Ciao a
tutti,
da quando è scoppiato il caso Maturità non
c’è settimana che passi senza che escano articoli
infamanti verso il 3+2, l’impreparazione dei docenti,
e senza che si denigrino le condizioni in cui verte il nostro sistema
scolastico…sarà che quando tutti cominciano a
pensarla come me mi viene il dubbio di avere torto, o forse
è solo che mi piace giocare a fare il “bastian
contrario”, sia come sia dopo qualche giorno di assenza
questa settimana volevo condividere con voi una storia: tutto qui, solo
una semplice storiella, nulla di sconvolgente o
disarmante…sarebbe troppo facile con questo clima:
Teddy e Mrs. Thompson
Si chiamava Mrs. Thompson. In piedi davanti alla sua classe del quinto
anno il primo giorno di scuola, disse una bugia ai bambini. Come la
maggior parte degli insegnanti, guardò gli studenti e disse
loro di amarli tutti alla stessa maniera. Ad ogni modo, quanto aveva
appena affermato non era possibile, perché in
prima fila, tutto scomposto nel banco, era seduto un ragazzetto di nome
Teddy Stoddard. Mrs. Thompson aveva osservato Teddy
l’anno precedente e aveva notato che non andava
d’accordo con gli altri bambini, che i suoi vestiti erano
disordinati, sporchi, e che aveva costantemente bisogno di un bagno.
Inoltre, Teddy era svogliato e indisciplinato. Il suo comportamento era
così esasperante che a volte Mrs. Thompson era tentata di
punire il bambino con dei pessimi voti.
In quella scuola era previsto che gli insegnanti rivedessero
per ogni alunno le schede relative agli anni precedenti. Mrs.
Thompson rimandava di giorno in giorno la lettura di quella di Teddy.
Quando finalmente aprì il file, ne fu sorpresa.
L’insegnante di Teddy del primo anno aveva scritto:
“Teddy è un bambino brillante con la risata
pronta. Lavora in maniera precisa e ha buone maniere…
è un piacere stare con lui.”
L’insegnante del secondo anno: “Teddy è
uno studente eccellente, amato dai suoi compagni, ma è
tormentato perché sua madre ha una malattia terminale e la
vita a casa sua deve essere un inferno.”
L’insegnante del terzo anno: “La morte di sua madre
è stato un duro colpo per lui. Cerca di fare del suo meglio,
ma suo padre non dimostra molto interesse e la sua vita familiare
inciderà negativamente su di lui se non si prendono
provvedimenti.” L’insegnante del quarto anno:
“Teddy è scostante e non mostra grande interesse
per la scuola. Non ha molti amici e qualche volta dorme in
classe.”
Da quel momento, Mrs. Thompson si rese conto del problema e
si vergognò. Si sentì anche peggio
quando gli studenti le portarono i regali di Natale, tutti avvolti in
bellissimi nastri e carte lucide, eccetto quello di Teddy. Il suo
regalo era maldestramente avvolto in una pesante carta marrone che
aveva ricavato da una busta della drogheria.
Per Mrs. Thompson fu penoso aprirlo in mezzo agli altri regali. Alcuni
bambini cominciarono a ridere quando l’insegnante
trovò un braccialetto di cristallo di rocca con alcune
pietre mancanti, e una bottiglia piena di profumo solo per un quarto. I
bambini smisero di ridere quando lei esclamò quanto fosse
bello il braccialetto, lo indossò e si picchiettò
un po’ di profumo sul polso. Teddy Stoddard, quel giorno,
rimase un po’ di tempo in più dopo
l’orario di lezione solo per dire “Mrs.
Thompson, oggi avete il profumo che portava mia mamma.”
Quando i bambini furono andati via, Mrs. Thompson rimase sola a
piangere per almeno un’ora. Da quel preciso giorno
smise di insegnare come leggere, come scrivere e come far di conto.
Cominciò, invece, ad insegnare ai bambini. Mrs.
Thompson faceva molta attenzione a Teddy. Quando lavorava con lui, la
mente del bambino sembrava ravvivarsi. Più lo incoraggiava,
più era pronto nelle risposte. Alla fine
dell’anno, Teddy era diventato uno dei bambini più
brillanti della classe e, sebbene Mrs. Thompson avesse detto
all’inizio dell’anno di amare tutti i suoi alunni
allo stesso modo, Teddy era diventato uno dei suoi
“preferiti”.
