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Come di diventa avvocato adesso!

Come si diventa avvocato con la riforma? E magitsrato? Notaio? Ufff! Che aspetti a leggerlo!

di Rosario Morabito 21 giugno 2007

Le lezioni sono in corso, il walzer delle iscrizioni e dei test d'ingresso è finito da un bel pò, ma nonostante tutto sulla riforma e sul suo funzionamento aleggiano ancora dei dubbi.

Per alcuni ambiti disciplinari, poi, la faccenda è anche più complicata: se i corsi di laurea dalla formazione piuttosto generica consentono una maggiore flessibilità e spendibilità del titolo di laurea conseguito, le facoltà più tradizionali obbligano a percorsi rigidi e regole ferree, che richiedono una adeguata chiarezza d'intenti sul proprio futuro.

Questa rigidità nasce dal fatto che i titoli che verranno conseguiti da quest'anno in poi, avendo valori diversi e gerarchicamente subordinati ( primo e secondo livello, sapere generico e sapere specifico) permetteranno l'accesso a posizioni diverse all'interno del mondo del lavoro. Un caso emblematico è quello dei corsi di laurea in Giurisprudenza.

Prima di tutto bisogna capire ciò a cui si aspira: se il lavoro che agognate è quello del consulente legale, e quindi di colui che assiste il lavoro di un'altra figura professionale o di un intero team, curandone l'aspetto giuridico difensivo, allora la laurea triennale in Discipline dei servizi giuridici o scienze giuridiche fa al caso vostro. Il lavoro consiste nel verificare la correttezza di atti legali stipulati in precedenza (collaborazione tecnica) o nell'espletare mansioni d'ufficio.

Altri settori per chi è in possesso di una laurea triennale sono quello assicurativo, quello dei servizi, presso imprese o uffici pubblici ( limitatamente alle mansioni citate in precedenza) nonché l'accesso ai concorsi della Pubblica Amministrazione, fatta eccezione per quelli che riguardano figure dirigenziali.

Diversa la questione per chi invece, come la maggior parte degli iscritti ad un corso di giurisprudenza, intende abbracciare la carriera forense in veste di avvocato, magistrato o notaio. Da sempre questi titoli - nell'ordine in cui sono stati messi - rappresentano le posizioni più difficili da conquistare, se non altro per l'agguerritissima concorrenza determinata dall'esiguità della domanda in rapporto al numero di laureati finora sfornato dall'università.

La riforma si propone proprio di risolvere questo problema, scindendo dall'inizio del percorso formativo dei ragazzi chi andrà ad occupare posizioni prettamente esecutive e chi invece lavorerà in ambito manageriale.

"3+2"......: e poi?!

Per diventare un "principe del foro" quindi la laurea triennale non è che l'inizio: ai tre anni di formazione generica - e comunque già fortemente indirizzanti verso un settore delle scienze giuridiche - dovrà seguire il biennio della laurea di secondo livello, e ancora non basta. Già col vecchio sistema, infatti, per accedere alle professioni giuridiche occorreva frequentare scuole di specializzazione post laurea o iniziare il praticantato professionale.

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