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Due poltrone per un professore

Sono tanti i docenti che insegnano contemporaneamente nel pubblico e nel privato. Niente di illegale, ma tante sono le conseguenze sugli studenti. Ecco quali

di Matteo Scarlino 18 giugno 2008

Studenti Magazine“Cosa accadrebbe in America se un professore di Yale insegnasse a Stanford pagato da Yale?”
A porsi la domanda è uno dei membri di una commissione della Sapienza, incaricata di elaborare il regolamento per la concessione di nulla osta allo svolgimento di attività di docenza esterna alla facoltà di appartenenza. Lui stesso si è dato una risposta definendo “risibile” una situazione del genere. Cosa accadrebbe in Italia se un professore ordinario della Sapienza insegnasse contemporaneamente anche alla Luiss? La risposta non può essere altrettanto scontata.
Per capire perché  basta andare alla Sapienza, per esempio a Scienze Politiche. Qui i professori che insegnano anche in una delle Università private romane sono tanti e nessuno, o quasi, dice niente. Perché? Semplice, non è illegale. Per farlo basta avere il nulla osta del consiglio di facoltà che puntualmente ad ogni seduta si ritrova a concederne in gran quantità. “Per di più all'unanimità e senza discussione alcuna”, aggiungono i rappresentanti di Sinistra Universitaria che ai consigli di facoltà partecipano, ma che sui nulla osta non possono votare. E dire che proprio gli studenti (come vedremo) sono quelli che pagano le conseguenze maggiori di questa situazione contro cui anche alcuni importanti professori della Sapienza (il prorettore Frati e il preside di Scienze della Comunicazione Morcellini) nel corso della discussione che ha portato all'approvazione del regolamento si sono scagliati.

I dati: non solo alla Sapienza
Non si tratta però di una situazione circoscritta a Scienze Politiche. Ad esserne coinvolta è l'intera Sapienza o meglio l'intera Università italiana. Per capire di cosa stiamo parlando basta andare, ad esempio, a scorrere l'elenco dei professori della Luiss. Nelle facoltà di Giurisprudenza e Scienze Politiche dell'ateneo di Confindustria su un totale di 206 professori titolari di insegnamento, 90 insegnano contemporaneamente in atenei pubblici. La quota maggiore proviene da quelli romani (Sapienza, Roma3, Tor Vergata), ma da nord a sud, dall'Università di Torino a quella di Messina, tutte “prestano” docenti a strutture private. Una commissione ad hoc della Sapienza, incaricata di studiare il problema e proporre una bozza di regolamento, prima che nel 2006 venisse approvato il nuovo regolamento, ha quantificato in 469 i docenti dell'ateneo più grande d'Europa che insegnavano contemporaneamente in atenei privati.

Tutto legale
In sostanza i professori sfruttano un vuoto legislativo che non li vincola ad un unico incarico. Da un punto di vista legislativo “non essendo proibita, tale prassi è lecita”, spiega il professor Simoncelli che nei consigli di Facoltà di Scienze Politiche votando contro (fino a dicembre) o uscendo dall'aula (da gennaio) ha sempre manifestato il suo dissenso verso questa prassi. L'unico ostacolo che un professore deve superare è il regolamento d'ateneo. Quello della Sapienza, da noi preso in considerazione, vincola la concessione dei nulla osta da un lato alla stipula di convenzioni con gli atenei privati, dall'altro alla votazione da parte del consiglio di facoltà. Si tratta, sia nel primo che nel secondo caso, di vincoli formali perchè di fatto la Sapienza vanta convenzioni con quasi tutti gli atenei privati e poiché in Consiglio di facoltà, dove votano solo professori, quasi mai un docente voterà contro un suo collega, sapendo che nella seduta successiva potrebbe essere lui a richiedere il nulla osta.

