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Tante città, un'unica voce: ecco la mappa delle mobilitazioni dei ricercatori in tutta Italia

A Roma si è tenuta la riunione nazionale della Rete 29aprile al termine della quale l'assemblea dei ricercatori italiani ha deciso di portare avanti la protesta "fino a quando il ddl non verrà modificato". Le mobilitazioni hanno preso il via in tanta università della Penisola. Facciamo il punto della situazione, città per città, università per università. L'autunno di mobilitazioni è solo all'inizio

di andrea maggiolo 28 settembre 2010
Non si fermano le proteste dei ricercatori di fronte al DDL Gelmini. Le mobilitazioni hanno preso il via in tanta università della Penisola. Facciamo il punto della situazione, città per città, università per università. L'autunno di mobilitazioni è solo all'inizio.

A Roma si è tenuta la riunione nazionale della Rete 29 Aprile al termine della quale l'assemblea dei ricercatori italiani ha deciso di portare avanti la protesta "fino a quando il ddl non verrà modificato". In base al decreto del ministro Mariastella Gelmini, ogni università dovrà tagliare del 50 per cento la spesa destinata a contratti atipici: borse di studio, dottorati, consulenze. Nel mondo accademico l'agitazione è totale, e rischiano di farne le spese gli studenti. 

Fino a oggi la Rete 29Aprile ha raccolto i dati di 46 atenei italiani (sui 66 totali): un totale di 328 facoltà. Su 17.901 ricercatori, 10.344 di loro (pari al 58%) si sono dichiarati indisponibili alla didattica non obbligatoria per legge.

ROMA
Alla Sapienza i ricercatori che hanno detto sì al blocco della didattica sono 671 su 1854. Ma il dato è provvisorio, pare destinato a crescere. Le facoltà con l'adesione più alta sono Scienze, Lettere, Scienze Umanistiche e Ingegneria. Anche all'Università di Tor Vergata numeri importanti: nella Facoltà di Scienze il 90 per cento dei ricercatori non terrà italia_2lezioni; la percentuale a Lettere scende al 60 per cento. Il consiglio di facoltà di Ingegneria dell'Università la Sapienza di Roma ha deciso di rinviare l'inizio dell'anno accademico per la protesta dei ricercatori. Dopo che nei giorni scorsi la decisione di far slittare l'inizio delle lezioni era stata presa dai consigli di facoltà di Fisica, Ingegneria, Lettere e Filosofia, Architettura e Scienze delle Comunicazioni, lo slittamento dell'anno accademico è stato proclamato dal corpo docente di Psicologia.

MILANO
Nelle università milanesi crescono giorno dopo giorno i numeri dei ricercatori che non daranno la disponibilità a fare didattica (il rinvio dell'inizio delle lezioni è molto più di una voce). Nella facoltà di Medicina della Statale il 50% dei ricercatori ha aderito alla protesta. Scienze, Agraria e Farmacia hanno numeri simili. All'Università di Milano Bicocca la protesta per ora si concentra in tre facoltà: Psicologia, Medicina e Scienze.

BOLOGNA
A Bologna aveva fatto discutere l'ultimatum (poi ritirato) del rettore: "I ricercatori che aderiscono al blocco della didattica saranno sostituiti". L'idea di sostituire chi protesta, togliendo loro il posto di lavoro, ha provocato una ferma reazione anche da parte della Cgil. Alla Facoltà di Lettere il consiglio di facoltà voterà con ogni probabilità in settimana un documento per rinviare di una settimana l'inizio dell'anno accademico. A Scienze sono due i corsi in difficoltà: matematica e scienze geologiche. la facoltà con più ricercatori all'Alma Mater è medicina: circa 300. Dalla loro decisione si potrà capire meglio l'evolversi della situazione. Si smarcano invece, oltre a Giurisprudenza, anche le facoltà di Economia, Scienze politiche e Beni culturali: tutti i ricercatori di queste facoltà hanno deciso di fare lezione comunque. C'è poi Lettere, dove 30 ricercatori su 98 si sono dichiarati indisponibili

TORINO
Massiccia anche a Torino l'adesione dei ricercatori alle proteste contro il DDL Gelmini. Presso la facoltà di Architettura ha bloccato le attività didattiche aggiuntive quasi il 100% dei ricercatori, e la percentuale è di poco inferiore anche a Ingegneria e in altre facoltà. I ricercatori sono stati chiari: al Politecnico di Torino gli impegni didattici verranno ridotti al "minimo obbligatorio". Solo i ricercatori di medicina e Agraria, per ora, si astengono dalla protesta.