Un anno dopo, Mrs. Thompson trovò un messaggio sotto la
porta da parte di Teddy, che diceva che lei era ancora la migliore
insegnante che il ragazzo avesse mai avuto in tutta la vita.
Trascorsero sei anni prima che ricevesse un altro messaggio da Teddy.
Diceva che aveva finito la scuola superiore, che era il terzo della
classe e che ancora la considerava la sua migliore insegnante.
Quattro anni dopo, Mrs. Thompson ricevette dal ragazzo
un’altra lettera, in cui le raccontava che, sebbene le cose a
volte fossero state dure, aveva continuato a studiare, vi si era
dedicato anima e corpo e presto si sarebbe laureato al
college con la lode. Inoltre, assicurava a Mrs. Thompson che
era ancora lei l’insegnante migliore di tutta la sua vita...
Passarono altri quattro anni e arrivò un’altra
lettera. Stavolta Teddy spiegava che, dopo essersi laureato, aveva
deciso di proseguire ancora gli studi. Nella lettera ribadiva che
considerava ancora Mrs. Thompson la sua migliore insegnante. Adesso il
suo nome era un po’ più lungo, la lettera era
firmata Theodore F. Stoddard, medico.
La storia non finisce qui. Ci fu ancora un’altra lettera
quella primavera. Teddy raccontava di aver incontrato una ragazza e di
avere intenzione di sposarsi. Spiegava che suo padre era morto un paio
d’anni prima e si chiedeva se Mrs. Thompson avrebbe
acconsentito a sedere, al suo matrimonio, al posto solitamente
riservato alla madre dello sposo.
Naturalmente, Mrs. Thompson accettò. In più,
indovinate cosa fece?
Indossò il braccialetto, quello con le pietre mancanti.
Inoltre, si premurò di indossare il profumo che la madre di
Teddy aveva indossato l’ultimo Natale che avevano trascorso
insieme, come ricordava Teddy.
Si abbracciarono e il Dr. Stoddard sussurrò
all’orecchio di Mrs. Thompson: “Grazie,
Mrs. Thompson, per aver creduto in me. Grazie mille per avermi fatto
sentire importante e per avermi mostrato che potevo fare la
differenza.” Mrs. Thompson, con le lacrime agli
occhi, gli sussurrò: “Teddy, ti sbagli.
Sei tu che hai insegnato a me che potevo fare la differenza. Non sapevo
insegnare fino a quando non ti ho incontrato.”
(Tratto da il manuale del coach di Robert Dilts)
Ciao a tutti,
Lorenzo
Fare la differenza
E' vero che non é niente di sconvolgente, ma é anche vero che é una storia che fa capire molto bene quanto poco ci voglia per influire nelle vite degli altri, quanto a volte bastino dei semplici gesti di amore e quanto sia relativo il concetto di "aiuto": il bambino pensava di essere aiutato LUI ma in realtà era vero anche il contrario, ed attraverso se stesso ha reso consapevole l'insegnante delle proprie potenzialità e si sono aiutati a vicenda.
Infine invita a riflettere su quanto faccia paura la diversità e su come sia facile cadere nella tentazione di giudicare, di etichettare l'altro come "fancazzista", "é intelligente ma non si applica", e così via. A volte i motivi del fatto che non ci si impegna possono non avere nulla a che vedere con la svogliatezza e possono essere corretti, appunto, con un semplice interesse dettato dall'amore.
articolo bello
Peccato che la realtà non sia questa...i professori se ne fottono se hai problemi... non tutti ma la stragrande maggioranza...
la dura realtà.......
Che storia bellissima....però nn è veritiera....pekkato...ne ho avuto la dimostrazione proprio qst'anno, quando ho affrontato la maturità....ho avuto problemi di salute a cuasa di alcune allergie che nn mi permettevano di stare attenta alle lezioni al 100% (a causa dei farmaci che prendevo)...una delle mie prof ha male interpretato qst mia disattenzione e a fatto di tt x potermi penalizzare...e all'esame la sua materia era anche esterna.....la ricorderò sempre cm la peggiore nella storia della mia educazione....nonostante il suo comportamento ho preso cmq 100...hihihi...