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Orientarsi

Via libera alla nuova università della Gelmini

Dopo che il Senato il 28 novembre ha dato il via alla riforma Gelmini sull'Università, lo scorso 7 gennaio è stata votata la fiducia - la 9a dall'inizio della legislatura. Il decreto introduce importanti novità sui temi del diritto allo studio, valorizzazione del merito e qualità dell'università. Tutte misure, queste, definite dal Ministro Gelmini come un "Primo passo verso la rivoluzione di un sistema paralizzato"

di Marta Ferrucci 1 dicembre 2008
Nel Decreto legge n° 180 del 10 novembre 2008 - approvato il 7 gennaio 2009 con la fiducia alla Camera- recante disposizioni urgenti sul diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualità del sistema universitario e della ricerca, vengono introdotte importanti novità sui bilanci d'ateneo, nuove regole per assunzioni e concorsi, misure per il rientro dei cervelli e disposizioni rigurdanti stipendi e carriera dei professori universitari che saranno legate alla produttività e non più alla sola anzianità

Trasparenza nei concorsi

- Reclutamento professori universitari

Le commissioni che giudicheranno gli aspiranti professori universitari di prima e seconda fascia saranno composte, a differenza di quanto accadeva fino ad ora, da 4 professori sorteggiati da un elenco di commissari eletti a loro volta da una lista di ordinari del settore scientifico disciplinare oggetto del bando e da 1 solo professore ordinario nominato dalla facoltà che ha richiesto il bando. Si evita così il rischio di predeterminare l’esito dei concorsi e si incoraggia un più ampio numero di candidati a partecipare.

- Reclutamento ricercatori
In attesa di un riordino organico del sistema di reclutamento dei ricercatori universitari le commissioni che giudicheranno i candidati al concorso saranno composte da 1 professore associato nominato dalla facoltà che richiede il bando e da 2 professori ordinari sorteggiati da una lista di commissari eletti tra i professori appartenenti al settore disciplinare oggetto del bando. La valutazione dei candidati avverrà secondo parametri riconosciuti anche in ambito internazionale.

Le università con una spesa per il personale troppo elevata (più del 90% dello stanziamento statale) non potranno effettuare nuove assunzioni
La norma pone un freno alle gestioni finanziarie non adeguate di alcune università (soprattutto nel rapporto entrate-uscite). Da oggi le università che spendono più del 90% dei finanziamenti statali (Fondo di Finanziamento Ordinario) in stipendi non potranno bandire concorsi per docenti, ricercatori o personale amministrativo.

Più ricercatori assunti dalle Università
Per favorire l’assunzione dei giovani ricercatori, il blocco del turn over (a quota 20% nelle altre amministrazioni) viene elevato al 50%. Delle possibili assunzioni presso le Università, almeno il 60% dovrà essere riservato ai nuovi ricercatori.

I concorsi di ricercatore già banditi fuori dal turn over
I bandi di concorso per posti da ricercatore già banditi sono esclusi dal turn over. 2300 ricercatori dunque saranno esclusi dal blocco del turn over.

- Gli enti di ricerca esclusi dal blocco delle assunzioni
Gli enti di ricerca sono esclusi dal blocco delle assunzioni che è entrato in vigore per tutte le amministrazioni pubbliche.
Queste tre iniziative permetteranno di assumere 4000 nuovi ricercatori

Più finanziamenti alle Università migliori
Più finanziamenti (cioè il 7% del Fondo del Finanziamento Ordinario e del Fondo Straordinario della Finanziaria 2008) saranno distribuiti alle Università migliori: quelle con offerta formativa, con qualità della ricerca scientifica, qualità, efficacia ed efficienza delle sedi didattiche migliori.
Le università più virtuose saranno individuate in tempi molto brevi attraverso i parametri di valutazione Civr (Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca) e Cnvsu (Comitato nazionale valutazione del sistema universitario).
Per la prima volta in Italia si distribuiscono soldi alle Università in base a standard di qualità.

Borse di studio ai ragazzi più meritevoli
Per la prima volta in Italia tutti gli aventi diritto avranno la borsa di studio. L’incremento di 135 milioni di euro sarà destinato ai ragazzi capaci e meritevoli, privi di mezzi economici.180 mila ragazzi oggi sono idonei a ricevere la borsa di studio e l’esonero dalle tasse universitarie, ma solo 140.000 li ottengono di fatto già oggi.

65 milioni per nuove strutture per il 2009
1700 posti letto in più per studenti universitari. Saranno realizzati progetti per le residenze universitarie.