PARMA
Nella città emiliana la protesta dei ricercatori ha radici profonde. Loro ci tengono a sottolienare come siano stati lasciati senza scelta: "La nostra posizione era stata preannunciata agli organi accademici sin dai mesi di gennaio e febbraio, quando avevamo responsabilmente mantenuto i nostri impegni didattici del secondo semestre che sarebbe iniziato da lì a poco per far concludere senza problemi l'anno accademico". Il 66 per cento dei ricercatori aveva firmato per il blocco della didattica. E dopo la pausa estiva confermano: "La nostra posizione non è cambiata".

PADOVA
All'Università di Padova i ricercatori di Lettere e Filosofia non faranno lezione e molti corsi saranno annullati. Si è dato anche il via libera a un "piano didattico d'emergenza" per limitare gli effetti della protesta sugli studenti.

PALERMO
Ha colpito tutta la città il suicidio di Norman Zarcone, dottorando di 27 anni, che si è ucciso gettandosi da un terrazzo al settimo piano della facoltà di Lettere: gli avevano detto chiaramente che non aveva prospettive di carriera nell'ateneo.

BRESCIA
Alla Facoltà di Ingegneria dell'Università Statale di Brescia le lezioni partiranno con una settimana di ritardo. A Economia e Giurisprudenza corsi sospesi per almeno 5 giorni, ma non ci sono certezze su quello che potrà succedere nelle prossime settimane.

CATANZARO
I primi a farsi sentire sono i ricercatori della Facoltà di Giurisprduenza. Contestano in modo netto il DDl Gelmini che mette a rischio il loro futuro e hanno annunciato la loro indisponibilità a fare didattica al di là delle attività che sono tenuti a fare per legge.

SIENA, FIRENZE E PISA
I ricercatori di Siena, Firenze e Pisa stanno coordinando insieme le loro proteste. I ricercatori della città del palio rassicurano che l'astensione dalla didattica non ha e non avrà come conseguenza quella di creare un problema isolato solo a Siena. Confermano infatti che grazie alle frequenti comunicazioni con gli altri colleghi, "negli altri due Atenei toscani, a Firenze e Pisa, la situazione è del tutto analoga, con perlomeno il 70-80% di astensioni".

MODENA - REGGIO EMILIA
I ricercatori della Facoltà di Scienze della Formazione dell'ateneo di Modena e Reggio Emilia sono in stato di agitazione, come i loro colelghi di varie università. La Giornata di Benvenuto alle nuove matricole si terrà nonostante tyutto il 27 settembre: oltre a dare agli studenti le necessarie informazioni per un loro rapido inserimento nella vita universitaria, sarà l'occasione buona per spiegare le forme e le motivazioni della protesta dei ricercatori.

L'AQUILA
La facoltà di Ingegneria dell'Aquila ha deciso di posticipare di una settimana l'inizio delle lezioni (dal 27/09 al 4/10) e si terrà un'assemblea generale di docenti e studenti il 30 settembre.

CAGLIARI

Caos anche all'Università di Cagliari, dove il Senato accademico ha deciso di rinviare l'inizio delle lezioni, previsto per il 1 ottobre, di circa 10 giorni a causa della protesta dei ricercatori.

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13
Commenti

vito giovedì, 23 settembre 2010

spero non qui

io spero non qui ad agraria a scenze e altre facoltà se fosse scioperamo e manifestiamo

n° 5
Giannina mercoledì, 22 settembre 2010

una domanda...

