Le università italiane possono scegliere se attuare da subito la riforma o se farlo dall'a.a. 2003/2004, considerate le diverse esigenze organizzative dei corsi di laurea.
Punti chiave del programma di ristrutturazione del sistema universitario sono:
1) l'incremento del fondo di finanziamento ordinario;
2) l'adeguamento delle strutture edilizie e delle attrezzature didattiche e scientifiche;
3) l'incremento di risorse, da affiancare alle "quote di riequilibrio", che verranno distribuire agli atenei sulla base dei miglioramenti di qualità ottenuti;
4) l'attuazione di una "vera politica del diritto allo studio", che sostenga gli studenti privi di mezzi e premi i migliori, anche e soprattutto con il finanziamento di fondazioni bancarie e imprese;
5) il potenziamento della ricerca, attraverso l'aumento della spesa pubblica ad essa destinata e la facilitazione dei finanziamenti dalle imprese private.
Il monitoraggio dell'efficacia dell'organizzazione e della didattica sarà ancora affidato al Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario, potenziato a scapito del Ministero centrale e del CUN (Consiglio Universitario Nazionale). Il CUN in particolare è visto come vincolo all'esercizio dell'autonomia degli atenei soprattutto nella definizione dei percorsi formativi.
Nessuno tocchi almeno la maturità. Sbagliato!
Le novità riguardano anche la maturità, rinnovata da soli due anni eppure a quanto pare già soggetta a revisioni. L'altissima percentuale di studenti che hanno superato l'ultima maturità sarebbe l'indicazione della fallacia del metodo utilizzato, vale a dire che ci sono stati troppi promossi. Il ministro propone allora di creare una commissione d'esame costituita dai professori interni e da un solo esterno, così da assicurare il giudizio di docenti che conoscono già lo studente.