Dal prossimo anno accademico i nuovi studenti
dell'Università degli studi di Bologna,
immatricolati nel 2008-2009, potranno laurearsi effettuando un
numero minore di esami. I nuovi studenti dell’Alma
Mater per ottenere la laurea dovranno infatti superare il 30 per cento
in meno degli esami ed avranno una maggiore libertà
di cambiare il piano di studi in corso d’opera.
E’ l’effetto non solo del riordino della
didattica voluto dal Ministero dell’università e
della ricerca ma soprattutto dell’esecuzione lampo
che l’Alma Mater ne ha dato insieme ad un limitato gruppo di
altre università, tra cui Padova e, parzialmente, Roma La
Sapienza e la Federico II di Napoli.
A livello nazionale infatti i cambiamenti introdotti interesseranno
solo il 30 per cento dei corsi del prossimo anno accademico.
In
pratica per le lauree triennali il tetto massimo
sarà di 20 esami contro i circa 30 attuali,
mentre per quelle biennali di specializzazione (lauree
magistrali) il tetto sarà di 12 esami a fronte
dei circa 20 di oggi, e per quelle a ciclo unico oscillerà
tra 30 e 36.
Il meccanismo del 3 più 2 viene inoltre corretto in un 3 e
2, che lascia più libertà agli studenti di
cambiare percorso formativo.
Chi voglia iscriversi ad un corso di laurea magistrale, infatti,
dovrà sempre disporre di precisi requisiti curricolari, che
però saranno regolati da criteri più
flessibili ed eventualmente integrati da una verifica delle
conoscenze e competenze acquisite.
“Meno esami per laurearsi non significa, è ovvio,
che si studierà di meno, ma che i corsi e gli esami
saranno organizzati in un modo più efficiente sul piano
didattico e si spera più efficace per gli
studenti” spiega la prof. Bruna Zani, preside della
Facoltà di psicologia e presidente della commissione
Didattica Unibo.
"La ragione per cui siamo stati così veloci nel varare il
riordino dei corsi", dice Guido Masetti, prorettore alla
Formazione, "è semplicemente che non abbiamo
aspettato che fosse il ministero a chiedercelo. Era una cosa che
bolliva in pentola già dai tempi del ministro Moratti.
Quando poi c’è stato il cambio di governo e il
processo s’è temporaneamente arrestato per il
passaggio di consegne con Mussi, noi siamo andati avanti lo stesso,
sempre facendo attenzione ovviamente che i contenuti fossero coerenti
con la riforma in cantiere. Risultato: abbiamo licenziato il riordino
ancor prima della firma ufficiale dell’ultimo decreto del
ministero".
La riprogettazione didattica dell'Università di
Bologna riguarda la quasi totalità dei corsi
dell’ateneo: sono escluse le lauree
specialistiche di ingegneria, che saranno modificate il prossimo anno,
e i corsi di medicina per i quali non c’è ancora
il via libera ministeriale.
Complessivamente saranno 223 i nuovi corsi di laurea rispetto
ai 233 aperti all’immatricolazione l’anno scorso.
E' diminuito il numero dei corsi triennali (quindici in meno)
e aumentato invece quello delle lauree magistrali (cinque in
più), soprattutto grazie ai nuovi corsi internazionali in
inglese.
"Il nostro è un ateneo di ricerca, la cui naturale vocazione
è quella della formazione superiore", dice Zani,
"del resto circa il 25 per cento dei nostri iscritti al
biennio di specializzazione ha conseguito la laurea triennale in altri
atenei”.
Tra i nuovi corsi ci sono ad esempio mass media e politica
della Facoltà di scienze politiche di Forlì,
mentre il corso in inglese per la formazione di manager di
organizzazioni artistico-culturali della Facoltà di economia
di Bologna, grazie ad un accordo appena siglato con la
Carnegie Mellon University di Pittsburgh (Usa) offrirà una
laurea a doppio titolo, riconosciuta in Italia e negli Stati
Uniti.
Per porre un argine al problema dei corsi con pochi iscritti,
l’Università di Bologna si è data dei
criteri ancora più severi di quelli stabiliti dal ministero.
Nel pacchetto formativo 2008-2009 sono stati infatti ammessi solo
quelli che negli ultimi anni hanno registrato una media di studenti
superiore ad un numero minimo, variabile di caso in caso da 15 a 50, a
fronte dei 6 e 50 indicati dal ministero.
La riorganizzazione dei corsi ha richiesto un grosso lavoro, durato
oltre un anno, che ha coinvolto centinaia di docenti e addetti
tecnico-amministrativi e, soprattutto, non è rimasto chiuso
dietro le porte dell’università.
Sono stati infatti consultati, attraverso interviste o
questionari articolati, circa 1200 soggetti interessati, tra
imprese, organizzazioni imprenditoriali e di categoria, centri di
ricerca, agenzie ed enti della pubblica amministrazione, che
rappresentano la principale richiesta di lavoro qualificato.
E’ stato loro chiesto, tra l’altro, quali fossero
le competenze di cui hanno maggior bisogno e quali,
invece, quelle che maggiormente riscontrano nei giovani che escono
dall’università.
