La
crisi economica ed i tagli previsti dalla finanziaria colpiscono le
Università italiane e dall'Ateneo di Torino arriva un
appello particolare: i presidi di alcune facoltà
stanno chiedendo ai propri docenti a contratto di lavorare gratis "in
attesa di tempi migliori". Nell'ateneo piemontese i fondi
disponibili non sono sufficienti ad affrontare le spese
ordinarie e per questo diversi presidi si stanno ingegnando per trovare
soluzioni alternative. I docenti a cui è stata fatta questa
proposta sono tutti professori a contratto, "esperti in
settori specifici" che sono stati assunti per svolgere corsi o
attività integrative. Ma i soldi sono pochi e non
ci sono abbastanza fondi per pagare tutti. Per questo è
necessario correre ai ripari e chiedere un favore agli insegnanti.
Uno dei primi ad aver proposto ai suoi docenti di lavorare
gratis è stato Lorenzo Massobrio, preside della
facoltà di Lettere. Ha organizzato una riunione
con i 50 professori a contratto della facoltà ed ha esposto
a tutti i problemi economici dell'ateneo. Il preside di Lettere ha poi
spiegato in questo modo i motivi che lo hanno spinto ad una decisione
del genere: "La situazione economica è molto preoccupante. Per
il prossimo anno non possiamo garantire di poterli pagare, visto che
saremo costretti a sforbiciare pesantemente il bilancio. Per
questo motivo ho chiesto loro la disponibilità a insegnare
gratis, senza percepire alcun compenso o rimborso. Molti mi
hanno già comunicato di essere disposti ad accogliere la mia
richiesta". In questo modo la facoltà continuerà
a garantire l'offerta formativa in programma.
Ma la situazione non è molto diversa nelle altre
facoltà. A Medicina i docenti a contratto sono
circa 150 e costano all'ateneo circa 400.000 euro
all’anno. Il preside, Giorgio Palestro, ha
dichiarato: "i soldi per tutti quei professori non ci sono
più. Nell’esigenza di risparmiare
abbiamo chiesto a molti un sacrificio: al personale a contratto di
lavorare senza compenso e agli strutturati sotto-occupati di
prendersi in carico un insegnamento in più, per il quale
altrimenti avremmo dovuto assumere un docente a contratto". Anche il
preside di Scienze Politiche, Franco Garelli, si è
portato avanti: "da quest’anno abbiamo già
cominciato a ridurre i contratti, mantenendo solo i più
importanti. Là dove i corsi sono
così essenziali da dover essere mantenuti a tutti i costi
abbiamo chiesto ai docenti di svolgere l’attività
gratuitamente. Con le contrazioni ai bilanci
è evidente che la priorità va agli studenti e ai
servizi essenziali. Gli insegnamenti importanti verranno attivati; per
gli altri, che sono offerte supplementari, siamo costretti a stringere
i cordoni della borsa".
Per il prossimo anno l'Università di Torino
provvederà a ridurre i corsi di laurea da 204 a 173,
ma le singole facoltà, per continuare a garantire lo
svolgimento degli insegnamenti di approfondimento, si trovano costrette
a trovare soluzioni alternative. Dopo il caso dell'Università di
Messina che ha bandito un concorso per 11 contratti sostitutivi di
diritto privato a titolo gratuito, anche
l'Università di Torino chiede ai suoi docenti di lavorare
senza percepire stipendio. Quale sarà la prossima
università a optare per una soluzione simile?
La fine
ragazzi ecco che la riforma gelmini inizia a farsi sentire.... e molto pesantemente.... siamo alla frutta...