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Rivoluzione sul valore dei titoli di studio: un 110 uguale a un 66 e punti in più per i laureati negli Atenei più importanti?

Nei giorni passati si è parlato dell'abolizione del valore legale della laurea; dopo le prime voci che ipotizzavano un'equiparazione dei voti di laurea nell'ambito dei concorsi pubblici, Monti nella conferenza stampa ha dichiarato che vi sarà una consultazione pubblica in merito a questo spinoso argomento

di Marta Ferrucci 25 gennaio 2012
Altra novità potrebbe riguardare le università telematiche, con l'abolizione di tutti i finanziamenti che erano stati concessi loro da Mariastella Gelmini col famoso e ironicamente chiamato "emendamento Cepu".
Anche per i ricercatori potrebbe esserci qualche variazione: essi non svolgerebbero più tutoraggio e lezioni agli studenti, ma si dedicherebberosolamente all'attività di ricerca; questo per evitare che i docenti ordinari facciano svolgere ai ricercatori ciò che in realtà dovrebbero fare loro stessi.

Oggi una laurea ottenuta all'Università Bocconi vale quanto un titolo di studio preso, ad esempio, in un ateneo telematico. Cio' significa che, per accedere ad un concorso pubblico, i due titoli di studio si equivalgono: è giusto?  Per molti no ed infatti la questione nasce proprio relativamente ai concorsi pubblici dove tutti i diplomi di laurea sono considerati equivalenti; perchè un'azienda privata nella sua selezione da' un peso specifico alla formazione del candidato mentre l'amministrazione pubblica non può fare la stessa cosa? La storia forse sta per cambiare.

A luglio 2011 l'ex ministro Brunetta definì  "condivisibile" l'obiettivo di "passare dal concetto di valore legale a quello di valore sostanziale del titolo di studio". Oggi ci riprova il governo Monti che va a ripescare proprio il progetto di Brunetta. Come cambierebbero le cose? Voto e tipologia di laurea non conterebbero più nulla ai fini della graduatoria di un concorso pubblico mentre peserebbe l'ateneo di provenienza che avrebbe un valore assegnatogli dall'Anvur -Agenzia per la valutazione del Sistema universitario e della ricerca- attraverso una certificazione di qualità.
 
 La classifica degli atenei più cari e più economici >>


Per Meloni, del PD, la riforma è necessaria per ridare dignità all'università.  "I concorsi pubblici devono tornare ad essere la via esclusiva di accesso agli impieghi pubblici, devono accertare le competenze attraverso prove tarate sulle esigenze della PA. Poi e' giusto ampliare delle classi di laurea che consentono l'accesso ad impieghi che non richiedono competenze specifiche. Bisogna procedere all'eliminazione della connessione tra acquisizione di un titolo di studio durante la carriera nelle P.A. e progressioni interne. Basta con i diplomifici che mortificano l'universita' e orientano i pubblici dipendenti verso l'acquisizione di titoli di studio fittizi e non legati alle esigenze delle PA.
Infine, occorre ampliare il piu' possibile la fruibilita' della laurea triennale e riconoscere lo specifico valore formativo del dottorato di ricerca, oggi per niente valorizzato dalla pubblica amministrazione. Si tratta di misure semplici ed efficaci che garantiscono effettivamente che capacita' e merito individuale prevalgano sul formalismo
".

TEST: stringeresti un patto con il diavolo pur di laurearti? >>


Dal mondo politico e accademico arrivano reazioni contrastanti: il ministro Severino si è detto favorevole mentre il ministro della giustizia Cancellieri è contraria. Luigi Frati, rettore della Sapienza, fa presente che per alcuni corsi di laurea il valore legale è previsto a livello europeo. Salvatore Settis, della Normale di Pisa si chiede se sia giusto dare lo stesso peso ad un titolo ottenuto con 90 ed uno con 110 e lode.

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Secondo l'associazione studentesca Link questa misura non andrebbe ad incidere sulla qualità della formazione degli atenei ma allargherebbe la voragine tra atenei di serie A, costosissimi, e atenei di serie B. Chi ha ragione?



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Il voto di laurea non conterà più: un 66 sarà uguale ad un 110. E' giusto?

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Commenti

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MARCO mercoledì, 28 marzo 2012

si al mantenimento

qua si parla di pubblici concorsi...leggiti la mia pagina e impara che non tutto è oro quello che luccica....non mantenendo il valore legale si commetterebbe una enorme ingiustizia sociale http://www.facebook.com/pages/No-allabolizione-del-valore-legale-del-t itolo-di-studio/323979297646280

n° 10
Michela venerdì, 3 febbraio 2012

Bravo Monti

Io concordo con Monti. Finalmente faranno qualcosa di utile per noi studenti. Io sono di Catania e so cosa vuol dire ammazzarsi di studio. Non si può più vivere così. Ci sono certi miei colleghi che se non hanno 30 rifanno l'esame anche 100 volte, mah!!! Da pazzi!!! Io ho una buona media ma non rifiuterei mai neanche il minimo voto. L'importante è andare avanti. In bocca a lupo a tutti!!!

