Inizia il percorso di mobilitazione delle associazioni studentesche per protestare contro la riforma dell'università. L'
Unione degli Universitari la definisce un decreto che "
affossa definitivamente l’Università pubblica italiana" e per far sentire la loro voce hanno già organizzato manifestazioni ed altre iniziative all'interno degli atenei.
I primi a muoversi sono state le università meridionali, con l' agitazione di mercoledì pomeriggio all’Università di Lecce e l’
assemblea di Ateneo di Palermo indetta per oggi 29 ottobre alle 15, alla quale sarà presente anche il Rettore Roberto Lagalla.
A partire dalle ore 21 un’assemblea permanente sotto il rettorato dell’Università di Lecce, ateneo periferico e “virtuoso” ma che vive gravemente i tagli inflitti dal Governo, per passare poi domani all’assemblea di ateneo a Palermo.
L'Unione degli Universitari considera che l' indirizzo privatistico che il Governo sta dando all'università italiana punta a smantellare il carattere pubblico degli atenei che in realtà dovrebbero essere accessibili a tutti. L’
Udu invece ribadisce la sua idea di Università pubblica "
non ostaggio degli interessi dei privati, libera, senza barriere all’accesso, democratica, non in mano ai baroni, di qualità, perché possa davvero formare le coscienze, per tutti, non solo per i ricchi".
Proprio per difendere la loro idea di università -pubblica, libera, democratica, di qualità e per tutti-
il 6 novembre gli universitari scenderanno in piazza. Per richiamare l'attenzione su questa iniziativa l'UDU ha diffuso un video ironico ("
non intendiamo offendere nessuno o inneggiare alla violenza" - precisano) in cui finge il rapimento del Ministro Gelmini e chiede un riscatto di 2 miliardi di € per l'università italiana, oltre al ritiro del decreto "
perchè" -dichiara l'associazione studentesca- "
chi fa le riforme continua a non ascoltare chi le subisce, non c’è stato alcun tavolo di discussione con gli studenti sui temi della governance e del diritto allo studio."
Perplessità per la mancanza di un coinvolgimento in questa riforma l'ha manifestata anche l'ADI, l'Associazione Dottorandi Italiani che la definisce "
un'occasione perduta" e in un comunicato dichiara che "
il Ministero non ha coinvolto, tantomeno consultato, le organizzazioni di rappresentanza del mondo universitario: è stata persa una valida occasione per introdurre elementi utili, ragionevoli e, a nostro avviso, indispensabili nel testo".
L'ADI ritiene che questo testo non riesca a migliorare la condizione dei dottori di ricerca e dei giovani ricercatori, uniformando le tante, troppe figure professionali che caratterizzano il post dottorato. L'ADI inoltre chiede quali siano le intenzioni del Ministro e di tutto il governo in merito ai concorsi da ricercatori già previsti.
Sempre per protesta contro la riforma il 17 novembre scenderanno in piazza gli studenti di LINK- Assemblea studentesca, la rete che unisce Unione degli Studenti e Coordinamento degli Universitari e che mercoledì 28 ottobre hanno occupato simbolicamente il Ministero di Viale Trastevere. "
Protestiamo contro i tagli indiscriminati a scuola e università - dichiarano gli studenti - chiediamo una didattica innovativa e partecipata e un nuovo sistema di welfare studentesco, che garantisca agli studenti agevolazioni sui libri di testo, sui trasporti, sui consumi culturali. Proprio oggi è stato varato dal Governo il ddl di riforma dell'Università: la rappresentanza studentesca viene ridotta all'impotenza e i Rettori diventano dei monarchi assoluti. La democrazia negli atenei viene distrutta."