I
laureati italiani sono pessimisti: per 9 laureati su 10 il
futuro lavorativo dopo il raggiungimento del titolo di studio
è completamente nero. Nessuna prospettiva di
lavoro nè speranze per il raggiungimento di una
soddisfazione professionale. Questo è il quadro
che si delinea in base ad i risultati di uno studio condotto
dal Trendence Institute di Berlino su 196.000 studenti di 750
università in 22 nazioni europee. I laureati italiani
infatti sono sempre più convinti che l’università
non è in grado "di offrire le competenze necessarie per il
mercato del lavoro". Inoltre sono convinti che, anche
riuscendo a trovare un lavoro, lo stipendio non basterà ad
affrontare tutte le spese quotidiane.
Gli universitari italiani hanno dichiarato di sognare un impiego
stabile alla Banca d’Italia, all'Intesa San Paolo o
all’Unicredit Group. Mandano i curriculum ad aziende
come Ferrero, L’Oréal, Procter
& Gamble, ma non hanno molte speranze di essere richiamati. L'88%
degli intervistati è molto preoccupato per il proprio futuro
lavorativo e per le prospettive di carriera. Soltanto il 9,2%
si dichiara tranquillo per quello che ci sarà dopo la fine
degli studi universitari. Rispetto agli altri studenti o laureati
d'Europa, l'Italia raggiunge livelli di pessimismo (quasi)
insuperabili. Soltanto la Spagna ci batte per quanto riguarda
la percentuale degli studenti che sono tranquilli nei confronti del
loro futuro: circa il 7,2%. In generale, invece, la
media di studenti e laureati fiduciosi nel proprio futuro
lavorativo in Europa è intorno al 32,6%, con
picchi che arrivano addirittura al 61,9% in Norvegia e al 61,2% in
Olanda. In Germania gli ottimisti sono il 46,6%, in Francia il 37,3% e
nel Regno Unito il 19,5%.
Cosa fa perdere la fiducia nel futuro agli studenti italiani? Prima
di tutto le continue riforme universitarie, che creano soltanto
confusione sui percorsi di studio e sui reali sbocchi professionali.
Inoltre il 39,4% ritiene che "i corsi delle
facoltà frequentate non sono stati in grado di fornire gli
skill richiesti dal mercato del lavoro". Percentuale
piuttosto alta, confrontata con la media europea che si ferma al 27,2%.
In Francia addirittura il 71% degli studenti ritiene che le lezioni
universitarie sono state utili per il mondo del lavoro. In Olanda la
pensano allo stesso modo il 74,1% ed in Norvegia l'83,4%. Anche se le
prospettive di lavoro in Italia non sono molte, uno studente
su 5 non è disposto a trasferirsi all'estero,
anche ricevendo una buona offerta di lavoro. Mentre più di 4
italiani su 10 sono disposti ad andare in qualsiasi parte del mondo e
il 22% si trasferirebbe solo in un paese europeo.
Dopo la laurea quanto tempo serve per trovare lavoro? Gli
italiani ritengono che servano circa 6 mesi per riuscire a trovare
un'occupazione, contro i 4 mesi di media nel resto d'Europa: in
Norvegia bastano 2,9 mesi, in Francia e in Olanda 3,3
mesi, in Spagna 4,3 mesi e nel Regno
Unito 5,3 mesi. Infine i laureati italiani si aspettano di
riuscire a trovare un lavoro (a tempo determinato) con una retribuzione
lorda annua di 19.127 euro. In Europa la media dello
stipendio è di 23.967 euro all'anno, arrivando
ai 49.151 euro della Danimarca, ai 40.689 euro della
Germania, ai 43.524 euro della Norvegia e ai 49.921 euro della
Svizzera.
Gli amici di "Pirrolo"
Premetto che per me: In Italia non è importante ciò che conosci ma CHI conosci.
Leggendo il post di "Pirrolo" si deduce che la sua cultura "rurale" ben si addice a questo paese.
Quando chi propone un problema non è in grado di capire la soluzione proposta perché ignorante (per "Pirrolo":"ignorante" non è una brutta parola ma significa solo che non conosce una detrminata cosa)
è più facile dire che chi ha proposto la soluzione non è competente piuttosto che dire che non ha capito.
