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Università: a settembre si cambia di nuovo

A settembre partirà l'ennesima riforma universitaria. La maggior parte degli studenti non sa di che si tratta. Abbiamo tentato di farlo noi, sollevando qualche dubbio

di Matteo Scarlino 18 aprile 2008

In tempi di campagna elettorale, di comizi e di chiacchiere da salotto tv, la frase più ricorrente è senza dubbio stata: “l'Italia ha bisogno di riforme”. Al solo sentir pronunciare la parola riforma però agli universitari italiani viene l'orticaria. Negli ultimi otto anni infatti ne hanno dovuto sopportare una dopo l'altra, ognuna migliorativa dell'altra sulla carta, ma nei fatti fonte di ulteriore confusione in quella che ormai è diventata ormai una babele di ordinamenti e regolamenti universitari, frutto della fantasia del ministro di turno.
Studenti MagazineL'ultima riforma partirà a settembre e porterà la firma dell'ormai ex ministro Mussi che a causa della caduta del suo governo, non è riuscito neanche a vedere applicati i suoi provvedimenti. Una riforma della riforma, l'ennesima di cui gli studenti saranno tra i principali fruitori, senza in realtà saperne nulla. Infatti da un'indagine condotta da Studenti Magazine sui forum di studenti.it, il 58% degli intervenuti dichiara di non essere informato sulle novità di questa riforma. “Questo accade perchè anche questo ministro ha deciso di non confrontarsi con gli studenti. Come in passato, questa riforma pioverà sugli studenti senza sapere quelle che saranno le conseguenze”, dicono i rappresentanti nazionali dell'Unione degli Universitari.

Taglio agli esami
 Il provvedimento sicuramente più visibile per gli studenti sarà la diminuzione del numero degli esami, mantenendo però invariato il numero dei crediti. Il decreto Mussi prevede infatti il passaggio al cosiddetto modello a Y, ovvero 1+2+2, fissando un tetto al numero degli esami, mantenendo invariato il numero dei crediti (180 per la triennale e 120 per la specialistica). Un corso di laurea triennale così dovrà avere un primo anno comune a quello dei corsi di una stessa classe e gli altri due caratterizzanti il singolo corso. Il tutto non oltrepassando il limite dei 20 esami.
Limite di esami che scende a 12 invece per le lauree specialistiche. E già qui gli studenti, quelli  dell'Udu in particolare, non  sono per niente d'accordo. “Nel decreto ministeriale si dice che 'non possono essere previsti in totale più di 20 esami o valutazioni finali di profitto' (12 per le lauree specialistiche). Né nel decreto né nelle linee guida si chiarisce cosa significa esame o valutazione finale di profitto, per cui la riduzione a soli 20 esami può essere solo formale ma non andare di fatto a cambiare in nessun modo la vita concreta dello studente, che potrebbe continuare a doversi confrontare con lo spropositato numero di verifiche corrispondenti a pochissimi crediti. Infatti nulla vieta che le università interpretino questo decreto riducendo sì a 20 e a 12 rispettivamente le prove previste da piano di studi e riportate nel libretto ma lasciando che ogni valutazione finale sia composta da una miriade di prove intermedie, verifiche in itinere, moduli e così via. Non si va per nulla nella direzione da noi richiesta di mettere un tetto minimo di crediti corrispondenti a ogni verifica”.

Una rivoluzione non da poco
Un cambio non da poco visto che in molte facoltà per laurearsi si arrivava a sostenere anche più di 40 esami. Accadeva, ad  esempio, a Roma a Scienze della Comunicazione dove per conseguire i 180 crediti di una triennale occorrevano ben 42 esami. E sempre a Roma alla facoltà d'economia 36 erano gli esami necessari prima che si decidesse di partire già da quest'anno con la riforma Mussi, passando in un colpo solo a 19 esami.
La rivoluzione dovrebbe far sparire quei microesami da meno di 4 crediti. Infatti si calcola che in media un'esame dovrà valere come minimo 9 crediti.
Per capire lo sforzo richiesto agli atenei ci sono i dati del CNVSU (Comitato nazionale valutazione studi universitari) secondo il quale in Italia il 40% degli insegnamenti non dà più di 4 crediti. Tra gli atenei pubblici il primato spetta a Catanzaro con il 70% degli esami sotto i 4 crediti, seguita dalla Valle d'Aosta. Il primato assoluto è però di una privata, la Lumsa di Roma, dove 524 insegnamenti su 716 non superano i 4 crediti.

