I nostri nonni erano soggetti a stress? La risposta è no. Forse le condizioni di vita di quel tempo erano peggiori, ma sicuramente i ritmi di vita erano molto più lenti e la struttura stessa dello scorrere del tempo era più semplice, dove semplice non sta per facile. Possiamo quindi dire che i
ritmi più intensi, una maggiore complessità unita ad una competitività elevata nelle relazioni sono gli elementi alla base dello sviluppo di stress o di fattori che generano stress; un altro elemento che indubbiamente ha contribuito alla
nascita dello stress è la sua nominalizzazione, infatti fino a 40 anni fa non esisteva la parola stress come definizione di una condizione psicologica specifica e quindi non esistendo una parola per connotare una condizione non esisteva nemmeno la condizione stessa. Semplice, no!!!!
Se andiamo a vedere la
definizione attuale di stress la situazione si complica un poco: risposta non specifica di attivazione fisiologica dell’organismo a ogni richiesta operata sia a livello psicologico che comportamentale. Come si vede
le cose si stanno complicando, che situazione stressante…
In realtà la cosa si può semplificare:
1. ci sono elementi che sono alla base della generazione di stress: diciamo, ad esempio, un esame difficile (che caso!)
2. a ciò fa seguito una valutazione cognitiva soggettiva del fattore: l’esame è difficile e io sono poco preparato..., per non parlare poi del professore..., e non ultimo io sono sempre così sfortunato...
3. questa situazione genera una attivazione emozionale:
paura, incertezza, impotenza, ecc
4. che, a sua volta, genera manifestazioni fisiologiche e comportamentali del tipo:
tensioni, irritabilità, agitazione, mancanza di concentrazione, senso di pericolo, maggior livello di vigilanza, insonnia ed alla fine la fatidica frase: “sono stressato” ed il ciclo virtuoso è concluso.
In realtà possiamo parlare di eustress quando
la condizione di stress è positiva e ci fa attivare: esame difficile, paura, definizione di obiettivi e di piani di studio, attivazione sensoriale; o di distress quando è negativa: esame difficile, tanto non ci posso far niente, blocco comportamentale agitazione e confusione. Abitualmente si parla di
gestione dello stress, mentre io personalmente non credo che lo stress si possa gestire e ritengo che con lo stress ci si debba alleare, trasformando lo stress negativo in un nostro alleato positivo.
Come riconoscere l’eustress dal distress? Semplice quasi come differenziare il colesterolo buono da quello cattivo. Lo stress positivo rappresenta il carburante per il raggiungimento dei nostri obiettivi, lo possiamo rappresentare come una
sensazione di eccitazione, di attivazione, unite ad un senso di urgenza, nonostante possa essere presente un senso di paura di fallimento; quello negativo, che occorre affrontare senza paura, è invece quello che ci fa sentire sopraffatti dalle cose (sempre troppe e difficili) che dobbiamo affrontare e che ci toglie energie e pro positività; quest’ultimo tipo di stress può essere episodico o più spesso persistente e, indipendente da ciò che possiamo fare per migliorare la situazione, abbiamo di fronte sempre una montagna che spesso ci toglie
serenità e focalizzazione lasciando il posto ad una rassegnata agitazione.
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