n° 9
Giggy martedì, 31 gennaio 2012

Può essere giusto

Molti studenti copiano, altri no.
Alcune università hanno professori più buonisti,
altre più severi.
E' giusto avvantaggiare i più fortunati e i copioni?

n° 8
Gennaro venerdì, 27 gennaio 2012

Il vero intento dell'abolizione del valore legale

A me pare che dietro la proposta di abolizione del valore legale del titolo di studio non vi sia altro che la volontà di realizzare un preciso obiettivo: quello di sancire in maniera definitiva il completo abbandono da parte dello Stato del compito di garantire l’istruzione universitaria e la ricerca scientifica. Ciò, peraltro, si badi, è assolutamente complementare alla riforma contenuta nell’art. 16 del d.l. 112 del 2008, conv. in l. 133 del 2008, che prevede la trasformazione delle università in fondazioni, e quindi la loro fuoriuscita dall’apparato organizzativo della pubblica amministrazione. Con l’abolizione del valore legale del titolo di studio si determinerebbe una completa privatizzazione e una assoluta liberalizzazione dell’istruzione universitaria. È chiaro, infatti, che a fronte dell’abolizione del valore legale del titolo di studio lo stato, che quel valore non attribuirebbe più, perderebbe qualsiasi interesse (e qualsiasi obbligo) ad assumersi il ruolo del garante dell’omogeneità del sistema di istruzione universitario in tutto il paese. Una volta abolito il valore legale delle lauree, infatti, a quale titolo lo stato dovrebbe determinare i programmi universitari, stabilire standard qualitativi, disciplinare le procedure concorsuali, addirittura finanziare le stesse università? Si tratterebbe pertanto del definitivo compimento di quel processo in iniziato molti anni fa di arretramento dello Stato da questo suo fondamentale e inderogabile compito sancito dagli art. 9 e 33 cost., sulla base di una malintesa ed ambigua concezione dell’autonomia che è stata interpretata dalla classe politica come sinonimo di fuoriuscita delle università dal bilancio pubblico e da una parte dell’accademia come assenza di qualsiasi controllo sul proprio operato.

n° 7
Anna mercoledì, 1 febbraio 2012

R: Il vero intento dell'abolizione del valore legale

Questi quassù stanno a scannarsi su questioni di merito e sulla questione se siano migliori gli atenei del sud o del nord. Tu mi sembri il primo che dice le cose come stanno! Stanno liberalizzando tutto, vogliono liberalizzare pure questo...chi se ne frega se la qualità dell'istruzione universitaria va a farsi friggere e se il diritto allo studio non è più garantito...ci stanno scaricando...tra poco scaricheranno anche la sanità e le forze di polizia e la festa sarà completa! (speriamo di no, ovviamente).
Non sanno che i beni come l'istruzione, la sanità, la difesa, l'ordine pubblico sono dei beni che non funzionano come gli altri (gli economisti li chiamano "beni meritori")...se per gli altri beni il libero mercato è la soluzione migliore, per questi non lo è, anzi vengono citati come esempio di "fallimento" della logica di mercato...
Mettere in concorrenza le università significa creare iniquità distributiva...significa che lo stato se ne lava le mani

Rebecca venerdì, 23 marzo 2012

R: R: Il vero intento dell'abolizione del valore legale

Beh, io la penso esattamente così. Mi sembra abbastanza palese questo discorso, anche perchè non trovo nessun altro motivo per il quale debba essere abolito il valore legale della laurea. Però sai, io che faccio parte dei "questi qui su che pensano a scannarsi.." e che sono del sud, mi iniziano i 5 minuti nel vedere contiuamente la chiusura di certa gente che nel 2012 ancora afferma cose terrificanti. Da noi prendere un 30 e lode è una passeggiata. Ma come si permettono?

Matteo venerdì, 23 marzo 2012

R: R: R: Il vero intento dell'abolizione del valore legale

> Beh, io la penso esattamente così. Mi sembra abbastanza palese questo discorso, anche perchè non trovo nessun altro motivo per il quale debba essere abolito il valore legale della laurea. Però sai, io che faccio parte dei "questi qui su che pensano a scannarsi.." e che sono del sud, mi iniziano i 5 minuti nel vedere contiuamente la chiusura di certa gente che nel 2012 ancora afferma cose terrificanti. Da noi prendere un 30 e lode è una passeggiata. Ma come si permettono?

Se hai espresso il tuo disaccordo con l'abolizione del valore legale, sono d'accordo con te.

Marta mercoledì, 1 febbraio 2012

R: Il vero intento dell'abolizione del valore legale

Finalmente qualcuno che guarda oltre.
Grazie Gennaro!
Totalmente d'accordo con te, ma del resto sono i fatti che parlano.

FranKoAEGEE venerdì, 27 gennaio 2012

Franco

Dipende come viene impostato il discorso,Il titolo di studio di per sè non ha valore per forza meritocratico e comunque al giorno d'oggi il mondo del lavoro ha parametri diversissimi da quello della scuola o università.
Più che un abolizione del valore legale del titolo di studio,auspico una riforma che preveda il MERITO come unica forma di giudizio per la progressione di carriera, poi puoi avere anche la terza media ma se hai esperienza ed attitudini non è giusto che la carriera ti venga bloccata per decreto.

n° 6
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