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Professori, libri adottati e conflitti di interesse: intervista ad un responsabile editoriale

Nel meccanismo che abbiamo descritto nella nostra inchiesta, la casa editrice svolge un ruolo importante. Abbiamo intervistato il dott. Alvise La Rocca, responsabile editoriale di Mondadori Università per capire come viene interpretato questo ruolo

di Matteo Scarlino 8 maggio 2008
Studenti Magazine - la rivista degli Studenti!Dott. La Rocca, partiamo dall'inizio. Quando una casa editrice decide di pubblicare il libro di un professore?
Il processo si sviluppa in tre direzioni: arrivano proposte dai docenti alla casa editrice, proposte della casa editrice ai docenti, nascono progetti dalla discussione comune. La decisione di pubblicazione è legata sia a criteri qualitativi (serietà del testo) sia a criteri di mercato (ampiezza del potenziale bacino di utenza de testo).

Quali sono le differenze tra le dinamiche dell'editoria tradizionale e quella universitaria?

L’editoria universitaria è più legata a meccanismi di tipo “adozionale”: l’autore è un docente e il testo viene utilizzato e raccomandato agli studenti da lui stesso o da altri docenti. La distribuzione è quindi più mirata e le rese più basse.

Come viene deciso il prezzo di un testo universitario?
Sulla base della foliazione e dei prezzi di mercato.

Di questa quota quanto finisce nelle tasche del professore?

Di regola l’autore ha una royalty sulle copie vendute in linea con le royalties della saggistica di varia.

L'editore quando pubblica un libro di un professore valuta anche il numero di studenti a cui quel professore può “piazzarlo”?  
È uno dei criteri di valutazione, non il solo.

E' più importante la qualità o il “mercato” costituito nel caso dell'università dagli studenti stessi?
C’è equilibrio. I due fattori hanno lo stesso peso.

Quanto conta il ruolo accademico (prof. ordinario, associato, a contratto o ricercatore) nella scelta della pubblicazione?
Più che il ruolo in sé conta l’autorevolezza e la credibilità del docente nel mondo accademico. Mondadori Education cerca però di investire anche sugli “emergenti”. Il mercato è ampio è c’è spazio per tutti: l’importante è cercare sempre di fare libri di qualità.

Per la carriera universitaria per un professore, ed ancor più per un ricercatore, le pubblicazioni sono necessarie. Nel rapporto casa editrice – professore si può dire che voi siete in situazione privilegiata rispetto ai professori stessi?
Non credo che l’editore sia in una posizione privilegiata rispetto al professore/autore. Tutti gli editori universitari pubblicano testi di ricerca o di autori che devono “fare titoli”.

Molto spesso i libri universitari vengono firmati dai professori, ma sono in realtà opera dei collaboratori-ricercatori-dottorandi-tesisti vicini al prof stesso. Voi case editrici fate qualcosa per tutelare queste figure in qualche modo?

Il docente dovrebbe porsi lo scrupolo di non sfruttare a proprio vantaggio i suoi collaboratori. Non spetta alla casa editrice farsi carico del rapporto (più o meno corretto) tra professore e collaboratori-ricercatori-dottorandi-tesisti vicini allo stesso docente. L’editore non ha modo di sapere chi ha scritto effettivamente il libro: dei contenuti del libro con l’editore (e per l’editore) risponde per l’autore.

Quanto incidono sulle logiche dell'editoria universitaria (edizioni aggiornate con novità minime dei libri, necessità di continuare a vendere libri in modo costante etc etc...) la tendenza degli studenti a fotocopiare i libri?
Le fotocopie e il libro in prestito incidono sulle vendite sempre più col passare degli anni. La soluzione per l’editore non è la nuova edizione a tutti i costi, piuttosto un nuovo libro, realmente aggiornato dal punto di vista della ricerca. Offrendo un prodotto completamente nuovo si potrebbe quindi scongiurare la pratica delle fotocopie “selvagge”.

Con la riforma del 3+2 e con la conseguente parcellizzazione dei programmi, l'editoria universitaria ha risentito della tendenza dei professori ad affidarsi a dispense piuttosto che a libri aggiornati con le novità del programma?

L’editoria universitaria ha certamente risentito di questa situazione. L’editore non ha, peraltro, nessun mezzo per contrastarla. Può solo cercare di pubblicare libri validi per più insegnamenti e “adottati” in più atenei. 

Testi d'esame e conflitti di interesse: quando i professori adottano i propri libri

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