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Ateneo di Bologna: bocciate le Fantastiche 4

Parte la nuova campagna pubblicitaria delle sedi distaccate dell'Università di Bologna, ma scoppia la polemica: rettore e professori protestano chiedendone la sospensione

di Barbara Leone 10 luglio 2009

fantastiche quattroQuattro belle ragazze, due bionde e due more, in abiti attillati sono il nuovo volto delle sedi distaccate dell'Alma Mater di Bologna. Le ragazze indossano tutine bianche e mutande nere. Inoltre su ogni maglietta c'è scritto il nome di una delle sedi: Ravenna, Forlì, Cesena e Rimini. Le giovani donne sono state immortalate si manifesti grandi 6 metri per 3 e dovrebbero fare pubblicità all'ateneo. Il motto? "Le Fantastiche 4 - Cesena, Forlì, Ravenna, Rimini - Il massimo per i tuoi studi universitari". Nel momento in cui molti studenti appena diplomati, devono decidere a quale università iscriversi, qualcuno deve aver pensato che un po' di pubblicità accattivante per le sedi distaccate dell'Università di Bologna non poteva far male.

Ma il rettore non ci sta. Il manifesto è stato bocciato su tutta la linea. L'Alma Mater è la più antica università del mondo occidentale, dove regna la serietà. Così il rettore Pier Ugo Calzolari, in testa al gruppo dei docenti contrari alla campagna pubblicitaria, ha intimato agli ideatori della campagna di "oscurare tutto perché questa è una struttura di formazione, non una birra o una fabbrica di veline". Insomma, va bene la pubblicità, ma paragonare l'istruzione universitaria alla bellezza estetica è sembrato un confronto troppo azzardato. Come se più di tutto contasse l'aspetto esteriore, mentre nell'ateneo è il cervello quello che conta di più.

I manifesti sono apparsi alcuni giorni fa nelle città dove sorgono le sedi distaccate dell'ateneo bolognese. E subito hanno fatto sorgere mille polemiche e proteste nel corpo docenti. La notizia è giunta al Senato Accademico che ha immediatamente chiesto la sospensione della campagna pubblicitaria. Carla Faralli, giurista e portavoce della protesta, ha dichiarato: "È un messaggio che svilisce il lavoro che si fa in Romagna, con l'aggravante che sfrutta il prototipo delle veline, particolarmente negativo in questo momento".

Per il rettore è stato "un incidente di percorso", che dimostra "un deficit di consultazione con l'Università". Ma ora la questione arriverà anche al Consiglio di amministrazione dell'ateneo. Nel frattempo gli ideatori della campagna si giustificano dicendo che "non c'è nulla di sessista o volgare, si rappresentano le quattro città". Ma vengono bocciati anche da Oliviero Toscani: "Idea provinciale: quelle mutande nere, i cinturoni". Insomma, le "fantastiche 4" non convincono nessuno.

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6
Commenti

principessadelforo domenica, 12 luglio 2009

....si segue il trend!

l'altro giorno sono stata in facoltà per sostenere un esame, era un po' di tempo che mancavo, ma subito noto il manifesto in questione. Ebbene si, studio in una delle FANTASTICHE 4! Alcuni ragazzi si fermano e commentano con frasi tipo: " non centra un cazzo con l'università, però son fighe!"
E penso che l'opinione fosse condivisa dai più.
Effettivamente chi ha studiato la campagna di marketing è stato un genio senza pari, non fosse altro che il tema meritocrazia/bellezza, veline, escort e roba varia, sono all'ordine del giorno in merito al dibattito politico che ormai è diventato pane per il buon Lele Mora.
Quindi...in un certo senso si è seguito il trend! L'ipocrisia non centra, l'università è un'istituzione dedita alla formazione culturale, non è nè una palestra, nè un'agenzia di moda.
è assurdo pensare che l'ateneo non verifichi i contenuti delle affissioni; come rappresentante degli studenti, qualsiasi avviso io voglia pubblicare deve passare il vaglio del presidente di corso di laurea, non vedo perchè, il rettore(o chi per lui) non possa fare altrettanto, visto che parte dei fondi è preso anche dalle tasche degli studenti.