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carmine martedì, 20 gennaio 2009

osservazioni sull’espressione “studenti diversamen

MINISTRO GELMINI, QUELL’ESPRESSIONE NON VA ………E NON SOLO

Alla cortese attenzione dell'onorevole Mariastella Gelmini
e p.c. Presidente CNUDD Prof. Paolo Valerio


Oggetto: osservazioni sull’espressione “studenti diversamente abili” utilizzata nel decreto per i criteri ripartizione stanziamento per interventi studenti diversamente abili anno 2008
Illustrissimo Sig. Ministro,
sono un operatore che lavora da anni nel campo della disabilità e in particolare nei Servizi universitari di supporto agli studenti universitari con disabilità.
Le scrivo sollecitato dalla lettura del Decreto Ministeriale 28 agosto 2008 prot. n. 159/2008, da Lei firmato, in cui campeggia l’espressione “studenti diversamente abili”, sulla quale vorrei proporLe alcune brevi considerazioni.
Mi permetta di partire da una frase illuminante di Giuseppe Pontiggia apposta come dedica a un suo bel libro: «A tutte le persone disabili che lottano, non per diventare uguali agli altri, ma se stessi». Tale dedica ci interpella tutti, nessuno escluso.
In nessun ambito della vita le parole sono chiacchiere, tantomeno nell’ambito del sistema formativo formale (quello di Sua competenza come Ministro): nella correzione dei temi contano perfino gli accenti e gli apostrofi, si immagini quindi il peso specifico delle parole! La mia non vuole essere una mera disputa lessicografica o semantica, nell’uso di certi termini sono in ballo questioni più profonde, che concernono il rispetto vero delle persone, delle loro storie di vita e della loro condizione esistenziale.
L’espressione “studenti diversamente abili” è sempre più diffusa nel mondo dell'informazione e della politica, ma moltissimi fra i più competenti, preparati e appassionati operatori italiani nell'area delle disabilità hanno eccepito vigorosamente su di essa. Le riporto alcuni esempi: la teologa Adriana Zarri scrive che questa «ridicola e ipocrita definizione rappresenta il colmo dell'imbarbarimento e, in fondo, dimostra una mancata accettazione di uno stato di difficoltà»; Andrea Pancaldi parla di termine «carico di ambiguità»; il giornalista Franco Bomprezzi denuncia una «deriva linguistica che, nell'enfatizzare le capacità di alcuni, ignora le persone con maggiori difficoltà». Carlo Giacobini, poi, descrive il “neologismo” con acuta ironia come «un ansiolitico linguistico, utile al massimo a mettere in pace la coscienza di coloro che non si sono mai fatti carico sino in fondo di questi problemi».
Personalmente ritengo che si tratti di un tentativo maldestro di "sdoganare" le disabilità, rimuovendo (o se si preferisce camuffando) le difficoltà reali che assillano giorno per giorno gli studenti universitari con disabilità. Invece di lottare per affermare nella prassi quotidiana il diritto all'uguaglianza di opportunità, si inseguono goffamente modelli efficientisti ed estetici. Qualcuno potrebbe obiettare che l’espressione mira a valorizzare le abilità residue (quando ci sono), il che è sicuramente doveroso ma ha come indispensabile presupposto il riconoscimento leale e oggettivo delle limitazioni delle attività, non la loro rimozione attraverso operazioni di ‘cosmesi comunicativa’.
L'inserimento e l'inclusione sono possibili, da una parte, mediante provvedimenti amministrativi che favoriscano i progetti di vita indipendente di ciascuno (e quindi mettendo in campo investimenti); dall'altra, attraverso processi culturali di accettazione lunghi e complessi, che non solo non passano attraverso la proposta di nuove e ambigue definizioni ma possono addirittura essere da esse ostacolati.
Gli studenti universitari con disabilità hanno bisogno di servizi, e non di questi biglietti da visita ingenui, e anche fuorvianti.
Infine, vale la pena ricordare che il termine diversamente abile non ha nessun rigore scientifico, né alcuna valenza sul piano legislativo ed è intraducibile in altre lingue. L'Organizzazione Mondiale della Sanità, che il 22/5/2001 ha approvato la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute, suggerisce di usare il termine "persone disabili" o "persone con disabilità".Mi auguro, Sig. Ministro, che non voglia liquidare questa mia lettera come un semplice esercizio di pedanteria e puntigliosità semantica, ma intenderla come un piccolo contributo sulla strada da percorrere per la piena promozione dei diritti di cittadinanza delle persone con disabilità e per la creazione delle condizioni perché possano essere se stesse e non quello che noi vogliamo che siano.
E allora, mi creda Sig. Ministro, tutti noi saremo più autenticamente noi stessi.

