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L'ADI alla Commissione Cultura della Camera: "Il DDL Gelmini non serve a risolvere i problemi"

L'audizione è stata l'occasione, dicono i dottorandi, "per denunciare la brusca accelerazione dei tempi parlamentari, che rischia di svuotare di qualsiasi significato il confronto con le diverse componenti dell'Università". Il DDL secondo l'ADI non risolve il problema della proliferazione delle forme contrattuali precarie e non prevede alcuna tenure track per i ricercatori

di andrea maggiolo 28 settembre 2010
Continuano in tanti atenei le proteste dei ricercatori contro i tagli imposti dalla Riforma Gelmini. Oggi l'ADI (Associazione Dottorandi e Dottori di ricerca italiani) ha presentato alla Commissione Cultura della Camera dei Deputati la sua relazione sul DDL 3687, provvedimento con cui il Governo intende riformare l'Università italiana.

Questa audizione è stata anche l'occasione, dicono i dottorandi "per denunciare la brusca accelerazione dei tempi parlamentari, che rischia di svuotare di qualsiasi significato il confronto con le diverse componenti dell'Università, e l'inaccettabile ritardo nella convocazione del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari, ben 5 mesi dalla sua elezione".

Nel riproporre gli emendati già presentati durante il dibattito in Senato, l'ADI ha sottolineato i 4 punti che ritiene fondamentali:

adi_3- Il DDL non risolve il problema della proliferazione delle forme contrattuali precarie e non prevede alcuna tenure track per i ricercatori. L'ADI dunque propone la sostituzione di contratti di insegnamento, assegni di ricerca, collaborazioni ecc… con un unico contratto di ricerca rinnovabile della durata di 3 anni. Per i ricercatori propone invece un contratto a tempo determinato finalizzato alla stabilizzazione, in cui la stabilizzazione sia condizionata esclusivamente dalla verifica dell'effettivo raggiungimento di obiettivi scientifici prefissati.

- Il DDL non prevede alcuna forma di riordino del dottorato di ricerca. L'ADI propone una diffusione sistematica di scuole di dottorato costruite in base a criteri scientifici (e non a logiche baronali), con organi di governo flessibili, le cui pratiche siano trasparenti e democratiche.

- Il DDL non prende in considerazione l'attuale situazione dei ricercatori strutturati, rischiando di configurare un sistema ingestibile per i prossimi anni.

- Il DDL non prevede alcuna risorsa aggiuntiva per la realizzazione della riforma. L'ADI sostiene da anni che le risorse sono fondamentali per una vera riforma, necessità riconosciuta dallo stesso Ministro Tremonti. Secondo il Ministro le risorse saranno trovate e rese disponibili nel decreto di fine anno, non sappiamo però quante saranno né in base a quali criteri saranno distribuite.

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