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Orientarsi

Piccoli soldatini crescono

Dovete ancora finire le superiori? Potete farlo nelle accademie militari e dopo...

di Gabriele Carchella 22 giugno 2007

Non rimane che analizzare l'opzione che si offre ai più giovani, quella delle scuole militari. In esse si può entrare dai 15 ai 17 anni per seguire gli ultimi tre anni del liceo scientifico o del liceo classico.

Le scuole militari dell'esercito sono due: la Nunziatella a Napoli e la Teuliè a Milano. Obiettivo delle scuole militari è quello di trasmettere, oltre alle nozioni impartite nelle normali scuole, anche una completa formazione fisica, etica e civile. "Le scuole militari - si legge nel sito Internet dell'esercito - si assumono il compito di dare gli allievi gli insegnamenti fondamentali per diventare cittadini esemplari. Onestà, lealtà, dignità e senso di giustizia sono i valori che guidano l'attività formativa nelle scuole militari".

Gli sport praticati nelle scuole sono sia quelli vicini alla tradizione militare, come l'equitazione, il judò, il nuoto, la vela, lo sci, che quelli tradizionali, come l'atletica leggera, la pallacanestro, la pallavolo e la pallamano. Settimane bianche, tornei con altre scuole, visite, campi d'arma estivi completano la vita dei giovani studenti.

Se preferite la vita di mare potrete tentare di entrare nella scuola navale militare Francesco Morosini di Venezia, intitolata al grande ammiraglio e stratega della Repubblica Veneta. Qui proverete l'ebbrezza di imbracarvi sin da giovanissimi su grandi e famose navi scuola come l'Amerigo Vespucci e di indossare le divise probabilmente più eleganti di tutte le forze armate.

Per entrare in tutte le scuole militari si devono superare prove psico-attitudinali, visite mediche e test di cultura generale. Le selezioni non devono essere tanto facili visto che i posti sono limitati (nella scuola navale Morosini, ad esempio, i posti messi a concorso ogni anno sono 25 per il primo anno del liceo classico e 50 per il terzo liceo scientifico). Terminata la scuola si può decidere di frequentare i normali corsi universitari o di entrare in un'accademia militare.

La giornata tipo di uno studente

Ma qual è la giornata tipo di uno studente di una scuola militare? Prendiamo il caso della scuola navale Morosini: 8 - 13 lezione; a seguire pranzo nella sala mensa, 14,30 - 16,30 attività sportiva; 17 - 20 studio obbligatorio; a seguire cena e tempo libero fino alle 22,45, quando suona il silenzio e si va tutti a nanna. Mercoledì pomeriggio, sabato pomeriggio e domenica, a partire dalla tarda mattinata, libertà per tutti.

Ogni studente condivide la camera con altri cinque compagni, ha un proprio armadio e una propria scrivania per lo studio. Se questa vita vi affascina e la vostra età è quella giusta, non vi resta che informarvi su luoghi e date dei concorsi.

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5
Commenti

Mikhail Mityaev venerdì, 10 febbraio 2012

Domanda

Ho una domanda.Io ho 12 anni e vado in 2 media e ho già in programma di entrare nella scuola militare di Teuliè a Milano all'età di 15 anni.Vado bene a scuola per il momento ma volevo sapere se dovessi avere problemi con gli esami di 3 media e caso mai verrei bocciato e dovrò ripetere la 3 media per poi essere promosso,potrò entrare nella scuola militare senza fare il 1 anno di liceo classico-scientifico o è obbligatorio terminare il 1 anno di liceo?

n° 3
Il lupo perde il pelo...e muore di freddo! venerdì, 10 febbraio 2012

R: Domanda

> Ho una domanda.Io ho 12 anni e vado in 2 media e ho già in programma di entrare nella scuola militare di Teuliè a Milano all'età di 15 anni.Vado bene a scuola per il momento ma volevo sapere se dovessi avere problemi con gli esami di 3 media e caso mai verrei bocciato e dovrò ripetere la 3 media per poi essere promosso,potrò entrare nella scuola militare senza fare il 1 anno di liceo classico-scientifico o è obbligatorio terminare il 1 anno di liceo?

Come fai ad essere un sergente delle forze militari italiane se non hai ancora la licenza media? Non che ce l'abbiano molti fra i militari italiani, comunque... Occhio a non finire come quelli di Nassirija a furia di esportare la democrazia seminando bombe!
P.S.: FORZA MILAN!!!!!!!!!

fabi giovedì, 23 giugno 2011

terzo sociale

devo fare il terzo superiore delle scienze sociali..ma vorrei entrare nell'accademia..non posso solo perchè non frequento il liceo classico o scientifico?? o posso comunque entrare anche avendo frequentato un altra scuola??

n° 2
alessandra rao giovedì, 11 marzo 2010

quinto ginnasio

dato che sto svolgendo già il primo liceo classico,posso fare ugualmente il concorso anche a costo di ripetere il primo liceo?!

n° 1
MA lunedì, 15 marzo 2010

R: menzogna afgana

> dato che sto svolgendo già il primo liceo classico,posso fare ugualmente il concorso anche a costo di ripetere il primo liceo?!

