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Riforma su governance e reclutamento

Il Ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, ha ultimato il progetto di legge sulla governance ed il sistema di reclutamento del sistema universitario italiano per combattere il nepotismo ed il conflitto di interessi

di Barbara Leone 4 maggio 2009

Il Ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, ha ultimato il progetto di legge sulla governance ed il sistema di reclutamento del sistema universitario italiano per combattere il nepotismo ed il conflitto di interessi. Il disegno di legge dovrebbe essere presentato al Consiglio del Ministri già nei prossimi giorni, prima di essere inviato alla Camera per il voto di approvazione. Ecco i principali punti del progetto.

toccoCodice etico per gli atenei
Entro 6 mesi dall'entrata in vigore della legge, tutti gli atenei italiani dovranno adottare un codice etico "che individui tra l'altro in modo puntuale i casi di incompatibilità e di conflitto di interesse e predisponga opportune misure per evitarli". Si vuole in questo modo cercare di combattere "lobby e nepotismo" e dar la possibilità di poter svolgere una carriera universitaria in base al reale merito.
Distinzione tra Cda e Senato accademico
I componenti del consiglio di amministrazione degli atenei, escluso il rettore, avranno il divieto di "ricoprire altre cariche accademiche e essere componenti di altri organi dell'università ad eccezione del consiglio di dipartimento". Inoltre durante il mandato non potranno "rivestire alcun incarico politico o far parte del consiglio di amministrazione di altre università". I membri del Cda e del Senato accademico potranno rimanere in carica per un massimo di 4 anni, non rinnovabili.

Chiamata diretta per i professori famosi

"Le università possono procedere alla copertura di posti di professore ordinario mediante chiamata diretta di studiosi di chiara fama, in possesso di uno dei seguenti requisiti: occupare da almeno un triennio analoga posizione in una università straniera; essere stati insigniti di alti riconoscimenti scientifici in ambito internazionale; aver ricoperto per almeno un triennio incarichi direttivi in qualificati istituti di ricerca".
Rettori a termine
I rettori possono essere scelti tra i professori ordinari delle università italiane "in possesso di comprovata competenza ed esperienza di gestione, anche a livello internazionale, nel settore universitario o delle istituzioni culturali". La carica di rettore potrà durare al massimo 2 mandati di 4 anni o 6 anni in caso di mandato unico. In questo modo si vuole evitare l'eventualità di "mandati a vita" e l'impossibilità di ricambi.

Attivazione di un'Agenzia nazionale di valutazione (Anvur)
Si dovrà procedere all'attivazione di un'Agenzia nazionale di valutazione. "La maggioranza dei membri del nucleo di valutazione non dovranno appartenere ai ruoli dell'università, nel caso in cui il presidente vi appartenga, tutti gli altri componenti dovranno essere esterni". In questo modo di potrà arrivare ad un giudizio più obiettivo e attendibile sulla qualità dell'offerta didattica e sulla formulazione di proposte specifiche per migliorarla.
Possibilità di creare strutture federative
Per "migliorare l'efficacia e l'efficienza dell'attività didattica, di ricerca e gestionale" e per "ottimizzare l'utilizzazione delle strutture e delle risorse, una o più università vicine possono fondersi o aggregarsi in strutture federative sulla base di un progetto comune". Il progetto dovrà essere approvato dal Ministero dell'Istruzione e da un'apposita Agenzia di valutazione. Questa possibilità può servire a sfruttare nel miglior modo possibile gli stanziamenti a disposizione degli atenei.

Ricercatori trasformati in professori aggregati
I ricercatori assumeranno il titolo di professori aggregati. Dopo 4 anni saranno sottoposti "a un giudizio di conferma da parte di una commissione nazionale composta, per ogni settore scientifico-disciplinare, da tre professori ordinari scelti dall'Anvur". Se il giudizio sarà positivo, il ricercatore sarà inserito nella lista dei ricercatori confermati. Se il giudizio sarà negativo, il ricercatore sarà sottoposto ad un nuovo giudizio di conferma dopo 2 anni. Se anche il secondo giudizio di conferma risulterà negativo, il ricercatore "cesserà di appartenere al ruolo".
Formazione di una commissione per scegliere i professori
Si prevede la "formazione di un'unica commissione di 9 membri (di cui uno interno) per ciascun settore scientifico-disciplinare mediante sorteggio di 8 commissari nazionali scelti all'interno di una lista contenente un numero triplo di professori ordinari". Questi professori devono aver presentato "apposita candidatura" e aver ricevuto la designazione dell'Anvur. Inoltre ogni commissario può restar in carica per 2 anni e, alla fine di un mandato, non può far parte di un'altra commissione (anche di un settore scientifico diverso) per i successivi 3 anni.

