Ma cosa cambia davvero? Scopriamolo riassumendo le tappe più significative degli ultimi anni e le novità contenute nella riforma

di andrea maggiolo 22 novembre 2010
Tra annunci, smentite, proteste,università paralizzate e tante tante polemiche l'iter della riforma Gelmini è stato fino a oggi tormentato. Ma si avvicina quello che è un primo traguardo fortemente voluto dal ministro.

L'approvazione definitiva
La riforma dell'università, già approvata dal Senato, passerà all'esame della Camera dei deputati tra martedì 23 e mercoledì 24 novembre. L'approvazione definitiva della riforma dell'Università avverrà solo dopo l'ok alla legge di stabilità. Metà dicembre, più o meno. Ma la strada sembra segnata: la riforma Gelmini diventerà legge a breve. La maggioranza sembra unita: anche i finiani daranno il via libera, votando insieme a Lega e Pdl.

Ma cosa cambia davvero? Scopriamolo riassumendo le tappe più significative degli ultimi anni e le novità contenute nella riforma.

Il lungo iter della riforma
gelmini_13La riforma è stata annunciata per la prima volta dalla Gelmini due anni esatti fa, a fine 2008. Il ddl risale all'ottobre 2009 e si è iniziato a discuterne in senato a marzo di quest'anno. La discussione è stata lunga a causa degli 800 emendamenti presentati da tutte le forze politiche.

Docenti in pensione a 70 anni
Con la riforma viene abolita la possibilità che il docente universitario si avvalga dei due anni di trattenimento in servizio. Il docente ordinario dovrà andare tassativamente in pensione a 70 anni, mentre il professore associato dovrà andare tassativamente in pensione a 68. Più spazio dunque ai giovani, e viene favorito il turn over.

Lotta contro gli sprechi
L'obiettivo sin dal principio più "nobile" di questa riforma è la necessaria lotta contro gli sprechi di soldi e risorse. Atenei piccoli si preparano a fusioni con altri atenei e non ci potranno essere più di 12 facoltà per ateneo. Università, facoltà e dipartimenti accademici poco efficienti e con problemi di bilancio vanno incontro al commissariamento.

Le università che continueranno a utilizzare più del 90% dei finanziamenti statali per le spese fisse (personale e ammortamenti) non potranno bandire concorsi per nuove assunzioni. I rettori potranno restare in carica per un massimo di 8 anni: si vuole impedire che ci siano rettori a capo di università per più di 20 anni, come accade ancora oggi in alcune realtà.

Ricercatori addio?
Cambia, e di tanto, anche la figura dei ricercatori: è prevista la fine delle collocazioni lavorative a tempo determinato: la nuova figura prevede la possibilità di accedere all'insegnamento attraverso due contratti triennali: se nel corso del secondo triennio il ricercatore vince il concorso da docente associato rimarrà in seno all'università; in caso contrario non potrà più continuare l'attività accademica.

L'accesso alla docenza non prevede però deroghe o sanatorie per i circa 20mila attuali ricercatori a tempo determinato. L'iter che saranno chiamati a seguire è lo stesso di quelli che approdano oggi negli atenei. I ricercatori protestano da mesi sostenendo che l'unico risultato sarà l'aumento del precariato.

Più difficile diventare professore
Chiunque voglia diventare docente ordinario o associato dovrà conseguire l'abilitazione scientifica nazionale, una sorta di concorso unico a cadenza annuale. L'agenzia statale per la valutazione dell'attività di ricerca terrà sotto stretto controllo la produzione scientifica dei docenti, che dovranno presentare relaizoni sul loro operato. Per i "fannulloni" niente scatto di stipendio.

I concorsi dovrebbero essere meno pilotati dai cosiddetti "baroni". Le selezioni saranno fatte da una commissione formata da quattro professori ordinari estratti a sorte e, rispetto a oggi, saranno valutate maggiormente la produzione da parte dei candidati di pubblicazioni, le esperienze internazionali, e la didattica svolta.

