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Uno sherlock per i fuorisede

Sarà l'effetto Meredith, sarà il clima di paura e insicurezza indotto dai media, sarà perchè "i giovani d'oggi non sono quelli di una volta". Sta di fatto che mamma e papà non si fidano più dei figli e se vanno a vivere da soli per studiare in un'altra città, sono pronti a tutto pur di sapere cosa fanno, addirittura a farli spiare. Non sorprende allora che sia in aumento il numero di genitori che si rivolgono ad agenzie investigative per saperne di più della vita da fuorisede dei loro figli

di Matteo Scarlino 15 ottobre 2008

Studenti MagazineLa conferma viene direttamente dagli investigatori privati che, interpellati da Studenti Magazine, confermano un business in netta crescita. “Sì, c'è un forte aumento della domanda di indagini sui fuorisede da parte dei genitori”, ci racconta Miriam Tomponzi, titolare dell'omonima agenzia investigativa. “E' una tendenza degli ultimi 3-4 anni, con una richiesta quadruplicata rispetto al passato. Del resto basta accendere la tv per vedere ogni giorno scene di cronaca con protagonisti giovani e giovanissimi. E' normale che un genitore si impaurisca di fronte a tale situazione e, quando non può stare al fianco del figlio in prima persona, si rivolge a qualcuno che possa controllarlo per lui. Inoltre molti genitori hanno capito che il fai da te non funziona e che anzi può essere controproducente”. Sulla stessa linea anche Salvatore Currenti, titolare della “Currenti investigazioni” di Pavia, città piena di studenti fuorisede, che aggiunge: “dopo quel che è successo a Perugia un anno fa la richiesta è sicuramente aumentata. I genitori temono che episodi del genere possano ripetersi ed hanno ancor più paura perchè non sanno cosa fanno i propri figli lontano da casa”.

Prevenire per risparmiare
A vincere è un po' la logica del prevenire è meglio che curare. “Non hanno paura che non studino, ma che si droghino, che frequentino brutte compagnie o che in generale prendano una cattiva strada”, sostiene Currenti. E se i genitori hanno paura, il mercato delle agenzie investigative si adegua, sviluppando sempre più spesso settori ad hoc del proprio business. Così è ormai abitudine vedere, accanto ai classici spionaggio aziendale e alle indagine per infedeltà matrimoniali, anche il cosidetto “controllo giovani”. Per rendersene conto basta scandagliare i vari siti internet di queste agenzie. Curiosa, ed in qualche modo esemplificativa di questa tendenza, è il messaggio che si legge sul sito della Aldo Pirri investigazioni.  “Prevenire significa risparmiare molto ed evita problemi futuri con la legge e nel lavoro. Hai dubbi sulle amicizie e sulle persone che frequentano i tuoi figli? Ricordati che la droga e la delinquenza sono pronte ad approfittare della debolezza dei giovani: prevenire è meglio che curare”.

Sospetti quasi sempre confermati
Le bugie dei ragazzi però spesso sono anche più banali, ma, forse anche per questo, più sconcertanti. Sono infatti tanti, come confermano sia la Tomponzi che Currenti, gli interventi richiesti per scoprire se un ragazzo mente sugli esami universitari. “Una volta – racconta Currenti – abbiamo scoperto un ragazzo che per i genitori era prossimo alla laurea e che in realtà non aveva dato neanche un esame. Chiaramente non è il problema principale che ci viene chiesto di risolvere, ma esiste”.
Nella maggior parte dei casi quando un genitore si rivolge ad un investigatore quasi sempre poi si scopre qualcosa di negativo. Spiega Miriam Tomponzi: “purtroppo i genitori oggi sono assenti nella vita dei ragazzi e si svegliano quando la frittata è già fatta. Noi interveniamo in quel momento e quasi sempre purtroppo dobbiamo solo confermare ai genitori quelli che erano i sospetti che li hanno portati a rivolgersi a noi”.

Le tecniche
Per un business in crescita, c'è anche un know how, delle tecniche, sempre più sviluppate che consentono ai professionisti del settore di ottenere i risultati per cui sono ingaggiati. E se la Tomponzi ci spiega che “il suo è un know how speciale, frutto di anni e anni di studi e di affinamento delle tecniche”, ma non ci rivela niente dei suoi metodi, Currenti racconta di “metodi assolutamente leciti, certificati e autorizzati dalla Prefettura. Essendo il target però piuttosto particolare, è normale che nei locali è consigliabile mandarci dei collaboratori più giovani (debitamente formati), che non destino sospetti, piuttosto che quelli un po' più in là con gli anni”. Chiaramente non si tratta di tecniche improvvisate, anche perchè l'ambito è piuttosto delicato. Esiste infatti un regolamento codificato dalle singole prefetture, oltre ovviamente a leggi che tutelano la privacy del cittadino, circoscrivendo nello stesso tempo, l'ambito d'intervento investigativo. “La nostra prima regola è quella di non violare mai i principi della privacy e tutti i nostri modi operandi devono attenersi a questa regola base”, spiega Miriam Tomponzi, che continua: “noi arriviamo ad avvalerci anche di psicologi proprio perchè l'ambito dei giovani e dei ragazzi è particolarmente delicato e per capire determinate dinamiche il supporto di operatori specializzati è fondamentale”.

I prezzi
La codifica delle tecniche non è l'unica cosa che bisogna dichiarare alla prefettura. Infatti il professionismo in questa professione passa anche per un tariffario certo, che si basa su servizi e orari precisi. “Nella nostra professione molti si improvvisano investigatori”, spiega Currenti. “In realtà bisogna essere autorizzati dalla prefettura. In molti si nascondono dietro a generiche società di servizi, ma non hanno alcuna licenza e praticano prezzi stracciati ed offrono un servizio che non sempre è all'altezza. Per portare a termine un servizio di investigazione medio nell'ambito del controllo giovani occorrono mediamente 3-4 giorni, per una spesa di 1000/1500 euro”. In base al tariffario nazionale, per un'ora di servizio occorrono tra i 35 e i 70 euro, spese escluse. C'è però anche la possibilità di prezzi forfettari che possono ridurre i prezzi dei servizi.

Leggi l'inchiesta di Studenti Magazine sulle bugie che gli studenti raccontano ai genitori.

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