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L'Università chiede ai prof di lavorare gratis

Alcune facoltà dell'Università di Torino stanno chiedendo ai docenti a contratto di lavorare gratuitamente il prossimo anno perchè non ci sono i fondi necessari per riuscire a pagare tutti

di Barbara Leone 2 aprile 2009

salvadanaio rottoLa crisi economica ed i tagli previsti dalla finanziaria colpiscono le Università italiane e dall'Ateneo di Torino arriva un appello particolare: i presidi di alcune facoltà stanno chiedendo ai propri docenti a contratto di lavorare gratis "in attesa di tempi migliori". Nell'ateneo piemontese i fondi disponibili non sono sufficienti ad affrontare le spese ordinarie e per questo diversi presidi si stanno ingegnando per trovare soluzioni alternative. I docenti a cui è stata fatta questa proposta sono tutti professori a contratto, "esperti in settori specifici" che sono stati assunti per svolgere corsi o attività integrative. Ma i soldi sono pochi e non ci sono abbastanza fondi per pagare tutti. Per questo è necessario correre ai ripari e chiedere un favore agli insegnanti.

Uno dei primi ad aver proposto ai suoi docenti di lavorare gratis è stato Lorenzo Massobrio, preside della facoltà di Lettere. Ha organizzato una riunione con i 50 professori a contratto della facoltà ed ha esposto a tutti i problemi economici dell'ateneo. Il preside di Lettere ha poi spiegato in questo modo i motivi che lo hanno spinto ad una decisione del genere: "La situazione economica è molto preoccupante. Per il prossimo anno non possiamo garantire di poterli pagare, visto che saremo costretti a sforbiciare pesantemente il bilancio. Per questo motivo ho chiesto loro la disponibilità a insegnare gratis, senza percepire alcun compenso o rimborso. Molti mi hanno già comunicato di essere disposti ad accogliere la mia richiesta". In questo modo la facoltà continuerà a garantire l'offerta formativa in programma.

Ma la situazione non è molto diversa nelle altre facoltà. A Medicina i docenti a contratto sono circa 150 e costano all'ateneo circa 400.000 euro all’anno. Il preside, Giorgio Palestro, ha dichiarato: "i soldi per tutti quei professori non ci sono più. Nell’esigenza di risparmiare abbiamo chiesto a molti un sacrificio: al personale a contratto di lavorare senza compenso e agli strutturati sotto-occupati di prendersi in carico un insegnamento in più, per il quale altrimenti avremmo dovuto assumere un docente a contratto". Anche il preside di Scienze Politiche, Franco Garelli, si è portato avanti: "da quest’anno abbiamo già cominciato a ridurre i contratti, mantenendo solo i più importanti. Là dove i corsi sono così essenziali da dover essere mantenuti a tutti i costi abbiamo chiesto ai docenti di svolgere l’attività gratuitamente. Con le contrazioni ai bilanci è evidente che la priorità va agli studenti e ai servizi essenziali. Gli insegnamenti importanti verranno attivati; per gli altri, che sono offerte supplementari, siamo costretti a stringere i cordoni della borsa".

Per il prossimo anno l'Università di Torino provvederà a ridurre i corsi di laurea da 204 a 173, ma le singole facoltà, per continuare a garantire lo svolgimento degli insegnamenti di approfondimento, si trovano costrette a trovare soluzioni alternative. Dopo il caso dell'Università di Messina che ha bandito un concorso per 11 contratti sostitutivi di diritto privato a titolo gratuito, anche l'Università di Torino chiede ai suoi docenti di lavorare senza percepire stipendio. Quale sarà la prossima università a optare per una soluzione simile?

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Commenti

freebillo venerdì, 3 aprile 2009

La fine

ragazzi ecco che la riforma gelmini inizia a farsi sentire.... e molto pesantemente.... siamo alla frutta...

n° 1
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