Concluso l'iter universitario conseguite
lauree o diplomi di specializzazione, arriva il momento di inviare il proprio
curriculum o di fare il giro delle sette chiese col proprio bagaglio di competenze.
Il rapporto con l'università si chiude e si apre quello col mondo del
lavoro, un mondo che spesso riserva delle sorprese, in genere perché si
aspetta dai laureati uscenti una
preparazione che gli stessi corsi di laurea non avevano considerato, o avevano considerato poco.
Non che la preparazione di un neo laureato sia subito
obsoleta, ma rischia di diventarlo in breve. Per avvocati e simili, poi, si tratta di un
sapere prettamente teorico e nozionistico, che non è mai stato applicato a situazioni concrete.
Occorre quindi dotarsi di una marcia in più ( lingue straniere - rigorosamente più d'una - e competenze informatiche costituiscono sempre titoli preferenziali)
informandosi in anticipo su cosa il mondo del lavoro si aspetta dagli studenti, e
cercando di prepararsi in maniera specifica.
Una valida mossa, in questo senso, sono le scuole di specializzazione
post laurea.
Da quest'anno vengono attivate all'interno delle università stesse le "
scuole d'arte forense", dei corsi post diploma a numero chiuso la cui frequenza - per la carriera avvocatizia - sostituisce la
pratica biennale in uno studio legale.
Ciò significa che, ultimato questo corso, si può direttamente affrontare l'esame per
iscriversi all'albo degli avvocati.
L'accesso è
regolato da concorsi banditi dal ministero dell'istruzione dell'università e della ricerca assieme al
ministero della giustizia poiché il numero dei posti disponibili varia di anno in anno.
La
prova di selezione consiste in un test di circa cinquanta quesiti a risposta multipla, di
contenuto identico sul territorio nazionale, su argomenti di diritto civile, diritto penale, diritto amministrativo, diritto processuale civile e procedura penale.
Un'altra valida realtà è la
Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, che prepara i futuri dirigenti degli enti pubblici.