Dott.
La Rocca, partiamo dall'inizio. Quando una casa editrice decide di
pubblicare il libro di un professore?
Il processo si sviluppa in tre direzioni: arrivano proposte dai docenti
alla casa editrice, proposte della casa editrice ai docenti, nascono
progetti dalla discussione comune. La decisione di pubblicazione
è legata sia a criteri qualitativi (serietà del
testo) sia a criteri di mercato (ampiezza del potenziale bacino di
utenza de testo).
Quali sono le differenze tra le dinamiche dell'editoria tradizionale e
quella universitaria?
L’editoria universitaria è più legata a
meccanismi di tipo “adozionale”: l’autore
è un docente e il testo viene utilizzato e raccomandato agli
studenti da lui stesso o da altri docenti. La distribuzione
è quindi più mirata e le rese più
basse.
Come viene deciso il prezzo di un testo universitario?
Sulla base della foliazione e dei prezzi di mercato.
Di questa quota quanto finisce nelle tasche del professore?
Di regola
l’autore ha una
royalty sulle copie vendute in linea con le royalties della saggistica
di varia.
L'editore quando pubblica un libro di un professore
valuta anche il numero di studenti a cui quel professore può
“piazzarlo”?
È
uno dei criteri di valutazione, non il
solo.
E' più importante la qualità o
il “mercato” costituito nel caso
dell'università dagli studenti stessi?
C’è equilibrio. I due fattori hanno lo stesso peso.
Quanto conta il ruolo accademico (prof. ordinario,
associato, a contratto o ricercatore) nella scelta della pubblicazione?
Più che il ruolo in sé
conta
l’autorevolezza e la credibilità del docente nel
mondo accademico. Mondadori Education cerca però
di investire anche sugli “emergenti”. Il mercato
è ampio è c’è spazio per
tutti: l’importante è cercare sempre di fare libri
di qualità.
Per la carriera universitaria per un professore, ed
ancor più per un ricercatore, le pubblicazioni sono
necessarie. Nel rapporto casa editrice – professore si
può dire che voi siete in situazione privilegiata rispetto
ai professori stessi?
Non credo che l’editore sia in una posizione privilegiata
rispetto al professore/autore. Tutti gli editori universitari
pubblicano testi di ricerca o di autori che devono “fare
titoli”.
Molto spesso i libri universitari vengono firmati dai professori, ma
sono in realtà opera dei
collaboratori-ricercatori-dottorandi-tesisti vicini al prof stesso. Voi
case editrici fate qualcosa per tutelare queste figure in qualche modo?
Il docente dovrebbe porsi lo scrupolo di non sfruttare a proprio
vantaggio i suoi collaboratori. Non spetta alla casa editrice farsi
carico del rapporto (più o meno corretto) tra professore e
collaboratori-ricercatori-dottorandi-tesisti vicini allo stesso
docente.
L’editore non ha modo di sapere chi ha
scritto effettivamente il libro: dei contenuti del libro con
l’editore (e per l’editore) risponde per
l’autore.
Quanto incidono sulle logiche dell'editoria
universitaria (edizioni aggiornate con novità minime dei
libri, necessità di continuare a vendere libri in modo
costante etc etc...) la tendenza degli studenti a fotocopiare i libri?
Le fotocopie e il libro in prestito incidono sulle vendite sempre
più col passare degli anni. La soluzione per
l’editore non è la nuova edizione a tutti i costi,
piuttosto un nuovo libro, realmente aggiornato dal punto di vista della
ricerca. Offrendo un prodotto completamente nuovo si potrebbe quindi
scongiurare la pratica delle fotocopie “selvagge”.
Con la riforma del 3+2 e con la conseguente parcellizzazione dei
programmi, l'editoria universitaria ha risentito della tendenza dei
professori ad affidarsi a dispense piuttosto che a libri aggiornati con
le novità del programma?
L’editoria universitaria ha certamente risentito di questa
situazione. L’editore non ha, peraltro, nessun mezzo per
contrastarla. Può solo cercare di pubblicare libri validi
per più insegnamenti e “adottati” in
più atenei.
Testi d'esame e conflitti di interesse: quando
i professori adottano i propri libri