Dopo il
violento terremoto che ha colpito l'Abruzzo, provocando 250
morti, migliaia di sfollati, danni incalcolabili a monumenti ed
abitazioni, ci si interroga se sarebbe stato
possibile prevedere questa tragedia ed intervenire
in qualche modo
per evitare un simile dramma. Il ricercatore dell'Istituto Nazionale di
Fisica Nucleare, Giampaolo Giuliani, aveva previsto
la possibilità di un violento terremoto nell'area tra
L'Aquila e Sulmona. Previsione effettuata grazie all'utilizzo
di un
apparecchio che misura il gas radon. Il suo
appello però
non è stato preso in considerazione e l'uomo è
stato denunciato per procurato allarme. Ma sono molti i ricercatori che
studiano il gas radon e la possibilità di utilizzare la
misurazione di questa sostanza per prevedere terremoti.
All'Università di Bari sono state realizzate 25
centraline
per la misurazione del gas, ma il progetto è
attualmente
fermo per mancanza di fondi. Pier Francesco Biagi, insegnante di
Fisica presso l'ateneo pugliese, da anni si sta dedicando allo studio
del radon e ritiene che "i sistemi per prevedere un
terremoto già esistono, ma mancano i soldi per
perfezionarli. A differenza dei miei colleghi sono convinto
che non
è impossibile prevedere un sisma, ci riusciremo. Nel 2005
abbiamo
presentato un progetto al la Regione per
l’installazione di 25 centraline per il rilevamento
di radon e stazioni radio a bassa frequenza (alcune
anche nel Gran Sasso). Per un punto siamo stati esclusi dalla
graduatoria e le prime centraline sono state disattivate".
L'Università degli Studi di Pisa ha elaborato un
progetto per il monitoraggio nelle
acque sotterranee della Garfagnana e della Lunigiana. Il
progetto è seguito dal professore di Misure nucleari,
Giorgio Curzio, che, insieme al suo gruppo di ricercatori, "ha
elaborato uno
studio di fattibilità per il monitoraggio del radon:
stazioni prototipo che ogni sei ore dovrebbero trasmettere al
dipartimento e alla Protezione civile i livelli". Nell'Istituto
nazionale di geofisica e vulcanologia, il ricercatore Calvino
Gasparini, direttore del Museo geofisico di Rocca di Papa, si occupa da
4 anni di una centralina che misura il radon. Secondo Gasparini, "questo
gas è un precursore dello stress sismico, ma per ora
non ci dice il 'dove' e il 'quando' avverrà un
terremoto".
Ma non tutti i ricercatori si trovano d'accordo su questo punto.
Secondo Naoshi Hirata, professore e componente
dell'ufficio di direzione dell'Earthquake Research Institute
dell'Università
di Tokyo, un terremoto come quello che ha colpito l'Abruzzo
è impossibile da prevedere. Secondo il docente
giapponese, infatti, "l'intensità delle scosse
preliminari, quando sono troppo basse, rende pressoché
impossibile dire
quando un evento sismico si può verificare". Al massimo si
potrebbe arrivare a prevedere un sisma di "almeno 7/7,5 gradi della
scala Richter", in quanto le onde preparatorie che
"preannunciano" un terremoto di una simile entità sono
"più facilmente interpretabili". In Giappone, ad esempio,
nell'area di Tokai, dal 2007 è stato installato un sistema
di prevenzione con il posizionamento di otto sismometri;
inoltre sono stati posizionati altri nove rilevatori per i
terremoti e quattro per
gli tsunami. In questo modo si dovrebbe riuscire ad avvisare
la popolazione entro 10/20 secondi dalle prime scosse, che precedono
una scossa di entità maggiore. Il progetto
è ancora in fase di lavorazione e finora sono stati ottenuti
sia insuccessi che segnali incoraggianti, tanto che secondo Hirata
"è comunque un servizio molto utile".
Allo stato attuale delle ricerche svolte in Italia, sono
diversi gli studiosi che sostengono l'impossibilità di
riuscire a prevedere un terremoto, in quanto "i gas
liberati improvvisamente dal terreno e captati dai rilevatori sono al
massimo un indizio, forse utile ma più spesso ingannatore".
Per Gianpaolo Cavinato, ricercatore dell'Istituto di geologia
ambientale, "veri modelli previsionali si stanno perfezionando, anche
grazie alle
tecniche di rilevazione digitale. Ma piaccia o non piaccia si tratta di
modelli sostanzialmente statistici, che vengono
affinati man mano che
si realizzano questi eventi". Quindi per ora l'unico modo per prevenire
sarebbe quello di costruire vere strutture antisismiche ed
insegnare i comportamenti da adottare in caso di sisma.
Scandalo: il crollo dell'ospedale de L'Aquila
L'ospedale "San Salvatore" de L'Aquila
Iniziato nel 1972, (quasi) terminato nel 2002. Costi moltiplicati per nove rispetto al previsto. Crollato come un castello di sabbia.
A quando una seria inchiesta? Sarà vana la morte di 272 persone?