n° 4
LOLLO venerdì, 16 ottobre 2009

R: ....si segue il trend!

solo un appunto, considerato che sei rappresentatne degli studenti dovresti essere al corrente che i fondi utilizzati per la campagna pubblicitaria derivano dagli enti di sostegno non dall'unibo. Quindi non sono in nessuna parte tasse universitarie.

teka sabato, 11 luglio 2009

maaaa stendiamo un velo pietoso

se vedessi la mia università farsi una pubblicità del genere cambierei subito università..
se mi devono fare la pubblicità ad un posto serio come è l'università con quelle tre sgallettate...

n° 3
stefania venerdì, 10 luglio 2009

hanno fatto bene

Secondo me invece hanno fatto bene di veline con sederi al vento ce ne sono troppe anche in tv e sui giornali... basta!!

Che l'uni di Bologna sia seria o meno questo nn lo so, però effettivamente non si può pubblicizzare una università con delle ragazze in mutande e tutine attillate... L'uni rimane pur sempre un'istituzione, non una scuola di bellezza.....

Quel manifesto andrebbe bene x pubblicizzare scuole di aspiranti modelle... non un'università........

n° 2
ma per favore venerdì, 10 luglio 2009

che ipocriti

"dove regna la serietà"

:-D buona questa.
Dov'è che nel panorama nazionale regnerebbe la serietà?

All'università??
Bologna poi??

:-D muahahahah .Rotfl.
Sarebbe da scompisciarsi dalle risate, peccato ci sia gente che ci crede davvero.

"paragonare l'istruzione universitaria alla bellezza estetica è sembrato un confronto troppo azzardato"

Hanno fatto bene se questo era lo scopo(purtroppo no).Le nostre università sono spesso dei templi vecchi, inutili, vuoti e autoreferenziali.Fini a sé stessi.Dispenser di carta straccia,dei parcheggi inutili.
Altro che veline, quelle almeno sono belle da vedere e toccare, per chi ne ha la fortuna...

Ben 4 ne hanno di dispenser quelli di Bo.
Ottimo.
Continuino pure con la zuppa riscaldata, trita, ritrita e rimescolata della più vecchia università del mondo occidentale.Raccontano la realtà della seconda metà dell'XI secolo e, nel mentre, continuano a far danni.In buona compagnia.

n° 1
Paola Serotonin sabato, 11 luglio 2009

Re: che ipocriti

Posso appoggiarti nella risatina sul polpettone che mena vanto d'una serietà che invece, sotto sotto, proprio non c'è.
Basti guardare la media di laureati che ne viene fuori: spesso sono bambocci ridanciani convinti che il loro pezzetto di carta su cui è impressa la votazione 85/110 valga esattamente tanto quanto quella di un "povero sfigato che ha sprecato le sue giornate sui libri per ottenere un 110 e lode che poi, più del mio, cosa vuoi che valga? L'importante è avere l'attestato".

In questo modo s'inflaziona non solo la laurea ma anche il concetto stesso di formazione universitaria.
Inoltre, cosa ben peggiore, non sono solo gli studenti a essere dei poveri cerebrolesi, ma spesso ci si imbatte anche in docenti che ti inducono ad aggrottare automaticamente le sopracciglia appena aprono bocca.

Quindi, certo, hai ragione, serietà ce n'è ben poca.

Tuttavia credo sia necessario seguire quei "poveri superstiti", avviandosi lungo il percorso da loro tracciato che, diciamocelo, è spesso più complicato e faticoso di quello dei mongoplettici di cui sopra, che si godono esclusivamente la movida, l'happy hour e le scopate facili in discoteca.

L'università è probabilmente l'unico luogo al mondo in cui dovrebbe regnare sovrano il cervello: in un momento di decadenza come questo, dove tutto gira attorno a veline, vecchi porci e venti coglioni raggruppati e spiati per tre mesi consecutivi, la cosa peggiore da fare è abbassare la testa e sospirare rassegnandosi.

Quella del rettore non è perciò ipocrisia, ma buonsenso, ottimismo e caparbietà nella speranza di una rinascita cerebrale.

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