Il Ministero pubblica le classifiche degli Atenei che stavolta coincidono con quelle dell’Unione degli Universitari che, per lanciare la nuova campagna informativa, utilizza il quadro di Caravaggio "I bari"
La classifica degli Atenei che riunisce le valutazioni sulla didattica e sulla ricerca secondo criteri individuati dal Ministero stesso, anche se non scaturiti da una discussione con il mondo accademico, è stata pubblicata il 23 novembre dal Sole 24 Ore e rispecchia la classifica pubblicata dall’Unione degli Universitari alcune settimane fa.
Un' operazione di trasparenza che arriva solo dopo la denuncia dell'associazione studentesca e che, ribadisce l'Udu "ci fa capire che dobbiamo continuare a monitorare gli atti ministeriali e il tanto decantato “merito” che oggi è solo un concetto sbandierato ai quattro venti ma travisato e privo di una discussione reale, condivisa e profonda sul suo significato".
La classifica di luglio, sulla quale oggi si fa dietro front, aveva creato non pochi problemi agli ateni virtuosi fatti invece passare come "viziosi" e l'Università di Parma ne è stata una delle vittime, ingiustamente collocata al 31° posto su 56°, anzichè al 21° come avrebbe meritato. La nuova classifica la riabilita ma il “marchio d’infamia” a suo tempo era rimbalzato su giornali e tv proprio nel periodo delle immatricolazioni.
"Se questa “rettifica” del Ministero vuole essere un’altra operazione per rafforzare il significato che la Gelmini vuole dare al merito" -aggiuinge l'Udu- "è bene che si interroghi su cosa ci sia di meritevole nell’impedire agli studenti di studiare quando vengono fermati da un numero chiuso, o cosa ci sia di meritevole nelle borse di studio date per un test nazionale come è contenuto nella riforma, o cosa ci sia di meritevole per gli studenti che studiano in un ateneo che verrà abbandonato a se stesso quando la quota premiale dei finanziamenti creerà atenei di serie A e atenei di serie B".
“Non siamo contrari alla valutazione degli Atenei, ma la valorizzazione del “merito” di cui parla la Gelmini da un lato deve avere il fine di innalzare la qualità dell’intero sistema universitario, non solo di alcuni Atenei, dall’altro senza soldi questa è una distribuzione dei tagli, nient’altro – dice Paterna dell’Unione degli Universitari – da questa operazione e da come si sa delineando il sistema universitario dal ddl di riforma della Gelmini è chiaro che l’indirizzo è di cancellare definitivamente il diritto allo studio”.
L’Unione degli Universitari sarà in piazza l’11 Dicembre per opporsi al disegno di legge sull’Università: Pubblica, non ostaggio degli interessi dei privati, Libera, senza barriere all’accesso, Democratica, non in mano ai baroni, di Qualità, perché possa davvero formare le coscienze, per Tutti, non solo per i ricchi.