Una domanda a chi scrive articoli e fa protesta: ma pensate davvero tutti che il vero problema siano i tagli della ricerca? O altro? Ad esempio, vogliamo parlare di come i professori italiani spendono i fondi di ricerca? per attrezzature che poi non usano? per viaggi in prima classe o biglietti che poi non usano? E parliamo di quanto sadismo abbiano nel far esasperare i loro studenti? Potrei citare una decina di esempi di prof facoltosi e decisamente sadici e spreconi, vale a dire, il 90% delle persone che ho conosciuto durante dottorato e post-doc! Sono molto, molto stupita che si faccia tanto clamore per la Gelmini, mentre da anni si taccia su questioni ben piu' gravi quali il fatto che in Italia NON SI VADA IN PENSIONE a 65 anni come nel resto d'Europa (e questo e' davvero grave per il rinnovo delle competenze!), che i posti siano assegnati in base agli agganci politici e NON al merito (leggasi pubblicazioni con IMPACT FACTOR), cambiare queste cose sarebbe vera rivoluzione!

n° 4
nicolemarie mercoledì, 22 settembre 2010

R: una domanda...

Sn d'accordo con Giannina sulle pensioni, altro motivo che denota l'insufficienza di quanto va predicando la Gelmini circa il merito e 'ingresso dei giovani, è evidente che i professori se ne dovrebbero andare prima. Ma posto questo non ci si rende conto che i tagli sono il primo dramma di questa riforma, che a pagare siamo sempre e solo NOI STUDENTI, perchè ai prof spreconi lo stipendio non glielo leva nessuno.

Giannina mercoledì, 22 settembre 2010

R: R: una domanda...

Ecco la mia controproposta (e la sottoscriverei in prima persona -- parlo da post-doc precaria all'estero)
1) Mandiamo in pensione i prof > 65 anni;
2) paghiamo gli ordinari al massino 2500/mese netti (dottorandi 1000; ricercatori 1700);
3) stabiliamo che se un ricercatore/professore non produce articoli, oppure che se non fa bene la didattica (qui ci vuole una bella valutazione come fanno in UK), dopo 2 anni perde il posto (diamo 2 anni giusto per trovare un lavoro alternativo) -- NB: Cosi' fanno al Max Planck in Germania;
--- Poi vediamo se i pochi soldi per la ricerca saranno finalmente ben spesi ; )

eru giovedì, 23 settembre 2010

R: R: R: una domanda...

> Ecco la mia controproposta (e la sottoscriverei in prima persona -- parlo da post-doc precaria all'estero)
>
> 1) Mandiamo in pensione i prof > 65 anni;
>
> 2) paghiamo gli ordinari al massino 2500/mese netti (dottorandi 1000; ricercatori 1700);
>
> 3) stabiliamo che se un ricercatore/professore non produce articoli, oppure che se non fa bene la didattica (qui ci vuole una bella valutazione come fanno in UK), dopo 2 anni perde il posto (diamo 2 anni giusto per trovare un lavoro alternativo) -- NB: Cosi' fanno al Max Planck in Germania;
>
> --- Poi vediamo se i pochi soldi per la ricerca saranno finalmente ben spesi ; )

ricercatori 1750
GELMINI AL ROGO

Valentina mercoledì, 22 settembre 2010

L'Aquila

La facoltà di Ingegneria dell'Aquila ha deciso di posticipare di una settimana l'inizio delle lezioni (dal 27/09 al 4/10) e si terrà un'assemblea generale di docenti e studenti il 30 settembre. http://www.abruzzoweb.it/contenuti/universita-laquila-slittano-le-lezion i-ad-ingegneria/9104-4/

n° 3
1 lunedì, 20 settembre 2010

Un solo grido...

