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La convention all'americana

Inchiesta su Cepu svolta da Diario, settimanale di politica e cultura, nel 2002

di Cristina Battocletti 6 giugno 2007
Gli stessi tutor che lavorano al consorzio non sembrano apprezzarlo eccessivamente. "Il Cepu è uno specchietto per le allodole", dice Lisa, 30 anni, tutor Cepu da due anni, terrorizzata che il suo nome compaia sulla carta stampata. "Gli edifici eleganti, le decine di milioni che i genitori hanno sborsato e il senso di colpa sono le uniche ragioni che fanno passare l'esame allo studente. Io cerco di fare del mio meglio. Mi preparo bene le lezioni a casa.

Mi tocca anche sgridare lo studente, che spesso è mio coetaneo, e mettergli brutti voti sul registro, se è impreparato". Lisa si è laureata tre anni fa in Giurisprudenza con105, non ha ancora un lavoro fisso e di soldi in tasca ne ha pochi. Così cerca di arrotondare con le lezioni Cepu. "Certo non mi danno da vivere, ma mi fanno comodo, anche se abito ancora in casa con i miei". Ma anche diventando tutor Cepu non si guadagna un granché, il contratto con cui l'azienda si lega all'insegnante è quello di collaborazione occasionale.

Per ogni esame sono previste 20 ore di lezione dette "moduli". Se l'allievo viene promosso, il tutor incassa 600 mila lire lorde. Se l' esaminatore viene bocciato, l'insegnante prende solo la metà. In più deve continuare a seguire lo studente gratis finché non viene promosso. Insomma il povero tutor intasca 24 mila lire all'ora se tutto va per il verso giusto, altrimenti 12 mila lire: più o meno quanto guadagna una collaboratrice domestica. Non può mai ricevere in casa propria lo studente, perché regola del Cepu è che le lezioni si facciano sempre nella sede. L'abito in questo caso fa il monaco.

Mario, 29 anni, anch'egli tutor Cepu, ha già un lavoro. Parla a sola condizione che il suo nome non venga citato. Appena laureato, ha spedito al Cepu un curriculum singolare: "Mi sono laureato in cinque anni con 106. Se volete vi metto a disposizione il mio metodo". Lisa e Mario il metodo, se non l'avevano, l'hanno dovuto inventare . Perché Cepu non ha mosso un dito in questo senso, per quanto Campogrande sostenga che i tutor siano sottoposti a corsi specializzati prima di poter insegnare agli allievi e la loro attività venga continuamente aggiornata.

"Tutti i contatti che abbiamo sono riunioni tra piccoli responsabili e insegnanti. Il resto è affidato alla nostra buona volontà e onestà", conclude Mario. A volte si organizzano delle convention , suddivise per aeree geografiche, dove si premia il tutor più bravo, a sua insaputa. Una voce in mezzo alla sala alzando progressivamente il tono, elencando il suo curriculum, finché il tutor, commosso e imbarazzato, si riconosce e si alza in piedi. Al benemerito solo una targhetta . Di soldi non se ne parla.

Qualche lira in più potrebbe ricavarla se diventasse responsabile della struttura organizzativa. "Ma io desidero fare altro nella mia vita", dice Lisa. "Non vorrei rinchiudermi in una stanza a procacciare vittime per 12 ore al giorno, con uno stipendio del tutto anormale. Il responsabile regionale forse prenderà tre milioni e mezzo.

Secondo me, è solo il vertice della piramide a ricavarci grossi profitti ". Se, come è prevedibile, la compagna pubblicitaria del Cepu a base di Alex Del Piero avrà successo, gli iscritti da 75 mila diventeranno presto 100 mila, e poi 120 mila, e poi ancora di più. Non è sbagliato immaginare che nei prossimi anni il 10 per cento degli studenti universitari potrà arrivare alla laurea -pagando caro- senza aver visto un professore, frequentato un istituto, visitato una biblioteca.

Saranno i laureati del terzo millennio, sfottuti da Aldo, Giovanni e Giacomo, ma sconosciuti a tutti. Una schiera di tutor pagati come una colf li porterà al successo. Con gli anni, anche l dottor Del Piero segnerà un gol. E forse, chissà, potrà anche insegnare.

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Tag: cepu
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