Voglio premettere che all'inizio della mia carriera universitaria mi ero iscritto alla facoltà di Ingegneria e, dopo aver sostenuto quasi interamente il biennio in tre anni e mezzo ma con buoni voti, decisi di cambiare facoltà. La mia scelta fu dettata da una serie di disservizi che sono comuni a tante facoltà dove il numero degli iscritti è di gran lunga superiore al numero "logistico" consentito ma è un male piccolo rispetto a quello di cui si macchia Scienze Nautiche.
Così nel 1998 passai a questa facoltà, non senza parlare con la presidenza, con la segreteria e con alcuni docenti che quasi in coro mi rifilarono una sfilza di bugie sulla figura professionale del dottore in scienze nautiche e di tutti i possibili impieghi che ne sarebbero scaturiti. Ma io mi fidai. Inizialmente il rapporto che si instaurò con i docenti (le lezioni avevano un massimo di 12 studenti) mi fece sentire fortunato perché in quel modo avremmo appreso sicuramente tutto quello che il docente poteva trasmetterci.
(...) Ma i primi dubbi sorsero nello studiare tanti esami così diversi tra loro che sembra difficile immaginare che appartengano ad un unico corso di laurea. A parte il biennio che è uguale a quello di ingegneria, il triennio si articola in maniera così assurda che un professore (di scienze nautiche), una volta, osò definire i laureati in scienze nautiche dei "tuttologi", a me sembra invece che sappiano di tutto un po', che è leggermente diverso. Ma entriamo nel merito di questo piano di studi assurdo. Dicevo che il triennio, una volta che si è deciso uno dei tre indirizzi (nel vecchio ordinamento c'erano quello geodetico, radioelettronico e oceanografico/meteorologico), contiene molti esami di raggruppamenti disciplinari diversi, appartenenti alle categorie:
1) ingegneria industriale (meccanica del volo, navigazione aerea, architettura navale, navigazione marittima, manovrabilità della nave)
2) ingegneria elettronica (campi elettromagnetici, comunicazioni elettriche, teoria dei segnali, navigazione radioelettronica)
3) ingegneria civile (topografia, cartografia, geodesia, fotogrammetria)
4) fisico/matematico (matematica applicata, meteorologia, oceanografia)
Questa tale confusione rende il corso di laurea in Scienze Nautiche il primo a confermare un famoso e antico detto: "né carne e né pesce"!
Con la nuova riforma del 3+2, un pò la situazione è migliorata, l'indirizzo radioelettronico è scomparso e tutti i docenti hanno deciso di fare un cdL in ingegneria delle telecomunicazioni, (facendo nascere dal nulla una facoltà di ingegneria) il percorso oceanografico/meteorologico è divenuta un cdL ad hoc di oceanografia e meteorologia mentre quello geodetico è divenuto scienze e tecnologie della navigazione, in pratica la stessa cosa amorfa di prima.
(...) Dopo essermi laureato ho fatto una decina di colloqui di lavoro per aziende che lavoravano nel settore aerospaziale, sistemi di posizionamento e navigazionali. Mi sembra superfluo dire che in tutti i colloqui l'80% del tempo era impiegato per spiegare cosa si studiasse a Scienze Nautiche e il 100% delle volte mi veniva detto che non ero la figura professionale da loro cercata! Solo i concorsi pubblici sembrano non badare alla natura distorta della mia laurea, in effetti c'è un Decreto Ministeriale, anch'esso contorto e ingannevole, che stabilisce l'equipollenza della laurea in Scienze Nautiche con la laurea in Matematica, Fisica ed Ingegneria!!! Che è assurdo soltanto a pensarla una cosa del genere, figuriamoci a farci un decreto ministeriale!!!! Comunque non si è mai capito cosa significasse questa equipollenza anche perché nei concorsi pubblici, per evitare ricorsi al TAR, includono tutte le lauree del mondo anche quelle più improbabili della mia! Mi sembra singolare raccontare il colloquio per un assunzione in una nota azienda del gruppo Finmeccanica. Ad inizi del 2003 circa, fui contattato da una società di selezione del personale, fui selezionato prima attraverso una serie di test psico-attitudinali, nessun problema, subito dopo, una prova d'inglese e un colloquio di gruppo che passai entrambi. Al momento cruciale, contratto interinale per due anni alla mano, la società di selezione mi dice: "no, ci dispiace in azienda ci hanno fatto sapere che lei è non è la figura bla bla bla" perché scienze nautiche secondo questa azienda non garantiva proprio nulla! E forse hanno ragione.
