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L'invasione delle lauree

La riforma ha moltiplicato i corsi di laurea. Gli studenti sono confusi e gli stessi atenei spesso cadono nel ridicolo

di Matteo Scarlino 12 novembre 2007

A sentire gli esperti del mercato del lavoro il momento decisivo per trovare lavoro è quello della scelta della facoltà. Lorenzo e Sandro a giugno si diplomeranno e si ritroveranno a dover scegliere a quale facoltà iscriversi e quale corso frequentare. Entrambi sognano di diventare giornalisti e per farlo l'offerta formativa dà loro solo l'imbarazzo della scelta. Una volta finiti gli studi però, che ne sarà di loro? Riusciranno davvero ad entrare nel mondo del giornalismo o si ritroveranno "bamboccioni" all'infinito, serviti e riveriti a casa dai genitori?

IN BASE A COSA SI SCEGLIE L'UNIVERSITA'?

Lorenzo e Sandro rappresentano la maggior parte degli studenti italiani che scelgono il proprio corso di laurea senza badare a quelli che potranno essere i reali sbocchi di lavoro. In un'indagine di StudentiMagazine, condotta sui forum del sito www.studenti.it , appena il 26% ha dichiarato di essere intenzionato a scegliere o di aver scelto il proprio corso di laurea in base ad un'analisi degli sbocchi lavorativi. La maggior parte invece darà o ha dato retta alle proprie inclinazioni, assecondando il sogno di una vita (il 41%) oppure basandosi sulle materie in cui meglio riusciva alle superiori (il 22%).

Se la statistica può far storcere il naso agli esperti del mondo del lavoro, lascia unanimemente perplessi quando si legge la risposta degli studenti ad un'altra domanda: qual è (o dovrebbe essere) la funzione dell'Università? Ebbene per il 54% l'Università dovrebbe aiutare ad entrare nel mondo del lavoro, mentre per il 35% dovrebbe aumentare il bagaglio culturale o fornire conoscenze teoriche di base (10%). Si dirà: "questi ragazzi non sanno proprio quello che vogliono". In realtà anche l'Università, sin dall'atto più importante, l'istituzione di un corso di laurea, non sa bene quale sia la propria funzione, lanciando di conseguenza messaggi contraddittori verso l'esterno.

LA RIFORMA : UNIVERSITA' PER AVVICINARE AL LAVORO

La riforma firmata dai ministri Berlinguer e Zecchino nel 1999 aveva lo scopo di "preparare laureati più adatti al mondo del lavoro" (Berlinguer 1999). Si diceva, allora ed ancor più dopo la riforma Moratti del 2004 (" l'Università deve essere una forma di sostegno allo sviluppo delle imprese") , che gli studenti nell'arco di un triennio avrebbero imparato a "saper fare" grazie a corsi di laurea dal profilo molto più professionalizzante rispetto ai vecchi di cinque anni. Le Università hanno preso alla lettera le dichiarazioni, pensando che bastasse una legge per formare laureati più preparati al mondo del lavoro. Infatti da allora si sono moltiplicati i corsi di laurea dai nomi più bizzarri, spesso addirittura doppioni o tripli all'interno della stessa università. Il tutto per assecondare o incentivare gli iscritti, senza poi preoccuparsi che questi iscritti potessero trovare effettivamente lavoro.

STESSA CLASSE = LAUREA CON LO STESSO VALORE

Cerchiamo di inquadrare il fenomeno con dei numeri. A fornirli il volume "Come ti erudisco il Pupo" a cura del professor Salvatore Casillo, Sabato Aliberti e Vincenzo Moretti. L'Università italiana pre riforma (anno 1999) contava 433 facoltà, con 24 diverse denominazioni, 1.249 corsi di laurea e 49.773 professori. L'Università italiana post riforma (anno 2006) conta 81 università dislocate, tra "sedi centrali" e "poli decentrati", in 336 località , 545 facoltà con 66 diverse denominazioni, 3.076 corsi di studio, 60.728 docenti (19.238 ordinari, 18.832 associati, 22.680 ricercatori).

Le classi di laurea triennale previste dal decreto del 1999 sono 47, mentre le specialistiche sono 104. Quello delle classi di lauree è un aspetto importante in quanto, in base al Decreto Legislativo 509/1999: " i titoli conseguiti al termine dei corsi di studio dello stesso livello appartenenti alla stessa classe hanno identico valore legale" .

Per le 47 classi di lauree istituite sono state "inventate" 1.056 denominazioni diverse. "Si tratta di un'offerta formativa taroccata", ci spiega il professor Salvatore Casillo, professore ordinario di sociologia industriale all'Università di Salerno e direttore del Centro Studi sul Falso. "Nessuno infatti sull'etichetta specifica che, ad esempio, laureandosi in "Civiltà letterarie e storie delle civiltà" o in "Comunicazione interculturale", o in "Informatica umanistica", o in "Letteratura, musica e spettacolo" o in "Letterature europee per l'editoria e la produzione culturale" o in "Scienze della comunicazione scritta ipertestuale" ci si laurea semplicemente nella "Classe delle lauree in Lettere" ".

