Per chi intende diventare avvocato la
prassi è sempre la stessa: dopo il
conseguimento della laurea bisogna iscriversi all'
albo dei praticanti ed iniziare a
praticare la professione presso uno studio legale.
L'attività, nel corso dei
due anni necessari, consiste nel curare lavori d'ufficio e seguire gli avvocati nelle loro
udienze ( bisogna collezionarne
20 per ogni semestre) per apprendere la professionalità forense.
Alla fine di ogni semestre, poi, bisogna sostenere un colloquio presso l'ordine forense della
corte d'appello di residenza che verte sui
temi seguiti durante i mesi precedenti ( diritto penale, amministrativo, civile e deontologia professionale).
A questa fase segue l'
esame di stato per entrare a far parte dell'Albo degli avvocati, ed essere ufficialmente
riconosciuto come professionista. Quest'esame è composto da tre prove scritte - da
sostenere presso la Corte d'Appello - di cui due sono dei pareri (ovvero soluzioni di casi specifici uno civile e l'altro penale) e la terza è la stesura di un
atto ( in genere si tratta di un atto di citazione).
Per la parte orale bisogna
prepararsi sul diritto civile, penale e sulle procedure. Fino a poco tempo fa l'iscrizione all'albo degli avvocati era
vincolata dalla residenza anagrafica, per cui molti ricorrevano al cambio di
residenza come facilitazione per iscriversi agli albi di città in cui l'esame era meno competitivo.
Adesso, grazie alla
legge 21 Dicembre 1999 num. 526, l'iscrizione all'albo è stata svincolata dalla residenza.
Aggiornamenti...
Rettifiche:
a)non è vero che bisogna sostenere un colloquio ogni semestre: bisogna solo redigere una relazione alla fine di ciascuno dei due anni di pratica
b)invero agli orali le materie che si portano sono cinque di cui una procedura obbligatoria...