Purtroppo la classe dirigente ITALIANA (partendo dai politici) avendo una cultura di base "non al passo coi tempi" (questo è un eufemismo..."Pirrolo" stavolta cercatelo sul dizionario il significato) si trova costretta a seguire le indicazioni di chi ha lavorato sul campo "di patate" (non che ci sia del male in tale lavoro ma solo non si può chiedere a una tal persona di risolvere un problema che va al di là delle sue competenze) con ulteriore peggioramento della situazione.
Infine o ci si affida alle nuove leve per provare a cambiare il sistema oppure possiamo aspettare la fine dei tempi insieme a "Pirrolo" avvitando bulloni.
Re: Gli amici di
> Premetto che per me: In Italia non è importante ciò
> che conosci ma CHI conosci.
>
> Leggendo il post di "Pirrolo" si deduce che la sua
> cultura "rurale" ben si addice a questo paese.
> Quando chi propone un problema non è in grado di
> capire la soluzione proposta perché ignorante (per
> "Pirrolo":"ignorante" non è una brutta parola ma
> significa solo che non conosce una detrminata cosa)
> è più facile dire che chi ha proposto la soluzione
> non è competente piuttosto che dire che non ha
> capito.
> Purtroppo la classe dirigente ITALIANA (partendo
> dai politici) avendo una cultura di base "non al
> passo coi tempi" (questo è un eufemismo..."Pirrolo"
> stavolta cercatelo sul dizionario il significato)
> si trova costretta a seguire le indicazioni di chi
> ha lavorato sul campo "di patate" (non che ci sia
> del male in tale lavoro ma solo non si può chiedere
> a una tal persona di risolvere un problema che va
> al di là delle sue competenze) con ulteriore
> peggioramento della situazione.
> Infine o ci si affida alle nuove leve per provare a
> cambiare il sistema oppure possiamo aspettare la
> fine dei tempi insieme a "Pirrolo" avvitando bulloni.
>
>
Ok, ma mi spieghi dov'è che il mio ragionamento è sbagliato?
Siamo pieni di laureati a spasso, e questo è un fatto.
Cosa ne deduci? Che la laurea di questa gente li ha fatti entrare nel mercato del lavoro, o li ha relegati ai margini?
Io dico la seconda, e vorrei sapere da te perché a parer tuo non è così.
Buona giornata.
Re: Gli amici di
Chiedo scusa a Pirrolo per un attacco fin troppo personale...anche se il suo post iniziale poteva essere letto nello stesso modo verso una larga cerchia di persone.
Riguardo al problema che volevo mettere in luce: per paura di un cambiamento si tende a non rinnovare né persone né metodi nel mondo della lavoro (e della ricerca).
In Italia per un lavoro (qualificato) vengono richieste determinate competenze e titoli e penso che in generale non si possa prescindere né dalle prime né dai secondi, però mentre le competenze si possono acquisire lavorando, i titoli (ad es. la laurea) dovrebbero essere un pregresso (indispensabile, dipende sempre dal lavoro).
Il problema è che (secondo me) se chi comanda (datore di lavoro) non ha la ben che minima idea sulla formazione di un laureato (e affini) si trova a non saper sfrutturare un determinato bagaglio culturale che gli viene offerto.
In risposta a Pirrolo: siamo governati da gente che la laurea la compra su Internet o la denigra se non la riesce a ottenere (o a comprare) come la volpe con l'uva, e si aspetta che quando le cose vanno male basti lanciare qualche briciola a uno stormo di laureati perché risolvano il problema.
Se pensi che l'espediente per togliere i fondi alle università è stato quello di denigrare tutto e tutti e i continui sprechi, quando chi governa (da sinistra a destra e da destra a sinistra) è una vita che sta là a grattarsi.
Spezzando una lancia a favore delle lauree umanistiche (non sono di parte venendo dall'altro settore) ci si trova
con un laureato in lettere in segreteria e Moccia, Fede, Vespa a scrivere libri (di M...)e la Gelmini come ministro della (dis)Istruzione.
Re: Gli amici di
>> Premetto che per me: In Italia non è importante
>ciò
>> che conosci ma CHI conosci.
>>
>> Leggendo il post di "Pirrolo" si deduce che la sua
>> cultura "rurale" ben si addice a questo paese.
>> Quando chi propone un problema non è in grado di
>> capire la soluzione proposta perché ignorante (per
>> "Pirrolo":"ignorante" non è una brutta parola ma
>> significa solo che non conosce una detrminata
>cosa)
>> è più facile dire che chi ha proposto la soluzione
>> non è competente piuttosto che dire che non ha
>> capito.
