La
riforma dell'università voluta dal ministro Gelmini mette
a rischio il futuro di tanti ricercatori. Il motivo è semplice: è prevista la fine delle collocazioni lavorative a tempo determinato. La nuova figura prevede la possibilità di accedere all'insegnamento attraverso
due contratti triennali: se nel corso del secondo triennio il ricercatore vince il concorso da docente associato rimarrà in seno all'università; in caso contrario
non potrà più continuare l'attività accademica.
L'accesso alla docenza non prevede deroghe o sanatorie per i circa 20mila attuali ricercatori a tempo determinato. L'iter che saranno chiamati a seguire è lo stesso di quelli che approdano oggi negli atenei. L'ADI ha da tempo indicato come non esistano nel DDL provvedimenti specifici per l'assunzione dei giovani ricercatori né, tanto meno, anche solo per limitare il problema delle troppe figure professionali precarie all'interno dell'università. La nuova figura del ricercatore a tempo determinato non convince.
Il problema principale del DDL Gelmini è che non aiuta i giovani ricercatori, secondo l'ADI, e non combatte la precarietà: nel DDL stesso non si fa mai riferimento al dottorato di ricerca, tanto meno a ipotesi di riforma del percorso: anche qui nessun provvedimento per la valorizzazione del titolo né per eliminare le storture più evidenti.
Il Ministro ha sempre difeso il suo operato: "L'università sarà più meritocratica, trasparente, competitiva e internazionale. Il ddl - ha detto a più riprese la Gelmini
- segna la fine delle vecchie logiche corporative: sarà premiato solo chi se lo merita. L'approvazione di questo provvedimento costituisce la base per il rilancio del sistema universitario italiano, finalmente si potrà competere con le grandi realtà internazionali."
LA LETTERA DI UNA DOTTORANDA ALLA GELMINI
All'attenzione del Ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca, On.le Maria Stella Gelmini
Illustre Ministro,
Le scrivo in qualità di neoletta al CNSU (Consiglio Nazionale Studenti Universitari) per la componente dei dottorandi, nonché come iscritta all'ADI - Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani – , al fine di sollecitare la convocazione della prima riunione del CNSU. Sono ormai passati quattro mesi dalle elezioni del CNSU: dopo il clamoroso ritardo con cui è stato emanato il decreto ministeriale di nomina degli eletti, ci ritroviamo nella spiacevole situazione di dover constatare come ad oggi ancora non ci siano cenni di convocazione della prima riunione.
La situazione comincia ad essere imbarazzante anche in vista dei delicati passaggi parlamentari del Disegno di legge sull'università, sul quale il CNSU potrebbe e dovrebbe esprimere considerazioni e proposte. Interventi del genere necessiterebbero di partecipazione e condivisione, che proprio luoghi come il CNSU dovrebbero assicurare. Anche Lei sostenne questa tesi quando, all'indomani delle elezioni, indicò, incautamente, nell'esito del voto un segnale positivo per le Sue riforme in materia di Università e Ricerca.
In tale contesto, continuare a procrastinare la convocazione della prima riunione del CNSU corrisponderebbe, invece, ad una sua totale delegittimazione.
A ciò vanno aggiunte le esigenze indubbiamente più pratiche, ma particolarmente sentite all’inizio di un anno accademico, di una pronta calendarizzazione degli incontri annuali del CNSU, così come stabilito dall’art. 9 del Regolamento, e di una immediata conoscenza della futura composizione del CUN ex art. 17 del Regolamento stesso, al fine di un'efficace organizzazione in vista delle future scadenze.
Nella convinzione che questa richiesta troverà al più presto riscontro,
Le porgo distinti saluti,
Dottoressa Valentina Maisto
TUTTI GLI ARTICOLI DI STUDENTI.IT SULLA RIFORMA GELMINI