fabio mussiMetà docenti di ruolo
 E qui si entra in un altro aspetto della riforma Mussi, ovvero l'obbligo per un corso di laurea di avere almeno metà degli insegnamenti tenuti da docenti di ruolo.
Il provvedimento mira a porre un freno alla proliferazione di università senza professori, quelle con pochi docenti di ruolo, magari condivisi con altri atenei, in cui i corsi sono tenuti in piedi dai contrattisti. E per capire quanto diffusa sia la tendenza basti dire che al momento del varo dei decreti Mussi solo il 30% delle facoltà italiane, 177 su 580 era in regola. I casi peggiori sono quelli delle 9 facoltà di Sociologia che in nessun caso rispettano il limite del 50%. Seguono Lettere, Economia, Scienze Politiche e Farmacia.

Più facili i trasferimenti
Più semplice dovrebbe essere invece il passaggio da un'università all'altra, aspetto che avrebbe dovuto essere tra i punti cardine delle riforme Zecchino-Berlinguer-Moratti. Il decreto Mussi infatti obbliga le università a riconoscere almeno il 50% dei crediti per passaggi nella stessa classe e “il maggior numero possibile negli altri” negli altri casi.
Inoltre è stato posto un freno al riconoscimento di crediti per attività extradidattiche. Per le triennali possono essere riconosciuti al massimo 60 crediti, per la specialistica invece 40.

Tutti vogliono partire subito
Una vera e propria cura dimagrante per attuare la quale le università hanno tempo fino al settembre 2009. La maggior parte però ha presentato richiesta per partire già da quest'anno con il nuovo decreto. Al CUN, Centro Universitario Nazionale, sono arrivati oltre 1800 corsi di laurea modificati su cui l'ente è chiamato a dare entro fine aprile un parere, per chiederne eventualmente modifiche.
Viene da chiedersi il perchè tutta questa fretta a partire subito. La risposta più esauriente è quella dell'ex sottosegretario Modica che a “L'Espresso” ha dichiarato: “è meglio partire un anno dopo piuttosto che partire male. Tuttavia le università non hanno recepito il messaggio visto che la maggior parte ha chiesto di partire subito. E questo anche per un aspetto di marketing: si è diffusa l'idea che così si vende meglio il prodotto cioè il corso universitario”. In pratica quindi la paura delle università è quella di apparire vecchi senza la riforma. E apparendo vecchi, si rischia di perdere studenti e quindi soldi.

I trucchi per passare
E in nome del marketing, e forse anche dei potentati accademici, gli atenei sono pronti ad utilizzare tutti i trucchi possibili. Primo su tutti la modularizzazione, ovvero la possibilità lasciata dalla nuova legge di aggregare i vecchi esami, prevedendo un solo voto finale, ma due o tre prove intermedie, ciascuna col suo professore. Un'offerta che permetterebbe di salvare capra e cavoli: stare dentro i nuovi requisiti che fissano il tetto a 20 esami, senza alterare troppo gli equilibri accademici interni. Se il CUN non riuscirà a bloccare gli atenei più “furbi”, tutto come sempre ricadrà sugli studenti. 

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20
Commenti

trinity mercoledì, 12 maggio 2010

la nuova riforma

Mi sono iscritta ad un corso di laurea magistrale(ex specialistica)....sono 12 esami ma ogni esame è composto da 2/3 moduli da superare entro l'anno accademico. Ogni modulo è insegnato da un prof diverso... E' davvero assurdo. Le università "rispettano le riforme" a danno degli studenti...
In definitiva prevedo che 2 anni di specialistica diventeranno minimo 3/4.
Non era meglio lasciare il vecchio ordinamento: 5 anni di studi ma una laurea completa????

n° 5
A lunedì, 10 novembre 2008

cazzo che cambiamento

ma non dovevavcambuare l'univerzità? ora invesce pure il cepu cià la sua telematka, nn è 1 p0 tcoppo?

n° 4
max domenica, 24 maggio 2009

Re: cazzo che cambiamento

TI AUGURO VIVAMENTE di non frequentare nessuna università fino a che non avrai imparato l'itaGliano ... vai a studiare ignorante maleducato ...