>> Purtroppo la classe dirigente ITALIANA (partendo
>> dai politici) avendo una cultura di base "non al
>> passo coi tempi" (questo è un
>eufemismo..."Pirrolo"
>> stavolta cercatelo sul dizionario il significato)
>> si trova costretta a seguire le indicazioni di chi
>> ha lavorato sul campo "di patate" (non che ci sia
>> del male in tale lavoro ma solo non si può
>chiedere
>> a una tal persona di risolvere un problema che va
>> al di là delle sue competenze) con ulteriore
>> peggioramento della situazione.
>> Infine o ci si affida alle nuove leve per provare
>a
>> cambiare il sistema oppure possiamo aspettare la
>> fine dei tempi insieme a "Pirrolo" avvitando
>bulloni.
>>
>>
>
>Ok, ma mi spieghi dov'è che il mio ragionamento è
>sbagliato?
>Siamo pieni di laureati a spasso, e questo è un
>fatto.
>Cosa ne deduci? Che la laurea di questa gente li ha
>fatti entrare nel mercato del lavoro, o li ha
>relegati ai margini?
>
>Io dico la seconda, e vorrei sapere da te perché a
>parer tuo non è così.
>
>Buona giornata.
>
Sono molti, ormai, coloro che sostengono che il sistema scolastico italiano sia pieno di problemi che vanno risolti. Su questo siamo tutti d'accordo, ma come abbiamo intenzione di agire? Infatti i vari governi che si sono succeduti negli ultimi anni e, di conseguenza, i vari ministri hanno proposto svariate tesi per assicurare un degno futuro a questo sistema. Ma, ogni volta, tutto sembra fallire. E ogni benedetto anno, quando il governo in carica presenta una delle classiche proposte, diamo il via al periodo degli scioperi. No, non vi preoccupate, non voglio condannare la libera protesta degli alunni. Anzi, dinanzi a simili proposte avanzate da parte dei vari governi è giusto che alziamo la voce e che impediamo a queste persone di colpire un sistema, di per se, già alquanto debole. Il problema è che questi politici elaborano delle leggi che sono fuori tempo, inutili e inaccettabili. Tra le tante leggi inutili e dannose possiamo ricordare quelle sui debiti formativi (parlare di cultura con termini commerciali), sul cambiamento dei nomi delle scuole (da medie a scuola secondaria di primo grado) e, dulcis in fundo, quelle per l'uso dei grembiulini. Già, la nostra scuola è talmente efficiente, che un po' di tempo per parlare dei grembiulini si può sempre trovare.
Dopo aver fatto queste prime riflessioni, dobbiamo capire cosa non va, realmente, nel nostro sistema. Secondo me, quasi tutto. Le strutture scolastiche sono fatiscenti, le attrezzature inadeguate o mancanti, gli insegnanti sono malpagati, sempre più alunni vedono l'istruzione come un ostacolo per realizzare i propri sogni e scegliere quale scuola frequentare dopo le "medie" è complicato.
Inoltre anche nelle nostre scuole si sta radicando sempre di più l'idea che se studiamo,non lo facciamo per ampliare la propria mente, ma per guadagnare. Anche nella scuola la misura dell' agire è diventata la moneta. Non pensiamo al fondamentale progresso culturale, ma al progresso economico. Non pensiamo a rendere le persone più intelligenti, ma a farle diventare delle perfette macchine del sistema economico.
Comunque, ritornando alla scuola italiana, credo che dobbiamo imporre un cambiamento radicale.
E' impensabile, per fare un esempio semplice, che nel terzo millennio utilizziamo ancora carta e penna e che il computer sia un mezzo di cui ci possiamo servire solo due ore alla settimana. L' unico modo per fare vera informatica è estendere l' uso del computer a tutte le materie, comprese italiano e matematica. Non sarebbe molto più gratificante vedere ragazzi camminare e andare a scuola con un semplice e-book, sul quale sono salvati i contenuti dei vari libri? Invece ancora camminiamo con delle borse più grandi di quelle dei boys-scouts. Queste varie caratteristiche messe insieme (cioè il parere dei ragazzi sulla scuola e i mezzi utilizzati) aumentano ancora di più le distanze tra gli alunni e lo studio e fanno sembrare l'istruzione un dinosauro con cui combattere ogni giorno.
la scuola, che dovrebbe essere simbolo della cultura, diventa vittima delle problematiche dell' economia. I vari ministri tagliano i fondi e nascondono queste ingiuste decisioni con delle leggi demagogiche. Ultima decisione che non ho affatto gradito è stata quella di stilare una classifica degli atenei. In base a questa classifica vengono premiati quelli migliori e i "peggiori" vengono lasciati nelle precarie condizioni in cui versano. Anche qui hanno badato al guadagno, a quanti soldi produce un ateneo e, naturalmente, i politecnici sono partiti in vantaggio. E quindi hanno premiato l' università come se fosse una industria, come se non dovesse produrre cultura ma soldi.
