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Laurea da 110 e lode? Meglio di no

a cura di Lorenzo Ait

redatto lunedì 07.01.2008

Un recente articolo pubblicato su un importante settimanale nazionale trattava un fenomeno piuttosto frequente che, in quanto consulente aziendale, avevo rilevato anch'io da tempo: l'inutilità del 110 e Lode o meglio, in alcuni casi, il suo essere diventato un dato controproducente nel proprio curriculum vitae. Nell'articolo sono stati intervistati molti personaggi chiave che si occupano di assunzioni e colloqui, oltre che esperti, presidenti e c.e.o. aziendali

Il punto chiave è lo slittamento della forbice di assunzioni: fino a qualche anno fa si dava un occhio di riguardo alla fascia 107/110 e lode, ora la fascia prediletta è 103/107 per via di alcune differenze che il mondo lavorativo attuale predilige rispetto al passato e che l’università, che dialoga pochissimo o per nulla con il mondo del lavoro, tuttora non coglie. Siccome tra gli intervistati c’era anche il sottoscritto, ho cercato di riassumere quelli che a mio avviso sono i “punti chiave” ai quali l’ottimo articolo di Lucia Scajola fa riferimento:

COMPETITIVITA’
Il sistema scolastico non premia la creatività, premia l’obbedienza e la precisione: due qualità eccelse, ma meno utili di quanto non fossero dieci anni fa; oggi sono la flessibilità, la capacità di gestire le proprie emozioni e di coltivare buoni rapporti interpersonali a fare la parte del leone tra le qualità premianti. Specie per figure manageriali e dirigenziali.

CREATIVITA’
Prendere 110elode oggi significa (in linea di massima) “giocare secondo le regole”, diventare degli “yes man”, mentre il mondo del lavoro odierno premia il pensiero laterale e l’autonomia decisionale, secondo cui le regole vanno infrante o decise autonomamente (pensate al Neo di Matrix: “non tentare di essere più veloce, convinciti di esserlo”); poiché il cambiamento oggi è una compagnia costante. Di fronte ad un bivio non c’è scelta, c’è dilemma: la soluzione è in mano a chi, abituato anche a sbagliare, non avrà paura di sperimentare una terza via… Una metafora della formazione racconta di un colloquio di lavoro alla IBM durante la cui prima domanda era: qual’ era il numero di targa del suo taxi? Naturalmente non contava la risposta ma la presenza di spirito nell’inventarla.

LEADERSHIP
Nel libro 30elodesenzastudiare esorto gli “intelligenti che non si applicano” a diventare “intelligenti (proprio) perché non si applicano”. Cioè a prendersi la responsabilità della propria condizione, senza aspettare che sia il giudizio (leggasi “voto”) di qualcuno a stabilire il proprio valore e definire le proprie potenzialità (non sono in grado di…, non sono portato a…). Come scrive Paul Arden, ex CEO di SAATCHI & SAATCHI “il miglior consiglio che mi abbiano mai dato sul lavoro arrivò dal mio capo: Stupiscimi!” Lo stesso esorta nel suo libro “Qualunque cosa pensi, pensa il contrario” a non fare l’università ma farsi vedere in giro (lo diceva anche Woody Allen) per laurearsi “alla scuola della vita”. Se ci pensi il mondo del lavoro odierno ha la tendenza a pagare la qualità del lavoro (provvigioni sempre più alte), non la quantità di ore lavorative (stipendi fissi sempre più bassi).

SPIRITO DI ADATTAMENTO
A dispetto di quanto detto il modo in cui le materie vengono insegnate è anacronistico: non cambia da decenni. Il mondo del lavoro non può permettersi la medesima stasi: circa ogni cinque anni (in alcuni casi tre) vengono riscritte le regole del gioco. Volete un esempio? Dieci anni fa non esistevano Telefonini, Portatili e E-Mail, prova a farne a meno oggi…

RESPONSABILITA’

Anche per questo gli “eroi” sono cambiati: una volta c’erano Magnum P.I. e Fonzie, figure “cool” ma “bravi ragazzi” mentre ora abbiamo il Dr.House, drogato, scorbutico ma che ci insegna ad aggirare regole e burocrazia per mantenere il focus sul risultato e non sulla procedura. Inoltre fa crescere la propria squadra responsabilizzando ogni membro, infischiandosene dei “ruoli” e riducendo al minimo la ricerca di approvazione. Ecco fatto, questi sono alcuni punti che ho individuato io, voi che ne pensate?

Fatemi sapere, ciao, Lorenzo!

Voto


Commenti dal 179 al 183
(183)

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110 e lode domenica, 30 maggio 2010

Per fortuna le aziende serie considerano ancora il 110 e lode...

ragazzi, studiate e non ve ne pentirete... ci sono aziende italiane (rilevanti e conosciute anche a livello internazionale) che discriminano in base al voto, 110 e lode assuzione quasi assicurata

l'azienda per cui lavoro, molto selettiva, ne ha tenuto conto in fase di colloquio, come pure quella per cui ho lavorato precedentemente (il mio 110 e lode è stato interpretato come una persona serie che prende le cose sul serio...).

Poi, che in Italia la maggior parte delle aziende assuma preferibilmente raccomandati (le statistiche a rigurardo parlano chiaro), si spiega il perché la soglia sia scesa al 103-107.

Si tratta però in generale di aziendine mediocri di provincia lavorare per le quali significherebbe, per un 110 e lode, deteriorare il proprio curriculum.