Cosa ci guadagna La Sapienza?
I favorevoli a questa prassi pongono tre ragioni a giustificazione della loro scelta. Il primo è l'articolo 33 della Costituzione che recita che “L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento”. Il secondo è legato alle possibilità di carriera dei ricercatori che insegnando nelle private possono arricchire il proprio curriculum. Dichiarazioni in questo senso sono state espresse dai professori Angelici e Lanchester, presidi di Giurisprudenza e Scienze Politiche della Sapienza, nel corso della seduta del 27 giugno 2006 del Senato accademico. Il terzo motivo è di ordine economico. Infatti le università private quando “ingaggiano” un professore della Sapienza sono tenute a versare all'università pubblica una quota non inferiore al 25% del costo annuo medio del docente, oltre a quanto eventualmente corrisposto al docente interessato.

Deontologia e concorrenza sleale
Nessuno è fuorilegge quindi. Ciononostante i motivi per essere contrari ci sono e sono deontologici da un lato e di concorrenza sleale tra università dall'altro. Su quest'ultimo punto a capire dove sia la “slealtà”  ci aiuteranno dei numeri. “Ad un'Università pubblica un professore costa mediamente 100.000 euro”, spiega il professor Simoncelli. “Un incarico dello stesso professore nell'università privata costa all'incirca 15.000 euro, ovvero quasi 7 volte meno. A tutto questo va poi aggiunto che le rette delle private arrivano a 4.000/5.000 euro l'anno. Bastano due calcoli per capire che ad un'Università privata occorrono 3/4 studenti per pagare un professore, mentre invece ad un'università pubblica, dove le tasse sono giustamente più basse (a Scienze Politiche vanno dai 700 ai 1500 euro, ndr), occorrono anche più di 100 studenti”. Quelli che nelle università pubbliche sono i cosidetti Baroni, ovvero professori ordinari (quelli dal contratto più oneroso), nelle università private vengono inquadrati come professori incaricati (con contratto annuale e dal costo più basso), titolari di un insegnamento, il cui vincolo va rinnovato di anno in anno. In sostanza: Baroni nel pubblico, precari, dal nome di richiamo, nel privato.
 
I rilievi di Frati e Morcellini
Anche in sede di approvazione del regolamento si è discusso parecchio su questa concorrenza sleale. Basta andare a leggere la delibera del Senato Accademico nella seduta del 27 giugno 2006. In essa si trovano, fra gli altri, i rilievi dell'attuale prorettore (e probabile prossimo Rettore) Luigi Frati e del professor Mario Morcellini. Il primo faceva notare che “non è possibile che un docente, a cui La Sapienza corrisponde gli emolumenti stipendiali, insegni a basso costo in un’Università privata. Non è pensabile che un professore de La Sapienza faccia concorrenza all’Ateneo, senza che vi sia un minimo di regolamentazione. Accade di frequente che alcune Università private si avvalgano dei docenti de La Sapienza e poi risultano tra le prime nella classifica de Il Sole 24 ore”. Sempre nella stessa seduta, sulla stessa falsariga c'era Morcellini che con maggior durezza faceva presente che “la Sapienza per anni ha cooperato perché si formulassero giudizi negativi sulle Università statali, cedendo forza lavoro a basso costo e con implicazioni deontologiche singolari”.

Pubblica e privata: a chi la priorità?
Quali siano queste “implicazioni deontologiche singolari” è facile intuirlo. Essendo infatti l'incarico nella privata soggetto a verifica e rinnovabile ogni anno, il professore avrà tutto l'interesse a dare il massimo nella privata, magari anche a discapito della sua attività nell'Università pubblica. Non è un caso che da un sondaggio condotto da Studenti Magazine sul sito studenti.it, l'85% degli studenti intervenuti ritiene ingiusto che i professori insegnino contemporaneamente in un'università pubblica e privata. Si legge in una testimonianza di uno studente di Perugia: “avevo bisogno di andare al ricevimento di un professore. Ci ero andato negli orari prestabiliti e sorpresa delle sorprese mi venne detto che il professore non c'era perchè impegnato nell'altra università dove insegna, la Luiss a Roma. Io pago le tasse che servono a pagare il suo lauto stipendio e lui ha una doppia attività: non è giusto”.

