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Meno esami all'Università di Bologna

L'Università di Bologna dall'anno accademico 2008-2009 mette in atto la direttiva del Ministero sul riordino della didattica: le matricole dovranno superare un numero inferiori di esami per ottenere la laurea

di Redazione Studenti 4 luglio 2008

Dal prossimo anno accademico i nuovi studenti dell'Università degli studi di Bologna, immatricolati nel 2008-2009, potranno laurearsi effettuando un numero minore di esami. I nuovi studenti dell’Alma Mater per ottenere la laurea dovranno infatti superare il 30 per cento in meno degli esami ed avranno una maggiore libertà di cambiare il piano di studi in corso d’opera.
E’ l’effetto non solo del riordino della didattica voluto dal Ministero dell’università e della ricerca ma soprattutto dell’esecuzione lampo che l’Alma Mater ne ha dato insieme ad un limitato gruppo di altre università, tra cui Padova e, parzialmente, Roma La Sapienza e la Federico II di Napoli.
A livello nazionale infatti i cambiamenti introdotti interesseranno solo il 30 per cento dei corsi del prossimo anno accademico.

studentessa feliceIn pratica per le lauree triennali il tetto massimo sarà di 20 esami contro i circa 30 attuali, mentre per quelle biennali di specializzazione (lauree magistrali) il tetto sarà di 12 esami a fronte dei circa 20 di oggi, e per quelle a ciclo unico oscillerà tra 30 e 36.
Il meccanismo del 3 più 2 viene inoltre corretto in un 3 e 2, che lascia più libertà agli studenti di cambiare percorso formativo.
Chi voglia iscriversi ad un corso di laurea magistrale, infatti, dovrà sempre disporre di precisi requisiti curricolari, che però saranno regolati da criteri più flessibili ed eventualmente integrati da una verifica delle conoscenze e competenze acquisite.
“Meno esami per laurearsi non significa, è ovvio, che si studierà di meno, ma che i corsi e gli esami saranno organizzati in un modo più efficiente sul piano didattico e si spera più efficace per gli studenti” spiega la prof. Bruna Zani, preside della Facoltà di psicologia e presidente della commissione Didattica Unibo.

"La ragione per cui siamo stati così veloci nel varare il riordino dei corsi", dice Guido Masetti, prorettore alla Formazione, "è semplicemente che non abbiamo aspettato che fosse il ministero a chiedercelo. Era una cosa che bolliva in pentola già dai tempi del ministro Moratti. Quando poi c’è stato il cambio di governo e il processo s’è temporaneamente arrestato per il passaggio di consegne con Mussi, noi siamo andati avanti lo stesso, sempre facendo attenzione ovviamente che i contenuti fossero coerenti con la riforma in cantiere. Risultato: abbiamo licenziato il riordino ancor prima della firma ufficiale dell’ultimo decreto del ministero".
La riprogettazione didattica dell'Università di Bologna riguarda la quasi totalità dei corsi dell’ateneo: sono escluse le lauree specialistiche di ingegneria, che saranno modificate il prossimo anno, e i corsi di medicina per i quali non c’è ancora il via libera ministeriale.
Complessivamente saranno 223 i nuovi corsi di laurea rispetto ai 233 aperti all’immatricolazione l’anno scorso. E' diminuito il numero dei corsi triennali (quindici in meno) e aumentato invece quello delle lauree magistrali (cinque in più), soprattutto grazie ai nuovi corsi internazionali in inglese.

"Il nostro è un ateneo di ricerca, la cui naturale vocazione è quella della formazione superiore", dice Zani, "del resto circa il 25 per cento dei nostri iscritti al biennio di specializzazione ha conseguito la laurea triennale in altri atenei”.
Tra i nuovi corsi ci sono ad esempio mass media e politica della Facoltà di scienze politiche di Forlì, mentre il corso in inglese per la formazione di manager di organizzazioni artistico-culturali della Facoltà di economia di Bologna, grazie ad un accordo appena siglato con la Carnegie Mellon University di Pittsburgh (Usa) offrirà una laurea a doppio titolo, riconosciuta in Italia e negli Stati Uniti.
Per porre un argine al problema dei corsi con pochi iscritti, l’Università di Bologna si è data dei criteri ancora più severi di quelli stabiliti dal ministero.
Nel pacchetto formativo 2008-2009 sono stati infatti ammessi solo quelli che negli ultimi anni hanno registrato una media di studenti superiore ad un numero minimo, variabile di caso in caso da 15 a 50, a fronte dei 6 e 50 indicati dal ministero.

La riorganizzazione dei corsi ha richiesto un grosso lavoro, durato oltre un anno, che ha coinvolto centinaia di docenti e addetti tecnico-amministrativi e, soprattutto, non è rimasto chiuso dietro le porte dell’università.
Sono stati infatti consultati, attraverso interviste o questionari articolati, circa 1200 soggetti interessati, tra imprese, organizzazioni imprenditoriali e di categoria, centri di ricerca, agenzie ed enti della pubblica amministrazione, che rappresentano la principale richiesta di lavoro qualificato. E’ stato loro chiesto, tra l’altro, quali fossero le competenze di cui hanno maggior bisogno e quali, invece, quelle che maggiormente riscontrano nei giovani che escono dall’università. 