DENOMINAZIONI LEGATE AL MARKETING

Etichette diverse per lo stesso pacco insomma. Strategie di marketing che qualche volta in questi anni forse si sono spinti un po' troppo oltre, arrivando a sfiorare il ridicolo. Spiega il professor Casillo: "L'Università italiana riformata si è dimostrata ampiamente competitiva con l'Accademia di Lagado di Jonathan Swift. Si pensi alle varie modulazioni delle "Scienze per la pace" o ai Corsi di Studio incentrati sul "verde ornamentale" sui "parchi ed i giardini" o sul "paesaggio", oppure, più specificatamente, a "Scienze del fiore e del verde" (Università di Pavia), a "Scienza della produzione e della trasformazione del latte" (Università di Milano), alle "Scienze equine" (Università di Parma), a "Scienze dell'allevamento, dell'igiene e del benessere del cane e del gatto" (Università di Bari), a "Tecniche per l'allevamento del cane di razza e educazione cinofila" (Università di Pisa), a "Filosofia delle forme" (Università di Udine), a "Scienze della mediazione linguistica per traduttori e dialoghisti cinetelevisivi" (Università di Torino), a "Scienze e tecnologie del fitness e dei prodotti per la salute" (Università di Camerino), a "Scienze del turismo alpino (Università di Torino)"".

STESSO CORSO, STESSA FACOLTà, STESSO ATENEO

La corsa all'iscritto in più ha portato ad una vera e propria guerra, che spesso si è giocata tra facoltà dello stesso ateneo. Ci siamo presi la briga di andare a scandagliare, classe di laurea per classe di laurea l'offerta formativa della Sapienza, della Statale e della Bicocca di Milano, della Federico II di Napoli e dell'Alma Mater di Bologna.

La competizione più feroce c'è all'interno della Sapienza, con ben 11 classi di laurea triennale su 47 che presentano corsi di laurea con lo stesso valore legale su facoltà diverse. Il primato spetta alle classi L11 e L13 ("Lingue e culture Moderne" e "Scienze dei Beni Culturali"), lauree presenti in 3 salse in 3 facoltà diverse: "Lingue e culture del mondo moderno" (Lettere e Filosofia), "Lingue e letterature moderne" (Sc.Umanistiche), Lingue e Civiltà orientali (Studi Orientali) per la L 11; "Scienze archeologiche" (Sc.Umanistiche), "Scienze archeologiche e storiche del mondo classico e orientale" (Lettere e Filosofia); Scienze archivistiche e librarie (Interfacoltà).

Spostandoci a Milano, alla Statale troviamo un piccolo record. Una classe di laurea, cinque denominazioni diverse in cinque facoltà diverse per un titolo di studio con identico valore legale. La classe è la L 1, quella delle lauree in Biotecnologie. Le facoltà sono quelle di Agraria, Farmacia, Medicina, Medicina veterinaria e Scienze. Queste le denominazioni o forse sarebbe meglio dire le aggettivazioni di corsi equivalenti: biotecnologie agrarie vegetali, biotecnologie farmaceutiche, biotecnologie mediche, biotecnologie veterinarie, biotecnologie Industriali e Ambientali. A Bologna e Napoli va un po' meglio con rispettivamente 2 e 3 classi di laurea con corsi doppione.

 SAPIENZA DA RECORD

Spostandoci sulle lauree specialistiche la Sapienza consolida il primato, con ben 11 classi di laurea con corsi doppione. La rivalità riguarda soprattutto due facoltà, Lettere e Scienze Umanistiche con corsi equivalenti per ben 6 classi (LS16, LS72, LS73, LS95, LS98 ed LS104). Neanche sulle denominazioni c'è stato uno sforzo d'originalità. LS16: letteratura, studi italiani ed europei e testo linguaggi e letteratura; LS72: scienze storico-religiose e studi storico religiosi; LS73: forme e tecniche dello spettacolo (cinema, teatro e televisione) e saperi e tecniche dello spettacolo teatrale, cinematografico, digitale; LS95 studi storico-artistici e storia dell'arte; LS98: storia moderna e storia delle civiltà e culture dell'età moderna e contemporanea; LS104. traduzione (traduzione letteraria e tecnico-scientifica) e scienze della traduzione.

Come si vede in questo non c'è neanche troppo sforzo per diversificare i due pacchi. Una proposta: ma se Lettere e Scienze Umanistiche diventassero una sola facoltà?

Approfondimenti:

- L'editoriale: "Tutto e' cambiato perche' nulla cambiasse" del Prof. Salvatore Casillo
- L'intervista al Prof. Vittorio Vidotto
- Una laurea, tanti nomi

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3
Commenti

jo giovedì, 15 novembre 2007

..

tanti corsi ma quando si leggono gli annunci di lavoro le lauree richieste sonole solite:economia, giurisprudenza, medicina, odontoiatria, veterianria, lettere(se cè lavoro).. adesso formazione primaria.. biologia(????annunci pokissimmi.....)...

n° 3
Kià mercoledì, 14 novembre 2007

Lettere e Scienze Umanistiche

Lettere e Filosofia e Scienze Umanistiche unite?

Sono state separate con la scusa del troppo caos, anche se poi sono rimaste nello stesso palazzo per mancanza di strutture. Hanno ancora gli stessi dipartimenti...

n° 2
ginger mercoledì, 14 novembre 2007

milano o forlì

Qualcuno sa dirmi qualcosa circa la specialistica della Cattolica di Milano in "Scienze sociali applicate percorso criminalità e sicurezza" e su quella di forlì "Criminologia applicata x l'investigazione e la sicurezza"? quale delle due è migliore? e offrono veramente dei reali sbocchi occupazionali?
Grazie!!!

n° 1
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