Gelmini: "Portare il ddl a termine è un dovere a cui non possiamo sottrarci"
La Gelmini nel pomeriggio di lunedì cerca di placare eventuali polemiche: "Chi chiede oggi addirittura il ritiro del ddl, non so con quale reale convincimento - come se anni di dibattito, attese e proposte fossero trascorsi invano - si assume una responsabilità davvero enorme di fronte al sistema universitario e al Paese". Lo ha detto il ministro dell'Istruzione nella replica alla Camera alla fine della discussione generale del provvedimento. "Portare il ddl a termine è un dovere al quale non possiamo sottrarci".

Il ministro sostiene che approvare la riforma manterrebbe il nostro paese al passo con l'Europa: non farlo significherebbe "la continuazione di un intollerabile vuoto normativo in materia di reclutamento che fa dell'Italia oggi l'unico paese al mondo in cui non esiste un modo di diventare professori di università, significherebbe tenerci le mille forme di precariato non regolato, rinunciare a nuove regole chiare e trasparenti sulla valutazione".

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ITALIANO martedì, 30 novembre 2010

piagnistei e tagli alla cultura

Articolo di Giacalone da me qui sotto postato
IO SONO D'ACCORDO CON LUI

n° 23
Alex sabato, 4 dicembre 2010

R: piagnistei e tagli alla cultura

fatti furbo al posto di perdere tempo a postare menate vai a leggere il testo integrale del ddl --- http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/stampati/pdf/16PDL0040500.pdf ---, poi se capisci metà di quello che hai letto ripensa a che diavolo scrivi e ha scritto Giacalone

artur martedì, 14 dicembre 2010

R: R: piagnistei e tagli alla cultura

Leggi bene tu e non farti gonfiare il cervello da qualche personaggio che ha paura di perdere i privilegi ..........

artur martedì, 14 dicembre 2010

R: R: R: piagnistei e tagli alla cultura

tipo pecorone al pascolo ...........

Alex martedì, 14 dicembre 2010

R: R: R: piagnistei e tagli alla cultura

> Leggi bene tu e non farti gonfiare il cervello da qualche personaggio che ha paura di perdere i privilegi ..........
.......... meglio farselo gonfiare da chi vrede davvero che l'autrice di questa riforma abbia a cuore il bene dell'università italiana SIC

R: piagnistei e tagli alla cultura

> Articolo di Giacalone da me qui sotto postato IO SONO D'ACCORDO CON LUI

VAI A MORIRE AMMAZZATO

ITALIANO martedì, 14 dicembre 2010

R: R: piagnistei e tagli alla cultura

Io ammazzato? esponi il tuo pensiero, se ne hai uno, troglodita ignorante.

R: R: R: piagnistei e tagli alla cultura

> Io ammazzato? esponi il tuo pensiero, se ne hai uno, troglodita ignorante.
Parla quello che espone il pensiero di un altro...

zIR giovedì, 2 dicembre 2010

R: R: piagnistei e tagli alla cultura

Sono uno che nell'università ci lavora e, credetemi, tuttora con questi tagli pesanti, in certe situazioni, c'è uno spreco di risorse che pochi conoscono. Quindi non accetto al 100% la riforma, ma ci sono delle parti di esse che non sono assolutamente da buttare

RIz sabato, 4 dicembre 2010

R: R: R: piagnistei e tagli alla cultura

> Sono uno che nell'università ci lavora e, credetemi, tuttora con questi tagli pesanti, in certe situazioni, c'è uno spreco di risorse che pochi conoscono. Quindi non accetto al 100% la riforma, ma ci sono delle parti di esse che non sono assolutamente da buttare
...se i tagli fossero fatti dove servono: tagliando orizzontalmente si penalizzano non solo le università che vanno male ma anche quelle che vanno bene ed è proprio l'ultima cosa di cui c'è bisogno in un momento come questo...

