
ragazzi, studiate e non ve ne pentirete... ci sono aziende italiane (rilevanti e conosciute anche a livello internazionale) che discriminano in base al voto, 110 e lode assuzione quasi assicurata
l'azienda per cui lavoro, molto selettiva, ne ha tenuto conto in fase di colloquio, come pure quella per cui ho lavorato precedentemente (il mio 110 e lode è stato interpretato come una persona serie che prende le cose sul serio...).
Poi, che in Italia la maggior parte delle aziende assuma preferibilmente raccomandati (le statistiche a rigurardo parlano chiaro), si spiega il perché la soglia sia scesa al 103-107.
Si tratta però in generale di aziendine mediocri di provincia lavorare per le quali significherebbe, per un 110 e lode, deteriorare il proprio curriculum.
Fidatevi ragazzi, esistono ancora aziende serie che premiano la meritocrazie, poche ma buone, e sono anche quelle che arricchiscono il vostro curriculum grazie al loro prestigio e alla loro notoerità internazionale.
...si sta parlando di privilegiare chi ha preso 107 non il minimo.
Quindi, di fondo, comprendo il ragionamento dei cacciatori di teste in questione.
Imparare può significare imparare ad obbedire (N. Chomsky). Cosa buona per chi dirige, ma l'autonomia? Il genio? La creatività?
Ancor più vero se si pensa che spesso il sistema educativo è impermeabile alle esperienze di vita di chi si forma. Spesso i voti si abbassano per problemi emotivi che non vengono visti o non vengono comunque considerati.
Saluti.
Essere laureati con 110 e lode non significato NON avere autonomia, genio e creatività.
Così come non essere laureati con 110 e lode non significa averlo.
Certamente, conta anche la persona e non il voto.
> Essere laureati con 110 e lode non significato NON avere autonomia, genio e creatività.
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> Così come non essere laureati con 110 e lode non significa averlo.
>
> Certamente, conta anche la persona e non il voto.
...già...
Il nocciolo della tesi sostenuta dall'articolo secondo me è questo: le aziende prediligono chi ha duttilità di pensiero e capacità di arrangiarsi, rispetto a chi sa tutto nel suo ambito ma ragiona in modo rigido, non sa uscire dagli schemi... il classico sgobbone insomma. E fin qui ci siamo.
Il punto è che non tutti i laureati con 110&lode sono uguali, ci sono i secchioni che stavano giorno e notte sui libri, qualche geniaccio che pur facendo una vita intensa e studiando relativamente poco otteneva sempre risultati brillanti, e poi quelli che hanno scelto una facoltà "facile", e ancora qualcuno che ha avuto una serie di botte di... fortuna, ecc. ecc.
Quindi, dopotutto, il 110&lode non è per forza sinonimo di eccezionale intelligenza ma neppure di palese "sgobboneria"... quel che conta è come uno c'è arrivato.
Sinceramente non sono d'accordo con l'articolo, soprattutto sul fatto che avere un ottimo voto sia un demerito ( o quasi ).. Così come non penso che l'avere un buon voto denoti mancanza di creatività.. Se quel che tu dici è vero, ovvero che le aziende tendono ad assumere persone tra il 103 e il 107, vorrebbe dire che non si premia più il merito.. Probabilmente vengono premiati i raccomandati...
Io il mio bel 110 e lode me lo sono meritato e goduto.
Ed a dispetto delle sciocchezze scritte in questo articolo, ne ho sempre tratto solo vantaggi nel mondo del lavoro.
Studiate gente, studiate. 110 e lode lo si prende studiando, e capendo le cose. Chiunque vi dica qualcosa di diverso cerca di giustificare il proprio fallimento e le proprie frustrazioni.
Rosica rosica... ah ah!
> Io il mio bel 110 e lode me lo sono meritato e goduto.
> Ed a dispetto delle sciocchezze scritte in questo articolo, ne ho sempre tratto solo vantaggi nel mondo del lavoro.
> Studiate gente, studiate. 110 e lode lo si prende studiando, e capendo le cose. Chiunque vi dica qualcosa di diverso cerca di giustificare il proprio fallimento e le proprie frustrazioni.
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> Rosica rosica... ah ah!
Ragazzi...non dico che la laurea a pieni voti non sia rilevante per un'assunzione, ma non sapete che i datori di lavoro non guardano solo il titolo di studio? Un esempio: mio fratello ha subito trovato lavoro dopo la laurea (con 101)...ciò che ha colpito il datore di lavoro non era il suo titolo, bensì le tante cose che ha fatto durante gli studi (lavoro, ripetizioni, ecc...). Successivamente un suo compagno di università, laureatosi prima di lui a pieni voti e con esame di stato, ha fatto domanda nella stessa azienda ed è stato respinto perchè non ritenuto adatto....infatti mio fratello dice che avrebbe potuto anche lui laurearsi in breve tempo con 110 e lode...ma non avrebbe fatto altro che studiare...nella vita c'è anche altro...i datori di lavoro valutano la persona, se è attiva IN GENERALE...
> mio fratello dice che avrebbe potuto anche lui laurearsi in breve tempo con 110 e lode...
ah ah, certo, avrebbe potuto... ah ah, peró ha "deciso" di non farlo... ah ah! in questi anni ne ho sentite tante, ma tante di scuse per non esserci riusciti...
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