Napoli 19/01/2009
Carmine Rizzo

n° 41
io me martedì, 20 gennaio 2009

Re: osservazioni sull’espressione “studenti divers

> MINISTRO GELMINI, QUELL’ESPRESSIONE NON VA ………E
> NON SOLO
>
> Alla cortese attenzione dell'onorevole Mariastella
> Gelmini
> e p.c. Presidente CNUDD Prof. Paolo Valerio
>
>
> Oggetto: osservazioni sull’espressione “studenti
> diversamente abili” utilizzata nel decreto per i
> criteri ripartizione stanziamento per interventi
> studenti diversamente abili anno 2008
> Illustrissimo Sig. Ministro,
> sono un operatore che lavora da anni nel campo
> della disabilità e in particolare nei Servizi
> universitari di supporto agli studenti universitari
> con disabilità.
> Le scrivo sollecitato dalla lettura del Decreto
> Ministeriale 28 agosto 2008 prot. n. 159/2008, da
> Lei firmato, in cui campeggia l’espressione
> “studenti diversamente abili”, sulla quale vorrei
> proporLe alcune brevi considerazioni.
> Mi permetta di partire da una frase illuminante di
> Giuseppe Pontiggia apposta come dedica a un suo bel
> libro: «A tutte le persone disabili che lottano,
> non per diventare uguali agli altri, ma se stessi».
> Tale dedica ci interpella tutti, nessuno escluso.
> In nessun ambito della vita le parole sono
> chiacchiere, tantomeno nell’ambito del sistema
> formativo formale (quello di Sua competenza come
> Ministro): nella correzione dei temi contano
> perfino gli accenti e gli apostrofi, si immagini
> quindi il peso specifico delle parole! La mia non
> vuole essere una mera disputa lessicografica o
> semantica, nell’uso di certi termini sono in ballo
> questioni più profonde, che concernono il rispetto
> vero delle persone, delle loro storie di vita e
> della loro condizione esistenziale.
> L’espressione “studenti diversamente abili” è
> sempre più diffusa nel mondo dell'informazione e
> della politica, ma moltissimi fra i più competenti,
> preparati e appassionati operatori italiani
> nell'area delle disabilità hanno eccepito
> vigorosamente su di essa. Le riporto alcuni esempi:
> la teologa Adriana Zarri scrive che questa
> «ridicola e ipocrita definizione rappresenta il
> colmo dell'imbarbarimento e, in fondo, dimostra una
> mancata accettazione di uno stato di difficoltà»;
> Andrea Pancaldi parla di termine «carico di
> ambiguità»; il giornalista Franco Bomprezzi
> denuncia una «deriva linguistica che,
> nell'enfatizzare le capacità di alcuni, ignora le
> persone con maggiori difficoltà». Carlo Giacobini,
> poi, descrive il “neologismo” con acuta ironia come
> «un ansiolitico linguistico, utile al massimo a
> mettere in pace la coscienza di coloro che non si
> sono mai fatti carico sino in fondo di questi
> problemi».
> Personalmente ritengo che si tratti di un tentativo
> maldestro di "sdoganare" le disabilità, rimuovendo
> (o se si preferisce camuffando) le difficoltà reali
> che assillano giorno per giorno gli studenti
> universitari con disabilità. Invece di lottare per
> affermare nella prassi quotidiana il diritto
> all'uguaglianza di opportunità, si inseguono
> goffamente modelli efficientisti ed estetici.
> Qualcuno potrebbe obiettare che l’espressione mira
> a valorizzare le abilità residue (quando ci sono),
> il che è sicuramente doveroso ma ha come
> indispensabile presupposto il riconoscimento leale
> e oggettivo delle limitazioni delle attività, non
> la loro rimozione attraverso operazioni di ‘cosmesi
> comunicativa’.
> L'inserimento e l'inclusione sono possibili, da una
> parte, mediante provvedimenti amministrativi che
> favoriscano i progetti di vita indipendente di
> ciascuno (e quindi mettendo in campo investimenti);
> dall'altra, attraverso processi culturali di
> accettazione lunghi e complessi, che non solo non
> passano attraverso la proposta di nuove e ambigue
> definizioni ma possono addirittura essere da esse
> ostacolati.
> Gli studenti universitari con disabilità hanno
> bisogno di servizi, e non di questi biglietti da
> visita ingenui, e anche fuorvianti.
> Infine, vale la pena ricordare che il termine
> diversamente abile non ha nessun rigore
> scientifico, né alcuna valenza sul piano
> legislativo ed è intraducibile in altre lingue.
> L'Organizzazione Mondiale della Sanità, che il
> 22/5/2001 ha approvato la Classificazione
> Internazionale del Funzionamento, della Disabilità
> e della Salute, suggerisce di usare il termine
> "persone disabili" o "persone con disabilità".Mi
> auguro, Sig. Ministro, che non voglia liquidare
> questa mia lettera come un semplice esercizio di
> pedanteria e puntigliosità semantica, ma intenderla
> come un piccolo contributo sulla strada da
> percorrere per la piena promozione dei diritti di
> cittadinanza delle persone con disabilità e per la
> creazione delle condizioni perché possano essere se
> stesse e non quello che noi vogliamo che siano.
> E allora, mi creda Sig. Ministro, tutti noi saremo
> più autenticamente noi stessi.
>
> Napoli 19/01/2009
> Carmine Rizzo
>