Ecco, purtroppo, lo scenario desolante al quale gli studenti assistono: governanti incapaci, scarso progresso tecnologico, l'importanza primaria del profitto, mancanza di strutture e programmi poco chiari e sovrapposti tra di loro.
Spero di aver toccato gli argomenti fondamentali e posso concludere dicendo che, fortunatamente, nei numerosi gruppi studenteschi ci sono ancora ragazzi capaci e decisi a difendere e a migliorare il nostro patrimonio più importante, il nostro vero scudo sociale, la scuola. Grazie!
Re: Gli amici di
> Tra le tante leggi inutili e
>dannose possiamo ricordare quelle sui debiti
>formativi (parlare di cultura con termini
>commerciali), sul cambiamento dei nomi delle scuole
>(da medie a scuola secondaria di primo grado) e,
>dulcis in fundo, quelle per l'uso dei grembiulini.
Sull'assurdità dei debiti formativi sono d'accordo anche io, e infatti mi sembra che l'essere tornati al sistema attuale (sufficienza richiesta in ogni materia, al limite esame di recupero a settembre) sia nettamente meglio.
Il problema, però, è che gli studenti hanno protestato su questo, sia quando c'era Fioroni che da quando c'è la Gelmini.
>Inoltre anche nelle nostre scuole si sta radicando
>sempre di più l'idea che se studiamo,non lo
>facciamo per ampliare la propria mente, ma per
>guadagnare.
Ma questo non è un fenomeno nuovo.
Da sempre la gente manda i figli a scuola perché si augura per loro un futuro professionalmente ed economicamente migliore.
Solo che adesso questo ha cessato di essere vero: la cultura, oggi più di ieri, non paga più.
>Comunque, ritornando alla scuola italiana, credo
>che dobbiamo imporre un cambiamento radicale.
>E' impensabile, per fare un esempio semplice, che
>nel terzo millennio utilizziamo ancora carta e
>penna e che il computer sia un mezzo di cui ci
>possiamo servire solo due ore alla settimana. L'
>unico modo per fare vera informatica è estendere l'
>uso del computer a tutte le materie, comprese
>italiano e matematica. Non sarebbe molto più
>gratificante vedere ragazzi camminare e andare a
>scuola con un semplice e-book, sul quale sono
>salvati i contenuti dei vari libri? Invece ancora
>camminiamo con delle borse più grandi di quelle dei
>boys-scouts. Queste varie caratteristiche messe
>insieme (cioè il parere dei ragazzi sulla scuola e
>i mezzi utilizzati) aumentano ancora di più le
>distanze tra gli alunni e lo studio e fanno
>sembrare l'istruzione un dinosauro con cui
>combattere ogni giorno.
Scusami, ma valorizzare l'informatica non è forse un modo per adeguarsi alle leggi del mercato?
A me sta benissimo, per carità, ma non vedo come si possa fare l'elogio della cultura per la cultura, e poi chiedere più informatizzazione alle scuole.
> Ultima decisione che non ho
>affatto gradito è stata quella di stilare una
>classifica degli atenei. In base a questa
>classifica vengono premiati quelli migliori e i
>"peggiori" vengono lasciati nelle precarie
>condizioni in cui versano. Anche qui hanno badato
>al guadagno, a quanti soldi produce un ateneo e,
>naturalmente, i politecnici sono partiti in
>vantaggio. E quindi hanno premiato l' università
>come se fosse una industria, come se non dovesse
>produrre cultura ma soldi.
I criteri adottati dal ministero mi paiono molto discutibili, ma secondo un pregio ce l'hanno: legare il sistema delle ricompense alla capacità di intercettare finaziamenti.
Questo significa piegarsi al vile denaro?
Forse, ma è irrealistico nascondere la verità, e cioè che la ricerca scientifica e culturale è da sempre legata ad interessi economici.