ITALIANO martedì, 30 novembre 2010

piagnistei e tagli alla cultura

PIAGNISTEI E TAGLI ALLA CULTURA
Davide Giacalone

di Davide Giacalone

postato il 19/11/2010 ore 12:05

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Di Davide Giacalone – Le proteste per i “tagli alla cultura” sono commoventi, una rivolta che sembra talmente giusta da essere sbagliata. I governati attuali sono trattati da buzzurri affamatori, da volgari ignoranti. “La cultura non si mangia” dicono abbia detto Giulio Tremonti. Non è molto interessante sapere se l’ha detto o solo pensato, è più rilevante accertare che non siano in troppi a mangiarci. Quindi, stabiliamolo subito: la cultura è una bellissima cosa, ma se invento un capitolo della spesa pubblica, lo intitolo alla pace e alla bontà nel mondo, poi ci butto dentro una valanga di soldi del contribuente, al momento in cui qualcuno mi ferma e mi butta fuori, tagliando quella spesa, non è che sia un nemico della pace e della bontà, ma solo una persona ragionevole.

Sempre per capirsi: “cultura” non significa un accidente. Ci sono i siti archeologici, come Pomepi, che andrebbero gestiti come miniere d’oro e, invece, sono pozzi senza fondo, per giunta in disfacimento. Non si tratta di aumentare la spesa, né di cavarsela con una (pretestuosa) mozione di sfiducia al ministro del momento: il disastro va avanti da decenni. A Pompei e altrove. Deve cambiare il modello: tutela pubblica e gestione privata. Il mercato difenderà e valorizzerà la nostra archeologia assai meglio della burocrazia ministeriale. Quindi non si deve spendere di più, si devono chiamare investimenti e offrire opportunità.

Poi c’è la lirica. Uno straordinario patrimonio italiano, le uniche cose che il mondo canta usando la nostra lingua. Ma guardate un po’: più ci metti soldi pubblici e più l’arte scompare, più si punta al profitto, come i “tre tenori”, più l’arte entra nei salotti e nei vicoli. Lo Stato può fare molto, prima di tutto nella formazione. Fra qualche anno i pianisti saranno cinesi, mentre gli interpreti italiani campano di sussidi e lezioni private (in nero). Formazione, allora, e selezione meritocratica. Stesso discorso per i teatri: fino a quando si potrà sostenere che il cittadino che prende parte alla prima teatrale, sfoggiando la pelliccia quando fa un caldo boia, deve essere finanziato da quello che si sgola tifando allo stadio? Questo accade, oggi. Conosco la risposta: sei una bestia, il teatro è cultura. Dipende, scusate. Vanno in scena boiate assurde, recitate da cani. Usiamo criteri diversi: formazione per evitare che il “grande fratello” sia l’unico linguaggio comune e premi a chi attira il pubblico. Spazio ai giovani attori, mettendoli alla prova del mercato. Così si premia il successo, dicono. Perché, sarebbe invece saggio, a spese del pagatore di tasse, premiare l’insuccesso?

E veniamo al cinema, di cui sempre si parla perché è lì che vivono le star, i divi e le dive, la più grande accolita di ricchi manifestanti che si sia mai vista. Il cinema è un’industria, che non solo produce reddito, ma anche il valore aggiunto dell’immagine italiana nel mondo. Che sia benedetto. Come il resto dell’industria italiana s’era assuefatto alle sovvenzioni pubbliche e al protezionismo (addirittura divenuto legge), perdendo in qualità e competitività. Anche nel cinema si sono socializzate le perdite e privatizzati i guadagni, per giunta creando una genia di ricchi piagnoni. I soldi elargiti ai film di “alto valore culturale” sono un veleno ridicolo e fazioso: amministrati nel disprezzo del pubblico (vale a dire di quelli che scuciono) e spartiti secondo logiche che hanno a che vedere con la cultura, ma delle clientele, delle amicizie, delle camarille e della solidarietà fra falliti. Se li tagliamo non facciamo un soldo di danno.

