Nella maggior parte delle persone il desiderio di frequentare
l'università viene dai propri genitori. Mamma e
Papà sono cresciuti in un periodo in cui una laurea faceva
davvero la differenza: chi la possedeva era qualcuno! Come se
non bastasse, molti di loro non hanno potuto prenderla,
perché continuare gli studi non era una scelta tanto facile
e accessibile come adesso. Quindi crescono col peso e
l’impegno di non negare ai loro figli questa enorme
opportunità; coltivando però delle false credenze:
Dottore: e sai cosa bevi!
Master, lava più bianco!
Dove c’è una Laurea c’è casa!
Sembriamo vittime di una pubblicità ingannevole: un
vecchio spot trasmesso alla generazione precedente alla nostra che
recitava:- “prenditi una laurea: diventerai una persona
migliore e non avrai problemi a trovare un lavoro”. Degli
Harry Thruman (personaggio interpretato da Jim Carrey, protagonista di
“The Thruman Show”) del mondo reale, e gli
aguzzini, alimentati ad arte, sono i nostri genitori inconsapevoli.
Che ripercussioni ha questa situazione da “spot
elettorale” nella pratica?
Pensiamo alla condizione, difficilmente sostenibile, di
“studente lavoratore”. Come mai è
diventato così difficile trovare un lavoro sicuro? Vi
propongo un’analisi:
1. La politica (ormai da tempo) non si preoccupa
più della risoluzione e del miglioramento delle questioni
dei cittadini: la preoccupazione dei politici è di
conservare la loro posizione di potere, mantenendo il consenso
dell’elettorato.
2. L’elettorato dal canto suo,
(l’elettorato siamo noi, ndr), per la maggior parte non ha
una “cultura della politica” e non guarda molto al
di là degli slogan elettorali facendosi abbindolare da
“politici pubblicitari”…
3. Invece di occuparsi dei problemi reali legati
al mondo del lavoro quindi, i politici che hanno nel proprio elettorato
un target di “giovani precari” mantengono tutte
quelle tutele legate al contratto di lavoro a tempo indeterminato che
rendono la posizione di un “dipendente”
intoccabile. Perché? Perché se si modificassero
tutte quelle tutele ormai anacronistiche gli elettori si sentirebbero
“traditi”.
4. Ma quegli stessi politici hanno nel loro target
anche gli “imprenditori”, ai quali con una mano
“obbligano” a garantire dei contratti
“blindati” agli assunti a tempo indeterminato, con
l’altra promulgano questo ridicolo precariato con pseudo
contratti di “collaborazione”, di
“formazione” o “a progetto”
che, di fatto, ci mettono in condizione di lavorare quasi gratis e con
nessuna tutela.
Risultato?
Gli Imprenditori non trovano conveniente (a ragion veduta)
assumere un dipendente a contratto indeterminato perché: "
Uno
stipendio costa all’imprenditore circa due volte e mezzo la
stessa cifra in tasse, inoltre, grazie alle tutele sindacali, un
dipendente che non fa il suo lavoro o che non posso più
permettermi di pagare (nella maggior parte dei casi) non può
essere cacciato perché non sussiste la “giusta
causa”, etc, etc…”
I “Precari” sono (giustamente) esausti
poiché subiscono: “
Pseudoassunzioni
ridicole con salari (spesso) inferiori al minimo sindacale e senza la
minima tutela: in una parola “sfruttamento”,
…
Hanno entrambi ragione e chi dovrebbe risolvere la situazione
(qualunque politico ndr) si preoccupa invece di mantenere
l’elettorato insoddisfatto per poter continuare a vendere i
propri “spot” annunciandosi come colui che
risolverà i problemi. (Per gli studenti che si occupano di
Industrie Culturali altro non è che la dialettica circolare
di Morin applicata alla politica ndr.). C’è un
paese che riversava in una condizione simile alla nostra circa una
decina di anni fa, si chiama “Stati Uniti
D’America”, forse l’avete sentito
nominare…ecco cosa scriveva Sharon L. Lechter, autrice di
Best Seller e corsi sull’economia ed il benessere
finanziario, in merito ad una condizione che a mio avviso non era
troppo diversa dalla nostra situazione attuale:
Io e Michael andiamo molto d'accordo e abbiamo tre figli
meravigliosi. In questo momento, due risiedono
all'Università e un altro sta iniziando le scuole superiori.
Abbiamo speso una fortuna per far sì che ricevessero la
miglior istruzione possibile.
Una volta, nel 1996, uno di loro tornò a casa deluso dalla
scuola. Era annoiato, stanco di studiare. «Perché
dovrei sprecare tempo a studiare materie che non mi serviranno
mai nella vita?» protestò. Senza riflettere,
risposi: «Perché se non prendi ottimi voti non
puoi iscriverti all'università».«Ma
anche se non andrò all'università»,
replicò lui, «diventerò ricco
lo stesso».
«Se non ti laureerai, non troverai un buon lavoro»,
esclamai con una punta di apprensione (e gran cuore di mamma).
«E se non avrai un buon lavoro, come credi di
arricchirti?».