Non si fa ricerca senza soldi, insomma, e la capacità di intercettare finanziamenti europei o di privati va riconosciuta come un merito, per come la vedo io.
>Spero di aver toccato gli argomenti fondamentali e
>posso concludere dicendo che, fortunatamente, nei
>numerosi gruppi studenteschi ci sono ancora ragazzi
>capaci e decisi a difendere e a migliorare il
>nostro patrimonio più importante, il nostro vero
>scudo sociale, la scuola. Grazie!
Mi auguro che nei tanti gruppi studenteschi (sia scolastici che universitari) vi sia davvero gente che ha a cuore i problemi della scuola.
Io però ne dubito, e la realtà che vedo è di gente che protesta al solo scopo di saltare le lezioni o per convinzioni ideologiche (quasi fideistiche) proprie.
Re: Gli amici di
>> Tra le tante leggi inutili e
>>dannose possiamo ricordare quelle sui debiti
>>formativi (parlare di cultura con termini
>>commerciali), sul cambiamento dei nomi delle scuole
>>(da medie a scuola secondaria di primo grado) e,
>>dulcis in fundo, quelle per l'uso dei grembiulini.
>
>Sull'assurdità dei debiti formativi sono d'accordo
>anche io, e infatti mi sembra che l'essere tornati
>al sistema attuale (sufficienza richiesta in ogni
>materia, al limite esame di recupero a settembre)
>sia nettamente meglio.
>Il problema, però, è che gli studenti hanno
>protestato su questo, sia quando c'era Fioroni che
>da quando c'è la Gelmini.
>
>
>
>>Inoltre anche nelle nostre scuole si sta radicando
>>sempre di più l'idea che se studiamo,non lo
>>facciamo per ampliare la propria mente, ma per
>>guadagnare.
>
>Ma questo non è un fenomeno nuovo.
>Da sempre la gente manda i figli a scuola perché si
>augura per loro un futuro professionalmente ed
>economicamente migliore.
>Solo che adesso questo ha cessato di essere vero:
>la cultura, oggi più di ieri, non paga più.
>
>
>
>>Comunque, ritornando alla scuola italiana, credo
>>che dobbiamo imporre un cambiamento radicale.
>>E' impensabile, per fare un esempio semplice, che
>>nel terzo millennio utilizziamo ancora carta e
>>penna e che il computer sia un mezzo di cui ci
>>possiamo servire solo due ore alla settimana. L'
>>unico modo per fare vera informatica è estendere l'
>>uso del computer a tutte le materie, comprese
>>italiano e matematica. Non sarebbe molto più
>>gratificante vedere ragazzi camminare e andare a
>>scuola con un semplice e-book, sul quale sono
>>salvati i contenuti dei vari libri? Invece ancora
>>camminiamo con delle borse più grandi di quelle dei
>>boys-scouts. Queste varie caratteristiche messe
>>insieme (cioè il parere dei ragazzi sulla scuola e
>>i mezzi utilizzati) aumentano ancora di più le
>>distanze tra gli alunni e lo studio e fanno
>>sembrare l'istruzione un dinosauro con cui
>>combattere ogni giorno.
>
>Scusami, ma valorizzare l'informatica non è forse
>un modo per adeguarsi alle leggi del mercato?
>A me sta benissimo, per carità, ma non vedo come si
>possa fare l'elogio della cultura per la cultura, e
>poi chiedere più informatizzazione alle scuole.
>
>
>
>> Ultima decisione che non ho
>>affatto gradito è stata quella di stilare una
>>classifica degli atenei. In base a questa
>>classifica vengono premiati quelli migliori e i
>>"peggiori" vengono lasciati nelle precarie
>>condizioni in cui versano. Anche qui hanno badato
>>al guadagno, a quanti soldi produce un ateneo e,
>>naturalmente, i politecnici sono partiti in
>>vantaggio. E quindi hanno premiato l' università
>>come se fosse una industria, come se non dovesse
>>produrre cultura ma soldi.
>
>I criteri adottati dal ministero mi paiono molto
>discutibili, ma secondo un pregio ce l'hanno:
>legare il sistema delle ricompense alla capacità di
>intercettare finaziamenti.
>Questo significa piegarsi al vile denaro?
>Forse, ma è irrealistico nascondere la verità, e
>cioè che la ricerca scientifica e culturale è da
>sempre legata ad interessi economici.
