“Cosa
accadrebbe in America se un professore di Yale insegnasse a Stanford
pagato da Yale?”
A porsi la domanda è uno dei membri di una commissione della
Sapienza, incaricata di elaborare il regolamento per la concessione di
nulla osta allo svolgimento di attività di docenza esterna
alla facoltà di appartenenza. Lui stesso si è
dato una risposta definendo “risibile” una
situazione del genere. Cosa accadrebbe in Italia se un
professore ordinario della Sapienza insegnasse contemporaneamente anche
alla Luiss? La risposta non può essere altrettanto
scontata.
Per capire perché basta andare alla Sapienza, per
esempio a Scienze Politiche. Qui i professori che insegnano
anche in una delle Università private romane sono tanti
e nessuno, o quasi, dice niente. Perché? Semplice, non
è illegale. Per farlo basta avere il nulla osta
del consiglio di facoltà che puntualmente ad ogni seduta si
ritrova a concederne in gran quantità. “Per di
più all'unanimità e senza discussione
alcuna”, aggiungono i rappresentanti di Sinistra
Universitaria che ai consigli di facoltà partecipano, ma che
sui nulla osta non possono votare. E dire che proprio gli studenti
(come vedremo) sono quelli che pagano le conseguenze maggiori di questa
situazione contro cui anche alcuni importanti professori della Sapienza
(il prorettore Frati e il preside di Scienze della Comunicazione
Morcellini) nel corso della discussione che ha portato all'approvazione
del regolamento si sono scagliati.
I dati: non solo alla Sapienza
Non si tratta però di una situazione circoscritta a Scienze
Politiche. Ad esserne coinvolta è l'intera Sapienza o meglio
l'intera Università italiana. Per capire di cosa stiamo
parlando basta andare, ad esempio, a scorrere l'elenco dei professori
della Luiss. Nelle facoltà di Giurisprudenza e Scienze
Politiche dell'ateneo di Confindustria su un totale di 206
professori titolari di insegnamento, 90 insegnano contemporaneamente in
atenei pubblici. La quota maggiore proviene da quelli romani
(Sapienza, Roma3, Tor Vergata), ma da nord a sud,
dall'Università di Torino a quella di Messina, tutte
“prestano” docenti a strutture private. Una
commissione ad hoc della Sapienza, incaricata di studiare il problema e
proporre una bozza di regolamento, prima che nel 2006 venisse approvato
il nuovo regolamento, ha quantificato in 469 i docenti dell'ateneo
più grande d'Europa che insegnavano contemporaneamente in
atenei privati.
Tutto legale
In sostanza i professori sfruttano un vuoto legislativo che non li
vincola ad un unico incarico. Da un punto di vista
legislativo “non essendo proibita, tale prassi è
lecita”, spiega il professor Simoncelli che nei
consigli di Facoltà di Scienze Politiche votando contro
(fino a dicembre) o uscendo dall'aula (da gennaio) ha sempre
manifestato il suo dissenso verso questa prassi. L'unico
ostacolo che un professore deve superare è il regolamento
d'ateneo. Quello della Sapienza, da noi preso in
considerazione, vincola la concessione dei nulla osta da un lato alla
stipula di convenzioni con gli atenei privati, dall'altro alla
votazione da parte del consiglio di facoltà. Si tratta, sia
nel primo che nel secondo caso, di vincoli formali perchè di
fatto la Sapienza vanta convenzioni con quasi tutti gli atenei privati
e poiché in Consiglio di facoltà, dove votano
solo professori, quasi mai un docente voterà contro un suo
collega, sapendo che nella seduta successiva potrebbe essere lui a
richiedere il nulla osta.
Cosa ci guadagna La Sapienza?
I favorevoli a questa prassi pongono tre ragioni a giustificazione
della loro scelta. Il primo è l'articolo 33 della
Costituzione che recita che “L'arte e la scienza
sono libere e libero ne è l'insegnamento”.
Il secondo è legato alle possibilità di
carriera dei ricercatori che insegnando nelle private
possono arricchire il proprio curriculum. Dichiarazioni in questo senso
sono state espresse dai professori Angelici e Lanchester, presidi di
Giurisprudenza e Scienze Politiche della Sapienza, nel corso della
seduta del 27 giugno 2006 del Senato accademico. Il terzo
motivo è di ordine economico. Infatti le
università private quando “ingaggiano”
un professore della Sapienza sono tenute a versare
all'università pubblica una quota non inferiore al 25% del
costo annuo medio del docente, oltre a quanto eventualmente corrisposto
al docente interessato.