> ma non dovevavcambuare l'univerzità? ora invesce
> pure il cepu cià la sua telematka, nn è 1 p0 tcoppo?

FullMetal mercoledì, 23 aprile 2008

mussi bastaaaaaaaaaaaaaa

Skandalo: nn è possibbile ke nn sono riconosciuti + di 60 o 40 krediti x le attività estradidatike, ma xkè? ma dove siamo? invece di fare 1 1verzità + leggera e + veloce passano ankora kueste pretese kulturali assurde del komunista mussi..ma ke aspetta Silvio? bisogna kambiare tutto, rikonoscimento krediti illimitato subbito!!!!!

n° 3
klaudia venerdì, 18 aprile 2008

crediti

scusate forse holetto male ma ... se gli esami sono venti.. e i crediti restano invariati.. come c arrivo a 180?!

n° 2
Margherita lunedì, 21 aprile 2008

Re: crediti

Il numero di crediti totale (180) rimane così com'è. Ogni esame varrà di più sicuramente, ragion per cui si vogliono eliminare, ragionevolmente direi, gli esami da pochi crediti.

pignatta venerdì, 18 aprile 2008

Re: crediti

te lo cacci nel culo..

toppe venerdì, 18 aprile 2008

Re: crediti

> scusate forse holetto male ma ... se gli esami sono
> venti.. e i crediti restano invariati.. come c
> arrivo a 180?!

Dai venti esami, ma più grossi.

StellaDiFumo sabato, 19 aprile 2008

Re: crediti

Darai 20 esami da 9 cfu l'uno...oppure alcuni esami saranno più grossi di 9 crediti e altri più piccoli...

lucaing martedì, 22 aprile 2008

la riforma peggiore della storia italiana

Prima ci ha pensato la Berlinguer....

poi ha continuato la Moratti...

ora Mussi...

l'Università Italiana degli anni 90 "sfornava" pochi laureati, è vero, ma ricercati in tutto il mondo per la qualità.
Ora ci sono più laureati ma ben pochi preparati e davvero "Dottori".
La riforma iniziale e le successive modifiche hanno decretato la fine dell'eccellenza dell'università italiana.
E su questo destra e sinistra si sono comportate allo stesso modo.... riforme bipartisan... peggioramento bipartisan!

Claudia venerdì, 18 aprile 2008

Giurisprudenza laurea magistrale

scusate,ma questo vale anche per giurisprudenza laurea magistrale?

n° 1
cli sabato, 19 aprile 2008

Re: Giurisprudenza laurea magistrale

ma scusate posso chiedervi un parere c'entra poco:ma è meglio che si resti a scienze giuridiche + 2 ?

andrea domenica, 20 aprile 2008

Re: Giurisprudenza laurea magistrale

> ma scusate posso chiedervi un parere c'entra
> poco:ma è meglio che si resti a scienze giuridiche
> + 2 ?
>
>
ti posso dire che molti studenti di scienze giuridiche che poi decidono di fare i + 2 si trasferiscono alla laurea magistrale (5 anni) per una questione di esami , da quanto mi dicono...

andrea venerdì, 18 aprile 2008

Re: Giurisprudenza laurea magistrale

> scusate,ma questo vale anche per giurisprudenza
> laurea magistrale?

mi domandavo la stessa cosa... chi frequenta il corso di laurea magistrale a ciclo unico ... è sottoposto alle stesse regole emanate dal decreto??

Paolo sabato, 19 aprile 2008

Re: Giurisprudenza laurea magistrale

Giurisprudenza è salva da questo ennesimo sfacello perchè si è già riformata per conto suo con l'1+4.
Giurisprudenza rimane quindi con l'ordinamento attuale 1+4, non cambia.
Tutti i problemi legati all'inflazione del titolo di studi ed alla precarietà però rimangono.

andrea domenica, 20 aprile 2008

Re: Giurisprudenza laurea magistrale

> Giurisprudenza è salva da questo ennesimo sfacello
> perchè si è già riformata per conto suo con l'1+4.
> Giurisprudenza rimane quindi con l'ordinamento
> attuale 1+4, non cambia.
> Tutti i problemi legati all'inflazione del titolo
> di studi ed alla precarietà però rimangono.
>
intendi per caso il corso di laurea quinquennale e a ciclo unico cioè quello che ha sostituito il corso "spezzato" (3+2)?

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