>Non si fa ricerca senza soldi, insomma, e la
>capacità di intercettare finanziamenti europei o di
>privati va riconosciuta come un merito, per come la
>vedo io.
>
>
>
>>Spero di aver toccato gli argomenti fondamentali e
>>posso concludere dicendo che, fortunatamente, nei
>>numerosi gruppi studenteschi ci sono ancora ragazzi
>>capaci e decisi a difendere e a migliorare il
>>nostro patrimonio più importante, il nostro vero
>>scudo sociale, la scuola. Grazie!
>
>Mi auguro che nei tanti gruppi studenteschi (sia
>scolastici che universitari) vi sia davvero gente
>che ha a cuore i problemi della scuola.
>Io però ne dubito, e la realtà che vedo è di gente
>che protesta al solo scopo di saltare le lezioni o
>per convinzioni ideologiche (quasi fideistiche)
>proprie.
>
>
Chiedo scusa a Pirrolo per un attacco fin troppo personale...anche se il suo post iniziale poteva essere letto nello stesso modo verso una larga cerchia di persone.
Riguardo al problema che volevo mettere in luce: per paura di un cambiamento si tende a non rinnovare né persone né metodi nel mondo della lavoro (e della ricerca).
In Italia per un lavoro (qualificato) vengono richieste determinate competenze e titoli e penso che in generale non si possa prescindere né dalle prime né dai secondi, però mentre le competenze si possono acquisire lavorando, i titoli (ad es. la laurea) dovrebbero essere un pregresso (indispensabile, dipende sempre dal lavoro).
Il problema è che (secondo me) se chi comanda (datore di lavoro) non ha la ben che minima idea sulla formazione di un laureato (e affini) si trova a non saper sfrutturare un determinato bagaglio culturale che gli viene offerto.
In risposta a Pirrolo: siamo governati da gente che la laurea la compra su Internet o la denigra se non la riesce a ottenere (o a comprare) come la volpe con l'uva, e si aspetta che quando le cose vanno male basti lanciare qualche briciola a uno stormo di laureati perché risolvano il problema.
Se pensi che l'espediente per togliere i fondi alle università è stato quello di denigrare tutto e tutti e i continui sprechi, quando chi governa (da sinistra a destra e da destra a sinistra) è una vita che sta là a grattarsi.
Spezzando una lancia a favore delle lauree umanistiche (non sono di parte venendo dall'altro settore) ci si trova
con un laureato in lettere in segreteria e Moccia, Fede, Vespa a scrivere libri (di M...)e la Gelmini come ministro della (dis)Istruzione.
Re: Gli amici di
> Premetto che per me: In Italia non è importante ciò
> che conosci ma CHI conosci.
>
> Leggendo il post di "Pirrolo" si deduce che la sua
> cultura "rurale" ben si addice a questo paese.
> Quando chi propone un problema non è in grado di
> capire la soluzione proposta perché ignorante (per
> "Pirrolo":"ignorante" non è una brutta parola ma
> significa solo che non conosce una detrminata cosa)
> è più facile dire che chi ha proposto la soluzione
> non è competente piuttosto che dire che non ha
> capito.
> Purtroppo la classe dirigente ITALIANA (partendo
> dai politici) avendo una cultura di base "non al
> passo coi tempi" (questo è un eufemismo..."Pirrolo"
> stavolta cercatelo sul dizionario il significato)
> si trova costretta a seguire le indicazioni di chi
> ha lavorato sul campo "di patate" (non che ci sia
> del male in tale lavoro ma solo non si può chiedere
> a una tal persona di risolvere un problema che va
> al di là delle sue competenze) con ulteriore
> peggioramento della situazione.
> Infine o ci si affida alle nuove leve per provare a
> cambiare il sistema oppure possiamo aspettare la
> fine dei tempi insieme a "Pirrolo" avvitando bulloni.
>
>
Altre "perle" di pirLolo (e compagnia, oppure fake) si possono trovare ai seguenti indirizzi:
www.studenti.it/universita/orientarsi/scelta_percorso_universit ario.php
www.studenti.it/superiori/maturita/percentuale_non_ammessi.php
www.studenti.it/universita/iniziative/arresti_scontri_g8_torino.php
www.studenti.it/superiori/maturita/sondaggio_programmi_dopo_esa me.php
www.studenti.it/superiori/maturita/totoesame_2009.php
www.studenti.it/superiori/maturita/copiare_prove_scritte.php
www.studenti.it/postlaurea/italia/aiesec_summit2009.php
www.studenti.it/universita/inchieste/classifica_laureati_europa.php
www.studenti.it/universita/orientarsi/tecnologiefisiche_innovat ive.php
www.studenti.it/postlaurea/estero/stage_frieze_londra.php
www.studenti.it/universita/iniziative/scontri_torino_antifascis ti.php
E questa è solo una selezione, per fortuna vedo che ci sono altri che si rendono conto di che razza di persona sia veramente...
skill inadatte al mondo del lavoro
Ma certo che all'università si acquisiscono skill inadatte al mondo del lavoro!