INSOMMA IN QUALCHE MODO DOBBIAMO CHIAMARLI O NO?

Certo che se si cambia il mome alle cose nell'intento di non offendere qualcuno ma poi non si riesce piu a capire il significato delle cose di leggi proprio non se ne possono piu fare!

Perchè se tu sei bianco o tu sei nero bianco sei e nero sei anche se ti puo fare o non piacere di essere quello che sei e ti nascondi dietro a Progenie indoafricana o a "diversamente pigmentato"

insomam il trucco di cambiare il nome per non offendere è una vera ipocrisia perchè bisogna dire sia al si e no al no e tutto il resto viene dal maligno e il malignio ci gode quando gli uomini scrivono parole senza senso sulle leggi.

Di già che la Gelmini scrive "scemenze" anche quando usa le parole normali figuriamoci se gli chiediamo di usare sinonimi antioffensivi.

Mancanza di offensività che che dura il tempo giusto perchè la massa ignorante non si sia abituata al nuovo nome e che porta alla coniazione ogni 2 o 3 anni di un nuovo sinonimo sempre più incomprensibile e sempre piu maligno.

karla^_^ venerdì, 16 gennaio 2009

huhuhu

ciao!!!e sno karla^_^e lo sspette ke sno karla^_^

n° 40
huhuhu sabato, 17 gennaio 2009

Re: huhuhu

> ciao!!!e sno karla^_^e lo sspette ke sno karla^_^

...ecchissene...

:) venerdì, 9 gennaio 2009

:-)

Piccola premessa:
AFAM è gestito dal MIUR però è un qualcosa a parte nel senso che i decreti per l'Università non possono essere applicati in automatico al comparto AFAM a meno che non sia inequivocabilmente specificato che un particolare decreto è valido sia per le Università e anche per AFAM.

In pratica il MIUR se vuole fare un decreto che è contemporaneamente applicabile sia alle università che al comparto AFAM può procedere in 3 modi

1 fa 2 decreti identici uno per le università e uno per AFAM
2 fa un unico decreto dove specifica che quel decreto è valido sia per l'università che per AFAM
3 fa un decreto per i soli AFAM che dice che per il comparto AFAM devono valere le stesse regole di un precedente decreto relativo alle sole universtità specificando inequivocabilmente quale è il decreto precedente.


Ora sarei curioso di sapre se il nuovo decreto appena convertito in legge vale anche per AFAM o dobbiamo aspettare un altro decreto specifico per AFAM?


BOOOOOOO

n° 39
elena venerdì, 9 gennaio 2009

mah!

anche quando la moratti h afatto la riforma 3+2 era l asoluzione migliore ma cosa è successo? ..che dicono che ci sono troppi laureati e troppi corsi simili e adesso vogliono fare tutto in base al merito?..mi dispiace ma non gli credo..e per quanto riguarda quelli che dovrebbero ricevere la borsa di studio ma non la ricevono non è giusto perchè non parlate! governo perchè non controlli se tutti dichiarano effettivamente tutto quello che hanno??..secondo me si scoprirebbero dei bei altarini:D

n° 38
marco giovedì, 8 gennaio 2009

ole

un buon passo avanti in sistema paralizzato
universita migliori cn + fondi -- + competizione + efficienza

n° 37
ahahahah mercoledì, 14 gennaio 2009

poveri bambocci

andateci mò a manifestare,bambocci!!!L'onda qua,l'onda là....visto?COME VOLEVASI DIMOSTRARE,siete spariti prima di cominciare....perchè adesso è finita la pacchia,dovete studiare per gli esami universitari e per quelli di stato e vi siete presi una bella sciolta.....ecco qua i grandi rivoluzionari!!

