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Cervelli in fuga: bilancio delle storie arrivate alla redazione

Studenti.it ha raccolto e continua a raccogliere tante testimonianze di italiani che hanno deciso di lasciare il nostro paese. Le voci dall'estero che ci arrivano concordano tutte su un punto: se l'Italia non cambia, nessuno torna. E il paese ovviamente non progredisce.

di Valentina Vacca 5 luglio 2011
Sono tante le testimonianze dei cervelli in fuga arrivate alla redazione (le trovate tutte linkate alla fine dell'articolo). Leggendo le storie, ciò che emerge è che tutti hanno dovuto abbandonare l'Italia perchè stanchi, delusi e demotivati da precedenti esperienze non proprio soddisfacenti. Tutti i cervelli vorrebbero tornare, però solo qualora l'Italia garantisse loro qualcosa: contratti non precari, stipendi dignitosi e, per chi fa ricerca, fondi e finanziamenti da sfruttare.

Il sistema italiano dovrebbe investire di più sulle sue risorse, dovrebbe applicare un do ut des nei confronti di questi ragazzi: loro forniscono le loro conoscenze e di conseguenza contribuiscono al progresso del Paese, il quale in cambio garantisce il riconoscimento di talune professionalità mediante condizioni lavorative dignitose. Non c'è progresso (e di conseguenza non c'è una buona economia) senza la cultura. E l'Italia la sta svendendo.

Secondo il quotidiano inglese The Economist, sono più di 300.000 i laureati italiani che hanno deciso di lasciare il nostro paese, e tra questi circa 4000 hanno cambiato la loro residenza dall'Italia all'estero. Ciò che preoccupa non è il numero in sé, il quale rimane minore rispetto a quello dei giovani inglesi e tedeschi che abbandonano il proprio paese, ma soprattutto il fatto che il numero di laureati che lascia l'Italia è nettamente maggiore rispetto a quello rappresentato dai giovani stranieri con alto grado d'istruzione che varcano i confini del nostro paese.
fugacervelligrande
Questo chiaramente comporta una grave perdita sia a livello culturale che economico, che potrebbe condurre nel giro di qualche decennio a una crescita demografica quasi pari a zero, nonchè ad una grave carenza di figure con alto grado di professionalità.

Secondo un'indagine di Almalaurea, i laureati italiani si recano maggiormente nel Regno Unito (19,2%), seguito da Francia (12,6%), Spagna (11,4%) e Usa (9,8%).

Il settore dove si registra il più alto numero di fughe di cervelli è la ricerca scientifica: fondi e finanziamenti scarsi, precariato, stipendi irrisori, lentezza nel fare carriera, mancanza di meritocrazia e conseguente presenza di dinamiche di "baronato" sono le cause che conducono maggiormente i dottorandi e i ricercatori italiani ad abbandonare il Belpaese. Spesso accade che ci si rechi all'estero per raggiungere livelli più alti di specializzazione; a questo segue nella maggioranza dei casi un'offerta di lavoro nel paese straniero, con conseguente abbandono definitivo dell'Italia.

Purtroppo però quello della ricerca scientifica non è l'unico settore toccato dalla fuga di cervelli: negli Stati Uniti infatti il maggior numero di italiani altamente qualificati è impegnato nel settore manageriale.

Ma l'Italia cosa fa per far sì che i "cervelli" rimangano nel nostro paese? Nel 2001 il Ministro dell'Università e della Ricerca Ortensio Zecchino, varò un programma per il rientro in patria dei laureati italiani. Sponsorizzato con grande enfasi dai media, esso non suscitò però l'interesse dei cervelli coinvolti poichè, come dichiarò un ricercatore ad un noto quotidiano italiano, le somme stanziate dal Governo erano irrisorie ed equivalenti a quanto una società di calcio di serie A mette in campo per l'acquisto di due giocatori.