Lui sorrideva sotto i baffi e scuoteva la testa con
espressione annoiata. Ne avevamo parlato altre volte. Mio
figlio soleva abbassare lo sguardo facendo ruotare gli occhi. Era di
nuovo sordo ai miei consigli di madre apprensiva. Sebbene sia assai
determinato, lui è sempre stato un giovanotto
educato e rispettoso.
«Mamma», esordiva. Adesso ero io a ricevere una
lezione. «È, ora che ti aggiorni! Guardati
attorno; le persone di successo non si sono arricchite
perché hanno studiato molto. Guarda Madonna e
Michael Jordan. Perfino Bill Gates, che non è riuscito a
laurearsi a Harvard, però ha fondato la Microsoft: adesso
è l'uomo più ricco d'America e non ha nemmeno
quarant'anni. C'è un lanciatore di baseball che
guadagna più di 4 milioni di dollari all'anno pur essendo
stato definito "mentalmente ritardato"». Lungo
silenzio. Mi stavo accorgendo di instillare in mio figlio i
medesimi suggerimenti che mi avevano dato i miei genitori.
Il mondo è cambiato, ma non i loro consigli. Frequentare una
buona scuola e meritarsi buoni voti non assicura più il
successo: sembra non se ne sia accorto nessuno, tranne i nostri figli.
«Mamma», continuava lui, «non voglio
lavorare tanto come te o papà. Voi guadagnate bene; viviamo
in una casa grande con un sacco di apparecchiature elettroniche.
Seguendo i vostri consigli, finirò come voi a
faticare sempre più solo per pagare le tasse e
ritrovarmi indebitato. Non esiste più la sicurezza
del posto, so tutto sulle ristrutturazioni aziendali e sulla
forza-lavoro in esubero. So anche che oggi i laureati
guadagnano meno di quando ti sei laureata tu. Guarda i medici: non sono
più ricchi come una volta. Inoltre, oggi non si
può fare affidamento sulla previdenza sociale o
sulle pensioni di anzianità. C'è bisogno di altre
soluzioni».Aveva ragione. Aveva bisogno di altre soluzioni,
come me, del resto. Forse i consigli dei miei genitori erano adatti per
chi nasceva prima del 1945, ma possono rivelarsi disastrosi per chi
nasce in questo mondo continuamente mutevole.
Non posso dire più ai miei figli: «Andate a
scuola, prendete buoni voti e cercatevi un lavoro sicuro, un posto
fisso». Mi rendevo conto di dover escogitare qualcosa di
nuovo per l'istruzione dei miei figli. Quando noi, come genitori,
consigliamo ai nostri figli di "andare a scuola, applicarsi nello
studio e trovare un buon lavoro", lo facciamo per abitudine
culturale. È sempre stata la cosa giusta da
fare(…) alla luce di questi tempi mutevoli, in quanto
genitori dobbiamo essere aperti alle idee audaci e innovative.
Incoraggiare i figli a impiegarsi in un ufficio significa
condannarli (…)
Che ne pensate? Voglio conoscere la vostra opinione
per potervi suggerire le strategie migliori alle vostre aspettative ed
ambizioni! Facciamo diventare questa rubrica un luogo di confronto:
avete visto Jerry Magguire? Aiutatemi ad aiutarvi! Vi rilancio la palla
al prossimo intervento…
Soldi, successo, richezza...
Se in america madre e figlio fanno discussioni simili vuol dire che abbiamo perso qualcosa della nostra umanità...
E' giusto cercare il benessere. Ma a me fa impressione una simile conversazione
R: Soldi, successo, richezza...
> Se in america madre e figlio fanno discussioni simili vuol dire che abbiamo perso qualcosa della nostra umanità...
>
> E' giusto cercare il benessere. Ma a me fa impressione una simile conversazione
Gli Stati Uniti d'America fin dalla loro fondazione l'hanno persa: è insita nel capitalismo selvaggio e nell'economia di mercato di cui sono baluardo; e noi dietro...
now you get what you want, do you want more?
inizio kol dire ke ho appena perso ogni speranza riguardo l' effettiva validità di una laurea xké l' unika ke ritenevo davvero "guadagnata" era quella in filosofia ridotta a simpatiko ma inutile pezzo di carta dall' intervento della laureanda precedente (sxo ke, alla maniera sokratika, almeno "sappia di non sapere")....
arrivando al nocciolo della questione, noi (e x noi intendo stupidi esseri pensanti), quando si parla di "futuro" e di"possibilità" siamo portati a pensare ke una vita senza competizione sia inutile, anzi cerkiamo il modo migliore per accodarci in fila "yuppieskamente" a coloro ke sembrano avviarsi x una strada sikura, per garantirci "un futuro migliore"(l' esempio più seguito di recente è quello dell' università).....