mercoledì, 14 gennaio 2009

Re: poveri bambocci

> andateci mò a manifestare,bambocci!!!L'onda
> qua,l'onda là....visto?COME VOLEVASI
> DIMOSTRARE,siete spariti prima di
> cominciare....perchè adesso è finita la
> pacchia,dovete studiare per gli esami universitari
> e per quelli di stato e vi siete presi una bella
> sciolta.....ecco qua i grandi rivoluzionari!!
>
>
>
>

E' vero: ha vinto il male, il bene ha perso questa battaglia (in questo mondo, la vittoria arriverà nell'altro quando voi brucerete tutti all'Inferno per l'eternità e non potrete farci niente)
PS: (almeno il vostro fosse un male intelligente, invece vedo che è un male da "mò" "perchè" e "sciolta" (?!) e se non bastasse questo si potrebbe parlare della vostra coerenza: quando Fioroni ridava serietà agli esami voi tutti giù a manifestare un po' perché il padrone del vostro gregge ve l'ha ordinato e voi tutti dietro come buone pecore ubbidienti, un po' perché "voja de studià sarteme addosso", mentre alle proteste per la riforma CONTRO l'istruzione (o per la DISTRUZIONE se preferisci) hanno partecipato appartenenti a tutte le classi sociali e di lavoro e soprattutto a tutte le forze politiche, basti pensare che accanto a "comunisti" e (finta) sinistra moderata hanno manifestato esponenti di estrema destra con la scritta "bioa chi molla" e simili e persino di (finta) destra moderata...)
Il vostro male ha vinto, ma è bastato a farlo passare per male davanti a chiunque altro, in Italia come all'estero, che non faccia parte del vostro gregge, e tale sarà giudicato quando tu e quelli come te dovrete lasciare questo mondo e tutti i vostri beni materiali che sono stati l'unico scopo perseguito nella vostra miserabile e miserevole vita e che sono stati pure la vera causa della vostra pena eterna.
Prosperum iter facias ad Patras!

ahahahah mercoledì, 14 gennaio 2009

Re:Re: poveri bambocci

Che deboli argomentazioni che hai per ribattere a ciò che ho scritto.
Ti appoggi a stupidaggini e mi copri di insulti personali solo perché sei talmente ignorante che non avresti altri mezzi per opporti. Poverino.Ma ti compatisco.
Perché sei un perdente e i perdenti come te vanno solo compatiti.

I Don't Wanna Close My Eyes venerdì, 9 gennaio 2009

Re: ole

> un buon passo avanti in sistema paralizzato
> universita migliori cn + fondi -- + competizione +
> efficienza

