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Universita

La classifica degli atenei dimostra il bisogno di riforme

a cura di Barbara

redatto giovedì 08.10.2009

Dopo la pubblicazione della classifica dei migliori atenei del mondo, Mariastella Gelmini dichiara che questa è una ulteriore conferma della necessità di riformare l'università italiana

mariastella_gelmini_seriaDopo la pubblicazione della classifica delle migliori università del mondo del 2009, pubblicata come ogni anno dal Times Higher Education, il supplemento sulla formazione post-lauream del Times di Londra, Mariastella Gelmini dichiara che questa classifica è una conferma dell'urgenza di una riforma dell'università in Italia. Gli atenei italiani infatti fanno una pessima figura: soltanto l'Università di Bologna è presente (al 174° posto) tra i primi 200 atenei. Mentre La Sapienza di Roma si ferma al 205°, stessa posizione dello scorso anno. Molto lontane dal podio, occupato da Harvard, Cambridge e Yale.

Per il ministro Gelmini "la classifica del Times conferma clamorosamente quello che abbiamo sempre sostenuto, cioè che il sistema universitario italiano va riformato con urgenza. Siamo agli ultimi posti nelle classifiche mondiali. Per questo motivo presenteremo a novembre la riforma dell'Università, con l'obiettivo di promuovere la qualità, premiare il merito, abolire gli sprechi e le rendite di posizione. È risibile il tentativo di qualcuno di collegare la bassa qualità dell'Università italiana alla quantità delle risorse erogate. Il problema, come ormai hanno compreso tutti, non è quanto si spende (siamo in linea con la media europea) ma come vengono spese le risorse destinate all'università. Spesso per aprire sedi distaccate non necessarie e corsi di laurea inutili. Tutto questo deve finire. Mi auguro di non dover più vedere in futuro la prima università italiana al 174° posto".

Enrico Decleva, presidente della Conferenza dei rettori e rettore della Statale di Milano, ha così commentato la classifica: "il sistema universitario italiano è indietro, ma la classifica viene stilata su criteri fatti apposta per valorizzare una particolare tipologia di università, quella statunitense e anglossassone, mentre altre classifiche ci danno risultati più favorevoli. Ad ogni inizio d'autunno la classifica arriva puntualmente a ricordarci quanto il sistema universitario italiano sia indietro rispetto agli standard di eccellenza mondiali. E ogni anno è peggio. Ma il peggior uso possibile in Italia di queste classifiche sarebbe quello di usarle come alibi per non fare nulla o per non fare quanto sarebbe necessario". Per Decleva è necessario "interrogarsi sugli indicatori che producono quella particolare classifica, fatti per premiare gli atenei anglosassoni, assunti come modello anche dai paesi asiatici che stanno ottenendo i risultati più brillanti". Ma bisogna tenere presente che "nelle classifiche internazionali in cui prevalgono, tra gli indicatori usati, quelli riferiti alla produzione scientifica, la nostra collocazione è decisamente migliore".

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Commenti dal 1 al 1
(1)

Emanuele sabato, 10 ottobre 2009

Scuse

Cara Gelmini, tante belle parole, ma quando e' il momento dei fatti fai solo danni.
E come al solito troviamo scuse su scuse...
..."stilata su criteri fatti apposta per valorizzare le universita' statunitensi e anglosassoni"...
Ma per favore, ammettiamo di essere veramente indietro rispetto al resto del mondo e non aggrappiamoci a quelle due,tre posizioni guadagnate in classifica con la "produzione scientifica".
Perche' i paesi asiatici stanno trasformando le loro univerista' ? Forse perche' hanno capito che il sistema migliore e' quello statunitense/anglosassone. Perche' l'Italia non puo' fare altrettanto ?

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