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Universitari: il 59% dopo la laurea vorrebbe lasciare l'Italia

L'Italia garantisce ai giovani una buona formazione ma non sbocchi lavorativi all'altezza. E così, sono sempre di più gli studenti che progettano di lasciare il paese dopo gli studi

di Marta Ferrucci 17 settembre 2008
A giugno avevamo raccontato la storia di Luca Rebeggiani, un ragazzo italiano che dopo la maturità scientifica al Liceo Pitagora di Roma aveva deciso di proseguire gli studi in Germania. All'Università di Hannover Luca aveva ottenuto una laurea in Economics and Business Administration ed un'altra in Storia.  Sempre da qui era iniziata una carriera folgorante che lo ha visto a soli 24 anni occupare un posto di docente universitario. Oggi è assistente all’Istituto di Politiche Sociali della Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Hannover, docente alla facoltà di Lettere Romanze e collabora con il “Center for Sports Management”.

In Italia, ammetteva, questo non sarebbe mai potuto accadere.
Non sarebbe diventato docente a tempo pieno a 24 anni….da straniero e senza nessun tipo di raccomandazione. E non avrebbe potuto conseguire contemporaneamente una seconda laurea in Storia, visto che in Italia non ci si può iscrivere a due facoltà diverse. Luca elogiava la formazione impartita dalle università italiane ma capiva anche il perchè i giovani, dopo gli studi, volessero lasciare il paese: "Le università italiane continuano ad offrire una formazione di alto livello – la famosa fuga dei cervelli significa d’altro canto che i nostri laureati sono richiesti all’estero, no? Mica li assumono per beneficenza…Quindi la laurea la prenderei tranquillamente in Italia, magari facendomi un anno di Erasmus in un paese straniero. Poi però consiglierei caldamente di fare un’esperienza all’estero. Sia nel campo accademico – prendendo un Master oppure un dottorato – o lavorando nel privato". "Vista in una prospettiva internazionale" -aggiungeva Luca- "l’Italia appare chiaramente il paese più lento nel reagire alle necessità di cambiamento. Le cause sono già state menzionate in molte sedi: da un lato la granitica struttura delle dirigenze politiche ed economiche, allergiche ad ogni ricambio generazionale, dall’altro però anche i nostri cattivi costumi".

Qualche mese dopo questa intervista abbiamo voluto sondare l'umore di studenti, laureandi e laureati italiani per capire se qualcosa sta cambiando o se la fuga di cervelli è un dato destinato a crescere.  Abbiamo chiesto ai giovani quali progetti hanno per il futuro, se dopo gli studi rimarranno in Italia o cercheranno sbocchi altrove.

Daniele:
"Per esperienza personale: se sei raccomandato, allora rimani in italia, altrimenti ti tocca andare in qualche nazione dove non è che ci siano più posti di lavoro che qui, ma almeno guardano alla meritocrazia vera (che non è racchiusa unicamante nel voto di laurea, ma è vagliata dalle tue reali competenze). Naturalmente senza nulla togliere a tutti i disservizi, le mancanze, le carenze, e la disonestà che c'è in italia. che la rende quela paese unico.

Marco: "Essendo della facoltà di fisica, non ci sta qui in italia un lavoro soddisfacente...per questo bisogna andare via...non lo si fa con piacere...ma per vivere, è obbligatorio, specialmete, ripeto, per quelli delle materie scientifiche..."

Locatelli: "bella idea, restare qui dove il settore pubblico è allo sfascio, tagliando fondi alle istituzioni dello Stato (con l'unica eccezione degli stipendi degli "onorevoli" delle Camere) per darne di più ai privati (...)".

inchiesta fuga cervelli

L'immagine che hanno gli studenti del "sistema Italia" è sempre più compromessa. Un'inchiesta ancora in corso rivela che il 40% degli universitari dopo la laurea cercherà di andare all'estero per specializzarsi  e rimarrà a vivere li. Un ulteriore 19% non sceglierà master all'estero ma dopo la specializzazione in Italia cercherà lavoro altrove. Il 59% degli intervistati, insomma, progetta di lasciare il paese.

> Inchiesta
E dopo la laurea tu che farai?

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4
Commenti

Grato mercoledì, 4 marzo 2009

mincia che botto...

Nano ma chi teneva a raggione adda fine?
tia o nuie?
e uora? ma cai a fari, senza legno cai a fari'
ma chiudi buffone, ca a ridere ci facisti
vulevi a fari u imprendituri u grande
e uora'
a u specchio addi guardarti, nano
a u specchio...u capisti?

n° 4
Blondie lunedì, 6 ottobre 2008

Facili rivincite

E allora?
Comincia sempre così...gli stipendi nn pagati, i primi malumori, qualcuno che inizia a dire basta, ecc. ecc.
storie già viste, già sentite..
ma l'analfabeta penzava di cambiare il mondo, di fare il furbetto coi soldi (altrui)...e ora?
E lea, come farà lea adesso? psicodramma di un nano.

n° 3
La vendicativa mercoledì, 1 ottobre 2008

Nano a casa

Perchè stupirzi?
Sono dillettanti allo sbaraglio, sono creativi..hanno voluto fare passi più lunghi delle loro (cortissime ) ganbe, e ora chiudono, perchè all'interno hnno la rivoluzzione, e non solo a rOMA...

n° 2
Grato venerdì, 26 settembre 2008

adda fine vincituri

U legno finì, i stipendi no se pagano ah...
la baracca accrollari sta, ah...a gente fugge
nano, ma cumè stu fatto??????

n° 1
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