CONOSC ERE LA LEGGE 133/2008
PER DIFENDERE L’UNIVERSITA’ PUBBLICA
"La storia umana diventa sempre di più una gara tra la cultura e la catastrofe"
H.G. Wells
Cercherò di essere il più breve e comprensivo possibile, ben sapendo che in ogni caso vi saranno
molte cose di cui scrivere, sperando che tutti abbiano il tempo e la pazienza di leggere quanto
riportato sotto, e trovino la spinta per informarsi ed informare quanta più gente possibile intorno a
se, perché si tratta di salvare l’università, una cultura di qualità per tutti coloro che desiderano
riceverla.
Più che una legge, è un enorme calderone all’interno del quale è stato gettato di tutto, ogni
argomento con una qualche valenza di tipo economico.
Il testo della legge potete trovarla a questo indirizzo ,
p ubblicata sul sito web della Camera dei Deputati del Parlamento Italiano.
Basti pensare che questa legge ha chiamato in causa le seguenti commissioni
- Commissione V BILANCIO E TESORO e VI FINANZE
- COMITATO PER LA LEGISLAZIONE
- Commissione I AFFARI COSTITUZIONALI
- Commissione II GIUSTIZIA
- Commissione III AFFARI ESTERI
- Commissione IV DIFESA
- Commissione VII CULTURA
- Commissione VIII AMBIENTE
- Commissione IX TRASPORTI
- Commissione X ATTIVITA’ PRODUTTIVE
- Commissione XI LAVORO
- Commissione XII AFFARI SOCIALI
- Commissione XIIIAGRICOLTURA
- Commissione XIV POLITICHE UNIONE EUROPEA
- COMMISSIONE PARLAMENTARE PER LE QUESTIONI REGIONALI
L’iter parlamentare di questa maxi legge ha avuto inizio con la prima lettura alla Camera dei
Deputati il 2 LUGLIO, per concludersi con l’approvazione il 6 AGOSTO 2008, e passare al Senato.
Un mese di discussione, due o tre giorni per settimana, nel completo silenzio dei media nel periodo
di minima attenzione dell’opinione pubblica, in vacanza, ferie…
Arriviamo a discutere cosa questa legge decreta al riguardo dell’università pubblica.
TAGLIO DELLE RISORSE ECONOMICHE
DESTINATE ALL’UNIVERSITA’PUBBLICA
E’ stata decisa da questa legge il taglio dei fondi destinati all’università pubblica (FFO - fondo per il
finanziamento ordinario delle università) nella seguente maniera.
Riduzione di:
- 63.5 milioni di euro per l’anno 2009
- 190 milioni di euro per l’anno 2010
- 316 milioni di euro per l’anno 2011
- 417 milioni di euro per l’anno 2012
- 455 milioni di euro a decorrere dell’anno 2013
per un totale di 1441.5 milioni di euro almeno fino al 2013.
TRASFORMAZIONE DELLE UNIVERSITA’ PUBBLICHE
IN “FONDAZIONI DI DIRITTO PRIVATO”
Per sopperire all’improvviso ammanco dei finanziamenti pubblici, lo stato consente alle università
di trasformarsi in fondazioni di diritto privato..
Questo passo sancirebbe la morte di un’istruzione pubblica per tutti, consentendo alle fondazioni
universitarie di decidere l’entità delle tasse per gli studenti, ed andando a ledere il fondamentale
diritto allo studio univesitario, tutelato dalla Costituzione Italiana attraverso l’articolo 33, che recita:
Art. 33.
L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e
gradi.
Attualmente la legge difatti sancisce che nell’anno solare, il gettito delle tasse degli studenti non
deve superare il 20% dell’importo del finanziamento ordinario dello Stato (FFO), cosa che di fatto
pone un tetto massimo alle tasse che si possono far pagare ad uno studente.
Con il passaggio a fondazione l’università potrà (e vista la mancanza di fondi, dovrà) chiedere
qualunque cifra agli studenti, senza dover rispondere a nessun tetto prefissato.
Una retta universitaria da 10000 euro potrebbe essere uno standard per il prossimo anno
accademico.
Raggiungeremmo uno standard tipo college americano, dove o si vince una borsa di studio per
meriti sportivi, o si è abbastanza ricchi da poter far fronte ad una richiesta economica di tale portata.
Con l'entrata in vigore della legge 133/2008 si è andati a ledere questo principio costituzionali,
garantendo il diritto allo studio ed ad una formazione di qualità solamente a chi può far
affidamento su una grande capacità economica, andando a ledere il principio costituzionale di
eguaglianza e pari dignità tra i cittadini decretata dall’articolo 3
Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di
sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di
fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e
l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del
Paese.
Al contempo assisteremo alla definitiva violazione dell’articolo 9, che recita
Art. 9.
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica
vista la sostanziale impossibilità delle università di mantenere una gestione pubblica a seguito dei
tagli economici e di personale docente, di ricerca e tecnico – amministrativo subiti.
Oltre a questo vi sono implicazioni riguardanti i poteri economici.
Le università potranno “trovarsi uno sponsor” che li finanzi. Inutile dire gli effetti devastanti che
avrebbe un controllo economico di questo tipo sulla ricerca in tutti i vari settori universitari.
La ricerca verrebbe condotta secondo le direttive impartite dalle società finanziatrici, in base alla
redditività a livello economico!
TURN OVER (articolo 66)
La stessa legge ha imposto una drastica riduzione del personale universitario alle facoltà stesse, che
si trovano costrette improvvisamente a mandare obbligatoriamente in pensione chi ha maturato i
requisiti necessari, o altrimenti licenziare parte del proprio organico.
Logica vorrebbe una sostituzione nelle posizioni didattiche per mantenere l’offerta d’insegnamento.
La legge 133 impone invece un turn over bloccato al 20%, ovvero un nuovo assunto ogni
cinque pensionamenti o licenziamenti.
Come pensiamo di mantenere una didattica di buon livello in questa maniera?
Riassumendo:
- Le facoltà devono ridurre gli organici entro i termini imposti dalla legge, licenziando o
pensionando forzatamente
- Si può procedere all’assunzione ogni 5 pensionamenti e/o licenziamenti
Matematicamente qualcosa non torna. Si rinuncia a personale docente, chiedendo ai ricercatori di
mantenere il ruolo di insegnanti, mantenendo la stessa retribuzione e lavorando fuori dai compiti
stabiliti dal loro contratto (che prevede 60 ore di ricerca, e nessun obbligo all’insegnamento).
Con questa situazione, l’unica soluzione sarebbe sopprimere corsi d’insegnamento, fino a giungere
addirittura alla cancellazione dei corsi di laurea meno frequentati o considerati di minor interesse.
In questo rapido excursus informativo sono stati citati solamente i problemi più grossi a cui questa
legge condurrebbe, ma basta leggere con attenzione il testo della legge, o informarsi con chi già lo
ha fatto prima di noi perché vi si dischiudano gli abissi entro cui verrà gettata l’università se tutto
questo viene approvato in parlamento.
L’università da pubblica diventerebbe un privilegio per i pochi che potrebbero permettersi
rette universitarie altissime, mentre il livello qualitativo dell’insegnamento pubblico
crollerebbe a picco per la mancanza di docenti e la soppressione di esami, nonché
probabilmente anche di corsi di laurea meno frequentati o considerati “di minore rilievo”.
Si sta cercando di distruggere la nostra cultura ed obbligando le università a svendersi a
privati per sopravvivere, senza poi garantire un livello di istruzione accettabile.
DIFENDIAMO L’UNIVERSITA’
PUBBLICA
DALLA LEGGE 133/2008