Deontologia e concorrenza sleale
Nessuno è fuorilegge quindi. Ciononostante i motivi per
essere contrari ci sono e sono deontologici da un lato e di concorrenza
sleale tra università dall'altro. Su quest'ultimo punto a
capire dove sia la “slealtà”
ci aiuteranno dei numeri. “Ad
un'Università pubblica un professore costa mediamente
100.000 euro”, spiega il professor Simoncelli. “Un
incarico dello stesso professore nell'università privata
costa all'incirca 15.000 euro, ovvero quasi 7 volte meno. A
tutto questo va poi aggiunto che le rette delle private arrivano a
4.000/5.000 euro l'anno. Bastano due calcoli per capire che ad
un'Università privata occorrono 3/4 studenti per pagare un
professore, mentre invece ad un'università pubblica, dove le
tasse sono giustamente più basse (a Scienze Politiche vanno
dai 700 ai 1500 euro, ndr), occorrono anche più di 100
studenti”. Quelli che nelle università pubbliche
sono i cosidetti Baroni, ovvero professori ordinari (quelli dal
contratto più oneroso), nelle università private
vengono inquadrati come professori incaricati (con contratto annuale e
dal costo più basso), titolari di un insegnamento, il cui
vincolo va rinnovato di anno in anno. In sostanza: Baroni nel pubblico,
precari, dal nome di richiamo, nel privato.
I rilievi di Frati e Morcellini
Anche in sede di approvazione del regolamento si è discusso
parecchio su questa concorrenza sleale. Basta andare a leggere la
delibera del Senato Accademico nella seduta del 27 giugno 2006. In essa
si trovano, fra gli altri, i rilievi dell'attuale prorettore (e
probabile prossimo Rettore) Luigi Frati e del professor Mario
Morcellini. Il primo faceva notare che “non è
possibile che un docente, a cui La Sapienza corrisponde gli emolumenti
stipendiali, insegni a basso costo in
un’Università privata. Non è
pensabile che un professore de La Sapienza faccia concorrenza
all’Ateneo, senza che vi sia un minimo di
regolamentazione. Accade di frequente che alcune Università
private si avvalgano dei docenti de La Sapienza e poi risultano tra le
prime nella classifica de Il Sole 24 ore”. Sempre nella
stessa seduta, sulla stessa falsariga c'era Morcellini che con maggior
durezza faceva presente che “la Sapienza per anni ha
cooperato perché si formulassero giudizi negativi sulle
Università statali, cedendo forza lavoro a basso costo e con
implicazioni deontologiche singolari”.
Pubblica e privata: a chi la priorità?
Quali siano queste “implicazioni deontologiche
singolari” è facile intuirlo. Essendo infatti
l'incarico nella privata soggetto a verifica e rinnovabile ogni anno, il
professore avrà tutto l'interesse a dare il massimo nella
privata, magari anche a discapito della sua attività
nell'Università pubblica. Non è un caso
che da un sondaggio condotto da Studenti Magazine sul sito studenti.it,
l'85% degli studenti intervenuti ritiene ingiusto che i professori
insegnino contemporaneamente in un'università pubblica e
privata. Si legge in una testimonianza di uno studente di
Perugia: “avevo bisogno di andare al ricevimento di un
professore. Ci ero andato negli orari prestabiliti e sorpresa delle
sorprese mi venne detto che il professore non c'era perchè
impegnato nell'altra università dove insegna, la Luiss a
Roma. Io pago le tasse che servono a pagare il suo lauto stipendio e
lui ha una doppia attività: non è
giusto”.
Un nostro test: i risultati
Per verificare la deontologia dei professori abbiamo provato a testarne
alcuni dal duplice incarico. Ci siamo finti da un lato studenti di una
privata e dall'altro studenti di una pubblica. Abbiamo quindi inviato
delle mail ai professori aventi ad oggetto la richiesta di informazioni
su un ricevimento. In 5 giorni su 14 professori contattati a Carla
(studentessa dell'università privata) hanno risposto in 9,
mentre a Nunzio (studente dell'università pubblica) in 8. Se
da un punto di vista quantitativo la differenza è quasi
inesistente, lo è invece sui contenuti di alcune risposte.
Un professore della facoltà di Scienze Politiche alla
Sapienza e di Giurisprudenza della Luiss a Carla risponde “di
prendere un appuntamento con la sua segreteria”, mentre a
Nunzio (università pubblica) dice di “rivolgersi
ai suoi collaboratori”. C'è poi il professore che
alla privata risponde in prima persona e alla pubblica fa rispondere
dai suoi collaboratori che danno appuntamento per un ricevimento di
gruppo.
Una professoressa con duplice incarico alla Luiss e a Siena invece si
supera. Alla finta studentessa dell'ateneo di Confindustria risponde
con orario e luogo del ricevimento. Allo studente della pubblica invece
risponde chiedendo: “a quale corso e a quale
facoltà fa riferimento la sua richiesta?”.