Lotta ai concorsi pilotati
"Verrà istituita l'abilitazione scientifica nazionale, distinta per le funzioni di professore ordinario e associato, per attestare il possesso della qualificazione scientifica adeguata ai rispettivi ruoli". L'abilitazione sarà data in base ai titoli posseduti ed alle pubblicazioni, "alla luce di parametri stabiliti per ogni ruolo e area da apposito decreto del ministero". L'abilitazione non rappresenterà un accesso diretto ai ruoli o alla "progressione di carriera", ma permetterà ai professori di essere inseriti in una lista nazionale per 4 anni, prima di essere sottoposti ad una nuova verifica.
Livelli di prestazione degli atenei
Si deve arrivare a definire "uno o più decreti legislativi di riforma del sistema del diritto allo studio universitario per stabilire i livelli essenziali delle prestazioni (LEP) tali da assicurare gli strumenti e i servizi per il conseguimento del pieno successo formativo di tutti gli studenti dell'istruzione superiore e rimuovere gli ostacoli che limitano l'accesso ed il conseguimento dei più alti gradi di istruzione superiore agli studenti capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi". Inoltre si deve arrivare a stabilire un "maggiore raccordo tra le istituzioni al fine di potenziare i servizi, per dare agli studenti la più ampia libertà di scelta".

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Pietro Di Gennaro venerdì, 15 maggio 2009

G8 university summit 200

COMUNICATO STAMPA

G8 UNIVERSITY SUMMIT 2009: I RETTORI SI CELEBRANO
NOI DENUNCIAMO LA CRISI DELL'UNIVERSITÀ

RDB-CUB ADERISCE ALL'ANTI G8 DELL'UNIVERSITÀ ED ORGANIZZA ASSEMBLEA-DIBATTITO


Torino, lunedì 18 maggio - ore 13
Centro didattica della Facoltà di Medicina, Aule di Fisiologia
C.so Massimo d’Azeglio, 50


Tra il 17 e il 19 maggio si terrà a Torino G8 University Summit 2009, promosso dalla Conferenza dei Rettori Italiani (CRUI). In tale occasione la RdB-CUB Università, aderendo alle iniziative anti G8, ha organizzato un’assemblea-dibattito, aperta a tutte le componenti universitarie, dal titolo “La crisi dell'Università nella competizione globale”.

L’incontro intende denunciare le scelte disastrose dei Rettori e quelle del Governo, ed aprire un dibattito sul come contribuire a disegnare e rilanciare un progetto di Università della società e per la società, alternativo a quello di privatizzazione e/o smantellamento.
Interverranno:
Roberto Burlando, Università degli Studi di Torino; Giorgio Faraggiana, Politecnico di Torino; Orazio Maccarone della Direzione nazionale RdB-CUB Università; Andrea Merlon, INRIM Torino, USI/RdB Ricerca; una rappresentanza studentesca dell’Onda; Luciano Vasapollo,
Università degli Studi La Sapienza, Roma.

“Abbiamo aderito all’anti-G8 perché viviamo una Università molto diversa da quella che i Rettori descrivono”, spiega Pietro Di Gennaro, della Direzione nazionale RdB-CUB Pubblico Impiego. “Siamo in un’Università in via di dismissione, dove disagio e precarietà interessano tutti: gli studenti, che a una formazione sempre meno qualificata ma sempre più costosa devono aggiungere un futuro di precarietà; i docenti, il cui status e la cui libertà viene rimessa a valutazioni economicistiche della didattica e della ricerca; il personale tecnico amministrativo, la cui unica certezza sono i salari da fame e la precarietà galoppante dei rapporti di lavoro. Interessa infine la società, che ormai vive l'Università come uno spreco di risorse e non più come uno strumento di promozione culturale, civile, scientifico, sociale ed anche economico”.
“Le strategie neoliberiste, perseguite in nome dell’autonomia dai rettori degli Atenei italiani negli ultimi 20 anni - prosegue Di Gennaro - sono il fondamento della crisi del sistema universitario nazionale. Siamo convinti che l’ente di diritto privato CRUI ne sia pienamente responsabile, avendo scambiato il suo riconoscimento istituzionale con l’applicazione di tutti i provvedimenti governativi tesi a destituire l’Università pubblica: tagli dei finanziamenti, competizione tra Atenei, Fondazioni e privatizzazione. Per questo invitiamo tutte le componenti universitarie a partecipare alla nostra iniziativa, per tradurre in proposte pratiche lo slogan Noi la vostra crisi non la vogliamo pagare”, conclude il dirigente RdB-CUB.

Torino, 13 maggio 2009

www.rdbcub.it

www.universita.rdbcub.it

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