Quali sono i punti cardine che i vostri candidati portano avanti alle elezioni studentesche?
In generale, ci concentriamo su tutto quanto può far sì che ci siano piani di studio coerenti e una didattica di qualità, perché il diritto allo studio sia effettivo e quindi, perché ogni città sia dotata di un numero adeguato di posti alloggio e di convenzioni per gli affitti a canone concordato, di mense a prezzi accessibili, di adeguate convenzioni per i trasporti pubblici e perché siano aboliti i numeri chiusi e i test che precludono l’accesso all’Università. Ci battiamo perché espletare le pratiche universitarie non sia un incubo, perché le università siano dotate di segreterie e servizi on line funzionali agli studenti, perché questi siano considerati veri cittadini della città in cui studiano e infine, perché siano concessi adeguati spazi aggregativi dentro e fuori le Università e sia data agli studenti la possibilità di mettere in campo iniziative culturali.
Quali sono i 3 più grandi problemi dell'Università?
Da anni le università subiscono uno scarso investimento, politico ed economico. Un primo grande problema è quindi l’ormai cronico sottofinanziamento agli Atenei e al sistema di diritto allo studio, con la conseguenza di un’inadeguatezza di strutture, servizi e sostegno agli studenti; la situazione si aggrava poi se a questo aggiungiamo che in molti Atenei lo scarso finanziamento si accompagna a sprechi di vario genere e tipo. Altro problema molto forte quello delle baronie, con i conseguenti piccoli e grandi soprusi che gli studenti subiscono: a partire da docenti impegnati a fare altro, che non si presentano né a lezione né a ricevimento, passando per le assunzioni fatte sulla base di amicizie o parentele che precludono l’accesso alla carriera accademica a molti giovani, fino ad arrivare a piani di studio costruiti ad hoc sulla base degli interessi dei docenti. C’è poi il problema degli sbarramenti all’accesso. Noi siamo fortemente contrari a numeri chiusi di qualsivoglia natura.
Punti di forza invece?
È difficile andare ad individuare dei punti di forza, di certo l’università ha bisogno di un rilancio, partendo da una base che è quella della preparazione di alto livello che viene ancora oggi offerta dalle università italiane, tant’è che i giovani provenienti dai nostri Atenei che vanno a svolgere attività di ricerca all’estero vengono spesso premiati e ottengono ottimi risultati. Questo dimostra che la buona didattica è ancora una caratteristica peculiare del nostro sistema universitario, su cui puntare per ottenere gli ancora necessari miglioramenti piuttosto che disinvestire.
Cosa pensi di Azione Universitaria?
E' sicuramente un’associazione ben radicata in Italia che effettivamente si occupa di Università. Partiamo però da una visione dell’Università completamente differente, quindi spesso non condividiamo nulla nelle nostre proposte. Anche gli studenti, come i cittadini italiani, hanno delle differenze fra di loro. Sono un po’ troppo legati al loro partito, e questo li rende spesso timidi nelle proteste e nelle posizioni anche quando riconoscono che i provvedimenti governativi penalizzano l’Università senza offrire soluzioni.
Ci sono dei punti, nella loro contestazione che ti senti di condividere?
Quale contestazione? Nell’arco degli ultimi due anni li ho visti contestare solo noi!
Qual è il tuo punto di vista sui recenti scontri tra Azione Universitaria e i ragazzi dei collettivi?
Una scelta assolutamente sbagliata da parte di chi ha provocato e di chi si è lasciato provocare. La nostra associazione ha tra i suoi principi fondanti la non violenza e quindi non possiamo condividere che uno scontro politico si trasformi in uno scontro fisico. Anche perché in questa maniera non si fa altro che fare il gioco di coloro che anziché parlare delle reali rivendicazioni degli studenti parlano solo di questi episodi, peraltro isolati.
Pensi che nelle scuole e soprattutto nelle Università si stia alimentando un clima di tensione?
Si sta sicuramente tentando di alimentare un clima di tensione, anche se durante tutto l’autunno il movimento studentesco ha dimostrato la sua maturità proseguendo le sue proteste in maniera pacifica e per fortuna questi episodi di scontro sono fenomeni isolati.
Che legami avete con i movimenti più radicali, come i collettivi e i ragazzi dei centri sociali?
Lo spirito della nostra associazione, plurale, ci spinge ad avere rapporti con tutte le realtà sociali ed istituzionali che agiscono per la difesa dei diritti, per i principi di uguaglianza e solidarietà, ivi compresi collettivi e centri sociali. I rapporti che si definiscono vanno poi analizzati in maniera differenziata a seconda delle città perché differiscono di molto fra loro.
In cosa, a tuo avviso, l'Udu, si differenzia dai suoi avversari politici?
L’Udu si differenzia per la sua caratterizzazione, unica in Italia, di sindacato studentesco. Proprio la pratica sindacale è quella che ci caratterizza, per cui uniamo attività di rappresentanza, attività vertenziale e mobilitazione laddove ve ne sia necessità. Ci caratterizziamo anche per il fatto che ci occupiamo dello studente non solo nelle ore che trascorre dentro le aule universitarie, ma in tutto ciò che riguarda la sua condizione studentesca.