punto primo: non traskurare il presente, perké quello ke noi kiamiamo futuro è solo consapevolezza di una piu o meno lontana percezione del presente; semplifikando, se sei una merda repressa, insikura, inkapace e questo ti rende infelice adesso, non è pensando al tuo futuro lavorativo ke risolvi il problema.(stai bene e non pensare)
punto sekondo:quanto kosta"la vita"?se x vita intendiamo non avere un' attiko su via veneto, non andare al ristorante x l' aragosta quotidiana, non fare il bagno di champagne nella jakuzy, non frequentare tutti i sabati il cirkolo"amici di briatore".....beh il costo è più basso di quanto saremmo indotti a pensare e x questo non sarà difficile assikurarci una buona"continuazione del presente"; se x "vita" invece intendiamo il kontrario e pensiamo fortemente di poter essere l' "uno su mille" di gianni morandi(e la probabilità di esserlo è appunto 1:1000, pari a quella ke vedrebbe la nostra squadra di calcetto del giovedì uscire vincitrice dallo skontro kon il brasile campione del mondo del '70), allora evviva il lavoro,lavurar, lavurar, lavurar!(non sarà difficile nel futuro pensare al futuro più di quanto sia nel presente pensare al presente)
3.focalizziamo i problemi reali(se ne esistono); è kiaro ke dopo tanti diskorsi sulla morale, sulla giustizia, sul bene e sul male, l' uniko punto fermo ke abbiamo ben kiaro è il triste quanto innegabile fatto ke ognuno pensa a se stesso e all' estensione della propria personalità(amici e familiari), quindi non ammorbiamo il nostro pensiero perdendoci in diskorsi inutili...se il nostro animo è appagato, bene kosì;se qualkosa non va,cerkiamo di kapire qual'è il vero problema. Se siamo brutti o grassi, non sarà un nuovo taglio di kapelli a renderci piacenti...ma questo è un kaso particolare, generalmente(Aristotele docet) vale il detto "Se c'è una soluzione perché ti preokkupi?se non c'è una soluzione perké ti preokkupi?)
...skusate l' uso spasmodiko della "K" e i pensieri troppo disfattisti....purtroppo la mia opinione è ke i problemi non esistono....li kreiamo noi...e avendoli kreati...sentiamo il bisogno di risolverli...
bella
Meglio cercare nuove soluzioni
Ciao, apprezzo molto i tuoi articoli. Io credo che oggi non basti andare all'università per sopravvivere in questa società, penso che sia necessario guardare anche oltre, crearsi altre opportunità, altre competenze anche tra loro apparentemente discordanti. Io, ad esempio, oltre a frequentare l'università, faccio anche dei corsi di formazione immediatamente spendibili nel mondo del lavoro. Studio giurisprudenza e non mi illudo di trovare un posto fisso grazie alla mia (spero) futura laurea...
Le 4 categorie di giovani
le quattro categorie di giovani del nostro tempo
GLI UNIVERSITARI MAMMONI:
proseguono la carriera universitaria ed accademica grazie agli appoggi econonomici e logistici dei genitori .
I LAVORATORI PRECARI:
rientrano nella grande moltitudine di diplomati,solitamente precari ,lavoratori in call center,impiegati,segretari e commesse.
LAUREANDI E POST-DIPLOMATI O SPECIALIZZATI:
lavorano solitamente da impiegati in uffici pubblici,enti,aziende ed agenzie dopo periodi di stage oppure svolgono SUBITO gli stessi lavori dei diplomati.
LE PERSONE A MIO PARERE PIù AMMIREVOLI ,DETERMINATE SONO QUELLI CHE RIENTRANO IN QUELLA CATEGORIA CHE RIESCE A CONCILIARE IL LAVORO E GLI STUDI... I VERI DEGNI DI LODE!
xxx l'incognita epocale!
Penso che hai ragione. Ho una laurea magistrale a pieni voti con lode. A novembre terminerò un corso universitario triennale. Nel frattempo...ho sempre lavorato.
Nulla di cui lamentarmi. Io, almeno, ho un lavoro. Un impiego da collaboratore occasionale a 800 (con conguaglio)-1000 euro al mese che, di fatto, è un contratto a tempo determinato da dipendente-dipendentissimo e molto sfruttato. Per intenderci, tutti doveri e nessun diritto.QUesto è quello che mi offre la vita a 28 anni, quando vorrei uscir di casa ma non posso. Se non hai la macchina (che ti devi pagare) non puoi lavorare. Se non prendi il minimo indispensabile, non puoi pagartela.
Ho provato a guardarmi in giro ma, credetemi, è molto difficile. Anch'io ho inseguito il mito antico della laurea e, per una volta nella mia vita, ho ascoltato i miei genitori, mi sono laurata. Ma una non basta, due nemmeno...credo. Non sono più gli anni di chi oggi ha tra i 50 e i 60 anni...gli anni della carriera facile. Gli anni in cui i giovani non erano semplicemente troppo giovani. Gli anni in cui i grandi lasciavano spazio ai piccoli per crescere e li seguivano e credevano in loro. Oggi i "grandi" non si vogliono rassegnare...perchè oggi non lavorare significa essere tagliato fuori, essere inutile. A ciò si aggiunge anche un'epoca storica italiana sfavorevole nella gestione della politica del lavoro.
L'unica cosa da fare è quindi....aspettare di invecchiare...forse allora si libererà qualche posto o, almeno, saremo diventati "grandi" e potremo sembrare credibili e maturi per poter conquistare un lavoro degno della nostra "esperienza"!!!