ITALIANI IN FUGA: LE VOSTRE STORIE
Massimiliano, ingegnere chimico cagliaritano in Danimarca

Umberto, economista. Dopo Londra e Bratislava la Spagna

Manuela, sales and marketing manager per L'Europa sud ovest in Inghilterra

Marcello, biotecnologo vegetale in Germania

M., biotecnologa medico farmaceutica dall'Italia agli Usa per arrivare poi alla Svezia:<>

Mattia, ingegnere aerospaziale a Basilea


Franco, insegnante d'italiano in Germania

Emiliano, programmatore in Irlanda, Canada e Sud Africa

Alessia, biotecnologa molecolare futuro cervello in fuga


Carlo, da lavapiatti a stagista in internet marketing a Londra

Anche tu sei un cervello in fuga? Racconta la tua storia alla redazione









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Commenti

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Virgilio lunedì, 18 luglio 2011

Odio

Confrontate queste affermazioni dei tre leader, non trovate inquietanti similitudini?

Da Virgilio Notizie,
"Odio
Dicembre 28, 2009 in Politica"
...
“E’ in atto una campagna d’odio contro di me, il fascismo e l’Italia.”
Benito Mussolini, 1932.


“Gli ebrei alimentano una campagna d’odio internazionale contro il governo. Gli ebrei di tutto il mondo sappiano: questo governo non è sospeso nel vuoto, ma rappresenta il popolo tedesco.”
Adolf Hitler, 1933.


“A furia di gridare ‘a morte il tiranno’, c’e’ chi ha cercato di uccidere il tiranno: questa aggressione e’ stata frutto di un clima d’odio. E’ normale poi che c’e’ stato qualcuno che ha compiuto questo gesto. Io non ho mai scaldato il clima, ho fatto solo notare la provenienza di alcuni organismi istituzionali che e’ una provenienza chiaramente di sinistra.”
Silvio Berlusconi, 2009.

n° 10
Alex lunedì, 18 luglio 2011

Università all'estero

Comunque sarebbe opportuno ricordare a tutti coloro che leggono questi articoli e che si laureano in Italia e si lamentano della riforma Gelmini che all'estero, anche nella civilissima Svezia, vengono praticate selezioni già dalla laurea triennale. In certe materie il numero di ammessi ogni anno è massimo 15 (e ciò non accade tutti gli anni). Per il master si parla in taluni casi di 8 posti all'anno - e non sempre, nonostante i numero delle richieste ne vengono 8, ma spesso dai 3 ai 6 a seconda delle candidature. I dottorati poi sono uno all'anno per ogni materia in ciascuna università con l'evenienza che vengano bloccati anche per 5 anni. Se facessero una cosa del genere in Italia chissà che discussioni salterebbero fuori sulla violazione del "diritto" allo studio.
Tutto questo solo per darvi un'idea di cosa potreste trovare fuori dall'Italia.
Meditate!

n° 9
Alex martedì, 19 luglio 2011

R: Università all'estero

Ah, dimenticavo di aggiungere che la selezione inizia pure prima. Senza un voto di maturità piuttosto alto non si è ammessi.

Xandro martedì, 19 luglio 2011

R: R: Università all'estero

> Ah, dimenticavo di aggiungere che la selezione inizia pure prima. Senza un voto di maturità piuttosto alto non si è ammessi.
...va' che non ti caga nessuno, è inutile che insisti...

Alex mercoledì, 20 luglio 2011

R: R: R: Università all'estero

Erano informazioni per esperienza personale, magari a qualcuno possono interessare.
La risposta non è d'obbligo.

Alex lunedì, 18 luglio 2011

basta lamentarsi

Invece di scrivere sciocchezze, leggete qui:

http://www.economist.com/node/18958475

n° 8
Marco giovedì, 14 luglio 2011

Va bene così!

E' bene che chi ha delle competenze le spenda dove venga pagato ed apprezzato di più ... dove è il problema?
Perchè in un mondo considerato "globale" ci poniamo il problema di andare a lavorare fuori dal proprio paese?

n° 7
spugna mercoledì, 20 luglio 2011

R: Va bene così!

è la cavolata che ci hanno fatto credere in tutti questi anni, equiparando il mercato del lavoro a un qualsiasi mercato di beni. Come li le merci si muovono liberamente in funzione di domanda e offerta, anche nel mercato del lavoro gli individui dovrebbero fare così. Peccato che non siamo biscotti o salviettine per il sedere, siamo persone. Trasferirmi al'estero per me significa rompere con la mia fidanzata (che ovviamente non può seguirmi in capo al mondo), rinunciare alla famiglia, perdere il contatto con la mia terra, sacrificare tutto il mio attuale modo di vivere. Per cosa? per ritrovarmi solo in qualche città triste della Danimarca o dell'Inghilterra? La globalizzazione è un concetto che ha fallito, è nata come cura ed è diventata il cancro. Il Glocale è la vera cura. E mentre lo dico ancora qualche esimio professorone all'università mi ride in faccia

COOK mercoledì, 20 luglio 2011

R: R: Va bene così!