Dobbiamo piantarla con la menzogna che siamo in Afghanistan, oltre che per portarvi una democrazia di cui a quella gente non importa nulla, per combattere il terrorismo internazionale.
Gli afgani non sono mai stati terroristi, tantomeno internazionali. Non c'erano afgani nei commandos che abbatterono le Torri Gemelle, non un solo afgano è stato trovato nelle cellule, vere o presunte, di Al Quaeda scoperte dopo l'11 settembre. C'erano arabi sauditi, yemeniti, giordani, egiziani, algerini, tunisini, ma non afgani. Nei dieci anni di durissimo conflitto contro l'invasore sovietico gli afgani non si resero responsabili di un solo atto terroristico, tantomeno kamikaze, né dentro né fuori dal loro Paese, e se dal 2006 si sono decisi a ricorrere anche a quest'arma all'interno di una guerra di guerriglia è perché si trovano di fronte ad un nemico quasi invisibile che usa prevalentemente bombardieri, possibilmente Dardo e Predator, aerei senza pilota ma armati di missili, telecomandati da Nellis nel Nevada. Del resto non si può gabellare una lotta di resistenza che dura da otto anni, con l'evidente appoggio di gran parte della popolazione senza il quale non potrebbe esistere, per terrorismo. Gli stessi Pentagono e Cia, nei loro documenti, chiamano i guerriglieri "insurgents", insorti. Solo il ministro La Russa usa ancora il termine "terroristi".
In Afghanistan all'epoca dell'attacco alle Torri Gemelle c'era Bin Laden. Ma i Talebani, preso il potere, se l'erano trovati in casa e, dopo gli attentati in Kenia e Tanzania, era diventato un problema anche per loro. Tanto che quando Clinton nel 1998, attraverso contatti discreti, propose al Mullah Omar di uccidere lo sceicco saudita il leader talebano si mostrò disponibile. Inviò a Washington il suo braccio destro, Ahmed Wakij, che incontrò il presidente americano due volte, il 28 novembre e il 18 dicembre. Wakij propose due alternative: o gli americani fornivano ai Talebani alcuni missili per colpire lo sceicco oppure sarebbero stati i Talebani a dare agli Usa le coordinate esatte del luogo dove si trova Osama in modo che potessero centrarlo a colpo scuro. Ma nell'un caso e nell'altro la responsabilità dell'attentato dovevano assumersela gli americani perché Bin Laden in Afghanistan aveva costruito ospedali, strade, ponti, godeva di una grande popolarità presso la popolazione e il governo talebano non poteva assumersi la paternità del suo assassinio. Stranamente Clinton declinò l'offerta (Documento del Dipartimento di Stato, agosto 2005).
In ogni caso Bin Laden è scomparso dalla scena da anni. Si dice allora che, Bin Laden o no, l'Afghanistan è tuttora la culla del terrorismo quaedista, cioè arabo. La Cia ha calcolato che fra i circa 50 mila "insurgents" ci sono 386 stranieri. Ma sono uzbeki, ceceni, turchi. Non arabi. E poi che interesse avrebbero i terroristi internazionali a far base in un Paese presidiato da 110 mila soldati Nato, quando potrebbero stare nello Yemen, dove c'è un governo che li protegge, o mimetizzarsi fra la popolazione in Arabia Saudita, in Giordania, in Egitto per prepararvi in tutta tranquillità i loro eventuali attentati? Al Quaeda, ammesso che esista, è una realtà del tutto marginale in Afghanistan. Ma noi la prendiamo a pretesto per continuare ad occupare quel Paese.
Le altre motivazioni con cui cerchiamo di legittimare la nostra presenza sono: riportare la sicurezza e la stabilità nel Paese, la lotta alla corruzione dilagante, alla disoccupazione, alla droga.
È del tutto evidente che la situazione di insicurezza e di instabilità è provocata proprio dalla presenza delle truppe occidentali perché quel popolo orgoglioso e fiero, che ha cacciato inglesi e sovietici, non tollera occupazioni, comunque motivate.
Stabilità e sicurezza ci sono state nei sei anni del governo talebano. E qui bisogna fare un passo indietro altrimenti non si capisce niente né del fenomeno talebano nè di ciò che accade oggi in Afghanistan. Dopo la sconfitta dei sovietici, i leggendari comandanti che li avevano combattuti, gli Ismail Khan, gli Heckmatyar, i Dostum, i Massud, e i loro sottoposti, in lotta per la conquista del potere, si erano trasformati in bande di taglieggiatori, di assassini, di stupratori che agivano nel più pieno arbitrio. La crescita del movimento talebano fu dovuta a questo. I Talebani, appoggiati dalla popolazione che non ne poteva più di quei soprusi, combatterono e sconfissero i "signori della guerra" e li cacciarono dal Paese riportandovi l'ordine e la legge, sia pure un duro ordine e una dura legge, la shariah. Nell'Afghanistan del Mullah Omar, come mi ha raccontato Gino Strada che vi ha vissuto, si poteva viaggiare tranquilli anche di notte. In quell'Afghanistan non c'era disoccupazione perché il Mullah, sia pur con qualche moderata e mirata concessione all'industrializzazione, aveva mantenuto l'economia di sussistenza. Non c'era corruzione per il semplice motivo che i Talebani facevano impiccare i corrotti. Infine dal 2000 non c'era neppure più traffico d'oppio perché il Mullah aveva troncato la coltivazione del papavero (si veda il diagramma pubblicato dal Corriere il 12/6/2006: nel 2001, anno in cui rileva la decisione presa nel 2000, la produzione di oppio crolla quasi a zero, oggi l'Afghanistan produce il 93% dell'eroina).
E allora cosa dovremmo fare? Sbaraccare e "lasciare che gli afgani sbaglino da soli". E invece restiamo. Le ragioni le spiega, senza pudore, Sergio Romano sul Corriere (19/9): gli Stati Uniti devono salvare la faccia, i Paesi alleati mantenere il loro "prestigio internazionale". E così per la nostra bella faccia continuiamo ad ammazzare uomini, donne, bambini afgani a decine, forse a centinaia di migliaia perché dei morti afgani nessuno tiene il conto quasi che non avessero anche loro, come i nostri "ragazzi", padri, madri, spose, figli. Non sono morti uguali ai nostri. Non appartengono alla "cultura superiore".

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