
Il Ministero dell'Istruzione ha pubblicato la
tabella della ripartizione degli stanziamenti per i ricercatori del 2009 che saranno assunti dalle università. Inizialmente nel 2009
dovevano essere 2.100 i nuovi ricercatori assunti dalle università italiane, ma il numero è stato ora ridotto a 696. Nel mese di novembre Mariastella Gelmini aveva annunciato che sarebbero stati assunti migliaia di ricercatori, ma il Senato ha bocciato "l'emendamento per sbloccare gli 80 milioni di euro a favore del reclutamento straordinario di ricercatori a tempo indeterminato".
Il Ministro ha cercato di risolvere la questione, presentando un
nuovo decreto, che però ha permesso di sbloccare soltanto 40 milioni di euro "per la terza fascia dei ruoli accademici". Soldi che erano destinati a 900 posti, ora scesi a quasi 700.
Francesco Cerisoli, presidente dell'Apri (Associazione Precari della Ricerca Italiani), intervistato dal Corriere della Sera, parla di una vera e propria "doccia fredda" per il mondo della ricerca italiano.
Cerisoli vuole chiedere al Ministro Gelmini "
che fine hanno fatto i 4.000 posti da ricercatore sbandierati da mesi nelle interviste e nei comunicati stampa", sostenendo che
"se questo è il ricambio generazionale annunciato dalla Gelmini, siamo di fronte ad un evidente fallimento della politica del Ministro". E poi spiega come si è arrivati a questa situazione: "Lo stanziamento (nella finanziaria 2007) parlava di 80 milioni di euro per il 2009. Di questi 80, la metà, sono stati usati per pagare gli stipendi dei ricercatori assunti (nemmeno tutti) nel 2007 e 2008. I restanti 40 milioni sono poi stati destinati a coprire il 100% degli stipendi dei neo assunti benché solo il 50% doveva servire a questo scopo (l'altro 50% lo mettevano le Università). Allora invece
dei 2.100 posti per nuovi ricercatori previsti per quest'anno, siamo precipitati a 696, meno di un terzo. Il ministro dell'Università, all'inizio del 2009, aveva detto che con la legge 1/2009 avrebbero reclutato 4.000 ricercatori con regole finalmente meritocratiche. Bene, quando anche tutti i concorsi fossero espletati in tempo, al massimo questi saranno 696 per il 2009, più 1037 già stanziati per il 2008, ovvero meno della metà di quanto promesso dalla Gelmini".
E la spiegazione continua: "
4200 posti sono quelli che sarebbero dovuti uscire dal finanziamento straordinario dei fondi cosiddetti Mussi nel 2007. Erano previsti 1050 per il 2007 (fatti, da Mussi), 1050 nel 2008 (distribuiti e in parte banditi, sotto la gestione Gelmini) e 2100 nel 2009 (quelli che ora sono diventati 696). La Gelmini quando ha riformato i regolamenti dei concorsi con il DL180 (diventato legge 1/2009) ha più volte annunciato che grazie a questa riforma avremmo avuto oltre 4000 posti per nuovi ricercatori assegnati con criteri meritocratici. Facendosi però i conti con i soldi stanziati da Mussi e fin lì non ancora spesi.
La Gelmini credeva di poter incassare a costo zero 4000 posti ma le Università non ne hanno voluto sapere di cofinanziare. Così il Miur ha dovuto fare tutto da solo, col risultato che i posti sono diventati 696".
Secondo il presidente dell'Apri, il futuro delle università italiane è veramente nero: "
le Università continuano a pagare stipendi a migliaia di professori over 65, e chiudono di fatto le porte ai giovani. Il Ministero quest'anno taglia 621 milioni di euro al Fondo Ordinario per le Università, che non vengono nemmeno pareggiati dal finanziamento derivante dallo scudo fiscale. Senza contare gli inspiegabili ritardi nel finanziamento dei progetti Firb (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base) e Prin (Programmi di ricerca di Rilevante Interesse Nazionale)".
E così molti ricercatori decidono di trasferirsi all'estero: "Purtroppo la disillusione di molti spinge a cercare soluzioni fuori dall'Italia. Anche perché la protesta organizzata fino a questo momento non ha prodotto risultati concreti, e
ai precari non si può più chiedere di aspettare".
Le
università che beneficeranno maggiormente delle nuove assunzioni sono La Sapienza di Roma, con 41 nuovi ricercatori, l'Università di Bologna, con 39 ricercatori, il Politecnico di Milano, con 36 ricercatori, e l'Università di Padova con 28 ricercatori.
Saranno 34 gli atenei che potranno assumere meno di 10 nuovi ricercatori.