Vengono in mente le parole pronunciate proprio dall'allora presidente
di Confindustria Montezemolo in occasione dell'inaugurazione dell'anno
accademico della Luiss lo scorso dicembre. “L'assenteismo
che è l'emblema dell'inefficienza e del cattivo
funzionamento della pubblica amministrazione, nel
pubblico impiego è del 30% superiore rispetto alle grandi
imprese industriali”. Per quanto riguarda l'ambito
universitario una delle spiegazioni a questo lassisismo l'abbiamo
trovata.
Leggi l'intervista al professor
Paolo Simoncelli della Facoltà di Scienze Politiche
dell'Università di Roma La Sapienza, contrario ai
nulla osta per incarichi in università private.
porco...
all'Unisu (telematica)c'è un professore che cià 4 cattedre di informatica nella stessa Univerzità...se commenta da sè
Io credo che la colpa non di debba dare agli atene
Io credo che la colpa non si debba dare agli atenei pubblici o privati, ma bisognorebbe fare un regolamento per il quale si chiarirebbe questo vuoto legislativo ( e quanti c'è ne sono oltre a questo !!!!).
Dovremmo pensare positivo!!! Si risolve tutto come dice sempre mia madre
x elena
in qst paese nn si risolve mai niente!la tu mamma (x qnt saggia possa essere) qui pecca
Colpa delle università...non solo delle leggi
Frequento una università privata e posso dire che non ho mai avuto problemi di professori assenteisti dato che l'università controlla i docenti e non posso assentarsi senza avvisare preventivamente l'università che prendere le relative misura per assicurare che ai ricevimenti non manchi il docente o un sostituo, idem esami e lezioni. Quindi anche la sapienza potrebbe fare lo stesso ma non lo fa perchè nelle pubbliche comandano i docenti (i baroni) mentre nelle private il potere è più in alto.
il problema è un altro...O NO?
A mio avviso il problema è assolutamente degli atenei pubblici, che, come ogni cosa pubblica in questo paese, funzionano male.
dove mai si è visto che un prof "rimpinguato" di soldi si possa permettere(alla pubblica) di non ricevere personalmente gli studenti??
e la colpa non è del prof che fa la "doppia vita" ma dell'università che permette che ciò evvenga!!
io sono ad una univ privata di roma, ho i migliori professori degli atenei pubblici di roma che danno veramente il massimo per noi studenti e per questo io sono felice di pagare tanto e tanto perchè tanto sono sicura di ottenere il meglio...
La differenza sta solo nel fatto che: se PAGHI tutto funziona, anche andare dal medico in veste di specialista privato è meglio di quando vai in ospedale..ma il problema non è del prof che se ne approfitta ma dello stato che NON FA NULLA per impedire che ciò accada.i prof sono deontologicamente corretti!non facciamo i moralisti: sfido chiunque a rifiutare un grande stipendio non facendo nulla dalla mattina alla sera(perchè ti circondi di assistenti a tal punto che la tua presenza è addirittura inutile!), chi rifiuterebbe?!?!e allora, agli studenti "pubblici" che fanno tanto le vittime della situazione dico: avete messo a ferro e a fuoco la facoltà per non far entrare il Papa nell'università e il Papa NON è venuto, se questa cosa non vi sta bene: lamentatevi, protestate contro chi di dovere e prendetevi quello che è vostro...io, intanto, da buona privatista pago un pò di più e ottengo il meglio!
altra domanda...
come il "ptrivatista"sborsa soldini per ottenere un servizio, così fa in proporzione il "pubblicista"...con la differenza che se il privatista non ottiene quello x cui paga di certo non se ne sta con le mani in mano a dire che c'è la plutocrazia...o sbaglio?
Re: il problema è un altro...O NO?
> sfido chiunque a rifiutare un grande
> stipendio non facendo nulla dalla mattina alla
> sera(perchè ti circondi di assistenti a tal punto
> che la tua presenza è addirittura inutile!), chi
> rifiuterebbe?!?!
Io rifiuterei.
Sono scemo? Sono ingenuo? Forse.
Ma ho dei principi, e se lo stato mi PAGA per insegnare a persone che non hanno la FORTUNA o le POSSIBILITA' di studiare nelle università private, allora faccio il mio lavoro.
Perchè io VOGLIO VIVERE in uno STATO DI DIRITTO dove a tutti sono garantite pari opportunità. Anche ai meno abbienti. Perchè è il merito che deve fare la differenza, non il portafoglio.
Poi, se uno ha le possibilità di pagarsi un'università privata per avere un'istruzione migliore, più approfondita, personalizzata, è giusto che questa persona abbia ciò che desidera. Perchè chi spende tanti soldini ha diritto di ricevere di più.
La vergogna è che l'istruzione, a quanto pare, emana DALLE STESSE PERSONE, dalla stessa fonte.
A questo punto, la differenza tra università private e pubbliche non sta nella qualità degli insegnanti (quindi dell'insegnamento), poichè sono a quanto pare gli stessi.