I Don't Wanna Close My Eyes venerdì, 9 gennaio 2009

Re: ole

> un buon passo avanti in sistema paralizzato
> universita migliori cn + fondi -- + competizione +
> efficienza

CONOSCERE LA LEGGE 133\2008
PER DIFENDERE L’UNIVERSITA’ PUBBLICA!!
• TAGLIO DELLE RISORSE ECONOMICHE DESTINATE ALL’UNIVERSITA’PUBBLICA per un totale di 1441.5 milioni di euro almeno fino al 2013.
• TURN OVER (articolo 66)
La legge 133 impone invece un turn over bloccato al 20%, ovvero un nuovo assunto ogni cinque pensionamenti o licenziamenti.:
- Le facoltà devono ridurre gli organici entro i termini imposti dalla legge, licenziando o pensionando forzatamente
- Si può procedere all’assunzione ogni 5 pensionamenti e/o licenziamenti
• TRASFORMAZIONE DELLE UNIVERSITA’ PUBBLICHE IN “FONDAZIONI DI DIRITTO PRIVATO”
Con il passaggio a fondazione l’università potrà (e vista la mancanza di fondi, dovrà) chiedere qualunque cifra agli studenti, senza dover rispondere a nessun tetto prefissato. Una retta universitaria da 10’000 euro potrebbe essere uno standard per il prossimo anno accademico. L’università da pubblica diventerebbe un privilegio per i pochi che potrebbero permettersi rette universitarie altissime, mentre il livello qualitativo dell’insegnamento pubblico crollerebbe a picco per la mancanza di docenti e la soppressione di esami, nonché probabilmente anche di corsi di laurea meno frequentati o considerati “di minore rilievo”. Si sta cercando di distruggere la nostra cultura ed obbligando le università a svendersi a
privati per sopravvivere, senza poi garantire un livello di istruzione accettabile.
!!!!DIFENDIAMO L’UNIVERSITA’ PUBBLICA!!!!
TUTTI IN CORTEO:
Giovedì 30 Ottobre alle 9:30
Partenza da CAIROLI (Milano)
PASSATEPAROLA!!!!!

Antonia venerdì, 9 gennaio 2009

Re: questi pensano ai cortei...

Tutti in corteo?
ma voi siete matti..per una volta che un Governo (nn a caso questo governo) fa una riforma utile per il Paese e per i giovani
continuate così, e l'attuale maggioranza resterà tale per i prssimi vent'anni!
contenti voi....contenti tutti!!!!!