Un nostro test: i risultati
Per verificare la deontologia dei professori abbiamo provato a testarne alcuni dal duplice incarico. Ci siamo finti da un lato studenti di una privata e dall'altro studenti di una pubblica. Abbiamo quindi inviato delle mail ai professori aventi ad oggetto la richiesta di informazioni su un ricevimento. In 5 giorni su 14 professori contattati a Carla (studentessa dell'università privata) hanno risposto in 9, mentre a Nunzio (studente dell'università pubblica) in 8. Se da un punto di vista quantitativo la differenza è quasi inesistente, lo è invece sui contenuti di alcune risposte. Un professore della facoltà di Scienze Politiche alla Sapienza e di Giurisprudenza della Luiss a Carla risponde “di prendere un appuntamento con la sua segreteria”, mentre a Nunzio (università pubblica) dice di “rivolgersi ai suoi collaboratori”. C'è poi il professore che alla privata risponde in prima persona e alla pubblica fa rispondere dai suoi collaboratori che danno appuntamento per un ricevimento di gruppo.
Una professoressa con duplice incarico alla Luiss e a Siena invece si supera. Alla finta studentessa dell'ateneo di Confindustria risponde con orario e luogo del ricevimento. Allo studente della pubblica invece risponde chiedendo: “a quale corso e a quale facoltà fa riferimento la sua richiesta?”.
Vengono in mente le parole pronunciate proprio dall'allora presidente di Confindustria Montezemolo in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico della Luiss lo scorso dicembre. “L'assenteismo che è l'emblema dell'inefficienza e del cattivo funzionamento della pubblica amministrazione,  nel pubblico impiego è del 30% superiore rispetto alle grandi imprese industriali”. Per quanto riguarda l'ambito universitario una delle spiegazioni a questo lassisismo l'abbiamo trovata.

Leggi l'intervista al professor Paolo Simoncelli della Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Roma La Sapienza, contrario ai nulla osta per incarichi in università private.

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Commenti

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xwert mercoledì, 15 ottobre 2008

porco...

all'Unisu (telematica)c'è un professore che cià 4 cattedre di informatica nella stessa Univerzità...se commenta da sè

n° 7
Elena lunedì, 30 giugno 2008

Io credo che la colpa non di debba dare agli atene

Io credo che la colpa non si debba dare agli atenei pubblici o privati, ma bisognorebbe fare un regolamento per il quale si chiarirebbe questo vuoto legislativo ( e quanti c'è ne sono oltre a questo !!!!).
Dovremmo pensare positivo!!! Si risolve tutto come dice sempre mia madre

n° 6
futuro opaco martedì, 1 luglio 2008

x elena

in qst paese nn si risolve mai niente!la tu mamma (x qnt saggia possa essere) qui pecca

Franky mercoledì, 25 giugno 2008

Colpa delle università...non solo delle leggi

Frequento una università privata e posso dire che non ho mai avuto problemi di professori assenteisti dato che l'università controlla i docenti e non posso assentarsi senza avvisare preventivamente l'università che prendere le relative misura per assicurare che ai ricevimenti non manchi il docente o un sostituo, idem esami e lezioni. Quindi anche la sapienza potrebbe fare lo stesso ma non lo fa perchè nelle pubbliche comandano i docenti (i baroni) mentre nelle private il potere è più in alto.

n° 5
cristiana martedì, 24 giugno 2008

il problema è un altro...O NO?