Meno esami = si studia meno
In realtà non c'è nessuna differenza tra un corso da 6 crediti e uno da 5, ne tra uno da 12 e uno da 10. Hanno gli stessi identici programmi.
E' molto interessante questo articolo
E' molto interessante questo articolo è importante sapere gli sviluppi che riguardano l'università e la scuola in generale. Beati gli studenti di Bologna i quali si ritroveranno meno esami, anche se dovranno studiare lo stesso.
Ok ciao ciao a tutti
meno esami significa esami più pesanti e si impara
con meno esami da dare si avranno esami più pesanti con tanto materiale da studiare e relative difficoltà per gli studenti e ovviamente si imparerà di meno ! ma qualcuno li ascolta gli studenti prima fare certe stronzate ?? il bello è che se ne vantano pure...meglio sarebbe puntare su dividere gli esami in più prove durante l'anno, come fa il resto del mondo, invece che fare gli esami 6 mesi dopo aver seguito i corsi !
"meno esami" = "si impara di meno"?
"Dividere gli esami in più prove durante l'anno" è una cosa diversa dall'avere molti, piccoli esami su materie diverse (nessuna delle quali approfondita a sufficienza).
Il principio, per me condivisibile, è evitare la divisione dei crediti fra mille esami (pensiamo alle facoltà che ne hanno da 3 o 4 crediti) - molti dei quali, magari, creati solo per dare la cattedra al barone di turno - concentrandoli invece sulle materie fondanti del corso, che spesso occupano una parte misera del curriculum di studi.
Sul fatto che poi il singolo esame "ingrassato" (quelli da 12 crediti, ad esempio) si debba poter dare suddividendo il programma in appelli diversi, sono molto d'accordo.
Faccio presente, infine, che il rischio da scongiurare - almeno, a Lettere - non è tanto che si studi "troppo", ma anzi che l'offerta formativa si riduca.
Infatti, docenti "pigri" potrebbero mantenere il loro programma assolutamente identico, anche con l'aumento dei crediti: e allora avremmo esami uguali, ma in minor numero.
> con meno esami da dare si avranno esami più pesanti
> con tanto materiale da studiare e relative
> difficoltà per gli studenti e ovviamente si
> imparerà di meno ! ma qualcuno li ascolta gli
> studenti prima fare certe stronzate ?? il bello è
> che se ne vantano pure...meglio sarebbe puntare su
> dividere gli esami in più prove durante l'anno,
> come fa il resto del mondo, invece che fare gli
> esami 6 mesi dopo aver seguito i corsi !
Re: E' molto interessante questo articolo
Io vado all'università di Viterbo e frequento la triennale alla facoltà di Scienze e tecninche della comunicazione ed in tre anni devo dare 21 esami, vb è uno in più e nella magistrale dovrò fare 12 esami... quindi credo che la mia università, cm quella di Bologna si sia adattata perfettamente al 3+2!!!
Re: E' molto interessante questo articolo
E' un peccato che solo poche università si siano adeguate alla riforma. Io esco da una triennale con 43 esami (grazie moratti) e frequento una specialistica che ne ha più di 20 con un'organizzazione didattica che non esiste, il che assicura il fuori corso... bella fregatura!
Non è possibile che tutto debba ridursi ad una questione di fortuna nel beccare l'anno "giusto" di iscrizione.
Gli atenei dovrebbero darsi una mossa e adeguarsi tutti!
Lo studente è chiamato al massimo impegno ma più di tanto è evidente che non può fare
Re: E' molto interessante questo articolo
E' interessante questa nuova procedura. Anche se secondo me tutti gli atenei dovrebbero aggiornarsi. Io personalmente esco da una triennale con 35 esami e sto frequentando una magistrale con 20 figuriamoci un po. In pratica le matricole si ritroveranno a fare 20 esami in tre anni, mentre io e gli altri come me ci ritroviamo 20 esami in 2 anni. Bella fregatura. Ciao a tutti.
Re: E' UN Pò demoralizzante questo articolo
> E' interessante questa nuova procedura. Anche se
> secondo me tutti gli atenei dovrebbero aggiornarsi.
> Io personalmente esco da una triennale con 35 esami
> e sto frequentando una magistrale con 20
> figuriamoci un po. In pratica le matricole si
> ritroveranno a fare 20 esami in tre anni, mentre io
> e gli altri come me ci ritroviamo 20 esami in 2
> anni. Bella fregatura. Ciao a tutti > >Sono d'accordo con i commenti di claudia e fabio,in quanto gli studenti immatricolati qualche anno prima dovrebbero avere la possibilità o di integrarsi nel nuovo ordinamento oppure di scegliere se restare nel proprio.Le date di immatricolazione non sono un motivo per tagliare fuori studenti che appartengono alla stessa facoltà e che pagano tasse come tutti gli altri.Se una facoltà pensa di progredire cambiando i suoi ordinamenti,deve permettere anche allo studente di pensare se progredire scegliendo un'altra direzione.
E' molto interessante questo articolo
E' molto interessante questo articolo è importante sapere gli sviluppi che riguardano l'università e la scuola in generale. Beati gli studenti di Bologna i quali si ritroveranno meno esami, anche se dovranno lo studiare lo stesso.
Ok ciao ciao a tutti