La differenza consiste nel fatto che in questo modo, il privato TOGLIE RISORSE al pubblico nonostante queste risorse siano PAGATE (anche) dal pubblico.
Questo non è Stato di Diritto, ma Plutocrazia.
forse nn avete capito..
gente..ma di cs vi sorprendete?!? lo sapete sì o no in che paese viviamo (purtroppo)?
Re: il problema è un altro...O NO?
Infatti vatti a leggere l'intervista del professore linkata alla fine dell'articolo. Dice che tutto ciò è possibile perchè ai professori passa il messaggio che nella pubblica tutto è permesso, pensando contemporaneamente che il loro stipendio sia minore di quello europeo.
> A mio avviso il problema è assolutamente degli
> atenei pubblici, che, come ogni cosa pubblica in
> questo paese, funzionano male.
> dove mai si è visto che un prof "rimpinguato" di
> soldi si possa permettere(alla pubblica) di non
> ricevere personalmente gli studenti??
> e la colpa non è del prof che fa la "doppia vita"
> ma dell'università che permette che ciò evvenga!!
> io sono ad una univ privata di roma, ho i migliori
> professori degli atenei pubblici di roma che danno
> veramente il massimo per noi studenti e per questo
> io sono felice di pagare tanto e tanto perchè tanto
> sono sicura di ottenere il meglio...
> La differenza sta solo nel fatto che: se PAGHI
> tutto funziona, anche andare dal medico in veste di
> specialista privato è meglio di quando vai in
> ospedale..ma il problema non è del prof che se ne
> approfitta ma dello stato che NON FA NULLA per
> impedire che ciò accada.i prof sono
> deontologicamente corretti!non facciamo i
> moralisti: sfido chiunque a rifiutare un grande
> stipendio non facendo nulla dalla mattina alla
> sera(perchè ti circondi di assistenti a tal punto
> che la tua presenza è addirittura inutile!), chi
> rifiuterebbe?!?!e allora, agli studenti "pubblici"
> che fanno tanto le vittime della situazione dico:
> avete messo a ferro e a fuoco la facoltà per non
> far entrare il Papa nell'università e il Papa NON
> è venuto, se questa cosa non vi sta bene:
> lamentatevi, protestate contro chi di dovere e
> prendetevi quello che è vostro...io, intanto, da
> buona privatista pago un pò di più e ottengo il
> meglio!
Fatemi capire
Io pago oltre 6000 euro di retta. Lo faccio perchè sono convinto che alla Luiss possa ricevere un'istruzione migliore. E sono convinto di riceverla. Assolutamente.
Però non nego che i sacrifici che i miei fanno per tenermi all'università sono enormi, con un mutuo accollato che finiranno di pagare tra 10 anni.
La riflessione che faccio è questa: se l'università a cui io verso i soldi non avesse questi professori, probabilmente non avrebbe raggiunto neanche i livelli di eccellenza per cui io pago tanto. E se non l'avesse fatto io non mi sarei iscritto alla Luiss, anche perchè contemporaneamente la Sapienza non sarebbe quel percorso ad ostacoli che è. Di conseguenza i miei si sono accollati un mutuo anche per colpa di quest'assurda situazione. Sono sconcertato
Re: Fatemi capire
>Bè beato te che ti puoi permettere di andare in un'università privata... ma secondo me le università pubbliche sn le migliori
Re: Fatemi capire
>>Bè beato te che ti puoi permettere di andare in
>un'università privata... ma secondo me le
>università pubbliche sn le migliori
tipica affermazione della volpe ke non arrivando all'uva dice ke è acerba....non ci sta il minimo paragone tra università privata e pubblica....la privata ti preparo un miliardo di volte meglio e ti apre una infinità di strade, anke ki si laurea con 90 ed esce dalla bocconi (guarda caso dove io andrò) avrà tantissime possibilità in più di un laureato a pieni voti altrove...siamo seri....è così e lo sanno tutti....io non sono un figlio di papà, i miei faranno tantissimi sacrifici x mantenermi ma almeno così facendo li ripagherò invece di diventare un semplice anonimo laureato in una uni sperduta kissà dove....
Re: Fatemi capire
Ognuno ha le proprie idee ed io ho solamente espresso un opinione... Io vado in un'università pubblica e sn molto soddisfatta e nn me ne pento...
Re: Fatemi capire
>>Bè beato te che ti puoi permettere di andare in
>un'università privata... ma secondo me le
>università pubbliche sn le migliori
e su cosa si basa questa tua affermazione? io frequento un ateneo privato e sono assolutamente soddisfatta. Le strutture sono moderne, abbiamo moltissimi servizi e oppurtunità.I professori, poi, sono i migliori nel loro campo.
I miei amici che frequentano atenei pubblici non sono ugualmente soddisfatti...