A mio avviso il problema è assolutamente degli atenei pubblici, che, come ogni cosa pubblica in questo paese, funzionano male.
dove mai si è visto che un prof "rimpinguato" di soldi si possa permettere(alla pubblica) di non ricevere personalmente gli studenti??
e la colpa non è del prof che fa la "doppia vita" ma dell'università che permette che ciò evvenga!!
io sono ad una univ privata di roma, ho i migliori professori degli atenei pubblici di roma che danno veramente il massimo per noi studenti e per questo io sono felice di pagare tanto e tanto perchè tanto sono sicura di ottenere il meglio...
La differenza sta solo nel fatto che: se PAGHI tutto funziona, anche andare dal medico in veste di specialista privato è meglio di quando vai in ospedale..ma il problema non è del prof che se ne approfitta ma dello stato che NON FA NULLA per impedire che ciò accada.i prof sono deontologicamente corretti!non facciamo i moralisti: sfido chiunque a rifiutare un grande stipendio non facendo nulla dalla mattina alla sera(perchè ti circondi di assistenti a tal punto che la tua presenza è addirittura inutile!), chi rifiuterebbe?!?!e allora, agli studenti "pubblici" che fanno tanto le vittime della situazione dico: avete messo a ferro e a fuoco la facoltà per non far entrare il Papa nell'università e il Papa NON è venuto, se questa cosa non vi sta bene: lamentatevi, protestate contro chi di dovere e prendetevi quello che è vostro...io, intanto, da buona privatista pago un pò di più e ottengo il meglio!

n° 4
cristiana mercoledì, 25 giugno 2008

altra domanda...

come il "ptrivatista"sborsa soldini per ottenere un servizio, così fa in proporzione il "pubblicista"...con la differenza che se il privatista non ottiene quello x cui paga di certo non se ne sta con le mani in mano a dire che c'è la plutocrazia...o sbaglio?

Luca mercoledì, 25 giugno 2008

Re: il problema è un altro...O NO?

> sfido chiunque a rifiutare un grande
> stipendio non facendo nulla dalla mattina alla
> sera(perchè ti circondi di assistenti a tal punto
> che la tua presenza è addirittura inutile!), chi
> rifiuterebbe?!?!

Io rifiuterei.

Sono scemo? Sono ingenuo? Forse.
Ma ho dei principi, e se lo stato mi PAGA per insegnare a persone che non hanno la FORTUNA o le POSSIBILITA' di studiare nelle università private, allora faccio il mio lavoro.

Perchè io VOGLIO VIVERE in uno STATO DI DIRITTO dove a tutti sono garantite pari opportunità. Anche ai meno abbienti. Perchè è il merito che deve fare la differenza, non il portafoglio.

Poi, se uno ha le possibilità di pagarsi un'università privata per avere un'istruzione migliore, più approfondita, personalizzata, è giusto che questa persona abbia ciò che desidera. Perchè chi spende tanti soldini ha diritto di ricevere di più.

La vergogna è che l'istruzione, a quanto pare, emana DALLE STESSE PERSONE, dalla stessa fonte.

A questo punto, la differenza tra università private e pubbliche non sta nella qualità degli insegnanti (quindi dell'insegnamento), poichè sono a quanto pare gli stessi.
La differenza consiste nel fatto che in questo modo, il privato TOGLIE RISORSE al pubblico nonostante queste risorse siano PAGATE (anche) dal pubblico.

Questo non è Stato di Diritto, ma Plutocrazia.

futuro opaco mercoledì, 25 giugno 2008

forse nn avete capito..

gente..ma di cs vi sorprendete?!? lo sapete sì o no in che paese viviamo (purtroppo)?

Ghiaccio bollente martedì, 24 giugno 2008

Re: il problema è un altro...O NO?

Infatti vatti a leggere l'intervista del professore linkata alla fine dell'articolo. Dice che tutto ciò è possibile perchè ai professori passa il messaggio che nella pubblica tutto è permesso, pensando contemporaneamente che il loro stipendio sia minore di quello europeo.



