Durante
il Question Time che si è svolto ieri nell'Aula di
Montecitorio, il Ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, ha
dichiarato che entro il prossimo anno le riforme
del sistema universitario dovranno essere approvate.
Questo per garantire agli atenei italiani di "lavorare in modo
più agile ed efficace". Il ministro ha infatti sottolineato
la necessità di "rivedere la governance che
è rimasta immutata da 20 anni", sostenendo che "il
ministero intende avviare su questo tema una consultazione ampia
coinvolgendo tutte le forse politiche e tutto il mondo accademico per
arrivare a un ddl che fissi alcuni principi essenziali demandando poi
all'autonomia delle sedi la definizione degli assetti specifici meglio
adatti a ciascuna realtà. I cardini di una riforma
devono consistere nell'accentuazione del binomio “autonomia e
responsabilità”, nell'individuazione di
rigorosi principi di gestione responsabile delle risorse, nella
radicale semplificazione della struttura decisionale oggi ispirata a un
assemblearismo che di fatto umilia l'effettivo contributo dei docenti
alla vita della loro istituzione".
Il ministro ha inoltre dichiarato che "le soluzioni possibili
sono più di una e anche in questo caso intendo ascoltare
tutte le posizioni con spirito costruttivo. Deve essere per
chiaro un fatto: che i principi-cardine, autonomia,
responsabilità è meritocrazia, devono sostanziare
la riforma. Credo che ci siano le condizioni per utilizzare al meglio
il tempo che si separa dal 2010, un anno in cui dobbiamo arrivare con
delle riforme finalmente approvate. Rilanciare
l'università è il modo migliore per dare una mano
ai nostri giovani ma anche per rispondere alla crisi".
Successivamente ha ricordato che "sono state istituite borse
di studio per tutti gli aventi diritto e sono stati stanziati 70
milioni per le residenze universitarie", per garantire il diritto allo
studio e incentivare la mobilità studentesca: "bisogna
dire sì alla mobilità degli studenti e no alle
micro-sedi sotto casa che gravano sui bilanci degli atenei".
L'Unione degli Universitari intende comunque rilanciare la
protesta in concomitanza con lo sciopero dei lavoratori dei 13 febbraio,
ritenendo che: "le linee guida per l’Università
presentate dal Ministro Gelmini sono solo l’ultimo atto di
una serie di provvedimenti volti a scardinare il carattere pubblico del
sapere e del diritto allo studio. Non possiamo accettare un sistema di
formazione che ripone i suoi cardini nelle barriere
all’accesso, nella dipendenza da finanziamenti privati, nei
prestiti d’onore, nella mancanza di un valore legale al
titolo di studio". Per questo motivo l'UDU "ritiene importante
riprendere il cammino di mobilitazione insieme ai lavoratori, come in
occasione dello sciopero generale della CGIL del 12 dicembre scorso" e
si dichiara pronta a tornare "in piazza a partire dalla manifestazione
del 13 Febbraio di FIOM e Funzione Pubblica della CGIL, per continuare
con quella dello SPI il 4 Marzo e della FLC di fine Marzo e con la
mobilitazione generale della CGIL prevista per il 4 Aprile".
L'Unione
degli Universitari scenderà quindi in piazza "con
il sindacato per affiancare alle istanze dei lavoratori la
tutela del diritto allo studio, perchè le
conseguenze di questa crisi non possono ricadere su lavoratori,
pensionati e studenti, perchè esistono politiche diverse per
uscire dalla crisi, politiche che devono vedere la
centralità dei temi del lavoro, della formazione, della
conoscenza, del diritto allo studio".