Dunque, congedatomi presso un centro di ricerca militare, ho lavorato per 4 mesi in una grande città del centro per una società con cui avevo fatto la tesi di laurea, non per una convenzione quadro tra Università e Azienda, ma solo perché il mio relatore conosceva una persona in questa azienda. Ovviamente nessun rimborso spese per la mia permanenza durante la tesi e nessun riconoscimento di stage presso questa nota azienda perché la mia facoltà non è affatto conosciuta in un raggio superiore ai 30 km dall'ateneo che l'organizza, ma questo è il minimo. Così la mia prima esperienza lavorativa con un contratto di lavoro a progetto termina, forse avrei dovuto fornire risultati meno incoraggianti per la riuscita del progetto o avrei dovuto procedere più lentamente, chi lo sa ma il fatto è che, dopo un bel "grazie, ottimo lavoro", mi sono ritrovato disoccupato. Intanto il referente aziendale che è una persona competente e preparata ma purtroppo non è il responsabile delle assunzioni ne' tanto meno un ufficio di collocamento, forse un pò per senso di colpa, un pò perché davvero entusiasta del mio lavoro decide di contattare il suo amico-docente nonché mio relatore per farmi avere una borsa di studio per il dottorato nella mia facoltà. Ebbene si, questa ha un dottorato in... udite udite "scienze geodetiche e topografiche" raggruppamento disciplinare ICAR/06, che sta per Ingegneria Civile e ARchitettura! Faccio il concorso, lo vinco con borsa insieme alle altre persone che lo dovevano vincere e intraprendo questa nuova strada, il prolungamento di un percorso di studi senza via di uscita.
Non mi sono mai chiesto cosa fosse un dottorato e cosa si facesse, alcuni miei ex colleghi ingegneri avevano intrapreso questa strada e avevano fatto in un solo anno cose interessanti: estero, laboratori di ricerca, convegni, conferenze, pubblicazioni. Il mio sgomento iniziale dovuto al fatto di trovarmi là, non per mia scelta ma perché non avevo scelta, sembrò scomparire all'idea che il dottorato mi avrebbe aperto nuove porte, fatto conoscere tanta gente da "agganciare" ed inoltre dalla testimonianza di molti studenti che avrebbero dato il sangue per fare un dottorato. Perché a quanto pare, il dottorato è oggi il mezzo più potente per intraprendere la carriera universitaria ma consentitemi di dirlo, solo quella. Il tentativo del ministro Treu di agevolare fiscalmente le aziende che assumevano dottorati è nato e finito nel giro di pochi mesi, a prova del fatto che sia nato per qualcuno in particolare e morto per tutti gli altri non meritevoli di questa attenzione. Ma andiamo avanti.
Sistemato in una stanza con dei tecnici e altri due miei colleghi dottorandi del ciclo precedente, ho trascorso giornate in compagnia del mio pc portatile (non ci sono fondi per attrezzarmi di un computer) chiedendomi quando iniziasse il dottorato, quando mi avrebbero dato qualche articolo da studiare, qualche software o strumento da testare, qualche convegno o seminario o conferenza o corso da seguire, qualche argomento da approfondire, qualche lezione da fare, qualche esame a cui assistere. La risposta era nel silenzio di una stanza popolata da milioni di acari alloggiati comodamente su strumenti che dovrebbero stare in un museo piuttosto che in ufficio. Quando ho provato a sentirne una ripsosta umana mi sono sentito dire che per assenza di fondi, tutto quello che l'università mi può dare è soltanto il corrispettivo della borsa, 827 euro al mese. L' università non ha fondi, l'istituto non ha fondi, non ci sono mai fondi ma per i prof si, quelli sono illimitati, loro hanno 10 computer (uno per ogni dito o se vogliamo per ogni familiare) e vanno in giro per il mondo! È inutile che vi parli di questo, è consuetudine.
Ho provato a contattare l'associazione dei dottorandi e dottorati d'Italia, l'ADI, scrivendo una mail in un newsgroup nella quale chiedevo se il dottorato fosse così ovunque o se il mio era il peggiore, non mi hanno pubblicato l'email, non mi hanno neanche detto il perché, io volevo solo confrontarmi, niente di più. Ho letto che in alcune università come il Politecnico di Torino, Milano e Bari, il dottorato si sviluppa in una vera e propria scuola di dottorato con corsi del I, II e III anno fatti dalle massime figure scientifiche nel settore, negli argomenti più attuali della ricerca.
Da me, se non fosse per la curiosità che spinge me e i miei due colleghi a tenerci in allenamento autodidattico, l'unico corso che potremmo svolgere, nel post-doc, sarebbe quello di tressette!
Insomma, questa è la mia storia, non vorrei che restasse un delirio di uno studente che vuole studiare o se vogliamo di un laureato che vuole lavorare (io rientro in tutte e due le categorie), vorrei solo sensibilizzare gli studenti che si fanno abbindolare da pubblicità in televisione, sulle guide dello studente o da denominazioni futuristiche e omnicomprensive.
Mi piacerebbe denunciare alla Procura della Repubblica il testo contenuto nella guida dello studente della facoltà di scienze nautiche alla voce sbocchi professionali, dovrebbero scriverci soltanto: insegnante di qualche materia strana negli istituti tecnici nautici e basta.
La testimonianza è anonima.
laurea informatica
Guarda non so se sia di consolazione o cosa... cmq non è che con una laurea tipo la mia in informatica si trova molto di più.
Io a 35 anni sono ancora disoccupato e sono passati quasi 10 anni dalla laurea.
In realtà quando si sceglie un corso universitario bisognerebbe anche guardare quali porte ti apre dopo la laurea, ma non chiederelo ai docenti!!!!
I docenti universitari sanno poco o niente del mondo vero del lavoro per cui dicono sempre (come dicevano anche a me): "si si trova", "si lavora in banca", "l'informatica è dappertutto impossibile restare disoccupati".