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Commenti

Mauro venerdì, 2 ottobre 2009

Meno esami = si studia meno

In realtà non c'è nessuna differenza tra un corso da 6 crediti e uno da 5, ne tra uno da 12 e uno da 10. Hanno gli stessi identici programmi.

n° 3
Elena venerdì, 4 luglio 2008

E' molto interessante questo articolo

E' molto interessante questo articolo è importante sapere gli sviluppi che riguardano l'università e la scuola in generale. Beati gli studenti di Bologna i quali si ritroveranno meno esami, anche se dovranno studiare lo stesso.
Ok ciao ciao a tutti

n° 2
marcello venerdì, 11 luglio 2008

meno esami significa esami più pesanti e si impara

con meno esami da dare si avranno esami più pesanti con tanto materiale da studiare e relative difficoltà per gli studenti e ovviamente si imparerà di meno ! ma qualcuno li ascolta gli studenti prima fare certe stronzate ?? il bello è che se ne vantano pure...meglio sarebbe puntare su dividere gli esami in più prove durante l'anno, come fa il resto del mondo, invece che fare gli esami 6 mesi dopo aver seguito i corsi !

toppe domenica, 20 luglio 2008

"meno esami" = "si impara di meno"?

"Dividere gli esami in più prove durante l'anno" è una cosa diversa dall'avere molti, piccoli esami su materie diverse (nessuna delle quali approfondita a sufficienza).

Il principio, per me condivisibile, è evitare la divisione dei crediti fra mille esami (pensiamo alle facoltà che ne hanno da 3 o 4 crediti) - molti dei quali, magari, creati solo per dare la cattedra al barone di turno - concentrandoli invece sulle materie fondanti del corso, che spesso occupano una parte misera del curriculum di studi.

Sul fatto che poi il singolo esame "ingrassato" (quelli da 12 crediti, ad esempio) si debba poter dare suddividendo il programma in appelli diversi, sono molto d'accordo.

Faccio presente, infine, che il rischio da scongiurare - almeno, a Lettere - non è tanto che si studi "troppo", ma anzi che l'offerta formativa si riduca.
Infatti, docenti "pigri" potrebbero mantenere il loro programma assolutamente identico, anche con l'aumento dei crediti: e allora avremmo esami uguali, ma in minor numero.


> con meno esami da dare si avranno esami più pesanti
> con tanto materiale da studiare e relative
> difficoltà per gli studenti e ovviamente si
> imparerà di meno ! ma qualcuno li ascolta gli
> studenti prima fare certe stronzate ?? il bello è
> che se ne vantano pure...meglio sarebbe puntare su
> dividere gli esami in più prove durante l'anno,
> come fa il resto del mondo, invece che fare gli
> esami 6 mesi dopo aver seguito i corsi !

ilaria domenica, 6 luglio 2008

Re: E' molto interessante questo articolo

Io vado all'università di Viterbo e frequento la triennale alla facoltà di Scienze e tecninche della comunicazione ed in tre anni devo dare 21 esami, vb è uno in più e nella magistrale dovrò fare 12 esami... quindi credo che la mia università, cm quella di Bologna si sia adattata perfettamente al 3+2!!!

claudia domenica, 6 luglio 2008

Re: E' molto interessante questo articolo

E' un peccato che solo poche università si siano adeguate alla riforma. Io esco da una triennale con 43 esami (grazie moratti) e frequento una specialistica che ne ha più di 20 con un'organizzazione didattica che non esiste, il che assicura il fuori corso... bella fregatura!
Non è possibile che tutto debba ridursi ad una questione di fortuna nel beccare l'anno "giusto" di iscrizione.
Gli atenei dovrebbero darsi una mossa e adeguarsi tutti!
Lo studente è chiamato al massimo impegno ma più di tanto è evidente che non può fare

Fabio domenica, 13 luglio 2008

Re: E' molto interessante questo articolo

E' interessante questa nuova procedura. Anche se secondo me tutti gli atenei dovrebbero aggiornarsi. Io personalmente esco da una triennale con 35 esami e sto frequentando una magistrale con 20 figuriamoci un po. In pratica le matricole si ritroveranno a fare 20 esami in tre anni, mentre io e gli altri come me ci ritroviamo 20 esami in 2 anni. Bella fregatura. Ciao a tutti.

lisa domenica, 15 febbraio 2009

Re: E' UN Pò demoralizzante questo articolo

> E' interessante questa nuova procedura. Anche se
> secondo me tutti gli atenei dovrebbero aggiornarsi.
> Io personalmente esco da una triennale con 35 esami
> e sto frequentando una magistrale con 20
> figuriamoci un po. In pratica le matricole si
> ritroveranno a fare 20 esami in tre anni, mentre io
> e gli altri come me ci ritroviamo 20 esami in 2
> anni. Bella fregatura. Ciao a tutti > >Sono d'accordo con i commenti di claudia e fabio,in quanto gli studenti immatricolati qualche anno prima dovrebbero avere la possibilità o di integrarsi nel nuovo ordinamento oppure di scegliere se restare nel proprio.Le date di immatricolazione non sono un motivo per tagliare fuori studenti che appartengono alla stessa facoltà e che pagano tasse come tutti gli altri.Se una facoltà pensa di progredire cambiando i suoi ordinamenti,deve permettere anche allo studente di pensare se progredire scegliendo un'altra direzione.

Elena venerdì, 4 luglio 2008

E' molto interessante questo articolo

E' molto interessante questo articolo è importante sapere gli sviluppi che riguardano l'università e la scuola in generale. Beati gli studenti di Bologna i quali si ritroveranno meno esami, anche se dovranno lo studiare lo stesso.
Ok ciao ciao a tutti

n° 1
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