Mondo arabo in rivolta: ecco perché il ruolo degli studenti è davvero decisivo

Secondo diversi analisti politici le proteste del mondo arabo raggiungono un punto di svolta quando, diventando più spontanee, sono guidate dagli studenti invece che dall'opposizione politica. Nell'organizzazione delle manifestazioni hanno avuto un ruolo importante anche i social network Facebook e Twitter, entrati ormai nella vita quotidiana dei giovani di tutto il mondo

di andrea maggiolo 22 febbraio 2011
La rivolta del Medio Oriente e del Nord Africa si è estesa a macchia d'olio nelle ultime settimane.

E i regimi autoritari della regione sono caduti uno dopo l'altro sull'onda di una protesta popolare che ha visto la partecipazione anche di migliaia di studenti nelle strade di Tunisi, Algeri, Il Cairo, Tripoli e Sana'a.

Dalle prime manifestazioni in Algeria alla fuga di Ben Ali, presidente tunisino. Dalle proteste di Piazza Tahir al Cairo che hanno portato alla caduta del presidente egiziano Hosni Mubarak fino alla guerra civile che è ormai scoppiata nella Libia di Gheddafi.

Un mondo giovane
Quelle a cui stiamo assistendo nel Nord Africa e nel Medio Oriente, è davvero importante sottolinearlo, sono rivolte popolari che vedono contrapposti un mondo giovane, fatto di tantissimi studenti, contro il vecchio potere: Mubarak ha 83 anni, Ben Ali ne ha 75.

Il mondo arabo è infatti composto da società davvero giovanissime: l'età media in Libia è 24 anni, come in Egitto. In Algeria 27. In Giordania 21, nello Yemen 18.

Il ruolo dei social network
egittoE' un mondo quindi giovanissimo, forse ancora di difficile comprensione per società in continuo invecchiamento come quelle della "vecchia Europa" (Italia compresa). E gli studenti chiedono, a gran voce, di essere ascoltati in questa rivolta che sta già passando alla storia.

Nell'organizzazione delle manifestazioni hanno avuto un ruolo importante anche i social network Facebook e Twitter, entrati ormai nella vita quotidiana dei giovani di tutto il mondo.

TUNISIA: E' stato un giovane a dare il via all'ondata di proteste più decisa, la miccia che ha incendiato tutto il Nord Africa. Un ragazzo si è suicidato dandosi fuoco il 5 gennaio per protestare contro la disoccupazione e la repressione della polizia.

EGITTO: E' stata la rivolta che ha scosso l'opinione pubblica mondiale. L'Egitto, il più popoloso dei paesi arabi, alleato storico e strategico degli Usa, ha visto manifestazioni oceaiche per ben 18 giorni, fino alla cacciata di Mubarak, che governava sin dal 1981.

YEMEN: Gli studenti yemeniti, sull'onda della rivolta tunisina e di quella egiziana, sono scesi in piazza contro il presidente Ali Abdullah Saleh, al potere da 32 anni. Proteste e scontri sono proseguiti per giorni nel paese più povero del mondo arabo.

LIBIA: La Libia del colonnello Gheddafi è alle prese con una contestazione senza precedenti. La rivolta contro una ditattura che dura da più di 40 anni finisce nel sangue: è scoppiata la guerra civile, si contano già centinaia di morti e migliaia di feriti. E Gheddafi non pare ancora intenzionato a lasciare il potere.

ALGERIA: La polizia ha disperso il 21 febbraio con violenza una manifestazione di studenti davanti al ministero dell'Insegnamento di Algeri. Alcuni studenti sono stati feriti in modo grave e almeno tre sono stati trasferiti d'urgenza in ospedale.

MAROCCO: La rivolta è arrivata ormai anche alle porte del Marocco: nelle manifestazioni di piazza di domenica 20 febbraio ci sono sttai 5 morti e 128 feriti. Gli studenti chiedono al re Muhammad VI riforme in campo economico e sociale.

Gli studenti segnano la svolta
Secondo diversi analisti politici, le proteste del mondo arabo raggiungono in tutti i paesi un punto di svolta quando, diventando più spontanee, sono guidate dagli studenti invece che dall'opposizione politica. E adesso è la Libia, il paese del Nord Africa con più legami economici e politici con il nostro paese, a essere in fiamme.

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