Il
Ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, si dichiara
pronta ad un "confronto con l'opposizione sul riordino del sistema
universitario italiano", in quanto "è necessario
un ampio dialogo che si sottragga alla polemica politica e che dia un
contributo sostanziale ai problemi concreti del mondo accademico''.
Secondo il ministro, infatti, è "indispensabile
spendere al meglio tutte le risorse disponibili. Non possiamo
continuare ad alimentare spese non necessarie così come
è accaduto in questi anni con la moltiplicazione di corsi
inutili e di sedi distaccate. Non siamo e non saremo
insensibili alle richieste del mondo accademico sulle risorse
economiche necessarie per rilanciare il sistema universitario,
ma è chiaro che uno sforzo del Governo in questo senso deve
essere accompagnato da una profonda riforma dell'università.
In sintesi, risorse in cambio di riforme. Serve un nuovo
patto tra le università, la politica e il Paese che ci
faccia guadagnare in credibilità ed efficienza e
ci legittimi a
chiedere risorse e investimenti".
E nell'ottica della riforma universitaria un aspetto importante
può essere rappresentato dalle linee guida, che nei prossimi
due mesi il ministro dovrebbe trasformare in un disegno di legge di riforma
della governance degli atenei e dei concorsi universitari. In
modo particolare per quanto riguarda i concorsi universitari, quelli
che fino ad oggi sono stati banditi dai singoli atenei per la ricerca
di personale saranno sostituiti da una selezione in due fasi. Per
intraprendere la carriera universitaria, sarà necessario
prendere prima di tutto l'abilitazione scientifica nazionale.
L'abilitazione così ottenuta avrà una durata
limitata. A quel punto gli atenei potranno scegliere i propri
ricercatori tra tutti coloro che hanno conseguito l'abilitazione
nazionale. Stop, quindi, ai concorsi locali, organizzati
autonomamente dalle università.
I ricercatori verranno reclutati da un Consiglio di amministrazione,
che sarà composto da persone esterne all'ateneo in
questione, come finanziatori o ex studenti affermati professionalmente.
Mariastella Gelmini ha già partecipato ad un
incontro sul mondo universitario, nel quale si è confrontata
con 70 rettori. Presenti al confronto anche Giuseppe
Fioroni, responsabile Pd dell'educazione; Enrico
Decleva, presidente della Crui; Gaetano Quagliariello, vice
capogruppo del Pdl al Senato e Giuseppe Valditara; senatore del Pdl.
Dopo l'incontro Fioroni ha dichiarato: "Siamo interessati a questo
percorso, ma ci aspettiamo segnali sia dal prossimo Dpef che
dalla Finanziaria. Diversamente, con i tagli previsti, dal 1˚
gennaio 2010 anche le università virtuose saranno costrette
a tagliare servizi essenziali".
Fioroni ha sottolineato la necessità di una riforma
universitaria, partendo però dal presupposto che "si deve
poter spendere meglio non meno". Per il Pd è
quindi indispensabile rivedere la politica di tagli: "se entreranno in
vigore i tagli previsti dal governo in Finanziaria uccideranno
l'università italiana", questo l'allarme lanciato
da Dario Franceschini. Secondo il segretario del Pd "se
c'è un settore sul quale investire in questo momento per
restare competitivi, questo è proprio il nostro capitale
umano, i giovani sono una vera risorsa. E' paradossale che
mentre l'Italia è l'ultimo tra i 18 paesi Ocse a investire
su ricerca e università ed è ultima anche per
numero di laureati, il governo abbia deciso un taglio del 50% sulle
spese di funzionamento".
Per questo il Pd ha presentato 8 proposte basate su 4 punti
cardine: "risorse, responsabilità, rigore e
razionalizzazione". Fioroni si è soffermato
sull'importanza di "avviare immediatamente l'Agenzia nazionale per la
valutazione e legare sempre più le risorse alle
valutazioni; costituire un'Agenzia nazionale indipendente per
il finanziamento alla ricerca pubblica cui affidare l'assegnazione di
tutti i finanziamenti; promuovere l'autonomia degli atenei fissando per
legge solo i criteri generali cui gli statuti devono attenersi; attuare
una nuova politica del reclutamento per ridurre la
precarietà dei ricercatori; distinguere reclutamento e
carriera e stabilire un ruolo unico della docenza". E per far questo è
indispensabile mantenere un dialogo con gli studenti.
Necessità che secondo Fioroni risulta difficile se
"il presidente del Consiglio fa troppe strumentalizzazioni e
generalizzazioni sui nostri studenti e ricercatori, giudicandoli
parassiti e intriganti, ci sono sicuramente mele marce ma non tutto
è così in quel mondo. E manifesta
stoltezza e approssimazione chi definisce gli studenti guerriglieri
perchè così si demolisce e non si crea fiducia".