> è la cavolata che ci hanno fatto credere in tutti questi anni, equiparando il mercato del lavoro a un qualsiasi mercato di beni. Come li le merci si muovono liberamente in funzione di domanda e offerta, anche nel mercato del lavoro gli individui dovrebbero fare così. Peccato che non siamo biscotti o salviettine per il sedere, siamo persone. Trasferirmi al'estero per me significa rompere con la mia fidanzata (che ovviamente non può seguirmi in capo al mondo), rinunciare alla famiglia, perdere il contatto con la mia terra, sacrificare tutto il mio attuale modo di vivere. Per cosa? per ritrovarmi solo in qualche città triste della Danimarca o dell'Inghilterra? La globalizzazione è un concetto che ha fallito, è nata come cura ed è diventata il cancro. Il Glocale è la vera cura. E mentre lo dico ancora qualche esimio professorone all'università mi ride in faccia

Ma quali gloBalizzazione,gloCalizzazione e gloDalizzazione! Se ne stanno accorgendo i paesi latinoamericani, Bolivia, Venezuela, Nicaragua, che l'unica via è quella indicata da Marx, senza dittature com'è stato per URSS, Cina e così via, ma con un popolo che democraticamente elegge e rielegge presidenti in grado di cambiare il destino di una nazione!

Mirco venerdì, 13 gennaio 2012

R: R: R: Va bene così!

> > è la cavolata che ci hanno fatto credere in tutti questi anni, equiparando il mercato del lavoro a un qualsiasi mercato di beni. Come li le merci si muovono liberamente in funzione di domanda e offerta, anche nel mercato del lavoro gli individui dovrebbero fare così. Peccato che non siamo biscotti o salviettine per il sedere, siamo persone. Trasferirmi al'estero per me significa rompere con la mia fidanzata (che ovviamente non può seguirmi in capo al mondo), rinunciare alla famiglia, perdere il contatto con la mia terra, sacrificare tutto il mio attuale modo di vivere. Per cosa? per ritrovarmi solo in qualche città triste della Danimarca o dell'Inghilterra? La globalizzazione è un concetto che ha fallito, è nata come cura ed è diventata il cancro. Il Glocale è la vera cura. E mentre lo dico ancora qualche esimio professorone all'università mi ride in faccia
>
> Ma quali gloBalizzazione,gloCalizzazione e gloDalizzazione! Se ne stanno accorgendo i paesi latinoamericani, Bolivia, Venezuela, Nicaragua, che l'unica via è quella indicata da Marx, senza dittature com'è stato per URSS, Cina e così via, ma con un popolo che democraticamente elegge e rielegge presidenti in grado di cambiare il destino di una nazione!

Gabriele mercoledì, 13 luglio 2011

Emigrati o cacciati???

Ciao a tutti, sono laureato in Ingegneria (max voti), innamorato della mia terra (Sardegna), da anni tento di trovare un lavoro che mi dia delle soddisfazioni, che mi dia la possibilità di costruire una vita. Oramai con 3 anni di esperienza lavorativa, sottopagato, umiliato, con giorni di straordinario mai pagati, con contratti da far ridere i polli, demoralizzato da una crisi economica infinita e peggio di tutti a giorni compirò 30 anni, ho deciso di abbandonare tutto e tutti, con la mia ragazza (Laureata in Economia Manageriale, max voti) emigreremo da qualche parte in Inghilterra...
La mia storia come tante altre...
...Una tristezza infinita...

n° 6
Alessia giovedì, 14 luglio 2011

R: Emigrati o cacciati???

Carissimo stessa situazione. Sono una Biologa molecolare, max dei voti, non mi avrebbe fatto tanto schifo restare in Italia, ma penso proprio che non ce la farò.Grazie a dio si sta convincendo anche il mio futuro marito,mi sposo a dicembre e alla soglia dei 30 anni tempo di non avere scelta...

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