Come il resto dell’industria, però, il cinema deve essere sospinto con norme che agevolano il mercato, l’innovazione, la produzione: defiscalizzazione degli utili reinvestiti, credito d’imposta, fiscalità di vantaggio per quelle località che vogliano attirare investimenti nel settore (è così che è nata Hollywood, soppiantando New York). Poi, considerato il valore aggiunto immateriale, si può aggiungere un premio al botteghino: chi più incassa più riceve. Scontata l’obiezione: così vince solo il cinepanettone. A parte la spocchia falso culturale, avverto che la platea non popolata da scemi: se i cinepanettone diventano troppi il pubblico ne condanna alcuni, ed è giusto che chi li produce ci rimetta. Come, del resto, il pubblico premia anche gioielli ben fatti e non banali. Il guaio è che ogni autore di mattonate vorrebbe passare per virtuoso della cinepresa. Bravo, continui, ma io non gli finanzio neanche l’autoscatto.

Morale: è bene spendere in cultura, ma è male buttar soldi nella curtura del conformismo esibizionista e autocompatente. Il tutto, tenendo presente che siamo il Paese con il più grande debito europeo, secondo, in percentuale sul pil, solo alla Grecia, e siamo costretti alla virtù del deficit basso. Sicché i manifestanti contro i tagli dovrebbero avere l’amabilità d’indicare chi paga o dove maggiormente si taglia, senza cadere nella stupidaggine di additare le “auto blu”. Battuta buona, questa, per il cinepanettone.

n° 22

R: piagnistei e tagli alla cultura

Da un incontro tra il Ministro Gelmini e il Ministro Tremonti sta per essere concepita la riforma dell'università. Si tratta di un attacco su più fronti ben più grave e articolato della L.133/08 che ha tagliato 1.500.000.000 al sistema universitario e rendeva possibile la trasformazione degli Atenei in fondazioni private.

In un contesto nel quale le università sono in ginocchio e rischiano il dissesto economico a causa dei tagli del Governo, il Governo sta per promulgare in Consiglio dei Ministri il Disegno di Legge di riforma dell'università. Dopo l'approvazione in Consiglio dei Ministri tale provvedimento dovrà passare dal Parlamento. Dall'approvazione del disegno di legge il Governo avrà una delega a modificare liberamente la legislazione in materia di diritto allo studio e le università avranno 9 mesi di tempo per adeguarsi ai gravissimi provvedimenti contenuti nel testo di legge.

I punti fondamentali della riforma sono:

40% di privati nel CDA: i consigli di amministrazione assorbiranno gran parte dei poteri del Senato e saranno composti dal Rettore, da un solo rappresentante degli studenti e da massimo altri nove componenti. Il 40 % del CDA dovrà essere composto da esterni. Il CDA non deciderà più “solo” per quanto riguarda il bilancio e le risorse dell'ateneo, ma anche in merito a scelte didattiche come l'apertura o la chiusura di singoli corsi di laurea. Tali scelte non verranno naturalmente effettuate sulla base delle necessità didattica, bensì in funzione di interessi economici e di profitto

9 mesi di tempo per adeguarsi. A partire dall'approvazione definitiva della legge le rappresentanze studentesche decadranno entro 6 mesi e le Università avranno 9 mesi di tempo per recepire nel proprio statuto i provvedimenti della Gelmini.

Chiusura delle facoltà: i dipartimenti avranno i poteri che oggi sono affidati alle facoltà e potranno decidere se organizzarsi in strutture di coordinamento chiamate facoltà o scuole

Attacco alla rappresentanza studentesca: oltre a decadere le attuali rappresentanze studentesche, nei nuovi organi di rappresentanza ci sarà solo uno studente, ciò vorrà dire assenza di pluralismo tra gli studenti.