Un solo grido, un solo allarme:
GELMINI IN FIAMME! GELMINI IN FIAMME!

n° 2
nicolemarie lunedì, 20 settembre 2010

Riforma Gelmini

Questa donna sta finendo di rovinare quel poco di cultura che è rimasta a questo disgraziato paese che avrebbe tutto e che invece si trova come fanalino di coda negli investimenti sull'istruzione.
So bene quello che chi protesta sente, io ho pagato per esperienza diretta il dover aspettare anni a fare il dottorato x via dei tagli alle borse di studio che sono solo 2. Bisogna aspettare anni e anni, senza un futuro.
Le proteste servono, ma servirebbe un blocco illimitato di tutta la scuola e università italiana, come hanno fatto in Gran Bretagna.
E' una vergogna che si spenda poco così per la crescita culturale, io mi vergogno di questa situazione che tempo purtroppo perdurerà,perchè la gelmini non sta dietro alle proteste, ma se ne sbatte.

n° 1
nicolemarie lunedì, 20 settembre 2010

R: Riforma Gelmini

> Questa donna sta finendo di rovinare quel poco di cultura che è rimasta a questo disgraziato paese che avrebbe tutto e che invece si trova come fanalino di coda negli investimenti sull'istruzione.
> So bene quello che chi protesta sente, io ho pagato per esperienza diretta il dover aspettare anni a fare il dottorato x via dei tagli alle borse di studio che sono solo 2. Bisogna aspettare anni e anni, senza un futuro.
> Le proteste servono, ma servirebbe un blocco illimitato di tutta la scuola e università italiana, come hanno fatto in Gran Bretagna.
> E' una vergogna che si spenda poco così per la crescita culturale, io mi vergogno di questa situazione che tempo purtroppo perdurerà,perchè la gelmini non sta dietro alle proteste, ma se ne sbatte.
Questa donna sta tagliando il futuro dei giovani che meritano, che vogliono ricercare e lavorare per la cultura, ma pochi sembrano rendersene conto, i professori vanno avanti per il loro, gli studenti sono i soli a pagarne.Fra qualche anno molte università falliranno, i conti saranno sempre più in rosso, non ci saranno più quattrini neanche per gli stipendi.
E dove finisce il futuro della ricerca?
Vi rendete conto che cosa vuol dire togliere la ricerca?
Vuol dire bloccare il motore di un paese, e la gelmini questo vuol fare.
Dietro i falsi paraventi di contrastare baronie che in realtà permangono ovunque, concorsi farlocchi, ecc..meritocrazia che non esiste, sta portando l'Italia a dire addio alla ricerca e all'istruzione.

4 ever fede giovedì, 23 settembre 2010

R: R: Riforma Gelmini

basta rubare...... la gelmini deve essere tolta dalla carica xke è un incompetente

nicolemarie lunedì, 20 settembre 2010

R: Riforma Gelmini

> Questa donna sta finendo di rovinare quel poco di cultura che è rimasta a questo disgraziato paese che avrebbe tutto e che invece si trova come fanalino di coda negli investimenti sull'istruzione.
> So bene quello che chi protesta sente, io ho pagato per esperienza diretta il dover aspettare anni a fare il dottorato x via dei tagli alle borse di studio che sono solo 2. Bisogna aspettare anni e anni, senza un futuro.Chi ha merito, scrive, si dà da fare, come me, rischia di non vedere nessun frutto dei propri lavori per via dei tagli immani che sono stati fatti all'università, che diventerà un posto per ricchi, pochi che potranno permettersi di pagare le tasse salate che cresceranno per via dei tagli, e questo paese si spopolerà perchè la ricerca non esisterà più.
E dov'è un futuro di crescita senza ricerca?
La Gelmini ci sta tagliando il futuro, nessuno o pochi se ne rende conto.
Gli insegnanti continuano a fare il loro, tanto a pagare sono gli studenti.
> Le proteste servono, ma servirebbe un blocco illimitato di tutta la scuola e università italiana, come hanno fatto in Gran Bretagna.
> E' una vergogna che si spenda poco così per la crescita culturale, io mi vergogno di questa situazione che tempo purtroppo perdurerà,perchè la gelmini non sta dietro alle proteste, ma se ne sbatte.

vito mercoledì, 22 settembre 2010

R: R: Riforma Gelmini

mamma mia ke casino non sò da noi a viterbo a scienze e ad agraria

4 ever fede giovedì, 23 settembre 2010

R: R: R: Riforma Gelmini

già i costi della scuola sono esorbitanti... se poi inventano altre scuse x per fregarci non ci sto... xke i parlementari e & oltre all' auto blu vogliono tutto gratis

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