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UnivAq: anno accademico a rischio

Il terremoto ha seriamente danneggiato le strutture dell'Università degli Studi dell'Aquila e il rettore teme che non si riesca a portare a termine l'anno accademico. Lanciati appelli per trovare una soluzione in tempi brevi

di Barbara Leone 9 aprile 2009

logo università dell'AquilaIl terremoto in Abruzzo ha fortemente danneggiato l'Università degli Studi de L'Aquila: le facoltà umanistiche, che si trovavano nel centro storico sono andate distrutte, mentre le altre facoltà che si trovano nella periferia della città sono state dichiarate inagibili. Ora si teme che l'intero anno accademico possa restare bloccato e che possano essere andati persi molti dati relativi agli studenti. Infatti il data base dell'Ateneo, che conteneva i dati dei 27.000 studenti iscritti all'università e tutta la loro carriera accademica è, al momento, sepolto sotto le macerie.

Non c'è modo di sapere se questi dati sono persi oppure se si potranno recuperare. Prima di poter avere una conferma, in un senso o nell'altro, sarà necessario recuperare la documentazione degli uffici amministrativi, che sono in parte crollati a causa del sisma. La speranza per gli studenti dell'ateneo aquilano è che il backup del sistema non sia rimasto compromesso nel crollo. Ma è ancora presto per riuscire ad avere informazioni più precise. Claudio Rossi, responsabile alla sicurezza dell'ateneo, cerca comunque di tranquillizzare gli studenti: "dovremo attendere che la protezione civile ci consenta l'accesso nella struttura per tentare di recuperare il backup, ma siamo sereni. Proveremo ad accedere al sistema da un accesso remoto utilizzando i dati che abbiano nelle altre sedi. Non c'è da allarmarsi".

Di tutt'altro avviso il rettore dell'Università, Ferdinando Di Orio, che è seriamente preoccupato "che non si riesca a concludere l'anno accademico" e che, appena la situazione si sarà un po' stabilizzata, dovrà affrontare il problema di trovare un'altra sistemazione per i 5.000 studenti delle facoltà umanistiche, che non hanno più una sede universitaria. Per questo motivo, il rettore ha nuovamente lanciato un appello: "L'Aquila è una città universitaria. Guai se perdesse questa sua fisionomia. Ho parlato con tanti ragazzi, e parecchi di loro si affrettavano a partire, scappavano dalla città. E' una reazione assolutamente comprensibile dopo quello che è accaduto, ma non vorrei che la fuga proseguisse anche oltre l'emergenza. L'università é il motore della città, se si ferma l'università si ferma la città".

Anche l'Unione degli Universitari ha lanciato un appello perché si trovi una soluzione in tempi brevi, per dare la possibilità agli studenti dell'Aquila di riprendere i propri studi: "La tradizione degli studi aquilani trova le sue radici nel XV secolo e non può e non deve interrompersi oggi. L’Università degli Studi dell’Aquila è oggi in difficoltà, le Facoltà della periferia sono inagibili, quelle del Polo Centro sono gravemente danneggiate se non distrutte, il Rettorato è crollato. Quella universitaria è un’emergenza nell’emergenza a causa soprattutto della perdita dei dati delle carriere accademiche e dei dati di ogni genere relativi alla popolazione studentesca. Dei 27.000 studenti aquilani mancano i dati relativi agli esami, alle tasse, alle borse di studio, alle immatricolazioni. Sono studenti che hanno subìto un dramma umano di dimensioni inimmaginabili per chi non lo ha vissuto. E’ un dovere fornire delle certezze a questi studenti per la loro carriera accademica, come lo è per la città de L’Aquila e per la sua Università. Questa situazione non può e non deve portare alla perdita del centro universitario abruzzese, per il quale si devono trovare soluzioni sensate, di breve periodo affinché si possa concludere l’anno accademico in corso, e di lungo periodo perché le strutture universitarie aquilane possano tornare ad essere il luogo di formazione di alta qualità come fino ad oggi sono state. Riteniamo necessario un tavolo con tutte le componenti universitarie per definire soluzioni condivise che guardino alla tutela della tradizione universitaria aquilana e dei suoi studenti".

Il 15 aprile il Senato accademico dell'ateneo aquilano si riunirà "per decidere le modalità di ripresa in condizioni di sicurezza dell'attività accademica". Il rettore ha dichiarato che "pur in un momento così drammatico e difficile, l’Università dell’Aquila intende continuare a svolgere la sua attività accademica e contribuire in questo modo alla ripresa della vita della città tragicamente provata dal terremoto. È questo il modo migliore per onorare la memoria di tanti studenti universitari che avevano scelto la nostra città e la nostra università per studiare e per vivere pienamente questa bellissima esperienza umana oltre che formativa. E anche per questo invitiamo tutti gli studenti a continuare a credere nell'istituzione accademica aquilana, che è ancora vitale e in grado di corrispondere alle loro attese di formazione professionale". Il ministro Gelmini ha intanto annunciato che saranno stanziato 110 milioni di euro per avviare la ricostruzione delle scuole d'Abruzzo colpite dal sisma: "il ritorno alla normalità sarà lungo e faticoso, ma è necessario ricominciare dalla scuola perché la scuola deve andare avanti".

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di Giacomo Di Girolamo giovedì, 16 aprile 2009

"ma io per il terremoto non do nemmeno un euro..."

"MA IO PER IL TERREMOTO NON DO NEMMENO UN EURO..."

di Giacomo Di Girolamo

Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.

Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare.

Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.

Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo. Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese. E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.

C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno? Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente?

Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma del ponte.

Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme - da generazioni - gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.

Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.

Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.

Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima? Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.

Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto.

Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto. Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto.

Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.

Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.

Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.

E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia. Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso. Come la natura quando muove la terra, d’altronde.

n° 2
Luigi da giulianova giovedì, 16 aprile 2009

bibi

mi trovi d'accordo su tutta la linea ... d'accordissimo.....

brunox giovedì, 9 aprile 2009

per quest anno tasse gratis?

secondo me lo stato italiano dovrebbe regalare a tutti gli studenti aquilani un anno di tasse gratis per compensare il disagio.

per quanto riguarda gli esami da sostenere sarebbe possibile utilizzare le strutture on line di uninettuno e delle altre università telematiche.

Anche tutte le struutture AFAM potrebbero fornire la possibilità di permettere almeno le lezioni e gli esami riguardanti la storia dell'arte e i beni culturali e in generale le materie equipollenti a quelle universitarie tramite un certificato comprovante esami e crediti CFA da poter convertire in CFU.

Sarebbe una buona occasione per guarire la atavica diffidenza che c'è negli atenei universitari nei confronti delle scuole di alta formazione artistica.

n° 1
erminia venerdì, 10 aprile 2009

Re: per quest anno tasse gratis?

non sarebbe male l'idea delle lezione online.. e magari organizzare delle tendopoli per gli esami..
io mi sono laureata a dicembre a scienze della formazione... mesà che il mio certificato di laurea non lo vedrò mai!
spero che la facoltà rinasca più aggiornata e evoluta..
Sarebbe una buona occasione per guarire dalla diffidenza che c'è nelle strutture aquilane!

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