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L'ABC della riforma universitaria

Il sistema delle lauree amabilmente chiamato 3+2 è una giugla, noi un po' come Indiana Jones, ci permettiamo di vederci chiaro cercando di spiegare almeno i termini più importanti

di Mattia Toaldo 11 aprile 2007

TRE PIU' DUE
Con la riforma dire laurea non vuol dire più nulla: esiste infatti la laurea triennale, o di primo livello, e la laurea specialistica che dura due anni. Ci si può anche laureare triennalmente e vivere felici, nel senso che non è obbligatorio iscriversi alla specializzazione.

CLASSI DI LAUREA
Una volta bastava essere laureati in legge e si sapeva quanto valeva il proprio "pezzo di carta". Oggi questo dipende dall'appartenenza ad una classe di laurea. Indipendentemente dalla denominazione del corso è quindi questa voce che bisogna guardare per capire cosa si farà nella vita.

I CREDITI
Ogni esame all'università vale tot crediti, cioè servono tot ore di lezione e studio individuale per riuscire a passarlo. Così, al contrario del passato, non tutti gli esami sono uguali ma dipende dal numero dei crediti.

ENTRARE ALL'UNIVERSITA'
Quasi in tutti i corsi di laurea oramai c'è un test orientativo che serve poi ad attribuire eventuali debiti formativi da colmare frequentando qualche corso in più. Il test d'ammissione vero e proprio, quello "o lo passi o sei morto" esiste solo in alcune facoltà stabilite con legge nazionale.

OBBLIGO DI FREQUENZA?
In molte facoltà con la riforma è stato sostanzialmente introdotto l'obbligo di frequenza: o vieni a lezione oppure i crediti te li scordi. In realtà secondo la legge dovrebbero esserci due tipi di studenti: full time con obbligo di frequenza e part-time o "lavoratori" senza obbligo di frequenza. Se trovate una facoltà dove questa norma è stata applicata fateci un fischio.

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