Il
presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano,
ospite della cerimonia conclusiva delle celebrazioni per
il settimo centenario di fondazione dell'Università
degli Studi di Perugia, è intervenuto sulla
situazione attuale delle università italiane e sulla riforma
che l'attuale governo sta formalizzando. Napolitano ha
sottolineato la necessità di "valutazioni e
interventi pubblici puntuali" per gli atenei italiani,
augurandosi che "siano maturi i tempi per ripensare e
rivedere scelte di bilancio improntate a tagli indiscriminati".
Prendendo spinto dal discorso del Rettore dell'Università di
Perugia, Francesco Bistoni, che si è soffermato sui "livelli
di eccellenza ancora presenti negli atenei italiani nonostante la fuga
dei cervelli, Napolitano ha parlato della crisi economica e di come sia
necessario investire sull'Università italiana: "la
conoscenza e la ricerca sono leve fondamentali per la crescita
economica e sociale, perché solo
il sapere e l’innovazione» rappresentano un argine
e una carta
vincente nella sfida dei mercati globali".
Il Presidente ha inoltre aggiunto che "questa è una
verità difficile
da contestare e apparentemente non contestata anche nel nostro
Paese. Ma si tarda a trarne
le conseguenze". Ed ha concluso il suo intervento dichiarando che servono
maggiori risorse e una maggiore attenzione nei confronti degli atenei
italiani, evitando "generalizzazioni liquidatorie",
analizzando "con coraggio" i risultati dei singoli atenei
ed i problemi della ricerca e cercando soluzioni possibili
prendendo spunto dagli stessi settori in Europa e nel Mondo. Tutte le
forze responsabili del Paese devono impegnarsi per valorizzare le
"risorse di capitale umano" ed evitare la "dispersione di talenti e
risultati troppo spesso sottovalutati".
E da Roma è arrivata subito la replica
del Ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, sostenuta
dal Ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, secondo il quale
"non ci sono stati tagli indiscriminati, anzi, abbiamo salvato l'Italia
con la manovra di luglio 2009-2011 pari a 36 miliardi di euro". Il
Ministro Gelmini ha precisato che "le preoccupazioni
del presidente Napolitano sono anche le preoccupazioni del governo.
La Ricerca e l'Università sono alla base dello sviluppo di
un Paese, ma è altrettanto vero, però, che in
questa fase di difficoltà economica internazionale
è necessario investire il denaro pubblico con grande
attenzione e oculatezza. Per questo bisogna tutelare al massimo le
tante realtà di eccellenza presenti in Italia. Tuttavia è
nostro dovere amministrativo e morale eliminare gli sprechi e le spese
non necessarie accumulate negli anni a causa di gestioni universitarie
poco efficaci".
Mariastella Gelmini ha inoltre sottolineato le caratteristiche della
sua riforma, il cui obiettivo è quello
di migliorare la situazione attuale dell'Università
italiana: "ci sono ampi margini per migliorare le
modalità di spesa degli atenei e per destinare fondi alla
ricerca e alle università più virtuose. Il
governo con il decreto legge sull'università ha deciso di
destinare più fondi alle università migliori e di
creare 4.000 nuovi posti da ricercatore. Ha deciso inoltre di mettere
un freno al moltiplicarsi di corsi e sedi distaccate".
L’Unione degli Universitari ha
espresso grande soddisfazione per le parole del Presidente Napolitano, dichiarando che "ancora una volta
è il Presidente della Repubblica che deve ricordare i valori
costituzionali come, in questo caso, il diritto allo studio ed alla
formazione pubblica sia come valore imprescindibile sia come fulcro da
quale far ripartire il nostro Paese ormai in piena crisi economica". L'Udu
vuole quindi "ricordare al Governo che la formazione è la
base di un Paese civile, e su questa non si possono e non si devono
operare tagli, mai".