Se nella tua facoltà o nella tua scuola girano voci allucinanti su come sarà l'università. Sappi che in parte sono vere in parte no. Abbiamo cercato di fare un po' di chiarezza. Molte delle risposte che vi diamo provengono da dichiarazioni del sottosegretario Guerzoni, l'uomo che ha materialmente scritto la riforma.
Quale sarà il valore della vecchia laurea?
Per quantità e tipo di conoscenze acquisite la vecchia laurea conseguita in 4 o 5 anni varrà come la nuova laurea specialistica e come tale sarà considerata dal mondo del lavoro privato. Perciò, non ti preoccupare: se hai il titolo di dottore nessuno te lo potrà togliere. Nel settore pubblico, come previsto dalla legge Bassanini, l'accesso è regolato da concorso.
Per accedere alle qualifiche più basse vecchia laurea e nuova laurea triennale avranno lo stesso valore; per chi volesse, invece, dall'interno della pubblica amministrazione accedere ai ruoli dirigenziali, sarà necessario, oltre alla laurea un titolo di perfezionamento aggiuntivo. E' chiaro che chi avrà la laurea triennale non potrà ambire alle qualifiche più alte.
Per quanto riguarda l'iscrizione agli albi professionali saranno due le categorie di iscritti:
1.junior, iscritti in possesso di laurea triennale;
2.senior, iscritti con laurea specialistica, i soli con qualifica pari agli attuali iscritti.
Chi conseguirà la vecchia laurea accederà alla seconda categoria.
Mi conviene passare dal vecchio al nuovo ordinamento?
La riforma stabilisce che chi è iscritto secondo il vecchio ordinamento ha il diritto di completare gli studi senza passare al nuovo sistema. Per favorire la scelta fra i due ordinamenti le singole facoltà convertiranno in crediti gli esami già sostenuti dagli iscritti: ne serviranno 180 per la laurea e 300 per quella specialistica.
Ma attenti: in questo passaggio si potrebbero perdere alcuni esami e si potrebbe essere costretti a doverne sostenere di nuovi. Comunque un consiglio spassionato è quello di optare per il nuovo sistema se si è stufi del vecchio e se si sono sostenuti meno della metà degli esami previsti dal proprio corso di laurea.
Il sistema dei crediti introdotto dalla riforma comporta frequenza obbligatoria?
Come da riforma, il credito è una misura convenzionale standard del lavoro svolto, che si consegue con l'esame e non con firme o simili. Quindi, a leggere letteralmente il testo della riforma, non si prevede frequenza obbligatoria. cioè non se ne parla in nessun articolo.
Tuttavia, nell'art.5, interamente dedicato ai crediti formativi, si sostiene che " i regolamenti didattici di ateneo possono prevedere forme di verifica periodica dei crediti acquisiti [...] e il numero minimo di crediti da acquistare da parte dello studente in tempi determinati." E' evidente, allora, che per poter superare tali verifiche ed acquisire crediti in tempi precedenti all'esame occorre frequentare.