E questo perché in Italia, dove le PMI la fanno da padrone, non serve affatto la competenza dei laureati (ammesso che ci sia) quanto piuttosto il buonsenso del tecnico diplomato e forgiato da anni di lavoro che sa qual è il bullone giusto da avvitare.
Questa è una cosa che andrebbe messa in testa a tutte le matricole di lettere, di psicologia, di scienze politiche al momento dell'iscrizione: la realtà è questa, che non vengano poi a lamentarsi al momento della ricerca del lavoro.
Che poi questo vale anche, seppure in minore misura, per le altre lauree, eh.
Il matematico che non sa applicare quel che ha stdiato a problemi pratici, o il fisico teorico che insiste a parlare di particelle elementari ad un datore di lavoro che produce microprocessori... gente fuori dal mercato del lavoro.
skill inadatte al mondo del lavoro
Ma certo che all'università si acquisiscono skill inadatte al mondo del lavoro!
E questo perché in Italia, dove le PMI la fanno da padrone, non serve affatto la competenza dei laureati (ammesso che ci sia) quanto piuttosto il buonsenso del tecnico diplomato e forgiato da anni di lavoro che sa qual è il bullone giusto da avvitare.
Questa è una cosa che andrebbe messa in testa a tutte le matricole di lettere, di psicologia, di scienze politiche al momento dell'iscrizione: la realtà è questa, che non vengano poi a lamentarsi al momento della ricerca del lavoro.
Che poi questo vale anche, seppure in minore misura, per le altre lauree, eh.
Il matematico che non sa applicare quel che ha stdiato a problemi pratici, o il fisico teorico che insiste a parlare di particelle elementari ad un datore di lavoro che produce microprocessori... gente fuori dal mercato del lavoro.
Re: skill inadatte al mondo del lavoro
> Ma certo che all'università si acquisiscono skill
> inadatte al mondo del lavoro!
> E questo perché in Italia, dove le PMI la fanno da
> padrone, non serve affatto la competenza dei
> laureati (ammesso che ci sia) quanto piuttosto il
> buonsenso del tecnico diplomato e forgiato da anni
> di lavoro che sa qual è il bullone giusto da
> avvitare.
> Questa è una cosa che andrebbe messa in testa a
> tutte le matricole di lettere, di psicologia, di
> scienze politiche al momento dell'iscrizione: la
> realtà è questa, che non vengano poi a lamentarsi
> al momento della ricerca del lavoro.
>
> Che poi questo vale anche, seppure in minore
> misura, per le altre lauree, eh.
> Il matematico che non sa applicare quel che ha
> stdiato a problemi pratici, o il fisico teorico che
> insiste a parlare di particelle elementari ad un
> datore di lavoro che produce microprocessori...
> gente fuori dal mercato del lavoro.
>
Dovrai morire e, per quando starai già bruciando all' Inferno, avrai capito di aver completamente fallito e sbagliato tutto nella vita.
Pessimismo...
Sì è vero, noi italiani siamo atterriti e senza molte prospettive, ma non è che siamo così per puro piacere personale; riforme incasinate, borse di studio introvabili, cattedre fantasma, affitti galattici, orientamento universitario scadente e fumoso, annunci di tagli dei fondi quasi quotidiani, industria nazionale agonizzante, caste professionali irraggiungibili (la paura di esser sorpassati da raccomandati ormai pervade ogni ambito, anche quando è infondata); ci sono tutte le condizioni oggettive per non essere baldanzosamente proiettati verso un futuro luminoso! Ci credo che poi uno è pessimista!!! >:(
sconforto
io sono davvero sconfortata all'idea del futuro (ormai prossimo) che mi aspetta. mi sconforta ancora di più vedere che io cerco disperatamente collaborazioni con grandi portali e qui su studenti.it devo leggere tanti errori in 5 righe di testo....................... poi siamo depressi: di più!