Fidatevi ragazzi, esistono ancora aziende serie che premiano la meritocrazie, poche ma buone, e sono anche quelle che arricchiscono il vostro curriculum grazie al loro prestigio e alla loro notoerità internazionale.

n° 183
Andrea Pinto mercoledì, 14 luglio 2010

R: Per fortuna le aziende serie considerano ancora il 110 e lode...

...si sta parlando di privilegiare chi ha preso 107 non il minimo.
Quindi, di fondo, comprendo il ragionamento dei cacciatori di teste in questione.

Imparare può significare imparare ad obbedire (N. Chomsky). Cosa buona per chi dirige, ma l'autonomia? Il genio? La creatività?

Ancor più vero se si pensa che spesso il sistema educativo è impermeabile alle esperienze di vita di chi si forma. Spesso i voti si abbassano per problemi emotivi che non vengono visti o non vengono comunque considerati.

Saluti.

110 e lode lunedì, 19 luglio 2010

R: R: Per fortuna le aziende serie considerano ancora il 110 e lode...

Essere laureati con 110 e lode non significato NON avere autonomia, genio e creatività.
Così come non essere laureati con 110 e lode non significa averlo.

Certamente, conta anche la persona e non il voto.

Andrea Pinto lunedì, 19 luglio 2010

R: R: R: Per fortuna le aziende serie considerano ancora il 110 e lode...

> Essere laureati con 110 e lode non significato NON avere autonomia, genio e creatività.
>
> Così come non essere laureati con 110 e lode non significa averlo.
>
> Certamente, conta anche la persona e non il voto.

...già...

elmerkeith sabato, 1 maggio 2010

vero, ma conta la persona

Il nocciolo della tesi sostenuta dall'articolo secondo me è questo: le aziende prediligono chi ha duttilità di pensiero e capacità di arrangiarsi, rispetto a chi sa tutto nel suo ambito ma ragiona in modo rigido, non sa uscire dagli schemi... il classico sgobbone insomma. E fin qui ci siamo.
Il punto è che non tutti i laureati con 110&lode sono uguali, ci sono i secchioni che stavano giorno e notte sui libri, qualche geniaccio che pur facendo una vita intensa e studiando relativamente poco otteneva sempre risultati brillanti, e poi quelli che hanno scelto una facoltà "facile", e ancora qualcuno che ha avuto una serie di botte di... fortuna, ecc. ecc.

Quindi, dopotutto, il 110&lode non è per forza sinonimo di eccezionale intelligenza ma neppure di palese "sgobboneria"... quel che conta è come uno c'è arrivato.

n° 182
Frank sabato, 1 maggio 2010

studente

Sinceramente non sono d'accordo con l'articolo, soprattutto sul fatto che avere un ottimo voto sia un demerito ( o quasi ).. Così come non penso che l'avere un buon voto denoti mancanza di creatività.. Se quel che tu dici è vero, ovvero che le aziende tendono ad assumere persone tra il 103 e il 107, vorrebbe dire che non si premia più il merito.. Probabilmente vengono premiati i raccomandati...

n° 181
Albert venerdì, 12 febbraio 2010

rosica rosica

Io il mio bel 110 e lode me lo sono meritato e goduto.
Ed a dispetto delle sciocchezze scritte in questo articolo, ne ho sempre tratto solo vantaggi nel mondo del lavoro.
Studiate gente, studiate. 110 e lode lo si prende studiando, e capendo le cose. Chiunque vi dica qualcosa di diverso cerca di giustificare il proprio fallimento e le proprie frustrazioni.

Rosica rosica... ah ah!

n° 180
silvio saint domenica, 11 luglio 2010

R: rosica rosica

> Io il mio bel 110 e lode me lo sono meritato e goduto.
> Ed a dispetto delle sciocchezze scritte in questo articolo, ne ho sempre tratto solo vantaggi nel mondo del lavoro.
> Studiate gente, studiate. 110 e lode lo si prende studiando, e capendo le cose. Chiunque vi dica qualcosa di diverso cerca di giustificare il proprio fallimento e le proprie frustrazioni.
>
> Rosica rosica... ah ah!

Riccardo mercoledì, 10 marzo 2010

R: rosica rosica

Sei un figlio di papà, non conta nulla la tua opinione.

Mary venerdì, 29 gennaio 2010

non c'è solo lo studio...

Ragazzi...non dico che la laurea a pieni voti non sia rilevante per un'assunzione, ma non sapete che i datori di lavoro non guardano solo il titolo di studio? Un esempio: mio fratello ha subito trovato lavoro dopo la laurea (con 101)...ciò che ha colpito il datore di lavoro non era il suo titolo, bensì le tante cose che ha fatto durante gli studi (lavoro, ripetizioni, ecc...). Successivamente un suo compagno di università, laureatosi prima di lui a pieni voti e con esame di stato, ha fatto domanda nella stessa azienda ed è stato respinto perchè non ritenuto adatto....infatti mio fratello dice che avrebbe potuto anche lui laurearsi in breve tempo con 110 e lode...ma non avrebbe fatto altro che studiare...nella vita c'è anche altro...i datori di lavoro valutano la persona, se è attiva IN GENERALE...

n° 179
Albert venerdì, 12 febbraio 2010

R: non c'è solo lo studio...

> mio fratello dice che avrebbe potuto anche lui laurearsi in breve tempo con 110 e lode...

ah ah, certo, avrebbe potuto... ah ah, peró ha "deciso" di non farlo... ah ah! in questi anni ne ho sentite tante, ma tante di scuse per non esserci riusciti...

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