> A mio avviso il problema è assolutamente degli
> atenei pubblici, che, come ogni cosa pubblica in
> questo paese, funzionano male.
> dove mai si è visto che un prof "rimpinguato" di
> soldi si possa permettere(alla pubblica) di non
> ricevere personalmente gli studenti??
> e la colpa non è del prof che fa la "doppia vita"
> ma dell'università che permette che ciò evvenga!!
> io sono ad una univ privata di roma, ho i migliori
> professori degli atenei pubblici di roma che danno
> veramente il massimo per noi studenti e per questo
> io sono felice di pagare tanto e tanto perchè tanto
> sono sicura di ottenere il meglio...
> La differenza sta solo nel fatto che: se PAGHI
> tutto funziona, anche andare dal medico in veste di
> specialista privato è meglio di quando vai in
> ospedale..ma il problema non è del prof che se ne
> approfitta ma dello stato che NON FA NULLA per
> impedire che ciò accada.i prof sono
> deontologicamente corretti!non facciamo i
> moralisti: sfido chiunque a rifiutare un grande
> stipendio non facendo nulla dalla mattina alla
> sera(perchè ti circondi di assistenti a tal punto
> che la tua presenza è addirittura inutile!), chi
> rifiuterebbe?!?!e allora, agli studenti "pubblici"
> che fanno tanto le vittime della situazione dico:
> avete messo a ferro e a fuoco la facoltà per non
> far entrare il Papa nell'università e il Papa NON
> è venuto, se questa cosa non vi sta bene:
> lamentatevi, protestate contro chi di dovere e
> prendetevi quello che è vostro...io, intanto, da
> buona privatista pago un pò di più e ottengo il
> meglio!

Uno della Luiss lunedì, 23 giugno 2008

Fatemi capire

Io pago oltre 6000 euro di retta. Lo faccio perchè sono convinto che alla Luiss possa ricevere un'istruzione migliore. E sono convinto di riceverla. Assolutamente.
Però non nego che i sacrifici che i miei fanno per tenermi all'università sono enormi, con un mutuo accollato che finiranno di pagare tra 10 anni.

La riflessione che faccio è questa: se l'università a cui io verso i soldi non avesse questi professori, probabilmente non avrebbe raggiunto neanche i livelli di eccellenza per cui io pago tanto. E se non l'avesse fatto io non mi sarei iscritto alla Luiss, anche perchè contemporaneamente la Sapienza non sarebbe quel percorso ad ostacoli che è. Di conseguenza i miei si sono accollati un mutuo anche per colpa di quest'assurda situazione. Sono sconcertato

n° 3
ilaria martedì, 24 giugno 2008

Re: Fatemi capire

>Bè beato te che ti puoi permettere di andare in un'università privata... ma secondo me le università pubbliche sn le migliori

peppe lunedì, 30 giugno 2008

Re: Fatemi capire

>>Bè beato te che ti puoi permettere di andare in
>un'università privata... ma secondo me le
>università pubbliche sn le migliori
tipica affermazione della volpe ke non arrivando all'uva dice ke è acerba....non ci sta il minimo paragone tra università privata e pubblica....la privata ti preparo un miliardo di volte meglio e ti apre una infinità di strade, anke ki si laurea con 90 ed esce dalla bocconi (guarda caso dove io andrò) avrà tantissime possibilità in più di un laureato a pieni voti altrove...siamo seri....è così e lo sanno tutti....io non sono un figlio di papà, i miei faranno tantissimi sacrifici x mantenermi ma almeno così facendo li ripagherò invece di diventare un semplice anonimo laureato in una uni sperduta kissà dove....

ilaria mercoledì, 2 luglio 2008

Re: Fatemi capire

Ognuno ha le proprie idee ed io ho solamente espresso un opinione... Io vado in un'università pubblica e sn molto soddisfatta e nn me ne pento...

ilariuccia lunedì, 30 giugno 2008

Re: Fatemi capire

>>Bè beato te che ti puoi permettere di andare in
>un'università privata... ma secondo me le
>università pubbliche sn le migliori

e su cosa si basa questa tua affermazione? io frequento un ateneo privato e sono assolutamente soddisfatta. Le strutture sono moderne, abbiamo moltissimi servizi e oppurtunità.I professori, poi, sono i migliori nel loro campo.
I miei amici che frequentano atenei pubblici non sono ugualmente soddisfatti...

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