Gli atenei in stato di dissesto economico potranno federarsi con altri atenei o con enti (non si specifica se pubblici o privati). E' una soluzione di facciata al problema reale degli “atenei sotto casa” proliferati in molti centri minori dell'Italia e che rappresentano spesso uno spreco insostenibile. La federazione finge soltanto di risolvere questo problema.

Delega al Governo a trasformare radicalmente, senza passare dal Parlamento il sistema nazionale di diritto allo studio, modificando le fasce di reddito degli aventi diritto e rafforzando il ruolo dei privati negli appalti delle case dello studente e implementando il prestito d'onore, che trasformerebbe generazioni di studenti in un esercito di indebitati cronici.

Peggiora la situazione dei precari all'interno dell'università con le nuove norme sul reclutamento.

E MOLTO ALTRO ANCORA...
Data la situazione economica delle università italiane sono stati realizzati, sono in corso o si prevedono ovunque aumenti delle tasse. Tasse alte e privati negli organismi decisionali sono le principali caratteristiche degli atenei privati. Ciò vuol dire che entro nove mesi dall'approvazione della riforma tutte le università statali diventeranno di fatto private.

9 mesi di tempo, a partire dall'approvazione, e le nostre università diventeranno private, si tratta di un “parto” da impedire ad ogni costo, l'unica precauzione possibile è un movimento studentesco forte e continuativo, che blocchi facoltà e città.

supu lunedì, 29 novembre 2010

Che schifo di articolo !!!

Questo è uno schifoso bugiardo articolo di propaganda !!

n° 21
Roberto venerdì, 26 novembre 2010

Cosa è un servizio utile

Trovo molto deludente questo articolo, e lo reputo un palese tentativo di pilotare l'opinione dei meno informati (chi per questioni di tempo, e chi per "professione"). Il solo scopo che gli si potrebbe (far finta di) riconoscere (sebbene arrecando grave offesa anche al pudore più lassista) è quello di "addolcire una pillola che sa di cicuta, utilizzando, tuttavia, del dolcificante per diabetici". Questo articolo, intriso di doppi fini di stampo politico, non può essere nemmeno definito "parzialmente informante", ma merita del tutto l'appellativo di "totalmente disinformante". Per cui non può essere definito un servizio alla comunità, ma bensì un disservizio.
Sebbene siano "avvincenti" le tematiche proposte, un servizio utile si riconoscerebbe dal fatto che tratta in egual misura, e con pari obiettività, i punti più meritevoli come quelli più spinosi dell'oggetto preso in considerazione, ipotesi che, come si può facilmente notare, è stata ostentatamente scartata dall'autore dell'articolo.
Reputo questo atteggiamento universalmente scellerato e vergognoso, a prescindere da quali colori politici vesta chi fa un uso così criminoso della propria intelligenza. Questi sono metodi da regime assolutista, esattamente come sarebbe elencare le "buone opere" del fascismo facendo omissis dei suoi crimini (e non mi riferisco solo all'ingresso in guerra, ma più fortemente a quell'assurdo, orrendo crimine che sono state le leggi antisemite e le deportazioni di ebrei e di oppositori politici nei campi di concentramento tedeschi), od occultare volutamente l'orrenda macchina di morte dei gulag russi e dei lavori forzati in Siberia.
Ripeto per tutti con rinnovata forza: questo è un uso criminoso della propria intelligenza! Diffidate!

n° 20
francesca venerdì, 26 novembre 2010

studentessa

se potessi dare un voto a questo articolo sarebbe: 2 su 10
obbiettivamente di parte e decisamente non esauriente!

n° 19
Francesco venerdì, 26 novembre 2010

R: studentessa

> se potessi dare un voto a questo articolo sarebbe: 2 su 10
>
> obbiettivamente di parte e decisamente non esauriente!

PUOI dargli un voto: clicca sulla prima stellina a sinistra poco sopra il tuo commento :-)

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