un buon passo avanti in sistema paralizzato
>> universita migliori cn + fondi -- + competizione +
>> efficienza
>
>CONOSCERE LA LEGGE 133\2008
>PER DIFENDERE L’UNIVERSITA’ PUBBLICA!!
>• TAGLIO DELLE RISORSE ECONOMICHE DESTINATE
>ALL’UNIVERSITA’PUBBLICA per un totale di 1441.5
>milioni di euro almeno fino al 2013.
>• TURN OVER (articolo 66)
>La legge 133 impone invece un turn over bloccato al
>20%, ovvero un nuovo assunto ogni cinque
>pensionamenti o licenziamenti.:
>- Le facoltà devono ridurre gli organici entro i
>termini imposti dalla legge, licenziando o
>pensionando forzatamente
>- Si può procedere all’assunzione ogni 5
>pensionamenti e/o licenziamenti
>• TRASFORMAZIONE DELLE UNIVERSITA’ PUBBLICHE IN
>“FONDAZIONI DI DIRITTO PRIVATO”
>Con il passaggio a fondazione l’università potrà (e
>vista la mancanza di fondi, dovrà) chiedere
>qualunque cifra agli studenti, senza dover
>rispondere a nessun tetto prefissato. Una retta
>universitaria da 10’000 euro potrebbe essere uno
>standard per il prossimo anno accademico.
>L’università da pubblica diventerebbe un privilegio
>per i pochi che potrebbero permettersi rette
>universitarie altissime, mentre il livello
>qualitativo dell’insegnamento pubblico crollerebbe
>a picco per la mancanza di docenti e la
>soppressione di esami, nonché probabilmente anche
>di corsi di laurea meno frequentati o considerati
>“di minore rilievo”. Si sta cercando di distruggere
>la nostra cultura ed obbligando le università a
>svendersi a
>privati per sopravvivere, senza poi garantire un
>livello di istruzione accettabile.
>!!!!DIFENDIAMO L’UNIVERSITA’ PUBBLICA!!!!
>TUTTI IN CORTEO:
>Giovedì 30 Ottobre alle 9:30
>Partenza da CAIROLI (Milano)
>PASSATEPAROLA!!!!!

I Don't Wanna Close My Eyes venerdì, 9 gennaio 2009

Re: questi pensano ai cortei...

> Tutti in corteo?
> ma voi siete matti..per una volta che un Governo
> (nn a caso questo governo) fa una riforma utile per
> il Paese e per i giovani
> continuate così, e l'attuale maggioranza resterà
> tale per i prssimi vent'anni!
> contenti voi....contenti tutti!!!!!
>
>
>
> un buon passo avanti in sistema paralizzato
>>> universita migliori cn + fondi -- + competizione
>+
>>> efficienza
>>
>>CONOSCERE LA LEGGE 133\2008
>>PER DIFENDERE L’UNIVERSITA’ PUBBLICA!!
>>• TAGLIO DELLE RISORSE ECONOMICHE DESTINATE
>>ALL’UNIVERSITA’PUBBLICA per un totale di 1441.5
>>milioni di euro almeno fino al 2013.
>>• TURN OVER (articolo 66)
>>La legge 133 impone invece un turn over bloccato al
>>20%, ovvero un nuovo assunto ogni cinque
>>pensionamenti o licenziamenti.:
>>- Le facoltà devono ridurre gli organici entro i
>>termini imposti dalla legge, licenziando o
>>pensionando forzatamente
>>- Si può procedere all’assunzione ogni 5
>>pensionamenti e/o licenziamenti
>>• TRASFORMAZIONE DELLE UNIVERSITA’ PUBBLICHE IN
>>“FONDAZIONI DI DIRITTO PRIVATO”
>>Con il passaggio a fondazione l’università potrà (e
>>vista la mancanza di fondi, dovrà) chiedere
>>qualunque cifra agli studenti, senza dover
>>rispondere a nessun tetto prefissato. Una retta
>>universitaria da 10’000 euro potrebbe essere uno
>>standard per il prossimo anno accademico.
>>L’università da pubblica diventerebbe un privilegio
>>per i pochi che potrebbero permettersi rette
>>universitarie altissime, mentre il livello
>>qualitativo dell’insegnamento pubblico crollerebbe
>>a picco per la mancanza di docenti e la
>>soppressione di esami, nonché probabilmente anche
>>di corsi di laurea meno frequentati o considerati
>>“di minore rilievo”. Si sta cercando di distruggere
>>la nostra cultura ed obbligando le università a
>>svendersi a
>>privati per sopravvivere, senza poi garantire un
>>livello di istruzione accettabile.
>>!!!!DIFENDIAMO L’UNIVERSITA’ PUBBLICA!!!!
>>TUTTI IN CORTEO:
>>Giovedì 30 Ottobre alle 9:30
>>Partenza da CAIROLI (Milano)
>>PASSATEPAROLA!!!!!
>
>

Quando si dice la coerenza delle persone che "per il bene del paese" votano chi lo distrugge... Non hai nemmeno letto quello che è stato scritto, dati inconfutabili che hai pensato bene di evitare di commentare perché ti avrebbero dato solo torto... Grazie per aver scelto la strada della viltà così da sputtanarti da sola agli occhi di tutti...

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